San Ginese di Compito

San Ginese di Compito
frazione
San Ginese di Compito – Veduta
San Ginese di Compito – Veduta
Vista
Localizzazione
StatoItalia (bandiera) Italia
Regione Toscana
Provincia Lucca
Comune Capannori
Territorio
Coordinate43°47′32.28″N 10°34′06.24″E
Abitanti1 038 (2019)
Altre informazioni
Cod. postale55012
Prefisso0583
Fuso orarioUTC+1
Cartografia
Mappa di localizzazione: Italia
San Ginese di Compito
San Ginese di Compito

San Ginese di Compito è una frazione del comune italiano di Capannori, nella zona del Compitese, in provincia di Lucca, in Toscana.

Geografia

Territorio

Il territorio della frazione di San Ginese di Compito occupa una bassa cresta collinare falciforme, ben distinta dai rilievi del massiccio del monte Pisano, che stanno a sud ovest. Questa si snoda longitudinalmente e abbraccia a est una porzione della pianura bonificata del Lago di Sesto fino al corso del Canale Rogio. L'ampia zona strappata alle acque, che si estende dal Palazzaccio dei Bernardini fino all'area ancora oggi chiamata Bernardini, che arriva fino alla Dogana, ha dato lavoro ai sanginesini dalla bonifica (anno 1859) a oggi. Prima della bonifica il lago offriva la possibilità di pescare, attività svolta soprattutto in località al Porto dove è situata oggi la via delle barche, luogo presumibilmente di stazionamento di imbarcazioni. La frazione si sviluppa per 4,5 km² nella parte sud-est del territorio del Comune di Capannori; fa parte della zona del Compitese; conta 1 038 abitanti nel 2019.[1] L'insediamento della popolazione è avvenuto in modo del tutto caratteristico per piccoli raggruppamenti di case, i borghi, chiamati ceppi dalla gente del luogo[2], generalmente sopraelevati rispetto al piano di campagna dell'Alveo di Bientina, ovvero l'ampia pianura lasciata dall'antico lago di Sesto.

La parte rilevata della frazione, che ospita gli abitati, è composta geologicamente da macigno, diversamente dai rilievi che appartengono al massiccio del Monte Pisano, che sono composti da quarziti.[3]

I borghi

Gli abitati sono raggruppati in piccoli borghi. Nella fascia di transizione tra la collina e la pianura si trovano frequenti abitati denominati "Porto", che, privati delle acque dalle opere di bonifica che li lambivano, hanno perso gran parte del loro valore costituito un tempo dalla possibilità di approdo e rimessaggio per le imbarcazioni, che solcavano le acque per motivi commerciali o legate all'attività di pesca.

  • Castello è il borgo principale, su cui si erge, in posizione dominante, la più alta di San Ginese, la chiesa della Parrocchia di San Ginese Martire, costruita sul colle dove era stato edificato Castel Durante. Sul Colle è certo che sorgesse una chiesa dedicata a sant'Alessandro, attestata da un documento del 1201[2] e nel 1260 nell'Estimo della Diocesi di Lucca[4].
  • Villa è sita, come gli altri borghi, che si affacciano sull'Alveo del'antico lago di Sesto, appena sopra il piano di campagna. Fino al XX secolo era chiamata Villora, dal latino villa, villaggio. Si chiama così come, per un fenomeno linguistico prettamente lucchese: Colognola, derivata da colonia, è chiamata Colognora e Capannoli è chiamato Capannori[5]; fu famosa nell'alto medioevo come sede della Pieve[6] di San Giovanni Battista e Santo Stefano, che rimase tale sicuramente fino al 1026 come attestato nel documento n. 114 [7]: "Lignola (Colognora) prope plebem S. Stephani, que dicitur Villula". In seguito la Pieve venne declassata a semplice Ecclesia S. Stefano, che fu accorpata nel 1688 alla Chiesa di S. Ginese fino a scomparire nel 1803. Fu comune indipendente almeno fino alla realizzazione dell'Estimo Guinigiano (1411-1413).
  • Al Porto è un aggregato di case situato sul promontorio di approdo per l'antico lago di Sesto, chiamato una volta San Pellegrino. Era provvisto di una chiesina, scomparsa prima del secolo XIX. È ricordato anche un suo castello. Ha una piccola altura oggi chiamata Monticello, una volta Monte San Pellegrino, che si spingeva nel lago come un promontorio, provvisto di due rientranze portuali. Era un punto d'imbarco per i pellegrini per Bientina e per l'Arno: provenendo da San Leonardo in Treponzio, dove potevano riposare nell'Ospedale, percorrevano una delle varianti della via Francigena, preferendo la barca al cammino a piedi. Nel 1968 vi sono state rinvenute, ma non si sa esattamente dove, due tombe a incinerazione dell’Età del Ferro. Una a pozzetto con corredo fittile, l’altra a cassetta con suppellettile fittile e bronzea. I materiali datano le sepolture al VII -VI secolo a.C.[8][9]
  • Collina è probabilmente sede di un castello medievale, di cui si sono perse le tracce; prosegue a sud la strada di Lecci il filare di case, per scendere verso il piano, in direzione della ex stazione di San Ginese di Compito della Ferrovia Lucca-Bientina, dismessa dopo la fine delle Seconda guerra mondiale. Ha un bed & breakfast.

Gli abitati più piccoli sono rappresentati da: località La Dogana, zona di antico confine con lo Stato Fiorentino; Al Picchio, citato nel catasto Borbonico come "porto al Picchio", un tempo noto come Case dell'Altogradi; Valentini; Marchetti; il Maggiorello, in cui sorgono diverse ville; Francesconi, Luporini; Montanari; Palmini a mezza costa tra Pierini e Castello; Cecchini, borgo ventilato, sito appena sotto la cima del Monte Tristo, su cui si erge il serbatorio picclico 100 mt. di altitudine; Pierini, quasi continuazione del borgo di Villa; Lecci: borgo tra i più vitali, si affaccia sulla strada principale della frazione, la via San Ginese; Centoni: vi è posto l'ufficio postale, aperto solo in alcuni giorni della settimana, che ospita una villa rinascimentale con Cappella in via dei Preti.

Origini del nome

San Ginese di Compito deve il suo nome a San Ginese Martire[10], il martire attore e musicante, Lucio Genesio, patrono degli attori e dei musicisti e di quanti stanno sul teatro, cui è dedicata la chiesa della parrocchia posta in Castel Durante, oggi Castello.

Fino al Sei/Settecento la documentazione riguardante il territorio di San Ginese di Compito, per lo più contenuta nell'Archivio di Stato di Lucca e nell'Archivio Arcivescovile di Lucca, faceva riferimento unicamente a due località, Castel Durante e Villora. In seguito compare invece l'entità amministrativa Comune di San Ginese. La chiesa di San Ginese faceva parte del Piviere (o Peviere: termine usato per indicare un raggruppamento di parrocchie facenti capo a una pieve battesimale) di Compito, che era sostanzialmente rappresentato dal territorio dell'attuale Compitese. Con la formazione del Comune di Capannori (1824) scompare l'appellativo "Comune", che diventa frazione.

Storia

L'area è frequentata dall'età del Bronzo medio (area Archeologica del Palazzaccio) e il rinvenimento delle tombe in località Al Porto sta a significare che anche nell'epoca etrusca l'area era abitata, un po' come tutto l'alveo del Bientina, ex lago di Sesto.

La storia di San Ginese di Compito affonda le proprie radici nell'età romana[11] e raggiunse il periodo di maggior prestigio nel corso dell'alto medioevo, durante il quale il borgo di Villa ospita la Pieve ovvero diventa il centro dell'area del compitese.

Conclusosi il periodo della Pieve che venne trasferita nella sede attuale di Pieve di Compito, un altro avvenimento rese noto il paese di San Ginese perché vi fu convocato un concilio. Nel 1080 papa Gregorio VII ricorse a una sinodo per giudicare i canonici del Capitolo di San Martino, che si erano ribellati al rigore della riforma gregoriana, portato avanti dal vescovo di Lucca, Anselmo II, che voleva introdurre la vita comune e casta nel proprio clero. Parecchi vescovi, soprattutto toscani, vi parteciparono, tra cui Pietro Igneo, in rappresentanza del papa. Il Concilio innesca lo scisma di Lucca, il distacco da Roma della chiesa di Lucca. È un momento topico del periodo storico denominato "Lotta per le investiture". I canonici ribelli furono scomunicati: messi quindi alle strette, guidati dal diacono o suddiacono Pietro e appoggiati dalle loro potenti famiglie, riuscirono a sollevare l'intera città contro il vescovo Anselmo II, che venne cacciato. Il Concilio di San Ginese diede avvio a quel periodo insurrezionale della città di Lucca, che durò almeno più di una dozzina d'anni, nato come reazione al movimento riformatore della chiesa.

Successivamente, San Ginese fu coinvolto dalla crisi demografica del XIV secolo, dovuta alle guerre comunali toscane, documentate nel territorio dalla distruzione di Castel Durante nel 1313 dalle truppe di Ugoccione della Fagiuola e dall'incendio di Villora dopo il 1332.[12][13]

Il 22 dicembre 1819 venne nominato, all'interno del Dipartimento di Capannori, Presidente comunitativo della Sezione di San Ginese di Compito il signor Giovanni Battista Francesconi, presumibilmente collegato all'insediamento di Centoni. Il 24 settembre 1823 fu deciso che la sezione di San Ginese di Compito confluisse nella Comunità di Capannori, circondario di Lucca.[14]

Monumenti e luoghi d'interesse

Chiesa Parrocchiale di San Ginese

La chiesa di San Ginese

La chiesa parrocchiale intitolata a S. Ginese appartiene alla Comunità Parrocchiale del Compitese (10 parrocchie), facente parte dell'area pastorale della Piana di Lucca.[15] L'attuale edificio della chiesa, con pianta a croce latina e abside semicircolare, sorge in posizione strategica sul luogo dell'antica antica fortificazione del Casteldurante; è dedicato a San Ginese martire; è stato ricostruito interamente su progetto di Giuseppe Pardini,[2] probabilmente sostituendo una piccola chiesa di stile barocco, che venne ritratta dal pittore Giuseppe Matraia prima della sua ricostruzione, e consacrato nell'anno 1859. Nel 1869 venne restaurata la facciata con inserimento del portico su colonne binate.[16] Nel 1915 venne portata a termine la costruzione del campanile di marmo bianco, cui presero parte anche dei parrocchiani.

Nel manoscritto 135, conservato nella Biblioteca pubblica di Lucca (ora Biblioteca di Stato), risalente al 1260, riprodotto a stampa con il titolo di "Estimo della diocesi di Lucca dell'anno 1260" da P.Guidi,[17] all'interno della Pieve di Compito "Plebs de Computo" a p.251, risulta invece solo una chiesa dedicata a Sant'Alessandro, ecclesia S. Alexandri de Castra Durantis, e nessuna intitolazione a San Ginese, oltre alla ecclesia di S. Stephani de Villore.

La tradizione vuole che la dedicazione a san Ginese martire risalga al miracoloso ritrovamento di un braccio di San Ginese, avvolto in una antica pergamena, fatto avvenuto nel 1553[10] presumibilmente durante i lavori di ricostruzione della chiesa in forme barocche, così come vine ritratta dal pittore Giuseppe Matraia[18][19](1805-1862) in una sua opera, risalente al secolo XIX.

Potrebbe invece trattarsi della riscoperta di una antica reliquia contenuta nella chiesa di San Ginese, andata perduta, di cui trattasi nel documento dell'anno 846,[20] come ha sostenuto Ms. Giuseppe Ghilarducci[21]. Inoltre, a confermare l'esistenza della chiesa di San Ginese ben prima della cappella intitolata a Sant'Alessandro, in onore del Papa, Alessandro II è anche la pergamena n.349 dell'Archivio Capitolare di Lucca, p.136, che in una carta di livello dell'anno 1068 cita la "terra S. Genesii"[21]. L'intitolazione a San Alessandro[22], se fatta in onore di papa Alessandro II, non può essere precedente il 1073, anno in cui si spense il pontefice. La ricostruzione della chiesa legata al culto di San Alessandro papa, - che era ridotta in condizioni così miserevoli che quando venne visitata nel 1465, il vescovo dell'epoca la chiuse - avvenne per iniziativa di un gruppo di persone della Pieve San Paolo, al cui Priorato apparteneva la Pieve di Compito e che verranno a costituire la Confraternita di San Ginese, tuttora attiva.

La visita pastorale del 1660, contenuta nel Registro storico depositato e consultabile all'Archivio Arcivescovile di Lucca, ne descrive l'interno ricordando i santi che vi erano venerati: San Ginese martire e Santo Alessandro papa. Nella visita del 1675 viene ricordato dal vescovo che dalla chiesa dipedevano le chiese di Villora (Santo Stefano), allora sotto il patronato degli Altogradi, e la chiesa romanica dell'ospedale di San Leonardo, pur appartenendo ai canonici della Fregionaia di Lucca.

La reliquia, costituita da un ossicino di quel braccio di San Ginese, viene esposta e portata in processione il giorno della festa di San Ginese il 25 agosto.[23] Un tempo, nel giorno della ricorrenza venivano condotti nella chiesa a venerare la reliquia alcuni malati che invocavano l'aiuto del santo, protettore dei malati di epilessia, oltre che patrono degli artisti.

La chiesa oggi ppartiene alla comunità parrocchiale del Compitese.[24]

Parco della Rimembranza di San Ginese di Compito

La chiesa e sulla sinistra il Parco dela Rimembranza

Si tratta di un parco commemorativo, dedicato ai caduti della prima guerra mondiale, che fa parte al n.0901143703 del Catalogo Nazionale dei beni culturali.[25] La sua costruzione risale al periodo fascista.

Si compone di una cappella, che accoglie due lapidi che riportano i nomi dei caduti sanginesini nelle due guerre mondiali, e di un giardino esterno, circondato da un filare di lecci, in cui sono infissi ceppi con lastre di marmo dedicate ai singoli caduti. Al centro dello spiazzo, posto sul lato nord est del piazzale della chiesa, è installato un monumento di Franco Pegonzi, che ha sostituito l'originario monumento ai caduti di Niccolò Codino[26]:

Edifici storici

Altri edifici storici edifici storici rilevanti, schedati dal Comune di Capannori e vincolati ai sensi della L.R. 59/80 sono:[27]

  • Palazzo Di Vecchio[28], situato a Castello.
  • Casa de' Sesti[29] con cappella privata, in via dei Preti, in località Centoni.
  • Villa/ville al Maggiorello, sull'omonima altura, la più alta del territorio.
  • Villa in località detta Alla Croce (detta Casa del Tuccino o del Tucci).
  • Palazzo in località Lecci, con cappella privata, presso l'incrocio di via alla Francese/via delle Servette, sede del Comando alleato americano nella Seconda Guerra Mondiale.
  • Villa al Ferrante, accessibile solo da San Leonardo in Treponzio.[2]

Luoghi scomparsi, dimenticati o misconosciuti

I caratteristici doppi muraglioni di Castello

Castel Durante

Il castello sarebbe introvabile secondo Marco Frilli del Gruppo Archeologico Capannorese, che ha eseguito dei sopralluoghi preliminari in località Castello e anche nei sotterranei della Chiesa.[30] È invece ancora in piedi una doppia fila di muraglioni, situati a nord della attuale Chiesa Parrocchiale e che fiancheggiano via Castel Durante, la cui funzionalità rimarrebbe un mistero se non si ammettesse l'esistenza di una pregressa struttura fortificata.

Chiesa di Santo Stefano di Villora, una volta Pieve di Santo Stefano e San Giovanni Battista[22]

Ad oggi la chiesa di Villora non è stata ancora rintracciata nelle case del borgo di Villora, oggi detto Villa. Le ricerche sono state svolte solo nell'Archivio Arcivescovile di Lucca. Nel 1803 era ancora in piedi, come riferisce il vescovo che la visitò. Il GAC, Gruppo Archeologico Capannorese, partendo dalla supposizione che l'edificio si sia impaludato a causa delle sempre più frequenti inondazioni, ha compiuto nel 1997 ricognizioni nella particella 230 del foglio 102, nei pressi dei campi che la gente del luogo chiamava "Convento" e "Alla Chiesina", rinvenendo resti di laterizi e altri frammenti ceramici.[31] Non è stato rinvenuto nemmeno il Cimitero, che per secoli era annesso o sito nei pressi all'edificio sacro, né resti nel medesimo.

Dai documenti dell'Archivio di Stato di Lucca risulta invece la presenza di una chiesa localizzabile in molte mappe ai margini est del borgo di Villora fino al secolo XiX.[32] Alcuni indicano anche il possibile luogo della Chiesa, che coincide con il luogo individuato nelle mappe rinascimentali,[33] situato a est dell'attuale abitato, cioè in un luogo appena sopraelevato sul livello di campagna della piana dell'alveo di Bientina, adatto all'approdo di imbarcazioni. Sono altresì presenti per certo elementi architettonici (archi sulle facciate) nelle case del borgo, che starebbero a indicare un loro uso religioso, avvalorando l'ipotesi dell'esistenza di un convento, sopra accennata. Nel 1680 la chiesa viene trovata in condizioni miserevoli dall'allora vescovo cardinale Giulio Spinola, che la unì alla chiesa di San Ginese di Compito. Nel 1803 viene trovata " diserta " dal vescovo di Lucca Filippo Sardi, che scrive: "S. Stefano di Villora, già iuspatronato di casa Altogradi, non esiste più per essere detta chiesa diserta"[34].

Mattonella con il simbolo IHS, rinvenuta sopra la porta di una casa in località Al Porto, forse ricollegabile alla chiesa di San Pellegrino o alla piovania di San Genesio, un tempo site in luogo

Via Al Pellegrino, Chiesa, Monte e Porto di San Pellegrino, ora in località Al Porto

Una ecclesia S. Pellegrini de Colline risulta nell'Estimo delle chiese della Diocsi di Lucca del 1260, e anche negli estimi seguenti. Altri riferimenti alla località sono rintracciabili nella sezione delle mappe dell'Archivio di Stato di Lucca. Una carta in china, realizzata da Natalini Giuseppe nel 1659, illustra, in basso a destra, un promontorio sul lago di Sesto (Monte San Pellegrino), sormontato dalla Chiesa di San Pellegrino, ai cui piedi si erge una fila di case intorno a un'insenatura, riconducibile a un porto.[35] In una mappa del 1795,[36] si rileva che dove prima c'era la chiesa ora è indicata solo la "Casa delle Piovania di San Ginesio", facente parte della Comunità di San Genesio, vicarìa di Compito.[37] Presumibilmente la Piovania è stata realizzata sui resti della chiesina sfatta. In una mappa del 1819[38] si rinviene solo una "Chiesina sfatta" di San Pellegrino in mezzo ai terreni di proprietà della Pieve di Compito.[39] È nella redazione del Catasto Nuovo Borbonico, nel foglio IV di San Ginese di Compito, elaborato a china e acquarello tra il 1832 e il 1839[40], che il cartografo Giovanni Bianchi illustra con precisione la via Al Pellegrino che porta alla Dogana e al Porto Al Pellegrino. Ma non c'è più indicazione alcuna della Piovania. L'edificio, che nella mappa del 1795 ospitava la Piovania[41], è ora segnato come particella 655, ed è l'edificio più grande di tutto l'abitato.

  • Collina: visitato dal G.A.C., Gruppo Archeologico Capannorese, è stato ritenuto sede probabile di fortificazioni.
  • Via della Luna, era la attuale via Di Villa: risulta nel catasto borbonico (1832-1836)[42].
  • Via della Speranza, era l'attuale via di Castel Durante nel tratto che dall'incrocio con via di Villa conduceva alla via Di Tiglio, l'attuale ss. Lucca-Pontedera. Era la speranza che avevano i tanti migranti sanginesini di tornare un giorno al paese o far fortuna altrove.
  • Dogana, era un edificio, che, costruito sulle sponde del lago di Sesto/Bientina, ospitava l'ufficio di dogana e l'abitazione del responsabile per il transito di merci e persone tra la Repubblica di Lucca e la marinara Repubblica di Pisa prima e poi il Granducato dell Toscana. Venne dismesso con il Plebiscito, che sancì l'annessione del Granducato della Toscana al Regno del Piemonte e della Sardegna.
  • Stradone di Villora, era l'attuale via della Circonvallazione, che separava le terre coltivate da quelle che erano spesso inondate prima della bonifica delle 1859, costruito sulla cosiddetta "linea rossa", che separava sulle mappe i campi soggetti a tassazione da quelli spesso sommersi e perciò esenti da tasse.[43]
  • Stradoncello, era una via tra Collina e Centoni.
  • Luogo detto alla Croce: anche oggi il borgo di Cecchini viene indicato sulle mappe come Luogo detto Alla Croce. Non è dato conoscere dove sia la Croce, probabilmente da identificarsi con quella sita ai piedi della collina, nell'attuale incrocio tra via San Ginese e via Di Villa, dove insiste una Villa rinascimentale detta "Villa alla Croce". La cosa strana è che Cecchini era denominato "Luogo detto Alla Croce" anche nelle mappe borboniche, quando il borgo aveva un altro imbocco, ben lontano dalla Croce attuale. Ciò dimostrerebbe che la attuale Croce non avrebbe nulla a che vedere con il borgo.

San Ginese e la variante alla via Francigena

Inizio della variante alla via Francigena presso la ss.439

Perché nessuno dei pellegrini dalla Val Padana, dal nord d'Europa, usava l'Aurelia per andare a Roma e invece passava da Lucca? Come si nota nella tabula Peutingeriana, la via consolare era interrotta da Luni a Pisa, perché la zona era impaludata nelle foci dei fiumi, che si riversavano nel TIrreno, l'Arno e il Serchio.[44] Quindi superata la Cisa, al tempo chiamata monte dei Longobardi,[45] arrivavano in Garfagnana e poi a Lucca.

La viabilità della Lucchesia si è notevolmente modificata nel corso dei secoli, e soprattutto è stata dimenticata.

Le strade medioevali in Lucchesia durante il medioevo, ereditate da quelle romane, sono state studiate da Cesare Sardi[3](1853-1924), il cui lavoro è stato ripreso da Salvatore Andreucci ne " La strada Romea e peregrina in territorio lucchese". Entrambi si occupavano del percorso tradizionale della via Francigena, anche detta via Romea, che, proveniente da nord, portava da Lucca verso Altopascio tramite quella che oggi è detta via Romana. Poi avrebbe percorso le Cerbaie, attraversato l'Arno al ponte di Bonfiglio a Fucecchio e da lì a Siena e poi a Roma. Però il Sardi, e non l'Adreucci, affermava che la via Romea, una volta uscita da Lucca, si mescolava nel dedalo di vie del contado, finendo da Pozzeveri nel Computo a San Leonardo in Treponzio, ripartendo poi dal Trivium luporum, il crocicchio che sta presso l'antico Ospedale.[46] Oltre alla citata considerazione, per comprendere come si siano potute sviluppare strade alternative al percorso tradizionale della via Romea, si deve tenere conto anche fatto che il tratto di strada Francigena tra Lucca e Altopascio era frequentamente sotto acqua a causa delle inondazioni che affliggevano l'area durante tutto il medioevo, come ben si evidenzia nella tav.III de Variazioni fisiografiche del bacino di Bientina e della pianura lucchese durante i periodi storici di Elena Pederi[47]. Uno dei percorsi alternativi passava da San Leonardo in Trepozio e proseguiva verso Bientina attraverso la attuale via della Francese, un tempo denominata via Al Pellegrino, arrivando all'odierno borgo al Porto di San Ginese, detto all'epoca Porto del Pellegrino.

Tabula Peutingeriana: Pars IV - Segmentum IV. Rappresentazione delle zone Apuane ( "Sengauni":) sono indicate le colonie di Pisa, Lucca, Luni. Come si nota l'Aurelia non poteva proseguire da Pisa verso Luni a causa delle paludi .

Nel secolo XII e secoli seguenti l'Ospedale di San Leonardo in Treponzio, presumibilmente gestito dai cavalieri del Tau di Altopascio, costituiva una tappa fondamentale dei pellegrini provenienti da Lucca e che si recavano a Roma senza passare da Altopascio.

È la tavola 85 del V circondario[48] del Catasto Borbonico del 1832, disegnata in china e acquarello dal geometra Pinochi Santi, a mostrare come la via Al Pellegrino partisse all'epoca da via Di Tiglio (ora ss.439), percorrendo la attuale via Della Francese, passando poi per Centoni fino all'abitato del Monte Pellegrino (corrispondente all'attuale borgo detto Al Porto). Da quanto precede appare chiaro come i pellegrini, che transitavano da San Leonardo in Treponzio in direzione di Roma, invece che proseguire a piedi alle pendici del versante est del massiccio del Monte Pisano fino a Bientina, potevano scegliere di imbarcarsi subito al Porto al Pellegrino per scendere lungo il lago di Sesto fino a Bientina e oltre l'Arno. Da Bientina si poteva raggiungere Pontedera e poi Volterra verso sud. Ovviamente con la bonifica del Lago di Sesto/Bientina, iniziata nel 1859 ancora sotto il dominio granducale, la località del Porto e della vicina Dogana perse la sua importanza, l'attracco di imbarcazioni venne interrato e la scorciatoia su barche in partenza da San Ginese dimenticata.

Economia

Il territorio della frazione è stato dichiarato quasi interamente (esclusa l'area del borgo Al Porto) di notevole interesse pubblico ai sensi del D.Lgs.2004/42 art.136, riportato in rosa nella figura.

Area di notevole interesse ai sensi del D.Lgs.2004/42 art. 136 ( in rosa)

Importante è la coltivazione del fagiolo cannellino di San Ginese e di Sant'Alessio, la cultivar più piccola e tenera dei fagioli cannellini. Nella cucina locale viene abbinato a cipolle dolci, inondato dall'olio di frantoi della zona con sale e pepe, mangiato lesso con pane toscano preferibilmente sciocco. Si produce in tutta la Piana di Lucca.

Tutto il territorio disponibile è coltivato a oliveti oramai da tempi antichi, che hanno sostituito quasi interamente la tradizionale coltivazione della vite, anch'essa testimoniata da resti romani.

Una certa importanza hanno le residenze brevi di molti turisti.

Sport

Nel settembre 2024 è stata fondata la squadra di calcio F.C. San Ginese 2024. La squadra partecipa attualmente al campionato di calcio a 7 AICS presso l’impianto Checchi Calcio di Carraia. Rappresenta un'importante realtà sportiva per la frazione, promuovendo la partecipazione e l’aggregazione locale attraverso il calcio amatoriale.

Note

  1. ↑ Dati del S.I.T. del Comune di Capannori aggiornati al 2019, su g3w-suite.comune.capannori.lu.it.
  2. 1 2 3 4 AA.VV., I Pivieri di Vorno e di Compito, La Grafica Pisana, 1998.
  3. 1 2 DB Geologico Regione Toscana, su www502.regione.toscana.it.
  4. ↑ Pietro Guidi (a cura di), Estimo della Diocesi di Lucca dell'anno 1260, in La decima degli anni 1274-1280: con carta topografica delle diocesi nel sec. XIII, ms.131.
  5. ↑ Riccardo Ambrosini, Lucca ed il suo territorio. Toponomastica, dialettologia, critica linguistica, a cura di Luigi Della Santa, maria pacini fazzi editore, 2006, p. 46.
    «a Colognola pisana si oppone la lucchese Colognora»
  6. ↑ Il concetto di Pieve è spiegato bene dal Nanni a pag.48 e seguenti del suo libro La parrocchia studiata nei documenti lucchesi dei secoli 8º-13º
  7. ↑ Guido-Parenti, Regesto del Capitolo di Lucca, vol I, p. 42, Roma, 1939
  8. ↑ Mencacci P., Zecchini M., Lucca romana, Lucca, 1981, p. 48.
  9. ↑ Alessandro Corretti, Bibliografia topografica della colonizzazione greca in Italia e nelle Isole Tirreniche, vol. 4, 1977, p. 389. URL consultato il 6 aprile 2026.
  10. 1 2 Mons. Giovan Domenico Mansi, Diario sacro delle chiese di Lucca, pag.206-208.
  11. ↑ V.Bernardi, I nuovi ritrovamenti archeologici del bacino di Bientina, in La Provincia Pisana, vol. 3, n. 4-5, Pisa, 1955, pp. 19–27.
  12. ↑ Giovanni Sercambi, Croniche, capoversi 110 - 115.
  13. ↑ Franca Leverotti, Popolazione, famiglie, insediamento: le Sei Miglia lucchesi nel XIV e XV secolo, 1992, p. 65, nota 65.
  14. ↑ Rita Mazzei, L'archivio storico del Comune di Capannori, p.104, 2007
  15. ↑ Parrocchie, su diocesilucca.it. URL consultato il 13 ottobre 2025.
  16. ↑ La chiesa di san Ginese, su beweb.chiesacattolica.it. URL consultato il 5 ottobre 2025.
  17. ↑ Pietro Guidi (a cura di), ESTIMO DELLA DIOCESI DI LUCCA DELL'ANNO 1260, in Rationes decimarum Italiae nei secoli XIII e XIV, Tuscia I".La decima degli anni 1274-1280 ,, pp. 243-275.
  18. ↑ Fu letterato e storico, nonché valente disegnatore. Diede alle stampe, nel 1843, "Lucca nel Milleduecento"; in occasione del Vº Congresso dei Sapienti, che si svolse a Lucca in quell'anno, dove si trova la mappa di Lucca risalente al 1200.
  19. ↑ Giuseppe Matraia, bibliografia, su artistilucchesi.fondazioneragghianti.it.
  20. ↑ (LA) Accademia lucchese di scienze, lettere ed arti, Memorie e documenti della storia di Lucca, Tipografia editrice G. Giusti, 1837. URL consultato il 20 giugno 2026.
  21. 1 2 Giuseppe Ghilarducci, Pievi, parrocchie, monasteri, oratori, pp. 108–109.
    «N.349, p.136 - 2 Settembre 1068. "Libellum datum a predicto Benenato cl. qd. Lamberti, de medietate unius predicte petie de terra, quam ipse per libellum acceperat a S. Martino, que sunt in Ronco prope Porto Pothorese, Pagano qd. Amithi pro II star. grani et II de fabis, que tenet: ca.put in terra S. Pontiani, alterum in terra S. Genesii, latus in terra S. Martini, quam detinet Iohannes qd. Martini, alterum in terra S. Martini; de qua medietatem per hoc libellum aecepit. A. Domini M sexagesimo octavo, quarto nonus sept. "»
  22. 1 2 Salvatore Andreucci, Santo Stefano di Villora: la primitiva pieve del Compitese oggi scomparsa, in Giornale Storico della Lunigiana e del territorio lucense, vol. 1964, n. 1-3, 1964, pp. 55–60.
  23. ↑ Bacheca de Compitese e dintorni, su facebook.com.
  24. ↑ Arcidiocesi di Lucca, su diocesilucca.it.
  25. ↑ Parco della Rimembranza di San Ginese di Compito Comune Di Capannori,, su catalogo.beniculturali.it. URL consultato il 9 novembre 2023.
  26. ↑ Sebastiano Micheli (a cura di), Dall'album del nostro comune, Ponte Associazione di volontariato culturale, febbraio 1992, p. 88.
  27. ↑ Comune di Capannori, Deliberazioni n.69/2015 e n.46/2016, allegati 1,2,3.
  28. ↑ CATALOGO GENERALE DEI BENI CULTURALI, su https://catalogo.beniculturali.it/.
  29. ↑ Giovanni Bianchi, Foglio V Comunità di Capannori. Sezione di Compito (S. Ginese), in Archivio di Stato di Lucca, Fondo Catasto Nuovo, 1832-1839.
  30. ↑ Marco Frilli, Capannori itinerari archeologici II, Coll. Gianni Zanchetta, 1998, p. 46.
  31. ↑ Marco Frilli e Mauro Lazzaroni, Capannori Vetus, Itinerari Archeologici I, 2016, p. 65.
  32. ↑ 009 In comune di Compito e di Villora, in Archivio di Stato di Lucca ( archivio digitale ICAR)/ Direzione poi Commissariato delle acquee delle strade/Mappe/Circondari/738, vol. 009, 18 giugno 1819 ( data di trasmissione alla Duchessa Maria Luisa da parte del Segreteria per le acque, strade e macchie).
  33. ↑ 063 (mappa), in Archivio di Stato di Lucca ( Archivio digitale ICAR), Fondo Direzione poi Commissariato delle acque e delle Strade/ Mappe/Mappe diverse/753 Acque e Strade, O63, secolo XVIII.
  34. ↑ La chiesa di Villora scompare presumibilmente a seguito delle soppressioni dei beni ecclesiastici effettuate dal Governo del Principato di Lucca e Piombino dal 1806 al 1813.
  35. ↑ Giuseppe Natalini, Beni sulla strada lungo il monte ora Rio Nuovo nel comprensorio del lago di Sesto o Bientina - 1659, su www502.regione.toscana.it.
  36. ↑ Ricerca - Ministero della cultura, su archiviodigitale.icar.beniculturali.it. URL consultato l'8 aprile 2024.
  37. ↑ Periti Ingegneri Domenico Marli, lucchese e Antonio Capretti, toscano, 03 Mappa del lago di Sesto con l'indicazione dei luoghi adiacenti, in Archivio di Stato di Lucca, fondo Offizio sopra i paduli di Sesto, 46 mappe varie, Sec XVI-XVIII.
  38. ↑ Ricerca - Ministero della cultura, su archiviodigitale.icar.beniculturali.it. URL consultato l'8 aprile 2024.
  39. ↑ 009 In Comune di Compito e di Villora, in Archivio di Stato di Lucca, fondo Direzione poi commissariato delle acque e delle strade, Mappe, Circondari, 009 Acque e strade. Sezione LXXI.II (1-20)., 18 giugno 1819.
  40. ↑ Giovanni Bianchi, Foglio IV di San Ginese di Compito, su www502.regione.toscana.it.
  41. ↑ La chiesina di San Pellegrino, poi diventata Piovania, scompare presumibilmente a seguito delle soppressioni dei beni ecclesiastici effettuate dal Governo del Principato di Lucca e Piombino dal 1806 al 1813.
  42. ↑ catasto borbonico anni 1832-1846, oggi contento nell'Archivio di Stato di Lucca, su www502.regione.toscana.it.
  43. ↑ Samminiati Benedetto, [architetto]; Scarpellini Agnello, Disegno di alcuni beni in Villora di Compito fra il Rogio e la Via, in Archivio di Stato di Lucca, fondo Offizio Sopra i Paduli di Sesto, 1590.
  44. ↑ Filmato audio Progetto Arte - LookArt, Le Rotte dei Pellegrini a Lucca, su YouTube, 9 agosto 2024. URL consultato il 1º febbraio 2026.
  45. ↑ Ai Longobardi era necessario collegare la capitale Pavia con il resto dei loro possedimenti nella Italia centrale, fino a Benevento. Fu questa della Cisa pertanto la strada scelta dagli invasori.
  46. ↑ Salvatore Andreucci, La strada Romea et peregrina in teritorio lucchese, in La Provincia di Lucca, Anno IX, n.3.
    «Nota (19)...la via Romea proveniente da Pozzeveri entrava nel computo e ne ripartiva da Treponzio al trivium luborum...»
  47. ↑ Elena Paderi, VARIAZIONI FISIOGRAFICHE DEL BACINO DI BIENTINA E DELLA PIANURA LUCCHESE DURANTE I PERIODI STORICI, in Scritti vari sulla geografia fisica ed antropica dell'Italia, vol. 17, n. 1932.
  48. ↑ T.85 fascicolo 9, su www502.regione.toscana.it.

Bibliografia

  • Sac. Luigi Nanni La Parrocchia studiata nei documenti lucchesi dei secoli VIII-XIII 1948 Roma "«..è verosimile che le pievi originarie corrispondessero agli antichi "pagi ...dove aveva residenza il magistrato civile (romano)...»
  • Salvatore Andreucci, Santo Stefano di Villora: la primitiva pieve del Compitese oggi scomparsa, in Giornale Storico della Lunigiana e del territorio lucense, vol. 1-3, n. 55-60, 1964.
  • Salvatore Andreucci La strada Romea et peregrina in territorio lucchese, in "La Provincia di Lucca" anno IX n.3 , luglio-agosto 1971
  • Mons. Giovan Domenico Mansi, Diario sacro delle chiese di Lucca, pp. 206–208.1836.
  • Rosella Zanasi (a cura di), I Pivieri di Vorno e di Compito, 1998.
  • Moreno Giovannoni, The fireflies of autumn and other tales of San Ginese, 2018, published by Black inc., an imprint of Schwartz Publishing Pty Ltd, Carlton VIC. 3053, Australia.
  • Raffaele Savigni, Episcopato e società cittadina a Lucca da Anselmo II (+1086) a Roberto (+1225), Lucca, 1996
  • Atti del convegno "Sant'Anselmo Vescovo di Lucca (1073-1086) nel quadro delle trasformazioni sociali e della riforma ecclesiastica" a cura di Cinzio Violante, Roma, 1992.
  • Paolo Dinelli "Memorie e Documenti per servire all'istoria del Ducato di Lucca" Tomo VII, Dei Sinodi della Diocesi di Lucca , Dissertazione III, Del Sinodo di San Ginese celebrato nel secolo XI a' tempi di S.Anselmo, p.31 e segg.,
  • Abate Domenico Bersacchini Memorie e Documenti per servire all'istoria del Ducato di Lucca, Tomo V, parte I, Dissertazione VIII, Dei vescovi lucchesi del secolo XI, p.314 e segg.
  • Rangerius Lucensis ,Vita metrica Anselmi Lucensis episcopi. Edizione : E. SACKUR, G. SCHWARTZ, B. SCHEIDLER, in Monumenta Germaniae Historica, SS 30,2, Hannoverae1834, pp. 1152- 1307
  • Bardo presbyter, Vita Anselmi episcopi Lucensis, Edizione: R. WILMANS, Monumenta Germaniae Historica, Scriptores, XII, Hannoverae 1856, pp. 13-35

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