Saodat Ismailova
Saodat Ismailova (in cirillico Саодат Исмаилова[1]; Tashkent, 1981) è un'artista, sceneggiatrice e regista uzbeka.
Biografia

Ismailova è nata nell'Uzbekistan sovietico nel 1981[2][3][4] e si è diplomata in ambito cinematografico presso l'Istituto d'Arte Statale di Tashkent.[3][4] Nel 1999 ha vinto il Grand Prix al Tashkent Student Film Festival.[4] Nel 2002 è stata ospitata nella residenza artistica di Fabrica, centro di ricerca sulla comunicazione di Treviso.[3][4] Nel 2005 è stata invitata a Berlino come artista in residenza presso il programma DAAD.[3] Ismailova ha realizzato numerosi cortometraggi e documentari, partecipando a festival cinematografici internazionali, ottenendo riconoscimenti in particolare per il documentario Aral: Fishing in an Invisible Sea.[3][4] In seguito ha studiato sceneggiatura e regia presso il Sundance Institute di Robert Redford.[4]
Nel 2008 ha fondato la compagnia di produzione MAP per lo sviluppo del cinema emergente dell'Asia centrale.[3] Nel 2011 ha partecipato allo Script&Pitch del TorinoFilmLab con la sceneggiatura del suo futuro secondo film Barzagh.[3] Nel 2013 è stato distribuito il primo lungometraggio Chilla (40 Days of Silence)[3][5] e si è fatta notare alla Biennale di Venezia con la sua prima videoinstallazione Zukhra presso il Padiglione dell'Asia Centrale.[4] Dal 2015 al 2017 Ismailova ha studiato a Lilla presso Le Fresnoy, studio nazionale francese d'arte contemporanea.[4] Dal 2017 ha esibito il suo lavoro in mostre collettive e solitarie, come il Centro per l'Arte Contemporanea di Tromsø (con l'opera The Haunted, dedicata alla tigre del Caspio in via d'estinzione) e il Musée du quai Branly di Parigi e la Brooklyn Academy of Music di New York (con il progetto interdisciplinare Qyrg Qyz).[4] Presso il Centre for Contemporary Arts di Tashkent ha inaugurato la mostra personale Qo’r’on Chiroq.[1] Nel 2022 il suo lavoro è stato incluso nella mostra tematica Il latte dei sogni nell'ambito della 59ª Biennale di Venezia[2][4] con la videoinstallazione Chillahona, opera video a tre canali girata a Tashkent.[2] Sue opere sono ospitate nelle collezioni dello Stedelijk Museum di Amsterdam e del Centre Pompidou.[4]
Accoglienza e riconoscimenti
Nel 2004 Aral: Fishing in an Invisible Sea ha vinto come "Miglior documentario" al Torino Film Festival.[4] Nel 2014, il suo primo film Chilla (40 Days of Silence) è stato candidato come "Miglior film d'esordio" al Festival del Cinema di Berlino e ha ottenuto altri riconoscimenti internazionali.[4] Nel 2022 ha vinto il premio Eye Art & Film, motivato dal suo talento che intercetta le arti cinematografiche e visuali.[4] La giuria internazionale ha definito i suoi film e le sue installazioni «nuovi» («refreshing»), «urgenti» e «bilanciati» e ha dichiarato che l'artista «crea uno spazio quasi spirituale al di là delle immagini e delle colonne sonore».[4]
Note
- 1 2 Catalogo monografico, su metodostudio.com, Metodo Studio. URL consultato il 1º novembre 2022.
- 1 2 3 Liv Cuniberti, SAODAT ISMAILOVA, su labiennale.org, La Biennale di Venezia. URL consultato il 1º novembre 2022.
- 1 2 3 4 5 6 7 8 (EN) Saodat Ismailova, su torinofilmlab.it, TorinoFilmLab. URL consultato il 1º novembre 2022.
- 1 2 3 4 5 6 7 8 9 10 11 12 13 14 15 (EN) Eye editors, Saodat Ismailova wins Eye Art & Film Prize 2022, in Eye, 10 giugno 2022. URL consultato il 1º novembre 2022.
- ↑ FILMOGRAFIA DI SAODAT ISMAILOVA, su MyMovies. URL consultato il 1º novembre 2022.
Collegamenti esterni
- Saodat Ismailova, su MYmovies.it, Mo-Net s.r.l..
- (EN) Saodat Ismailova, su IMDb, IMDb.com.
- (DE, EN) Saodat Ismailova, su filmportal.de.
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