Scarabeo (amuleto)

Lo scarabeo egizio è un amuleto dell'antico Egitto in forma di scarabeo stercorario, usato anche come sigillo, ornamento, oggetto iscritto e manufatto funerario; la sua forma era associata al dio solare Khepri, al rinnovamento quotidiano del sole e al concetto egizio di "venire all'esistenza".[2][3][4][5] Gli scarabei rientrano tra le categorie più diffuse degli oggetti egizi di piccole dimensioni in pietra, faience e materiali invetriati; la base piana, spesso iscritta o decorata, accoglieva nomi personali, nomi regali, formule apotropaiche, motivi figurati e indicazioni di identità o autorità.[6][7][8][9][10]
Le principali tipologie documentate comprendono scarabei-amuleto, scarabei-sigillo, scarabei con nomi regali, scarabei commemorativi, scarabei del cuore e scarabei alati funerari; tuttavia queste distinzioni moderne non sempre riflettono separazioni nette nell'uso antico, poiché uno stesso scarabeo poteva combinare protezione personale, valore simbolico, uso sigillare, richiamo al sovrano o funzione funeraria.[2][11][12][13][14] Presenti già dall'Antico Regno e usati per molti secoli, gli scarabei assunsero forme e usi diversi nel Medio Regno, nel Secondo periodo intermedio, nel Nuovo Regno e nelle epoche successive; la loro ampia diffusione in Egitto, nel Levante e nel Mediterraneo richiede inoltre di distinguere fra scarabei egizi, scarabei egittizzanti (solo ispirati a quelli egizi) e manufatti fenici, punici o realizzati localmente.[3][13][15][16][17]
Nome
Il termine egizio ḫprr poteva indicare sia lo scarabeo sia l'amuleto in forma di scarabeo; è collegato al verbo egizio ḫpr, "venire all'esistenza".[18][19]
ḫprr
Il nome del dio solare mattutino Khepri deriva dalla stessa radice; la divinità poteva essere raffigurata con testa di scarabeo ed era collegata alla rigenerazione quotidiana del sole.[4][20]
Scarabeo in pietra, Periodo tardo-Epoca ellenistica, 722-30 a.C., Museo Egizio, Torino (Cat. 6097).[21]
Anello con scarabeo di Sithathoryunet, Medio Regno, XII dinastia, da Lahun, tomba di Sithathoryunet, 1887-1813 a.C. circa, Metropolitan Museum of Art, New York (16.1.24).[22]
Simbolo religioso

Lo scarabeo egizio raffigura il coleottero della specie Scarabaeus sacer, osservato dagli Egizi per il comportamento di far rotolare sfere di sterco; tale comportamento fu associato ai cicli mitologici della morte e del rinnovamento solare.[5][18][19] Nell'immaginario religioso egizio lo scarabeo era associato al sole nascente e alla rigenerazione quotidiana del dio solare; la figura dello scarabeo ricorre anche in testi e immagini di ambito funerario e cosmologico del Nuovo Regno, tra cui le rappresentazioni del viaggio notturno del sole nell'oltretomba.[4][19][24][25]
Nei papiri dell'Amduat conservati al Museo Egizio di Torino, la decima e la dodicesima ora comprendono rispettivamente una scena indicata come Il dio e lo scarabeo e una scena con Khepri e Shu, dove lo scarabeo fa parte dell'iconografia del viaggio solare notturno.[26] La forma dello scarabeo compare anche in scala monumentale nei templi, come nello scarabeo in granito di Amenhotep III presso il lago sacro di Karnak.[27]
Scarabeo a testa di falco in bronzo, oro e lapislazzuli, Periodo tardo, 722-332 a.C., Museo Egizio, Torino (Suppl. 18202).[28]
Scarabeo iscritto con una formula di benedizione legata ad Amon-Ra, Nuovo Regno, metà-fine XVIII dinastia, da Lisht Nord, 1479-1295 a.C. circa, Metropolitan Museum of Art, New York (22.1.352).[29]- Scarabeo monumentale presso il lago sacro di Karnak, attribuito ad Amenhotep III, Nuovo Regno, XVIII dinastia, Karnak, Luxor.[27]
Forma, materiali e iscrizioni

Gli scarabei hanno di norma un dorso modellato in forma di insetto e una base ovale piana, adatta a ricevere iscrizioni o decorazioni; proprio la distinzione fra dorso figurato e base iscritta permise allo scarabeo di essere al tempo stesso immagine, amuleto e matrice di sigillo.[7][8][9][33] Sulla base si trovano nomi personali, titoli, nomi regali, formule apotropaiche, motivi geometrici o scene figurate; l'iscrizione non aveva soltanto valore decorativo, ma contribuiva a fare dell'oggetto un segno di identità, protezione, prestigio o autorità.[8][9][13][14]
Gli esemplari erano ricavati da pietre diverse, tra cui ametista, diaspro, corniola, lapislazzuli e steatite, spesso invetriata; molti scarabei furono prodotti anche in faience, soprattutto durante il Nuovo Regno.[6][7][34] La steatite fu tra i materiali più comuni per gli scarabei-sigillo dell'Egitto e del Levante meridionale nel II millennio a.C.; la produzione levantina in questo materiale è stata analizzata con il modello della "catena operativa" (chaîne opératoire), ricostruendo le fasi tecniche della lavorazione dalla scelta della materia prima alla finitura dell'oggetto.[17][35] Gli scarabei ordinari sono generalmente di piccole dimensioni, mentre gli esemplari commemorativi e funerari potevano essere più grandi.[36][37]
Scarabeo in faience, Periodo tardo, da Luxor/Tebe, Valle delle Regine, 722-332 a.C., Museo Egizio, Torino (Suppl. 5316).[38]
Scarabeo in faience, Periodo tardo, da Luxor/Tebe, Valle delle Regine, 722-332 a.C., Museo Egizio, Torino (Suppl. 5321).[39]
Stampo per scarabeo, Nuovo Regno, XVIII dinastia, regno di Amenhotep III, da Malqata, Tebe, 1390-1352 a.C. circa, Metropolitan Museum of Art, New York (11.215.684).[40]
Cronologia e sviluppo

I più antichi scarabei-amuleto sono datati stilisticamente alla VI dinastia e sono in gran parte privi di iscrizioni; i primi amuleti in forma di scarabeo compaiono nel Primo periodo intermedio, mentre nel Medio Regno si sviluppò in modo più marcato l'uso degli scarabei come sigilli personali.[3][6][15] Gli scarabei-sigillo con nomi e titoli di proprietari si svilupparono nel Medio Regno, in rapporto alla crescita della burocrazia e alla necessità di strumenti portatili per identificare persone, cariche e atti amministrativi; nel Secondo periodo intermedio furono impiegati anche da sovrani e funzionari Hyksos come manufatti iscritti con nomi, titoli e segni di autorità.[9][13][15][42]
Durante il Nuovo Regno scarabei-amuleto e scarabei-sigillo sono documentati nel Mediterraneo orientale e nel Vicino Oriente, in particolare nel Levante; nello stesso periodo la forma dello scarabeo fu usata in ambiti diversi, comprendendo scarabei-sigillo, scarabei commemorativi, scarabei del cuore e scarabei alati funerari.[11][13][17][43] La datazione degli scarabei è spesso complessa, perché molti esemplari non provengono da contesti archeologici controllati o appartengono a raccolte museali e private prive di provenienza precisa; inoltre gli scarabei con nomi regali non possono essere datati automaticamente al regno del sovrano menzionato, poiché alcuni nomi furono copiati o riutilizzati dopo la morte del sovrano.[3][13]

Scarabeo in faience, Periodo tardo, da Luxor/Tebe, Valle delle Regine, 722-332 a.C., Museo Egizio, Torino (Suppl. 5318).[45]
Scarabeo in steatite invetriata con nome e titoli di Senebsumai, inizio XIII dinastia, da Lahun/Kahun, Petrie Museum of Egyptian Archaeology, Londra (LDUCE-UC11484).[47]
Scarabeo del cuore di Sobekemsaf II, Secondo periodo intermedio, XVII dinastia, da Qurna, Tebe, 1590 a.C. circa, British Museum, Londra (EA7876).[48]
Funzioni e tipologie

Gli scarabei ebbero usi diversi e spesso sovrapposti: le dimensioni ridotte ne favorirono l'impiego come oggetti portatili, da indossare, imprimere come sigilli, deporre nei corredi funerari o distribuire come oggetti iscritti riferiti al potere regale e alla protezione divina.[9][11][13][14] La distinzione moderna fra amuleti, sigilli, scarabei regali, scarabei commemorativi e scarabei funerari è quindi utile sul piano descrittivo, ma non sempre corrisponde a impieghi antichi rigidamente separati, dato che uno stesso oggetto poteva unire valore religioso, uso amministrativo, funzione ornamentale e impiego funerario.[14][50]
Amuleti e ornamenti
Gli scarabei potevano essere perforati longitudinalmente e indossati come elementi di collane, bracciali o anelli; le piccole dimensioni ne consentivano il montaggio in gioielli e l'uso come oggetti personali portatili nei quali ornamento e protezione coesistevano.[3][7][13][49][51] Come amuleti, combinavano forma, materiale, colore, iscrizione e immagini della base, la loro efficacia simbolica derivava dall'associazione fra immagine dello scarabeo, materiale scelto, testo inciso quando presente e contesto d'uso.[7][8][10] Gli scarabei rimasero comuni come amuleti anche nel Periodo tardo e continuarono a essere usati in età ellenistica e romana, talvolta montati in anelli o inseriti in altri ornamenti senza perdere la leggibilità della forma dello scarabeo e della base iscritta o decorata.[3][7][52]
Amuleto in faience raffigurante uno scarabeo, Nuovo Regno-Terzo periodo intermedio, 1540-722 a.C., Museo Egizio, Torino (Provv. 1295).[53]
Amuleto in faience raffigurante uno scarabeo, Nuovo Regno, 1540-1076 a.C., Museo Egizio, Torino (Provv. 6860).[54]
Anello con scarabeo in lapislazzuli, Medio Regno, XII-XIII dinastia, regno di Amenemhat III, probabilmente da Dahshur, 1850-1750 a.C. circa, Metropolitan Museum of Art, New York (26.7.755).[52]- Anello-scarabeo con nome di Thutmose III.
Sigilli

Nel Medio Regno gli scarabei furono usati anche come sigilli personali, spesso con nomi e titoli di funzionari; la base piatta, incisa con testi o motivi figurati, poteva essere impressa su argilla o altro materiale sigillante, collegando l'oggetto alla gestione amministrativa e all'identificazione del proprietario.[9][47][55] Gli scarabei-sigillo servivano a sigillare documenti, contenitori o porte, ma l'uso amministrativo non escludeva il valore di amuleto dell'oggetto, poiché iscrizione, immagine e forma concorrevano al riconoscimento sociale e alla protezione personale.[9][13][14] Nel Levante meridionale del Bronzo medio furono prodotti scarabei in steatite sul modello degli scarabei usati come sigilli-amuleto in Egitto e nel Levante; accanto agli esemplari egizi esportati, lo scarabeo divenne un modello tecnico e iconografico rielaborato da artigiani locali ed egittizzanti.[17][56]
Scarabei con nomi regali
Gli scarabei potevano recare nomi di sovrani, regine o membri della famiglia reale, ma la presenza di un nome regale non implica sempre una datazione contemporanea al regno del personaggio indicato; alcuni nomi furono copiati o riutilizzati dopo la morte del sovrano e devono quindi essere valutati insieme allo stile, al materiale, all'iscrizione e al contesto archeologico quando noto.[3][13][58] Gli scarabei con nomi regali potevano essere usati come oggetti di prestigio, amuleti, sigilli o manufatti che richiamavano l'autorità e la protezione del sovrano, senza coincidere necessariamente con gli scarabei commemorativi di grande formato.[13][59][60] Il nome regale inciso sulla base poteva collegare l'oggetto alla protezione del sovrano, alla memoria dinastica o alla diffusione di formule e segni di autorità.[10][13]
Scarabeo con il nome di incoronazione di Tutankhamon, Nuovo Regno, XVIII dinastia, regno di Tutankhamon, 1330-1321 a.C., Louvre, Parigi (E 22807).[60]
Scarabeo con i nomi di trono di Thutmose III e Hatshepsut, Nuovo Regno, XVIII dinastia, da Deir el-Bahari, deposito di fondazione del tempio di Hatshepsut, 1479-1458 a.C. circa, Metropolitan Museum of Art, New York (27.3.320).[58]
Scarabei commemorativi

Gli scarabei commemorativi erano esemplari iscritti con testi relativi a eventi, opere o messaggi del potere regale; il gruppo più noto è quello dei grandi scarabei commemorativi di Amenhotep III, prodotti nella XVIII dinastia e collegati a un programma di doni ufficiali.[59][20][63] I testi di questa serie riguardavano il matrimonio con Tiy, la caccia al leone, la caccia al toro selvatico, la creazione di un lago artificiale, l'estensione del dominio regale e i rapporti diplomatici con il Mitanni.[63][64][65]
Il tipo dei grandi scarabei commemorativi con date regnali resta specifico del regno di Amenhotep III, ma l'uso dello scarabeo come supporto per ricordare opere o messaggi regali non si limita a quel sovrano.[64] Un esemplare del Metropolitan Museum of Art commemora i due obelischi di Thutmose III nel tempio di Amon a Karnak, mentre un altro scarabeo commemorativo ramesside è riferito a Ramses II.[66][67] Diversamente dagli scarabei-sigillo personali, questi oggetti iscritti servivano a diffondere testi di carattere regale: potevano ricordare eventi dinastici, imprese venatorie, opere edilizie o azioni presentate come imprese del sovrano, facendo dello scarabeo un mezzo portatile di propaganda e memoria politica.[10][20][59][68]
Base dello scarabeo commemorativo di Amenhotep III relativo a una caccia al leone, Nuovo Regno, XVIII dinastia, regno di Amenhotep III, dall'Egitto, 1390-1352 a.C. circa, Metropolitan Museum of Art, New York (26.7.264).[68]
Scarabeo commemorativo di Amenhotep III, veduta superiore, Nuovo Regno, XVIII dinastia, regno di Amenhotep III, forse da Menfi, 1380 a.C. circa, Walters Art Museum, Baltimora (42.206).[63]
Uso funerario


Gli scarabei furono impiegati anche nel corredo funerario e nella preparazione della mummia, come amuleti per la protezione del defunto e per la sua rinascita nell'aldilà; nel contesto funerario la forma dello scarabeo richiamava la rigenerazione solare e poteva essere applicata al corpo mummificato, cucita alle bende, inserita in reti funerarie o collocata presso il cuore.[11][59][69][70] Tra gli scarabei funerari rientrano gli scarabei del cuore e gli scarabei alati applicati alle bende o alle reti funerarie; queste due tipologie non coincidono, perché lo scarabeo del cuore era collegato alla protezione del cuore e al giudizio del defunto, mentre lo scarabeo alato apparteneva soprattutto all'apparato esterno della mummia e alla protezione solare del corpo.[11][50][59][69]
Scarabei del cuore

Gli scarabei del cuore erano amuleti funerari posti nella mummia o presso il corpo del defunto in rapporto simbolico con il cuore; i primi esempi noti risalgono alla XVII dinastia.[24][37][48][59] Molti erano iscritti con la formula 30B del Libro dei morti, connessa al giudizio del defunto e alla possibilità che il cuore testimoniasse contro il suo proprietario durante la pesatura; la formula mirava infatti a impedire che il cuore si opponesse al defunto nel giudizio davanti a Osiride.[12][24][50][71][72]
Gli scarabei del cuore erano generalmente più grandi degli scarabei ordinari e potevano essere collocati tra i bendaggi della mummia in corrispondenza del cuore; nel Nuovo Regno erano spesso di grandi dimensioni, mentre nel Terzo periodo intermedio e nel Periodo tardo comparvero anche varianti più piccole.[37][50][73] Due scarabei del cuore egizi connessi a Cefalù e un parallelo conservato a Berlino sono stati studiati per testo, datazione e provenienza; uno degli esemplari presenta l'inizio tradizionale del capitolo 30B del Libro dei morti, insieme a una variante rara.[74][75]

Retro iscritto dello scarabeo del cuore di Hatnefer, Nuovo Regno, XVIII dinastia, da Tebe, Sheikh Abd el-Qurna, tomba di Hatnefer e Ramose, 1492-1473 a.C. circa, Metropolitan Museum of Art, New York (36.3.2).[77]
Scarabeo del cuore di Hatnefer, Nuovo Regno, XVIII dinastia, da Tebe, Sheikh Abd el-Qurna, tomba di Hatnefer e Ramose, 1492-1473 a.C. circa, Metropolitan Museum of Art, New York (36.3.2).[77]
Scarabei alati

Gli scarabei alati erano amuleti funerari fissati alle bende della mummia o inseriti in reticelle funerarie; erano spesso formati da uno scarabeo centrale e da ali separate, con fori destinati al fissaggio sulle bende o sulla rete funeraria.[5][11][69] Associati alla protezione del defunto e alla sua rinascita nell'aldilà, riprendevano il simbolismo solare dello scarabeo; appartenevano soprattutto all'apparato esterno della mummia o della rete funeraria e si distinguevano così dagli scarabei del cuore.[5][11][69]
Scarabeo alato in faience, Epoca ellenistica, 332-30 a.C., Museo Egizio, Torino (Provv. 5278).[79]
Reticella funeraria (dettaglio) con i quattro Figli di Horus e scarabeo alato, Periodo tardo, XXV dinastia, da Luxor/Tebe, Valle delle Regine, 722-655 a.C., Museo Egizio, Torino (Suppl. 5291).[80]
Pettorale in bronzo in forma di scarabeo alato, Periodo tardo-Epoca ellenistica, 722-30 a.C., Museo Egizio, Torino (Cat. 6850).[82]
Diffusione fuori dall'Egitto

Durante il Nuovo Regno scarabei-amuleto e scarabei-sigillo si diffusero nel Mediterraneo orientale e nel Vicino Oriente, soprattutto nel Levante; fuori dall'Egitto sono documentati sia manufatti egizi sia esemplari egittizzanti o realizzati localmente nel Levante e nel Mediterraneo occidentale, da distinguere in base a tipo, cronologia e contesto.[13][16][17] Nel Levante meridionale gli scarabei furono recepiti e rielaborati come sigilli-amuleto, anche attraverso produzioni in steatite del Bronzo medio; fra le produzioni egittizzanti del Levante figurano anche gli scarabei del tipo Anra, caratterizzati da combinazioni di segni pseudo-geroglifici o geroglifici che comprendono i segni a, n e r.[17][42][56][84]
Nel Mediterraneo occidentale gli scarabei compaiono anche in contesti fenici, punici o egittizzanti, che vanno distinti dagli esemplari prodotti e usati in Egitto; scarabei egizi ed egittizzanti sono documentati in contesti portoghesi della tarda età del Bronzo e della prima età del Ferro.[16][85] Per la Sardegna sono stati studiati scarabei punici in diaspro verde conservati nel Museo archeologico nazionale di Cagliari, con particolare attenzione al motivo iconografico della testa umana; nel 2026 è stato segnalato ad Arzana il rinvenimento di uno scarabeo dell'età del Ferro in steatite, con incisioni geroglifiche sulla base e probabile provenienza dall'area mediterranea orientale.[85][86]
Note
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Bibliografia
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Voci correlate
Altri progetti
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Collegamenti esterni
- (EN) scarab, su Enciclopedia Britannica, Encyclopædia Britannica, Inc.
- Scarabei nella collezione online del Museo Egizio, su collezioni.museoegizio.it, Museo Egizio.
- Scarabs nella collezione del Metropolitan Museum of Art, su metmuseum.org, The Metropolitan Museum of Art.
- (EN) Scarabs nella collezione del British Museum, su britishmuseum.org, British Museum.
- Scarabei nel Catalogo generale dei Beni Culturali, su catalogo.beniculturali.it, Catalogo generale dei Beni Culturali.
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