Scuole di Forlì
Il sistema scolastico di Forlì comprende asili nido e scuole dell'infanzia, scuole primarie e secondarie di primo grado, licei, istituti tecnici e professionali. Alcuni istituti cittadini vantano una lunga storia, risalente al periodo post-unitario e agli inizi del Novecento.
Istituti comprensivi
Nel 2015, in seguito a un riordino, viene stabilita la creazione di nove istituti comprensivi, che radunano con criterio territoriale scuole d'infanzia, elementari e medie inferiori. Nel 2018 agli istituti comprensivi viene ufficialmente attribuito un nome[1].
| N° | Istituto comprensivo | Scuole dell'infanzia | Scuole primarie | Scuole secondarie di primo grado |
|---|---|---|---|---|
| 1 | Tecla Baldoni | Il giardino dei sogni |
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Caterina Sforza |
| 2 | Irene Ugolini Zoli |
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Marco Palmezzano |
| 3 | Giuseppe Prati | Il Platano |
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Giuseppe Orceoli |
| 4 | Annalena Tonelli | Manzoni |
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Piero Maroncelli |
| 5 | Tina Gori |
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Girolamo Mercuriale |
| 6 | Silvio Zavatti | Girasole |
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Benedetto Croce |
| 7 | Carmen Silvestroni |
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Pietro Zangheri |
| 8 | Camelia Matatia |
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San Martino in Strada |
| 9 | Beatrice Portinari |
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Glauco Fiorini |
Scuole dell'infanzia
Asilo Infantile
Gli asili infantili, che nascono in Inghilterra a metà Ottocento, tardano ad arrivare a Forlì, dove esistono invece delle sale di custodia a pagamento, chiamati stazzoni (stassò) che vengono però considerati luoghi non sempre adeguati, in quanto gestiti da donne senza preparazione e spesso caratterizzati da scarsa igiene e poca cura, come annota il conte Sesto Matteucci nel 1843[2].
Nel 1847 si comincia a parlare della possibilità di avere un asilo infantile, ma solo dopo l'annessione al Regno d'Italia si dà seguito al progetto che si concretizza nel 1863. Viene così aperto nei locali dell'ex Ospedale dei pellegrini un asilo con cento iscritti, mentre l'anno dopo parte il corrispondente femminile con 40 bambine. L'asilo è pensato per i bambini poveri, orfani, o abbandonati fra i 3 e i 5 anni. Nel 1879 viene trasferito in via Caterina Sforza, dove sorgeva l'ex convento di Santa Maria in Valverde. Nel tempo quello che era un ricovero pensato per i poveri diventa un vero e proprio asilo inteso come propedeutica alle scuole elementari. Nel 1894 i bambini fra i tre e i sei anni trascorrono sette ore d'inverno e nove d'estate negli ambienti dove si dedicano soprattutto al gioco, vengono nutriti e puliti. Oltre alla direttrice risultano impiegate otto maestre, un'insegnante di pianoforte (ruolo ricoperto dalla famosa maestra Tecla Baldoni a cui sarà poi dedicato un plesso scolastico[3]), una cuoca, una custode e due inservienti. Nel 1920 l'istituto riceve in eredità il patrimonio dei fratelli Apelle e Antonio Santarelli a cui viene intitolato nel 1926. Nel 1937 viene inaugurata la sede storica che continua l'attività fino al 2012, quando l'asilo viene chiuso.
Regio giardino d'infanzia o Asilo froebeliano
La scuola viene creata nel 1882, voluta dal professor Venerio Orlandi, seguace di Friedrich Fröbel. L'istituto era a pagamento annuale e quindi poco frequentato (nel 1893 sono iscritti 15 bambini, mentre nell'Asilo Infantile ce ne sono 270). La prima sede era palazzo Piazza Paulucci, ma viene poi spostato vicino alla Scuola Normale in via Orfane (poi Anita Garibaldi), in modo che le studentesse potessero fare un tirocinio pratico nell'asilo.
Asilo infantile delle Suore Francescane
Nato nel 1885 per iniziativa di suor Veronica (Carolina Gennaioli) si è sempre trovato in via Diamante (poi Achille Cantoni) e anche questo segue gli insegnamenti di Friedrich Fröbel. In attività anche nel Novecento e negli anni Duemila[4].
Riordino odierno
Altri asili vengono ad affiancarsi nel tempo a quelli storici, divisi in scuole comunali (Angeletti, Bolognesi/Santarelli, Bruco, Chiocciola, Gobetti, Quadrifoglio, Querzoli, Peter Pan), statali (Il Giardino dei Sogni, Arcobaleno, Le Margherite, Il Platano, Manzoni, Le Api, Mentore Aloidi, Girasole, La lucertola blu, La Rondine, Il Pettirosso, San Martino in Strada, Il Papavero, Aeroplano, Villafranca) e paritarie (Merloni, Santa Maria Lauretana, San Giovanni Bosco, Santa Maria Bambina, Santa Maria del Fiore, Santa Maria Ausiliatrice, Francescane, Santi Pietro e Paolo, Primavera di Gesù, La Nave, Campanellino)[5].
Scuole primarie
Scuole che impartissero insegnamento di lettura e scrittura sono testimoniate fin dal XV secolo, dato che nel 1425 Giovanni di Mastro Pedrino nella sua Cronaca riporta la presenza di un maestro di nome ser Alberigho da Barbiano e anche l'evento più celebre relativo alla patrona della città, la Madonna del Fuoco, vede tramandato il nome di un maestro, Lombardino da Rio Petroso (forse però insegnante d'arte), che operava nella scuola distrutta dal fuoco nel 1428.
Nel 1812 viene stabilito di dotare le città di scuole in proporzione al numero di abitanti e quindi compaiono a Forlì quattro scuole, una per rione. In queste veniva insegnato gratuitamente leggere, scrivere e le quattro operazioni aritmetiche. Nel 1814 risultano 162 iscritti (rione Cotogni 38, rione San Pietro 37, rione Schiavonia 47, rione Ravaldino 40), tutti maschi. Le scuole femminili compaiono nel 1858.
Nel 1863 vengono istituite le scuole rurali (Sobborgo Mazzini, Sobborgo Schiavonia, Villa Ronco, Malmissole e Barisano, Rovere, Vecchiazzano, Carpinello, San Martino in Strada, Villafranca, Pievequinta, Casemurate, Forniolo, Ravaldino, Collina, Magliano, San Tomè, Pieve acquedotto), serali e domenicali. Gli alunni sono in totale 1758, le classi sono di 40 alunni per il primo biennio, ridotti poi per il biennio successivo e il numero di coloro che ottengono la licenza elementare è basso rispetto ai frequentanti.
Riordino odierno
Primarie statali: Diego Fabbri, Anello Rivalti, Edmondo de Amicis, Raffaele Rivalta, Giovanni Bersani, Lamberto Valli, Dante Alighieri, Alessandro Manzoni, Livio Tempesta, Pio Squadrani, Aurelio Saffi, Melozzo da Forlì, Gianni Rodari, Giacomo Matteotti, Duilio Peroni, Angioletto Focaccia, Raoul Follerau, Archimede Mellini, Peppino Vallicelli, Decio Raggi.
Primarie paritarie: Santa Maria del Fiore, Don Oreste Benzi, Madre Clelia Merloni, La Nave.
Scuole secondarie di primo grado
Nel periodo post-unitario, l’istruzione secondaria di primo grado era ancora frammentata e prevalentemente di tipo classico, destinata a un'élite sociale. Le scuole medie, come le conosciamo oggi, iniziarono a prendere forma con la legge Casati del 1859, che istituì le scuole secondarie in Italia. A Forlì, l’istituzione di scuole medie fu un processo graduale, con l’apertura di istituti che offrivano un curriculum più ampio rispetto alle scuole elementari, includendo materie come italiano, matematica, storia e geografia.
Con l’entrata in vigore della legge Coppino nel 1877, che rese l’istruzione elementare obbligatoria, si registrò un aumento significativo della domanda di istruzione secondaria. Nel XX secolo, in particolare negli anni '60 e '70, le scuole medie subirono ulteriori trasformazioni. Con la riforma scolastica del 1962, che istituì la scuola media unica, le scuole si adattarono a questo nuovo modello educativo, offrendo un percorso di studi triennale che integrava le precedenti scuole elementari e le scuole medie inferiori.
Riordino odierno
Tecla Baldoni, Marco Palmezzano, Giuseppe Orceoli, Piero Maroncelli, Girolamo Mercuriale, Benedetto Croce, Pietro Zangheri, San Martino in Strada, Glauco Fiorini.
Scuole secondarie di secondo grado
Liceo Classico Statale Giovanni Battista Morgagni
Il Liceo classico dedicato a Giovan Battista Morgagni è uno storico liceo della città di Forlì, risalente al Settecento.
L'istituto ha avuto diverse sedi. Viene fondato, nel 1764, da Vincenzo Cesarini-Mazzoni, che vuole lasciare anche un legato per il suo funzionamento con decorrenza dal 1777: l'istituto era noto all'epoca come Ginnasio "Cesarini-Mazzoni".
Fra i docenti illustri di questi primi anni, va citato il dottor Domenico Savorelli, medico e latinista di fama, nonché benefattore, morto il 17 dicembre 1783.
Nel 1797 il Comune acquisisce la gestione della scuola, che trasferisce, durante la Restaurazione, nel Palazzo dei Signori della Missione, acquistato nel 1815; il Palazzo diviene noto, in città, anche come Palazzo degli Studi. In questa sede, l'istituto assume il nome di Giovanni Battista Morgagni e diviene un regio liceo, col passaggio della proprietà allo Stato.
Nel 1925 il Morgagni viene trasferito dal Palazzo degli Studi alla nuova sede di corso Vittorio Emanuele, l'antico Borgo Cotogni, oggi corso della Repubblica. Si tratta dell'edificio detto dell'Abbondanza, perché era stato deposito alimentare ai tempi del Governo Pontificio. Dopo essere diventato, con gli opportuni adattamenti, prima caserma e poi sede del Circolo Giuseppe Mazzini, l'edificio, allo scioglimento del Circolo, decretato dal fascismo in quanto associazione di stampo repubblicano, diviene proprietà del Comune, che ne fa la nuova sede del liceo. Dopo la seconda guerra mondiale, il Circolo Giuseppe Mazzini recupera la sua sede, mentre il liceo si installa in un altro edificio d'importanza storica, il Palazzo dell'ex collegio aeronautico, in viale Roma.
Nel 1997 il Morgagni ha assorbito anche l'istituto magistrale Marzia degli Ordelaffi, collocato nel medesimo edificio.
Dal 2010 gli indirizzi sono nominati Liceo classico, Liceo Linguistico, Liceo delle Scienze Umane (di cui esiste anche l'opzione economico sociale).
Liceo Artistico e Musicale Antonio Canova
Nel febbraio 1870 viene istituita dal Municipio la Scuola Municipale di Belle Arti, annessa al Liceo-ginnasio e con sede nel Palazzo degli studi. Professore e Direttore è Vitaliano Vitali. Nel 1870-71 gli studenti sono 20 e l'anno successivo 32. Il locale è molto ampio, ben illuminato e arieggiato e gli studenti hanno a disposizione molto materiale fra cui cavalletti, tavole e trespoli, oltre a modelli scultorei e litografie. Si accede con minimo quindici anni d'età, la scuola dura sei anni, è aperta alle donne ed è gratuita. Viene creata una seconda sezione, dividendo quindi gli allievi fra colti e artigiani.
Fino al 1885 la scuola resta annessa al Liceo Classico per poi separarsi e diventare autonoma ed essere dedicata a Melozzo degli Ambrosi nel 1891. Nel 1892 frequentano la scuola 64 studenti, ma nel 1894 essa viene chiusa perché la spesa viene ritenuta eccessiva per il comune e la scarsa praticità del profilo degli studenti in uscita scoraggia la prosecuzione della scuola in tale forma.
L'insegnamento del disegno prosegue nella scuola d'arti e mestieri Umberto I, ma con una declinazione molto più pratica e già con un'ottica artigianale o industriale. Restano anche alcuni corsi di disegno nella Scuola Normale e nella Scuola Professionale Femminile.
Nel 1959 viene fondato l'istituto d'arte con la sezione Decorazione Pittorica (tecniche murali, pittura, lacche dorature e dal 1987 restauro) e la sezione Metalli (Smalto; Cesello e sbalzo; Oreficeria e gioiello). Nel 1995 viene creata la Sperimentazione Michelangelo con l’istituzione del Corso di Liceo Artistico, aggiungendo anche agli indirizzi già esistenti Architettura e arredamento e Design Industriale e nel 2010, Pittura. Nel 2011, per effetto della riforma diviene Liceo Artistico e Musicale.
L'insegnamento della musica era presente a Forlì fin dalla creazione nel 1860 di una Scuola Municipale di Musica, con soli 4 allievi, che salgono a 33 nel triennio successivo. La scuola si trovava in via Camaldolesi (poi Caterina Sforza), nella chiesa sconsacrata dei santi Giacomo e Filippo. Il Direttore era il maestro Quinti Minguzzi e i corsi erano di Armonia e solfeggio, strumenti a corda, strumenti d'ottone e clarino. Fra i direttori celebri si ricorda Alberto Resch. Nel 1893 vengono insegnati pianoforte, archi, legni e ottoni. Per problemi di bilancio comunale, la scuola viene chiusa nel 1894.
Nel 1914 la scuola rinasce come Scuola Musicale Giuseppe Verdi, con corso di teoria musicale, solfeggio e pianoforte, archi, legni, ottoni. Tuttavia lo scoppio della guerra interrompe il corso di studi che viene ripreso solo nel 1926 con la creazione dell'Istituto intitolato ad Angelo Masini.
A livello di scuola superiore, l'insegnamento della musica viene inserito nel percorso di una scuola statale con l'associazione al liceo artistico del liceo musicale avvenuto nel 2011. Il liceo viene poi intitolato ad Antonio Canova nel 2019.
Liceo Scientifico Statale Fulcieri Paulucci di Calboli
Il liceo scientifico Fulcieri Paulucci di Calboli fu istituito con regio decreto del 9 settembre 1923 e, inizialmente, trovò sede nei locali del Palazzo dei Signori della Missione, al tempo chiamato Palazzo degli Studi. La scuola fu sovvenzionata dalla cassa scolastica e da elargizioni del senatore Raniero Paulucci di Calboli, in memoria del figlio Fulcieri, per un totale di 10 000 lire. Nel 1972 l'istituto fu poi trasferito nell'attuale sede, nella periferia di città, formando il centro studi insieme all'istituto tecnico commerciale e all'istituto per geometri.
Istituto Tecnico Carlo Matteucci
Nel 1862 viene istituito il Regio Istituto Tecnico dipendente dal Ministero della Pubblica istruzione, che cresce negli anni grazie alla direzione di Tommaso Zauli Sajani. La sede è il Palazzo delle Missioni. Inizialmente era un corso triennale che poi diviene quadriennale, con tre sezioni: Fisica-Matematica; Commerciale-Amministrativa a cui si aggiunge del 1863 quella di Agrimensura (chiusa nel 1880). Nel 1882 la scuola viene dedicata a Carlo Matteucci. Dal 1894 cominciano a esserci studentesse nel corso commerciale.
Negli anni '60 del Novecento, con l'aumento degli studenti vengono create due succursali: Ragioneria in Palazzo Fabbri, Corso Diaz davanti a Sant'Antonio Vecchio e Geometri, che dal 1972 diviene poi indipendente con la dedica a Leon Battista Alberti, negli anni ‘70 viene trasferito nell’ex sede I.N.P.S., in Corso della Repubblica. Nel 1974 entrambe le scuole, pur rimanendo indipendenti, vengono trasferite in un polo appositamente progettato, il Centro Studi di via Turati, dove viene spostato anche il Liceo Scientifico[6].
Istituto Tecnico Saffi-Alberti
L'istituto nasce dall'unione dell'Istituto per geometri Leon Battista Alberti e dell'Istituto tecnico femminile Giorgina Saffi.
La Scuola Professionale Femminile nasce come branca della Scuola Normale Femminile negli anni '80 dell'Ottocento, con l'intento di formare giovani donne non per l'insegnamento, ma per una professione più specifica. Con la soppressione della Scuola Normale maschile nel 1886, quella femminile diventa specifica solo per le maestre, assumendo a pieno titolo la denominazione di Scuola Normale. Tuttavia la direttrice del convitto annesso alla scuola, Anna Monti, decide di riorganizzare i corsi professionali, ma ci riesce solo nel 1902, fondando una Scuola Professionale Femminile strutturata con un corso commerciale, corsi liberi (italiano, francese, matematica, computisteria, stenografia, disegno e pittura), lavori donneschi (cucito a mano e a macchina, taglio e rammendo) ricamo, modisteria, sartoria, stireria.
Nel 1906, con decreto regio, la scuola diviene governativa e prende il nome di Regia Scuola Professionale Femminile. Viene modificato il sistema dei corsi con quattro sezioni: Arti e industrie (quinquennale), Economia Domestica (triennale), Commerciale (biennale), Corsi liberi (cucito, ricami, merletti, sartoria, rammendo, stiratura, telegrafia). Già dal 1913 cambia però ordinamento con due corsi triennali, commerciale e industriale, più dei corsi liberi[7].
La scuola diviene poi ITF (Istituto tecnico femminile), con indirizzi biologico sanitario e ambientale, moda, linguistico e in seguito ITAS (Istituto tecnico per le attività sociali) con sede in via Giorgina Saffi. La moglie di Aurelio Saffi è un personaggio chiave del periodo risorgimentale forlivese, poi dedicataria della scuola stessa.
Nel 2000 la scuola si fonde con l'Istituto tecnico Leon Battista Alberti (Geometri) creando l'Istituto Saffi (poi Saffi-Alberti dal 2014) che ha sede, con il Liceo Scientifico e l'ITE Carlo Matteucci, nel Centro Studi di via Turati. La scuola presenta tre indirizzi: Chimica dei materiali e biotecnologie (con articolazione sanitaria e articolazione ambientale); Costruzioni, Ambiente e Territorio – ex Geometri – (con articolazione tradizionale e articolazione bioarchitettura); Sistema Moda.
Istituto Tecnico Tecnologico Statale Guglielmo Marconi
Nel 1872 viene istituita una scuola speciale per artigiani, dove vengono insegnati disegno e plastica per creazioni industriali. La scuola dura una decina d'anni e poi viene soppressa. Nel 1894 il commissario straordinario Gasperini istituisce la Scuola di Disegno applicato alle arti e mestieri, triennale, ma non solo pratica, prevedendo corsi anche culturali, che nel 1901 viene trasformata in scuola governativa dipendente dal Ministero dell'Agricoltura, Industria e Commercio, con il nome di Umberto I. Ha sede nel fabbricato ex misura nella Piazzetta delle Erbe (poi Piazza Cavour) e ha le sezioni di meccanica e lavorazione metalli (meccanici, aggiustatori, tornitori, fabbri); lavorazione del legno (falegnami ebanisti, intagliatori, modellatori, meccanici); elettricisti; costruzioni murarie; arti decorative e industriali. Nel 1902 viene creato un corso per l'abilitazione alla conduzione di macchine a vapore. Nel 1906 comincia un corso serale di Disegno per gli artieri. La scuola possiede molti macchinari.
Nel 1918 la scuola viene definita Regia Scuola Industriale Umberto I che è una Scuola Professionale di II grado, che poi nel 1933 cambierà nome in Regio Istituto Tecnico Industriale per Periti Meccanici e Elettricisti. L'articolazione con un anno preparatorio e poi un quadriennio, passa poi a un quinquennio globale[8].
Nel 1940 nascono le specializzazioni di Chimica e Tecnica Agricola e viene inaugurata la nuova sede di viale della Libertà progettata da Arnaldo Fuzzi. L'edificio subisce danni a causa dei bombardamenti alleati del 1944 e quindi la sede viene più volte spostata fino al suo recupero nel 1960 quando comincia a riscontrarsi una presenza femminile[9].
Nel 1959 nasce il corso per chimici industriali, nel 1961 Termotecnica e Metalmeccanica (chiuso nel 1980).
Nel 1984 l’Istituto Tecnico Industriale Statale di Forlì è intitolato a Guglielmo Marconi.
Dal 1995 esistono le specializzazioni di Chimica Industriale, Elettronica, Elettrotecnica, Meccanica, Tecnologie Alimentari e Termotecnica che dal 2015 vengono sostituite da Chimica, Materiali e Biotecnologie; Elettronica ed Elettrotecnica; Meccanica Meccatronica ed Energia.
Istituto di Istruzione Superiore Francesco Baracca
La scuola nasce di fatto nel 1968, anche se viene poi istituita nel 1970, insieme con gli altri istituti aeronautici di Roma e Catania. Presenta due indirizzi, Navigazione aerea e Assistenza alla navigazione aerea. Fin dalla sua fondazione è dedicata all'asso Francesco Baracca.
La prima sede si trova in via Oberdan 2, nell'edificio ad angolo con corso della Repubblica, poi sede universitaria. Nel 1971 il triennio si trasferisce nella sede di Via Gramsci (edificio all'angolo con via Baldoni).
Dal 1982 l'istituto attiva il progetto ALFA. I due indirizzi vengono quindi unificati in quello che porta al conseguimento del titolo di Tecnico del trasporto aereo. Con il riordino dei cicli dell'istruzione secondaria superiore, l'Istituto Tecnico Aeronautico di Forlì fa parte dell'indirizzo Trasporti e Logistica, con tre articolazioni: Conduzione del Mezzo (opzione Conduzione del Mezzo Aereo); articolazione Costruzione del Mezzo; Logistica. Pur prevista, l'articolazione Costruzioni navali non è mai stata attivata.
Nel 1990 viene inaugurata la nuova sede in via Montaspro 94, vicino all'aeroporto, dove si trasferisce il triennio. Il biennio si sposta invece nel 2000. La scuola appartiene al polo formativo aeronautico, con la Facoltà di Ingegneria Aerospaziale dell'Università di Bologna e la sede di ENAV Academy.
Dal 2017 comprende anche l'IPSIA Vassallo situato a Galeata, ex sede distaccata dell’IPSIA – Comandini di Cesena. La denominazione del plesso viene quindi a essere IIS Baracca.
Dal 2022 viene attivato il corso serale con opzione Costruzione del mezzo aereo e dal 2023 a essa si aggiunge anche l'opzione Logistica[10].
Istituto Professionale Roberto Ruffilli
Nasce dalla fusione delle scuole Ivo Oliveti (Istituto professionale per i servizi commerciali e turistici) e Melozzo da Forlì, fra loro unite nel 2000 e nel 2015 intitolate a Roberto Ruffilli, politologo, docente universitario e senatore della Repubblica assassinato dalle Brigate Rosse nel 1988. Nato come scuola professionale dedicata alla formazione tecnico-pratica, nel corso degli anni ha ampliato la propria offerta didattica per rispondere all’evoluzione normativa e ai bisogni del territorio forlivese.
L’offerta formativa comprende percorsi quinquennali nei settori dei servizi per la sanità e l’assistenza sociale, dei servizi commerciali e, in alcuni anni scolastici, dei servizi per l’enogastronomia e l’ospitalità alberghiera. Al termine del percorso gli studenti conseguono il diploma di istruzione professionale, che consente sia l’inserimento diretto nel mondo del lavoro sia la prosecuzione degli studi universitari o in corsi di formazione superiore.
La sede principale si trova in via Turati ed è dotata di laboratori specializzati, aule multimediali e spazi attrezzati per le attività pratiche. L’istituto collabora con enti locali, aziende e strutture socio-sanitarie del territorio per favorire esperienze di alternanza scuola-lavoro e tirocini formativi.
Scuole non più esistenti
Scuola Normale (Istituto Magistrale)
Le scuole magistrali di Forlì nascono quando ancora la città fa parte dello Stato Pontificio, nel 1848, con il nome di scuola di metodo. Nel 1861, con l'annessione al Piemonte, viene istituita la Regia Scuola Normale maschile con convitto e la Scuola Magistrale Femminile Municipale. Nel primo anno scolastico si iscrivono 37 ragazzi. Per il convitto si paga una retta annua (300 lire). Nel 1880 viene insegnato nella scuola maschile Pedagogia e Morale, Aritmetica, Religione, Agraria, Disegno, Geografia, Calligrafia, Ginnastica, Canto Corale, mentre nella scuola femminile nel 1885 le materie sono Lingua e Letteratura italiana, Matematica, Pedagogia, Storia e Geografia, Fisica, Chimica, Storia naturale, Floricoltura e Bachicoltura, Canto corale e Pianoforte, Lingua e letteratura francese, Lavori donneschi e Telegrafia.
Alla fine degli anni '80 la scuola maschile viene chiusa per i pochi iscritti, dato che vengono assunte soprattutto maestre, la cui paga inferiore è un vantaggio per il comune. La sede era in via San Filippo (poi Giorgina Saffi).
Una scuola Normale maschile viene poi aperta nella vicina Forlimpopoli.
Nel 1891 la scuola viene intitolata a Marzia degli Ordelaffi. Nel 1923 diviene un istituto sia maschile che femminile con un corso inferiore quadriennale e uno superiore triennale. Siccome nel 1945 viene soppresso il corso inferiore (con la creazione della scuola media), l'istituto diventa quadriennale. Nel 1997 viene incorporato nel Liceo Classico G.B.Morgagni.
Scuola Tecnica Piero Maroncelli
Nel 1860 viene istituita la scuola tecnica Municipale Parificata, triennale e propedeutica per l'Istituto Tecnico. Venivano insegnati Lingua e letteratura italiana, Matematica e Computisteria, Lingua Francese, Nozioni di Scienze Naturali, Disegno e Calligrafia. Nel 1866 viene dedicata a Piero Maroncelli e nel 1862 viene trasferita a palazzo Piazza- Paulucci. Nel 1895 diviene governativa. Nel 1894 cominciano a esserci anche studentesse.
Note
- ↑ ISTITUTI COMPRENSIVI (PDF), su comune.forli.fc.it.
- ↑ Sesto Matteucci, Memorie storiche intorno ai forlivesi benemeriti della umanità e degli studi nella loro patria e sullo stato attuale degli stabilimenti di beneficenza e d'istruzione in Forlì, Faenza, 1843.
- ↑ Baldoni Tecla, su parita.regione.emilia-romagna.it.
- ↑ SCUOLA PARITARIA SUORE FRANCESCANE, su suorefrancescanefo.it.
- ↑ Tutti gli asili di Forlì, su forlitoday.it.
- ↑ Una scuola, uno scienziato: Carlo Matteucci, su 4live.it.
- ↑ LE ORIGINI DELLA SCUOLA PROFESSIONALE FEMMINILE - LA FONDATRICE ANNA MONTI -, su brunoraineri.it.
- ↑ Storia e identità, su ittmarconiforli.edu.it.
- ↑ Istituto Tecnico Industriale Guglielmo Marconi di Forlì, su generelavoroculturatecnica.it.
- ↑ L'Istituto Tecnico Aeronautico Statale Trasporti e Logistica "Francesco Baracca" di Forlì, su iisbaracca.it.
Bibliografia
- Elio Caruso, Forlì. Città e cittadini tra Ottocento e Novecento, III. Ravenna. Ed. del Girasole, 1992, pp.131-136.