Sebastian de Romero Radigales

Sebastián de Romero Radigales (Graus, 20 gennaio 1884 – Graus, 31 luglio 1970) è stato un diplomatico spagnolo, noto per il ruolo chiave negli sforzi per salvare gli ebrei in Grecia durante l'Olocausto.

Come riconoscimento della sua opera umanitaria, nel 2014 gli fu conferito postumo il titolo di Giusto tra le nazioni dallo Yad Vashem.

Biografia

Nacque in una famiglia borghese politicamente attiva: il padre fu senatore a vita, mentre il fratello José ricoprì la carica di ministro dell'Agricoltura negli anni '30 sotto il governo della CEDA.[1]

Sebbene avesse intrapreso inizialmente studi di giurisprudenza, Romero seguì i consigli della famiglia e avviò la carriera diplomatica. Ricoprì incarichi consolari a New York, Tangeri, Santiago de Cuba e Belgrado fino al 1924. Durante la dittatura del generale Miguel Primo de Rivera, fu nominato console in Bulgaria. Il 23 febbraio 1927, il re Ferdinando I di Romania lo nominò console a Galați, dove incontrò la sua futura moglie, Elena Cutavá Anino. Successivamente fu trasferito negli Stati Uniti, prestando servizio a San Francisco (1929-1933) e Chicago (1934).[1][2]

Ricoprì per tre volte l'incarico di console ad Atene: negli anni 1937-1938, 1939-1940 e, infine, dall'aprile del 1943, durante l'occupazione tedesca della Grecia. Fu proprio durante quest'ultimo mandato che si oppose attivamente alle deportazioni naziste, ingaggiando un duro confronto sia con le autorità d'occupazione sia con il Ministero degli Esteri di Madrid per proteggere la comunità ebraica sefardita.[1]

Attività durante l'Olocausto

Passaporto spagnolo rilasciato ad Atene da Romero a una coppia ebrea nel 1943.

Durante il suo mandato come console nella Grecia occupata, Romero Radigales si adoperò per proteggere la comunità degli ebrei sefarditi, con particolare attenzione a coloro che possedevano la cittadinanza spagnola. Sebbene le autorità tedesche premessero affinché gli ebrei di nazionalità straniera fossero rimpatriati nei rispettivi paesi d'origine, il governo di Madrid si mostrò inizialmente riluttante a concedere i permessi d'ingresso. L'azione diplomatica di Romero Radigales riuscì tuttavia a ritardare temporaneamente la loro deportazione verso il campo di concentramento di Bergen-Belsen.[1][3]

Il 18 marzo 1943, il Ministero degli Esteri spagnolo inviò al console un elenco di rigidi requisiti che i cittadini ebrei avrebbero dovuto soddisfare per poter rientrare in Spagna. Romero Radigales si conformò alle direttive rilasciando visti laddove possibile, ma continuò a cercare attivamente soluzioni alternative per l'evacuazione.[4] Propose, ad esempio, di utilizzare le navi della Croce Rossa svedese già operanti nelle acque greche; nonostante l'iniziale disponibilità della Svezia, il piano fu bloccato dalla Germania. Successivamente, naufragarono anche i negoziati per l'organizzazione di un trasporto ferroviario, inizialmente ipotizzato a carico dello Stato spagnolo e poi degli stessi deportati, a causa del ritiro definitivo del supporto da parte di Madrid. Il 22 luglio 1943, informato dell'imminente deportazione dei cittadini spagnoli a Bergen-Belsen, Romero Radigales rivolse un accorato appello alle autorità affinché venissero risparmiati almeno le donne, i bambini e i malati, ma la richiesta rimase inascoltata.[5]

In una fase di estrema urgenza e senza aver ricevuto l'autorizzazione da Madrid, il console collaborò segretamente con le forze di occupazione italiane per trasferire numerosi ebrei da Salonicco verso la zona di occupazione italiana (più sicura rispetto a quella tedesca). Le autorità tedesche, allertate dal plenipotenziario Günther Altenburg, gli ordinarono di cessare ogni attività di soccorso, impedendo agli ebrei di raggiungere Atene.[6] Nonostante i divieti,[7] Romero Radigales proseguì la sua missione: con l'aiuto di Solomon Ezrati, console spagnolo a Salonicco e rappresentante della comunità ebraica spagnola, organizzò il trasferimento clandestino di diversi nuclei familiari verso l'Italia, sfruttando i convogli dei soldati italiani che rientravano in patria.[8][9] Sebbene la Germania avesse protestato per la mancata cattura di alcuni ricercati riusciti a fuggire, scelse di non inasprire il confronto diplomatico con l'alleato italiano.[10]

Il 2 agosto 1943, un primo gruppo di ebrei di nazionalità spagnola provenienti da Salonicco fu deportato a Bergen-Belsen; Romero Radigales si occupò personalmente della messa in sicurezza dei loro beni.[11] Dopo la resa dell'Italia (settembre 1943) e la conseguente occupazione tedesca di Atene, la situazione precipitò. Nel marzo 1944, circa 3 000 ebrei furono arrestati nella capitale, tra cui 150 cittadini spagnoli, e internati nel campo di concentramento di Chaidari.[4][11] L'11 aprile 1944, 155 ebrei spagnoli e 19 portoghesi furono deportati da Chaidari a Bergen-Belsen. Grazie ai ripetuti interventi di Romero Radigales presso le autorità naziste, questo gruppo ottenne un trattamento di favore, venendo collocato in una sezione del campo destinata ai cittadini di paesi neutrali, caratterizzata da condizioni di vita meno brutali rispetto al resto della struttura.[12]

Con l'avvicinarsi delle forze alleate, molti di loro furono inclusi nei treni di evacuazione che lasciarono il campo nell'aprile del 1945. Negli ultimi mesi dell'occupazione, il console continuò a proteggere i sopravvissuti: il 30 settembre 1944 riferì di aver dato rifugio ad alcuni ebrei sfuggiti ai rastrellamenti all'interno di un albergo requisito. Intervenne inoltre per evitare la deportazione di sei ebrei catturati, negoziando la loro commutazione della pena in un regime di sorveglianza speciale con obbligo di firma settimanale.[13]

Solo il 17 agosto 1944, quando l'esito del conflitto appariva ormai segnato, la Spagna autorizzò ufficialmente il trasferimento dei profughi, ma impose la restrittiva condizione "goccia a goccia": potevano entrare solo 25 persone alla volta, e il gruppo successivo poteva varcare il confine solo dopo che il precedente aveva lasciato il territorio spagnolo. Romero Radigales protestò duramente contro l'inefficienza di tale sistema, chiedendo invano l'adozione di visti automatici e una quota d'ingresso più elevata per salvare le 155 persone ancora bloccate a Bergen-Belsen, ma le sue richieste furono respinte dal governo franchista.[14]

Nel dopoguerra

Nel secondo dopoguerra, Romero Radigales rimase ad Atene, dove continuò a ricoprire diversi incarichi diplomatici durante il regime di Francisco Franco. Nel 1950 ricevette la nomina ad ambasciatore e il 18 luglio 1954 fu insignito della Gran Croce dell'Ordine al Merito Civile.[2] In virtù del suo legame con la cultura locale, fu inoltre nominato membro onorario della Società Letteraria Greca Parnassos. Conclusa la carriera diplomatica nel 1954, si ritirò nella tenuta di famiglia, "Villa Elena", a Graus, dove si spense il 31 luglio 1970.[1][11]

Per decenni la sua opera di salvataggio rimase poco nota al grande pubblico, finché le ricerche storiche non ne misero in luce l'eccezionalità. Il 30 settembre 2014, lo Yad Vashem lo riconobbe postumo come Giusto tra le nazioni; l'onorificenza fu consegnata alla nipote nel corso di una cerimonia ufficiale a Gerusalemme.[4][6][11][15]

Onorificenze

Giusto tra le nazioni - nastrino per uniforme ordinaria
— 30 settembre 2014

Note

  1. 1 2 3 4 5 (ES) HI Iberia Ingeniería y Proyectos, Real Academia de la Historia | Historia Hispánica, su historia-hispanica.rah.es. URL consultato il 26 dicembre 2025.
  2. 1 2 (ES) Biografía de Sebastián Romero Radigales (PDF), su eSefarad. URL consultato il 6 maggio 2022.
  3. ↑ Letters from Romero to the Spanish Ministry of Foreign Affairs, 30 July 1943
  4. 1 2 3 (EN) Redacción, Sebastián de Romero, the Spanish diplomat who saved hundreds of sephardic jews, su thediplomatinspain.com, 17 agosto 2025. URL consultato il 26 dicembre 2025.
  5. ↑ Letters from Romero to the Spanish Ministry of Foreign Affairs, 8 August 1943
  6. 1 2 Sebastián de Romero Radigales, su it.gariwo.net. URL consultato il 26 dicembre 2025.
  7. ↑ (EN) admin, HOLOCAUST MEMORIAL DAY The Message of the Righteous, su Pagine Ebraiche International, 25 gennaio 2015. URL consultato il 26 dicembre 2025.
  8. ↑ (EN) Radigales Sebastián, su @yadvashem. URL consultato il 26 dicembre 2025.
  9. ↑ (EN) Diplomats Recognized by Yad Vashem, su Rescue in the Holocaust. URL consultato il 26 dicembre 2025.
  10. ↑ Letter from Romero to the Minister of Foreign Affairs, 30 September 1944
  11. 1 2 3 4 (ES) Sebastián Romero Radigales, el salvador de Atenas – eSefarad, su esefarad.com. URL consultato il 26 dicembre 2025.
  12. ↑ (ES) Testimony of Isaac Revah on the actions of the Spanish Consul in Athens in 1943, su eSefarad, 8 settembre 2012. URL consultato il 26 novembre 2020.
  13. ↑ Rother, p. 212.
  14. ↑ Rother, pp. 214-215.
  15. ↑ (ES) Sebastián de Romero Radigales, Justo de las Naciones de España, su www.yadvashem.org. URL consultato il 26 dicembre 2025 (archiviato dall'url originale il 21 giugno 2025).

Bibliografia

  • Bernd Rother, Franco y el Holocausto, Madrid, Marcial Pons Historia, 2005, ISBN 978-84-96467-05-7.

Voci correlate

Collegamenti esterni

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