Sega la vecchia
Il sega la vecchia, o segavecchia, è un personaggio che dà il nome a un'antica rappresentazione di mezza Quaresima del mondo contadino.
Significato

Secondo la leggenda, un giovedì di mezza Quaresima una donna, invece di fare astinenza dalla carne, mangiò un salsicciotto. Fu quindi condannata a morte e giustiziata per stregoneria.
In tempi remoti questo giorno era dedicato alla penitenza e al digiuno, ma si è poi trasformato in una festa popolare: la vëcia da sghè, come viene chiamata in romagnolo, viene segata nella piazza del paese e dal suo ventre capiente escono giocattoli e dolci.
Rituali affini in altre parti d'Italia prevedono un rogo con cui si brucia un fantoccio che rappresenta la vecchia o la strega.[1]
Secondo gli antropologi Baldini e Bellosi, la “Vecchia” è simbolo della Terra che, dopo il gelo dell'inverno, si riapre e si prepara a produrre i suoi frutti. Lo squarcio prodotto nel ventre della Vecchia «prelude e stimola il parto della terra, gravida dei futuri frutti e raccolti».[2]
Lo studioso di tradizioni popolari romagnole Renato Cortesi, che riprende il significato di “vecchia” come “terra”, ritiene che in questo particolare caso la terra sia rappresentata dall’ultimo covone di grano mietuto.
E’ James G. Frazer a ricordare come un tempo era abitudine serbare le ultime spighe del campo per realizzare un fantoccio chiamato “la madre del grano” con il quale si compivano alcuni rituali che differivano solo per minimi particolari. Per esempio si raccoglievano gli ultimi steli del campo per comporre un fantoccio (la Madre, o la “vecchia”) che era poi bruciato con scopo propriziatorio.
In Romagna il rito si riferisce quindi al taglio dell’ultimo covone (in dialetto romagnolo “mietere” si dice sghè – come il verbo “segare”).
A questo punto viene spontaneo ritenere che il nome di questa festa tradizionale debba intendersi non tanto come il ricordo di una “vecchia segata” quanto quello di un fantoccio (la Madre, o la Vecchia) realizzata con le ultime spighe mietute. Nella tradizione popolare la perdita di memoria dell’esatto significato del rituale, ma il mantenimento del ricordo di un termine (sghè) legato al rituale stesso ha probabilmente condotto a ritenere che dovesse riferirsi al modo in cui la vecchia (ossia il covone) doveva essere uccisa[3][4].
Storia
Tradizionalmente, in occasione della festa, un gruppo di attori improvvisati visitava le case del contado e inscenava una rappresentazione a carattere burlesco in cui un albero di quercia (la vecchia) viene simbolicamente abbattuto e segato da parte di due segantini, fino a risorgere tra danze, canti e altre manifestazioni di gioia.
Questa usanza era particolarmente diffusa, fino alla fine degli anni cinquanta, in Toscana, Emilia-Romagna e Umbria.
È ancora diffusa anche in Campania, nell'antica cittadina di Alife, dove si festeggia il giovedì che precede la penultima domenica di Quaresima; in alcune zone dell'alto Sannio, come a Jelsi (Campobasso), si festeggia la seconda domenica di Quaresima.
Dagli anni '20 del XX secolo è anche celebrato come "Carnevale di mezza Quaresima" a Bergamo.[5] Al termine della sfilata dei carri allegorici ha luogo "ol Rasgamènt de la Ègia"(la sega della vecchia) e viene letto il suo testamento, che ogni anno è diverso e fa riferimento a problematiche sociali di attualità.[6]
Note
- ↑ Franco Cardini, I giorni del sacro: I riti e le feste del calendario dall'antichità a oggi, Novata, Utet, 2016.
- ↑ Eraldo Baldini e Giuseppe Bellosi, Calendario e folklore in Romagna, pag. 49, Ravenna, Il Porto, 1989.
- ↑ Renato Cortesi, E’ bala la vecia. Il significato di un modo di dire romagnolo, in Confini, n° 39, set – dic 2011, Editr. Il Ponte Vecchio..
- ↑ La Segavecchia non è la vecchia segata, su tarxies.it.
- ↑ A Bergamo la tradizionale sfilata di mezza Quaresima, su popolis.it. URL consultato il 6 maggio 2021 (archiviato dall'url originale il 6 maggio 2021).
- ↑ Mezza Quaresima - Ducato di Piazza Pontida, su ducatodipiazzapontida.it. URL consultato il 20 marzo 2022.
Bibliografia
- Giancarlo Baronti, Giancarlo Palombini, Daniele Parbuono (2011), «Séga seghin’ segamo...» Studi e ricerche su “Sega la vecchia” in Umbria, Perugia, Morlacchi Editore ISBN 978-88-6074-456-2.
- Mariano Fresta, Vecchie segate ed alberi di maggio, Montepulciano, 1982.
Voci correlate
Altri progetti
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Collegamenti esterni
- Sega la Vecchia in Umbria, su umbriafolk.eu. URL consultato il 16 marzo 2009 (archiviato dall'url originale il 25 settembre 2009).
- Notizie storiche, su jstor.org.
- Nel comune di Forlimpopoli, su segavecchia.it.
- Nel comune di Castiglione del Lago, su comune.castiglione-del-lago.pg.it. URL consultato il 25 febbraio 2009 (archiviato dall'url originale il 14 dicembre 2008).
- Jelsi "Si sega la Vecchia"