Separatismo in Iran
In Iran esistono diversi movimenti separatisti, la maggior parte dei quali è associata a specifici gruppi etnici minoritari presenti all'interno dei confini nazionali. L’Iran è un Paese altamente diversificato dal punti di vista etnico: nel 2015 si stimava che i persiani ― il gruppo etnico dominante ― costituissero solo circa il 61% della popolazione iraniana.[1]

Alcuni ricercatori ritengono che le divisioni etniche in Iran rappresentino una minaccia concreta per la stabilità ed unità del Paese. Essi sostengono che l'emarginazione economica delle minoranze etniche, combinata con politiche volte a limitare i diritti politici, sociali e culturali, di questi gruppi, favorisca ulteriori disordini.[2][3] Un rapporto di Amnesty International del 2005 rilevava che il governo iraniano aveva sostenuto politiche che emarginavano economicamente le minoranze etniche e ne limitavano i diritti politici, sociali e culturali.[3]
Altri ricercatori, invece, sostengono che la frattura etnica in Iran sia sopravvalutata, richiamando l’attenzione su uno studio che ha evidenziato come molte persone nel Paese si identifichino con più di un gruppo etnico.[4][5]
Khuzestan
Il Khuzestan è una regione situata nel sud-ovest dell'Iran, abitata dagli arabi khuzestani, che costituiscono circa il 33% della sua popolazione.[6] Gli arabi vivevano nell'area che oggi corrisponde alla provincia del Khuzestan già prima che fosse conquistata dal Califfato dei Rashidun nel VII secolo.[7] L'immigrazione araba proseguì durante le epoche safavide e qajare. Queste dinastie non si preoccuparono della lingua parlata nella regione, che non era considerata economicamente importante fino ai primi anni del XX secolo.[8] Con il sostegno britannico, il Khuzestan rimase in una condizione di semi-autonomia fino a quando fu occupato dall'Iran dei Pahlavi nel 1924. In seguito venne pienamente incorporato nello Stato iraniano e il governo intraprese un processo di persianizzazione della regione, cambiando i toponimi dall'arabo al persiano.[8] Nel corso del XXI secolo si sono verificati diversi periodi di disordini e insurrezioni, tra cui forti proteste ed una serie di attacchi contro il Corpo delle guardie della rivoluzione islamica nel 2018[9].
Gruppi come il Partito della Solidarietà Democratica di Al-Ahwaz (membro dell'Organizzazione delle nazioni e dei popoli non rappresentati) sostengono l'indipendenza del Khuzestan[10] utilizzando il nome di Ahwaz.[11] Tra le organizzazioni militanti che rivendicano l'indipendenza del Khuzestan vi sono il Movimento di Liberazione Nazionale di Ahwaz e il Movimento Arabo di Lotta per la Liberazione di Ahwaz.[12][13][14]
Uno degli episodi più violenti messi in atto dai movimenti per l'indipendenza del Khuzestan, è avvenuto il 21 settembre 2018. Durante una parata militare organizzata per commemorare l’inizio della guerra Iran-Iraq (1980-1988), un commando di uomini armati aprì il fuoco contro i militari e contro la folla di civili che assisteva all’evento. L’attacco provocò 25 morti (tra cui soldati, membri della Guardia Rivoluzionaria e civili, compresi bambini) e oltre 60 feriti. L’episodio fu uno dei più gravi attentati avvenuti in Iran in quegli anni e l’azione venne rivendicata da due gruppi differenti: il Movimento Arabo di Lotta per la Liberazione di Ahvaz (ASMLA) e dallo Stato Islamico (ISIS), che diffuse un video dei presunti attentatori[15][16].
Kurdistan
Gli storici discutono su quando il separatismo curdo abbia cominciato a emergere, ma la maggior parte concorda sul fatto che esso si sia sviluppato come ideologia nei primi decenni del XX secolo.[17] In seguito all'invasione anglo-sovietica dell'Iran durante la Seconda guerra mondiale, l’Unione Sovietica istituì la Repubblica di Mahabad, uno Stato fantoccio non riconosciuto, sotto il quale crebbe il sentimento nazionalista curdo. Il Partito Democratico del Kurdistan Iraniano (KDP o KDP-I), che guidava all'epoca il movimento nazionalista curdo, non intraprese un conflitto serio né una forte opposizione al governo fino alla Rivoluzione iraniana.[18] Le azioni antigovernative curde ripresero nel 1979, anno della rivoluzione shiita, con il KDP che arrivò persino a delineare un piano per un Kurdistan iraniano indipendente. Tuttavia, il governo iraniano represse duramente l'insurrezione: secondo alcune fonti, migliaia di curdi furono arrestati, imprigionati o uccisi.[19] Negli anni '80, l'Iran legalizzò la pubblicazione in lingua curda per placare il sentimento nazionalista interno e, durante la Guerra Iran-Iraq, fornì persino sostegno economico ai gruppi separatisti curdi iracheni nel tentativo di destabilizzare l'Iraq.[19]

Negli anni 2000 nacque il Partito per la Vita Libera in Kurdistan (PJAK), che è tuttora impegnato in un conflitto con il governo iraniano. Le autorità iraniane hanno affermato che il PJAK sia una pedina di Israele e degli Stati Uniti,[20] e vi sono rapporti che parlano di un coinvolgimento sia israeliano che statunitense con il gruppo, ma l'argomento rimane oggetto di dibattito.[21][22][23] Nel 2009, gli Stati Uniti hanno designato il PJAK come organizzazione terroristica.[24]
Molti movimenti separatisti attuali sostengono l’unificazione dei curdi in Turchia, Iraq e Siria per formare un unico Kurdistan, oppure per creare la Comunità del Kurdistan Orientale.[25] Alcuni partiti politici che rivendicano l’indipendenza curda dall’Iran includono il Partito Democratico del Kurdistan Iraniano, membro della Organizzazione delle nazioni e dei popoli non rappresentati. Le organizzazioni militanti che sostengono l’indipendenza curda includono il PJAK e il Partito Komala del Kurdistan iraniano.
Azerbaigian iraniano
Questo movimento sostiene l’indipendenza dei territori a maggioranza azera in Iran. I separatisti propongono la creazione di un Azerbaigian meridionale indipendente oppure l’unificazione con la Repubblica dell’Azerbaigian.[26][27][28] Alcuni partiti politici e organizzazioni militanti che sostengono il separatismo azero sono il Movimento di Risveglio Nazionale dell’Azerbaigian Meridionale e l’Organizzazione di Resistenza Nazionale dell’Azerbaigian.
Nel 1918, grazie agli sforzi del partito Musavat, le élite politiche panturche della neonata Repubblica dell’Azerbaigian iniziarono a introdurre il panturchismo tra gli azeri iraniani e a sostenere l’incorporazione dell’Azerbaigian iraniano nella Repubblica dell’Azerbaigian.[29] Il partito Musavat di Baku affrontò per la prima volta la questione dell’Azerbaigian iraniano in un editoriale pubblicato sul quotidiano Açiq Söz nel gennaio 1918. L’autore accusava la classe dirigente persiana e gli espansionisti russi di dividere la nazione azera e prometteva che gli azeri si sarebbero nuovamente uniti.[30]
Il capitolo locale di Baku del Partito Democratico iraniano rispose a queste rivendicazioni irredentiste pubblicando il quotidiano bilingue Azarbayjan, Joz-e la-yanfakk-e Iran ("Azerbaigian, parte inseparabile dell’Iran") il 10 febbraio 1918.[31] Quando il partito Musavat istituì la Repubblica Democratica dell'Azerbaigian nel maggio 1918, il giornale fu costretto a chiudere.[32]
Nel 1945, l’Unione Sovietica contribuì alla creazione del Governo Popolare dell'Azerbaigian a Tabriz sotto la guida di Sayyid Ja’far Pishevari, un marxista locale e nazionalista azero.[33] Sebbene gli azeri fossero sempre stati ben integrati nell’élite politica, clericale e militare iraniana, molti desideravano separarsi dall’Iran.[34] Gli inizi del XX secolo avevano visto l’ascesa di ideologie nazionaliste turche provenienti prima dall’Impero ottomano guidato dal CUP e poi dalla Turchia kemalista, che iniziarono a influenzare i circoli intellettuali di Tabriz e di altre città azere.[35]
Il Governo Popolare dell’Azerbaigian durò meno di un anno. Con il ritiro delle truppe sovietiche nel 1946, l’esercito iraniano riprese il controllo e il movimento crollò. Molti leader fuggirono in Unione Sovietica o furono giustiziati. Nonostante la sua breve durata, la repubblica lasciò un’eredità simbolica tra i moderni separatisti azeri in Iran.[36]
Dopo il conflitto del 1946, la monarchia Pahlavi represse le minoranze in tutto l’Iran, in particolare azeri e curdi. Pubblicazioni, scuole e istituzioni culturali in lingua azera o curda furono vietate o sottoposte a pesante censura. L’ideologia ufficiale dello Stato enfatizzava la supremazia iraniana e, mentre tollerava parzialmente i curdi in quanto popolo iranico, rappresentava i popoli turchi come inferiori o invasori stranieri.[37] Anche dopo il colpo di Stato del 1953, che rafforzò il controllo centrale, gli azeri continuarono ad avanzare nell’esercito e nella burocrazia. La repressione delle rivolte curde e arabe da parte del governo iraniano scoraggiò movimenti simili nell’Azerbaigian iraniano. Tuttavia, reti clandestine che promuovevano il panturchismo o l’unificazione azera continuarono a esistere a Tabriz e in altre città, spesso con il sostegno delle comunità azere iraniane in Turchia e nella Repubblica dell’Azerbaigian.[38][39]
Il crollo dell’Unione Sovietica e l’indipendenza dell’Azerbaigian furono un punto di svolta per il separatismo azero in Iran. Sebbene il governo iraniano celebrasse ufficialmente i legami culturali e sciiti condivisi con il nuovo Stato indipendente, rimase diffidente verso i sentimenti panturchi o irredentisti che potevano minacciare l’Iran.[40]
Dopo la Rivoluzione iraniana del 1979, molte minoranze etniche sperarono in un’autonomia culturale. Tuttavia, la Repubblica islamica mantenne l’autorità centralizzata dei precedenti governi. L’insegnamento dell’azero nelle scuole rimase vietato e i tentativi locali di decentramento furono repressi.[41] Molti leader della rivoluzione islamica erano azeri, incluso Ali Khamenei.[42] Tuttavia, le richieste di maggiori diritti culturali, in particolare per l’istruzione in lingua azera, furono ripetutamente respinte. Movimenti per l’autonomia o il separatismo riemersero alla fine degli anni ’90 e nei primi anni 2000.[43]
Negli anni ’90, i nazionalisti laici azeri iraniani divennero la base del panturchismo e della politica filoturca tra gli azeri iraniani.[44] Con la diffusione dei media turchi dopo gli anni 2000, il nazionalismo aumentò tra gli azeri iraniani, nonostante i tentativi del governo iraniano di contrastarlo. Il Tractor S.C. fungeva da base per il nazionalismo azero, oltre che per episodi di razzismo verso Persiani e Curdi.[45] I tifosi del Tractor S.C. portavano regolarmente bandiere della Repubblica dell’Azerbaigian e bandiere turche negli stadi.[46]
Nel 1992 l’Azerbaigian elesse Abulfaz Elchibey, le cui retoriche filoturche e anti-iraniane alienarono l’Iran.[47][48] Il sostegno turco e azero al separatismo azero in Iran fu fonte di tensione tra Azerbaigian, Turchia e Iran.[49][50]
Durante la Guerra del Nagorno Karabakh del 2020, l’Iran arrestò diversi attivisti filo-azeri nelle città iraniane, inclusi alcuni cittadini turchi.[51] Nel dicembre 2020, Erdoğan recitò una poesia controversa che provocò una crisi diplomatica con l’Iran.[52] L’Iran rispose boicottando i prodotti turchi.[53]
Molte organizzazioni azere iraniane iniziarono a pubblicare clandestinamente materiale per i diritti culturali e linguistici, oltre che per il federalismo o la secessione e l’unificazione con la Repubblica dell’Azerbaigian. Queste organizzazioni operavano per lo più dall’esilio, spesso a Baku o in Europa, ma molti simpatizzanti restavano attivi a Tabriz, Ardabil e tra gli azeri migranti interni a Teheran.[54]
Il panturchismo divenne una corrente politica dominante in Azerbaigian e in Turchia. Le reti panturche mantennero collegamenti con i separatisti azeri iraniani, sebbene spesso esagerati dal governo iraniano.[55]
Dopo la Seconda guerra del Nagorno Karabakh, vi fu un’ondata di sentimento nazionalista tra gli azeri iraniani, molti dei quali simpatizzavano con la Repubblica dell’Azerbaigian. Questo portò a manifestazioni contro il sostegno iraniano all’Armenia e a richieste di unità tra “Azerbaigian settentrionale e meridionale”.[56]
I servizi di sicurezza iraniani monitoravano attentamente le reti azere transfrontaliere e arrestavano periodicamente individui accusati di legami con gruppi separatisti esteri. L’Iran considerava il panturchismo uno dei movimenti separatisti più pericolosi, soprattutto per il potenziale sostegno di Turchia e Azerbaigian.[57]
La Repubblica dell'Azerbaigian, in generale, aveva evitato un sostegno diretto al separatismo azero in Iran, sebbene ONG e media panturchi con sede in Azerbaigian abbiano avuto un ruolo importante nella diffusione di narrazioni nazionaliste.[58]
Nel marzo 2025, Iran e Turchia convocarono entrambi gli ambasciatori dopo che Hakan Fidan accusò l’Iran di sostenere le milizie curde, provocando l’ira di Teheran.[59] Molti interpretarono le dichiarazioni turche come minacce a sostenere i separatisti azeri iraniani se Teheran avesse continuato a supportare le milizie curde.[60]
Sistan e Baluchistan
I separatisti nel Sistan e Baluchistan sostengono principalmente la creazione di uno Stato etnicamente baluci chiamato Balochistan, che includerebbe anche la provincia del Belucistan in Pakistan e i territori a maggioranza baluci in Afghanistan.[61][62] Le organizzazioni militanti che sostengono l'indipendenza del Balochistan includono Jaysh al-Adl e Jundallah. Poiché il Balochistan si estende tra Iran e Pakistan, l'insurrezione complica i rapporti tra i due Paesi.[63] L'Iran ha accusato il Pakistan di non fare abbastanza per impedire ai separatisti baluci di attaccare il territorio iraniano.[64] Nel gennaio 2024, le tensioni sono aumentate quando Iran e Pakistan si sono scambiati attacchi missilistici transfrontalieri contro gruppi separatisti baluci,[65] ma poco dopo hanno concordato di ridurre l'escalation e rafforzare la cooperazione lungo il confine comune.[66]
Movimenti minori
Caspia
Sono state avanzate richieste di secessione della provincia di Mazandaran come nazione indipendente, denominata Nazione del Caspio o semplicemente Caspia, da parte del Caspian Democratic Party.[67][68] Il partito ha collaborato con il Movimento di Lotta Arabo per la Liberazione di Ahwaz (ASMLA) e con separatisti baluci nel 2019.[69]
Turkmen Sahra
Nella regione del Turkmen Sahra, a maggioranza turkmena, sono state avanzate richieste di secessione da parte della Turkmensahra Liberation Organization, che sostiene che i turkmeni locali siano sottoposti a pulizia etnica da parte del governo persiano.[70][71][72]
Note
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