Serafino Beconi
Serafino Beconi (Torre del Lago Puccini, 20 giugno 1925 – Viareggio, 27 febbraio 1997) è stato un pittore e scultore italiano.
Biografia
Serafino Beconi (1925 – 1997) è stato un pittore e scultore italiano, attivo soprattutto in Versilia. La sua produzione, caratterizzata da un linguaggio espressivo personale, spazia dal realismo severo a forme vicine all’espressionismo. È noto in particolare per il ciclo di opere dedicate all’Eccidio di Sant’Anna di Stazzema (1959-1964), considerato uno dei contributi artistici più intensi alla memoria della strage. La sua attività comprende anche arte sacra, paesaggi della costa toscana e sculture ispirate all’arte antica e alla vita quotidiana.
Infanzia e formazione
Serafino Beconi nacque in Versilia a Torre del Lago nel 1925. Fin da giovane mostrò una naturale predisposizione per il disegno e la pittura. La sua formazione avvenne attraverso studi personali e il confronto con artisti e ambienti culturali locali, dove maturò progressivamente il suo linguaggio espressivo.
Gli anni della guerra e l’immediato dopoguerra (1943-1947)
Nel 1943-44 Beconi non si presenta al richiamo delle armi della sua classe e viene arrestato, riesce a fuggire e successivamente si riconsegna ai carabinieri. In seguito a un’amnistia si arruola nel corpo dell’Aeronautica, ma la caserma in cui presta servizio viene occupata dai tedeschi. Circostanza che lo porta a una nuova fuga e al rientro a Torre del Lago.
Nel 1945 si diploma come maestro ed entra nel Comitato di Liberazione Nazionale (CNL) toscano, partecipando alle attività dei gruppi antifascisti locali. Nello stesso periodo si iscrive al Partito Comunista Italiano, dal quale si dimetterà l’anno successivo in dissenso con il voto favorevole all’articolo 7 della Costituzione.
Nel dopoguerra Beconi inizia a dedicarsi alla pittura come autodidatta, inserendosi nella tradizione artistica viareggina. Nel 1947 partecipa alla sua prima esposizione, ottenendo il primo premio con l’opera Amore negro.
Impegno civico e prime attività artistiche (1951-1957)
Nel dopoguerra Serafino Beconi partecipa alla vita civile della sua città, ricoprendo incarichi amministrativi nel consiglio comunale di Viareggio. Alle elezioni del 10 giugno 1951 viene eletto consigliere comunale nella lista civica La Pina; nello stesso anno tiene la sua prima mostra personale presso la Galleria Fratini di Viareggio, conosce il poeta Garibaldo Alessandrini e il 22 ottobre sposa Ada Vettori. Nel marzo 1953 presenta le dimissioni dal Consiglio comunale, che vengono accettate scegliendo di dedicarsi con maggiore continuità alla pittura e alla scultura.
Nel 1954 entrò a far parte del Centro Versiliese delle Arti insieme ad altri artisti locali, tra cui M. Marcucci, R. Santini, A. Catarsini, E. Pardini. Nel 1956 partecipa all’organizzazione dei “mercoledì teatrali” del Centro e alla lettura scenica dell’atto I diritti dell’anima di Giuseppe Giacosa. Nello stesso anno prende parte alla collettiva del Centro al Museo di Lindau, in Germania, ed entra nella cerchia che ruota intorno alla “Bottega dei Vageri” di Krimer, poi trasformata nel nuovo Centro Versiliese delle Arti, presieduto da Carlo Carrà dal 1950 al 1960. Beconi ne diventa segretario e si occupa dell’organizzazione di incontri culturali che coinvolgono artisti, poeti, scienziati e personalità di rilievo. In questi anni nasce anche la lunga amicizia con Pier Carlo Santini. Nel 1957 espone alla Galleria Lyceum di Firenze e intrattiene corrispondenza con Ottone Rosai, Pier Carlo Santini, e intellettuali dell’epoca.
Gli anni Sessanta: impegno civile e memoria della Resistenza
Negli anni Sessanta Beconi partecipa a numerose esposizioni collettive e iniziative in memoria della Resistenza. Nel 1960 prende parte alla collettiva dei “Sei pittori” al Gianni Schicchi NO a Viani. In tale occasione dona al sindaco di Viareggio una Crocifissione, legata alla promessa della creazione di una galleria d’arte contemporanea in città. Nello stesso anno partecipa alla “Mostra del gruppo dei Vageri” nel Palazzo Grazioli a Roma.
Nel 1961 partecipò alla collettiva Esaltazione della vita e orrori della guerra alla Galleria Lo Sprone di Firenze, presentando il dipinto Sant’Anna, agosto 1944. Nel 1962 contribuì all’organizzazione di una manifestazione in memoria della strage di Sant’Anna di Stazzema. Tra il 1964 e il 1965 prese parte a iniziative espositive dedicate all’eccidio, tra cui la collettiva del Gruppo Versilia a Livorno; la grande mostra “Omaggio a Sant’Anna nel XX dell’eccidio” con 140 opere e 75 disegni, a Viareggio e poi alla Casa della Cultura di Livorno; replicata nel 1965 presso la redazione fiorentina de L’Unità. Nel 1968 espone al Circolo della Stampa di Milano, con presentazione di Arrigo Benedetti, e compie un primo viaggio a Parigi.
Gli anni Settanta: Parigi, committenze pubbliche e sperimentazioni (1970-1979)
Nel 1970 torna a Parigi. Nel 1971 tiene la mostra Dodici ritratti di Stefania[1] [2]alla Galleria Il Fillungo di Lucca e, insieme a Franco Signorini, vince il concorso per l’abbellimento artistico del nuovo palazzetto dello sport di Viareggio, opera non realizzata. Nello stesso periodo realizza la xilografia commemorativa del 50° anniversario dell’uccisione di Nieri e Paolini e vince il concorso per il nuovo bassorilievo destinato al padiglione chirurgico dell’Ospedale di Viareggio, collocato il 30 novembre 1972.
Nel 1973 illustra con dieci disegni il volume Parole e paesaggi di Franco Milanesi. Nel 1975 la personale Omaggio a Sant’Anna nel XX dell’eccidio viene riproposta a Pietrasanta. Nel 1976 fa parte della giuria del IV Premio nazionale di pittura “Massarosa” e nel 1978 illustra la cartella di liriche di Filippo Mori per un evento del Lions Club. Verso la fine del decennio conosce Manlio Cancogni, con cui instaura un intenso rapporto di collaborazione.
Gli anni Ottanta e Novanta: associazioni, viaggi e nuove ricerche
Nel 1980 fonda l’Associazione Artisti Versiliesi. Nel 1982 riceve dal Comune di Viareggio l’incarico di realizzare un bassorilievo in memoria dei torrelaghesi Gori e Bini, inaugurato l’11 settembre 1983 sulla parete nord della chiesa di San Giuseppe a Torre del Lago.
Negli anni successivi sperimenta nuovi materiali e presenta Le carte topografiche nello showroom Olivetti di Viareggio; organizza inoltre la mostra I presepi: metamorfosi di un’allegoria in collaborazione con il Comune. Realizza diversi bassorilievi, tra cui Maternità (1985), donato alla Misericordia di Torre del Lago e San Martino donato alla Croce Verde di Viareggio. Compie diversi viaggi studio a Mosca, San Pietroburgo, Amsterdam, Atene, Delfi e Olimpia. Nel 1989 viene incaricato di un volume illustrato dedicato al pittore al pittore F. Orlandi. Nel 1990 fonda la rivista trimestrale Sinopia, il cui primo numero esce nel novembre.
Negli anni Novanta presenta le mostre Le ragazze della Costanza e Il mare a Santa Giulia, Lucca (1994) e sculture alla Villa Barbone di Viareggio
Ultimi anni
Nel 1996 il Comune di Santa Croce sull’Arno gli affida la realizzazione del bassorilievo La pelle, murato nello stesso anno. Alcune sue opere si trovano esposte preosso la Galleria d'Arte moderna e Contemporanea di Viareggio.[3]
Attività pittorica[4]
Serafino Beconi divenne noto soprattutto per il vasto ciclo di opere dedicato all’ eccidio di Sant'Anna, a cui lavorò tra la fine degli anni Cinquanta e la metà degli anni Sessanta. Parte di questo corpus, composto da oltre cento dipinti e disegni, fu esposta per la prima volta a Viareggio nel 1964, in occasione del ventesimo anniversario della strage, e successivamente al palazzo Ducale di Lucca nel 2014[5]. Diverse sue opere sono tuttora conservate dalla famiglia.[6].
Fin dagli esordi, la pittura di Beconi è stata riconosciuta per l’intensa forza poetica e per l’uso espressivo del colore, capace di restituire stati d’animo che oscillano dalla gioia al dramma. Tra gli anni Quaranta e i primi anni Sessanta la sua produzione alterna un realismo accentuato a soluzioni stilistiche vicine all’espressionismo e al fauvismo, mantenendo tuttavia un linguaggio personale e riconoscibile.
Il ciclo su Sant' Anna di Stazzema (1959–1964): tragedia, materia e universalità del male
Il ciclo dedicato all’eccidio di Sant'Anna[7], rappresenta un momento decisivo nella formazione del linguaggio maturo di Beconi. L’artista affronta il tema non come semplice cronaca, ma come meditazione sulla sofferenza umana e sulla presenza del male nella storia. Le opere mostrano una sintesi intensa tra figura e spazio, dove il colore, spesso materico e costruito per contrasti, contribuisce a creare atmosfere di sospensione e tragedia. La critica ha rilevato, in queste opere, consonanze con Emil Nolde e Ludwig Meidner[8], così come un uso “picassiano” dell’abbreviazione formale e della deformazione espressiva. Tale riferimento, considerato allora quasi inevitabile per un linguaggio che volesse rappresentare la drammaticità del presente, si innesta nella tradizione italiana, richiamando anche esempi antichi come i pulpiti dei Pisano. Beconi, che visitò personalmente Sant’Anna e raccolse testimonianze dei sopravvissuti, considerava questo lavoro una sorta di “tributo morale”. Ne derivano opere di forte intensità drammatica, come Seppellimento al chiaro di luna (1962), Seppellimento della figlia (1961–63), Donna che urla con le braccia alzate (1963), Trasporto di un corpo rosso e cavallo ucciso (1963) e Resti di corpi bruciati (1963). Anche i paesaggi del ciclo, privi di figure, mantengono una tensione apocalittica: in dipinti come Paesaggio di Sant’Anna, 12 agosto 1944 (1958–60) la natura si carica di presagi e diventa testimone impotente della violenza, trasformandosi in un luogo di angoscia silenziosa[9]. Apparentemente vuoto, quel paesaggio è in realtà densissimo di significati, costruito con una vitalità visionaria che dialoga con l’espressionismo nordico. La gamma cromatica, con i suoi toni grigioazzurri emergenti da fondali oscuri e improvvise accensioni fauve, costruisce atmosfere di sospensione e tragica imminenza. Il cromatismo non è mai decorativo: è struttura interna del racconto. Questo nucleo di lavori rappresenta una meditazione visiva sulla memoria civile, riconosciuta da critici come ed Ernesto Balducci[10]. Questo nucleo di opere è stato posto in relazione con lavori coevi di artisti come Mario Mafai, Renato Guttuso, e Birolli inserendolo nel più ampio panorama della pittura civile italiana del Novecento.
La metà degli anni ’60: la solidificazione della forma e il tono elegiaco
Dopo l’intensità del ciclo di Stazzema, la pittura di Beconi assume un tono più raccolto. Le opere realizzate intorno al 1965, come Paesaggio del Massaciuccoli, Monte Carchio e Falaschi del Massaciuccoli, rivelano un’esigenza di ordine formale: le masse si consolidano, il colore si distilla pur mantenendo una vibrazione inquieta.
In Madre vietnamita (1965) il tema tragico viene trasposto in una forma essenziale e severa, in cui il dolore è affidato più alla costruzione volumetrica che alla narrazione. In questi anni l’artista sperimenta un progressivo addensamento informale della figura, preludio alla scarnificazione degli anni successivi. A questo periodo appartiene anche Il muro bianco sul mare (1965), parte della collezione della Banca Commerciale Italiana[11].
Fine anni ’60 e anni ’70: scarnificazione, e “presenza”
Tra la fine degli anni Sessanta e i Settanta la figurazione di Beconi evolve verso una crescente essenzialità. Le figure si riducono a presenze concentrate, talvolta filiformi, sospese in spazi essenziali e metafisici. Opere come Ritratto del padre (1969), Maternità sulla spiaggia e Pescatore che rammenda la rete mostrano una pittura che privilegia la densità materica e il valore plastico del gesto.
In alcuni lavori emergono scomposizioni di ascendenza cubista, ad esempio in Stefania Sandrelli e il pattino (1969), sempre finalizzate alla costruzione della figura nello spazio. La luce, non più descrittiva, diventa energia che modella i volumi.
Paesaggio, figura e simbolo: lo spazio come inesauribile invenzione
Negli anni Settanta cresce la centralità del paesaggio nella produzione di Serafino Beconi, spesso rappresentato come una forza primordiale. Opere come Mareggiata (1970) e Bagno a sera sulla spiaggia libera (1981) testimoniano la sua capacità di restituire la materia del cielo e del mare con grande potenza plastica: una natura grandiosa, non idilliaca, dove il mare diventa matrice di energie profonde.
Parallelamente, nelle scene marine compaiono figure femminili, come Donna sul molo al tramonto o Ragazza che cammina sui piccoli scogli, sospese in una dimensione quasi metafisica: icone di solitudine e meditazione che emergono da un orizzonte vastissimo. Tra queste presenze, la figura di Ada assume un ruolo centrale. Non è soltanto una modella, ma un vero archetipo femminile, attraverso il quale l’artista indaga il rapporto tra corpo e spazio, tra movimento vitale e quiete contemplativa. Le sue apparizioni su un piccolo tratto di “spiaggia libera” diventano il punto di partenza per un racconto visivo in cui il corpo dialoga con la luce, il colore e la materia del paesaggio viareggino[12].
L’immagine di Ada permette a Beconi di esplorare il rapporto tra colore e volume, tra le tonalità delle sabbie e delle rocce e i blu intensi del Mediterraneo. Attorno a questo nucleo poetico prende forma una fase della sua pittura che si distacca dalla tradizione versiliese per confrontarsi con le correnti europee del Novecento: emergono echi espressionisti fondati sulla forza emotiva del colore, rimandi ai Macchiaioli, suggestioni cubiste rielaborate secondo la sensibilità toscana del dopoguerra.
Pur dialogando idealmente con artisti come Lorenzo Viani, Moses Levy o Carlo Carrà, Beconi mantiene sempre un carattere autonomo e originale. Autodidatta colto e profondamente radicato nella propria terra, articola cicli pittorici segnati da dominanti cromatiche, rossi, blu, gialli, che scandiscono la sua interpretazione della vita. In opere come Pattino di salvataggio (1976), Pescatore di retina (1983), Ragazze della Costanza e Bagnante con autoritratto (1993), questa continuità si traduce in un equilibrio compositivo saldo e in un rinnovato rapporto con il paesaggio marino, dove figura e natura convivono in una tensione poetica che definisce l’essenza stessa della sua arte [13].
Anni ’70–’80: la dimensione mitica e narrativa
Tra gli anni Settanta e Ottanta, Beconi elabora veri e propri racconti visivi, popolati da pescatori, donne, strumenti di lavoro e gesti arcaici. Opere come Pescatore che lancia il giacchio (1970), Il pescatore di mitili, Pescatore con il polpo, L’incubo a Siena e La buca nera uniscono la concretezza della vita quotidiana all’allegoria del destino. Il gesto, il lancio della rete, la lotta con il polpo, il camminare faticoso, diventa simbolo di una condizione esistenziale universale. La narrazione, pur essenziale, si carica così di una tonalità epica: un’epica della vita comune, radicata nell’energia e nei paesaggi della Versilia.
La forma-colore: un’identità linguistica autonoma
Il colorismo[8] di Beconi rappresenta uno dei tratti più distintivi della sua poetica. Ogni ciclo è caratterizzato da una gamma cromatica dominante, blu, rossi, gialli, utilizzata non per creare una semplice atmosfera, ma per esprimere una verità interiore: il colore diventa struttura narrativa e forma plastica, capace di costruire e scavare, di ferire e consolare. La sua tavolozza fonde accensioni fauve, tonalità smorzate, improvvise esplosioni di luce e contrasti emotivi forti, ponendo il colore al centro dell’esperienza visiva.
In questo modo la compresenza di violenza e tenerezza, tipica dell’artista, emerge con forza anche nella stesura: colpi di luce che squarciano il buio, linee nervose che incorniciano volti assorti, aperture liriche che interrompono paesaggi drammatici. L’esperienza scultorea di Beconi affina ulteriormente la sua pittura: egli “modella” in pittura come se costruisse un volume plastico, la figura sembra emergere dal blocco della tela, come in una scultura rivestita di colore. Questa fusione di colore, materia e forma testimonia una pittura libera da accademismi, profondamente radicata nella tradizione locale della Versilia ma allo stesso tempo sensibilissima agli echi delle correnti europee del Novecento.
I Ritratti
Nella produzione di Serafino Beconi si trovano opere dal gusto classico, ritratti di forte intensità psicologica e soggetti che uniscono mito e tradizione popolare. Accanto alla pittura, l’artista realizza anche rilievi a tema civile, mostrando come le sue diverse tecniche espressive facciano parte di una stessa visione artistica, in cui scultura e pittura risultano strettamente collegate.
Un ruolo importante all’interno del suo percorso è svolto dagli autoritratti, che Beconi considerava strumenti di riflessione personale. Dal 1956 agli anni Novanta questi lavori testimoniano l’evoluzione della sua ricerca, alternando momenti di introspezione, ironia e forte tensione espressiva. Nella ritrattistica in generale, l’artista sviluppa in modo diretto la propria idea di pittura, dando vita a opere caratterizzate da un marcato impatto emotivo e materico.
All’interno della sua ritrattistica, il ritorno ricorrente al volto di Stefania Sandrelli si inserisce nella fase più riflessiva della sua ricerca, in cui il ritratto diventa strumento di indagine psicologica piuttosto che mera rappresentazione fisionomica. Un ruolo centrale è svolto dalla luce del mare, elemento costante della sua poetica, che avvolge le figure attraverso una tavolozza ricca di macchie di colore e tonalità variate, capaci di ammorbidire i contorni e di esaltare la vitalità dei soggetti[14].
Questo approccio è evidente anche nei numerosi autoritratti, utilizzati dall’artista come filo conduttore della propria crescita artistica e personale, e come spazio privilegiato di sperimentazione espressiva[13].
La scultura: una tradizione assimilata e reinventata
L’attività scultorea di Serafino Beconi si integra pienamente con la sua produzione pittorica, condividendone temi, modalità espressive e tensioni stilistiche. Le sue sculture oscillano tra un realismo severo e una dimensione “mitica”, che sposta le forme nel territorio dell’immaginazione. Fin dagli anni Cinquanta Beconi sviluppa un linguaggio autonomo, fondato sull’osservazione diretta e su riferimenti impliciti all’arte antica, dai rilievi greci al modellato etrusco fino alle forme popolari medievali, più che sulla scultura moderna. In questo senso si configura come un autodidatta d’élite, capace di trasferire nella plastica temi della pittura e, più spesso, di reinventare modelli arcaici in forme originali [15].
La sua produzione scultorea comprende opere realizzate principalmente in terracotta e bronzo, materiali che valorizzano la modellazione del volume e la qualità plastica della forma. Alcune di queste opere sono conservate in collezioni pubbliche, tra cui la collezione della Fondazione Centro Studi Ragghianti di Lucca [16].
Le sculture di Beconi oscillano tra un realismo rigoroso e una dimensione mitica, in cui le forme risultano sospese tra rappresentazione e immaginazione. Nella sua produzione compaiono opere di compiutezza classica, ritratti di intensa caratterizzazione psicologica e soggetti mitologico-popolari, che testimoniano una costante attenzione alla memoria storica e simbolica. Accanto a queste, l’artista realizza anche rilievi di carattere civile, confermando l’unitarietà della sua visione artistica, nella quale scultura e pittura risultano strettamente correlate.
L’impegno civile: Viareggio, gli anni ’50 e la generazione della “secessione antivianesca”
Accanto alla sua carriera artistica, Serafino Beconi è stato anche una figura attivamente impegnata nella vita civile. Dopo la fine della Seconda guerra mondiale, animato da ideali di ricostruzione morale e sociale, partecipò alla vita pubblica di Torre del Lago, contribuendo alla fondazione della Pro Loco e all’organizzazione di eventi culturali che diedero nuova identità alla comunità locale. Da questa esperienza nacque la lista civica “della Pina”, con cui Beconi entrò nel Consiglio Comunale di Viareggio nel 1951. La formula “la volontà delle radici” riassume bene il suo impegno: una combinazione di attività artistica e civile, guidata da cultura e legame con la propria terra, che ha segnato oltre cinquant’anni della sua vita.
Gli anni Cinquanta furono un periodo cruciale per la vita culturale e civile di Viareggio, ma poco documentato. In quegli anni Beconi si oppose, come consigliere della lista civica, a un progetto che prevedeva la distruzione di gran parte della pineta di ponente. La sua posizione lo rese isolato nel panorama politico locale, portandolo a un rapido allontanamento dalle istituzioni.
Terminata l’esperienza amministrativa, Beconi spostò il suo impegno civile nel campo dell’arte, partecipando attivamente alla vivace scena culturale di Viareggio. Collaborò con artisti come Elpidio Jenco e Krimer, legati alla “Bottega dei Vageri” e al Centro Versiliese delle Arti, e prese parte alle iniziative del “Piccolo Teatro” di Franca Taylor e ai dibattiti promossi da critici e giornalisti locali.
Verso la fine del decennio si sviluppò un conflitto generazionale tra i giovani artisti, tra cui Beconi, e l’eredità di Lorenzo Viani, vista come un limite alla propria affermazione. Questo portò alla cosiddetta “secessione antivianesca” del gruppo del Gianni Schicchi, interpretata come un gesto simbolico necessario per affermare una nuova identità artistica. Il dibattito catturò l’attenzione della città e fu rilanciato dai giornali locali, contribuendo a stimolare un rinnovato interesse per la creazione di spazi dedicati all’arte, come una Galleria d’Arte Moderna e una Casa della Cultura.
Nonostante i progetti non furono realizzati, Beconi trovò soluzioni concrete: dal 1960 al 1967 organizzò con successo le esposizioni estive al Principe di Piemonte, ottenendo riconoscimenti da collezionisti italiani e stranieri. In questo periodo si consolidò anche l’amicizia con il critico Pier Carlo Santini, che nel 1964 presentò il catalogo del ciclo Omaggio a Sant’Anna di Stazzema.
Questo ciclo, frutto di una riflessione profonda sulla guerra e sulla responsabilità morale, nasce dall’esperienza personale dell’artista durante la prigionia tedesca e dall’elaborazione del senso di colpa per essere sopravvissuto. Con un linguaggio espressionista, Beconi affronta l’orrore dell’eccidio del 1944 come percorso di testimonianza e di espiazione. Nonostante il riconoscimento di critici come Ernesto Balducci, le opere del ciclo non hanno ancora una collocazione istituzionale stabile.
Sinopia[17]
Tra le ultime iniziative significative di Serafino Beconi c’è la fondazione della rivista Sinopia,[18] avviata nel 1990 di cui fu deatore, direttore e principale animatore. Pubblicata con cadenza stagionale, la rivista si proponeva la “difesa e lo sviluppo estetico del territorio versiliese, dei suoi paesi, del suo patrimonio storico e delle iniziative tese ad incrementarlo” [19]. Il titolo richiama la sinopia, il disegno preparatorio degli affreschi tracciato sull’intonaco grezzo: una metafora programmatica dell’intento di Beconi di mostrare il lavoro culturale nella sua forma più autentica, fatta di segni, tentativi, correzioni e partecipazione collettiva.
Caratteristiche della rivista
Sinopia era un periodico gratuito di sedici pagine, non spillate, accompagnato da due o tre inserti sciolti. La grafica, volutamente semplice, richiamava l’idea di un laboratorio aperto. Ogni numero era dedicato a un artista e costruito attraverso un dialogo tra testi e immagini: disegni, litografie e tracce grafiche costituivano un filo visivo unitario, mentre gli interventi scritti, brevi e incisivi, privilegiavano chiarezza e immediatezza, con occasionali accenti polemici.
Accanto alla parte visiva, la rivista comprendeva l’inserto poetico Le Stagioni, che ospitava versi e testi critici di poeti locali e nazionali. Sinopia veniva distribuita nelle biblioteche, librerie e principali edicole della Versilia ed era spedita in tutta Italia.
Contenuti e collaboratori
Sinopia divenne un luogo di scambio culturale che raccolse contributi di scrittori e studiosi come Tobino, Cassola, Cancogni, Pardini e Macrì, oltre a saggi, recensioni e contributi di critica d’arte. Ogni numero è dedicato a un artista e costruito attraverso un dialogo di immagini e testi: disegni, litografie e particolari grafici creano continuità visiva, mentre gli interventi scritti, brevi e incisivi, privilegiano chiarezza e immediatezza, con occasionali accenti polemici quando necessario. La serie De senectute mea di Pier Carlo Santini ne rappresenta un esempio significativo di amicizia intellettuale e dialogo critico. Con un tono sobrio ed elegante, Sinopia riflette la volontà di Beconi di valorizzare e trasmettere le radici culturali della Versilia.
La rivista documentò un’ampia storia culturale della Versilia del Novecento: dagli artisti storici come Lorenzo Viani, Galileo Chini, Moses Levy, Mino Maccari, Renato Santini e Pardini, ai giovani emergenti; dai poeti versiliesi agli autori nazionali che pubblicano inediti. Tra i frequentatori e le presenze ricorrenti compaiono Moravia e Montale, Henry Moore, Jenco, Murabito e Giovanni Michelucci.
Sinopia ricostruiva inoltre le diverse stagioni culturali della regione: dall’epoca dannunziana e pucciniana, agli anni Trenta mondani, fino al dopoguerra e alla contemporaneità, evidenziando continuità, trasformazioni e crisi. La rivista ospitava sia critiche ai monumenti che non rispettano questa funzione, sia omaggi sentiti, come quello dedicato a Shelley in occasione del centenario del suo monumento a Viareggio.
Beconi e la comunità di Torre del Lago
Nella seconda fase della sua esperienza editoriale, Beconi costruisce un vero e proprio “autoritratto” della comunità di Torre del Lago, un territorio tra mare e lago, al tempo stesso selvaggio e poetico. Torre del Lago al tempo che visse Ferruccio di Deo, qui raccoglie storie, leggende e vicende quotidiane, restituendo un’immagine di una comunità forte ma segnata dalle difficoltà, attraversata dai grandi temi del Novecento: emigrazione, guerra, lavoro e modernizzazione. Il suo racconto non è distaccato né nostalgico, ma partecipe, scandito come una veglia, con voci che si alternano, memorie condivise e un forte senso di appartenenza.
La natura selvaggia del lago, le tradizioni locali e le tensioni tra passato e modernità si intrecciano in episodi vividi, come l’attesa e la violenza rituale della pesca “a tela”. In questo contesto, Beconi vede la condizione dell’artista: dall’energia caotica della vita nascono le immagini, dal disordine prende forma il senso, e dall’esperienza concreta si genera l’opera.
Esibizioni personali e collettive di Serafino Beconi
Anni 1950
- 1951 – Galleria Fratini, Viareggio (26 luglio–12 agosto).
- 1952 – Galleria Ciardelli, Pisa (maggio).
- 1955 – Galleria Macarini, Lucca.
- 1956 – Galleria Il Galileo, Piombino (25 aprile–5 maggio).
- Ristorante Garibaldino, Viareggio (marzo).
- Galleria Bottega dei Vageri, Viareggio (1–10 dicembre).
- 1957 – Galleria Lyceum, Firenze (6–18 aprile).
- 1958 – Galleria Bottega dei Vageri, Viareggio (primavera).
- 1959 – Galleria Cocchini, Livorno (31 ottobre–13 novembre).
- 1960 – Casinò Principe di Piemonte, Viareggio (agosto).
Anni 1960
- 1961–1963 – Casinò Principe di Piemonte, Viareggio (mostre annuali di agosto).
- 1964 – Omaggio a Sant’Anna nel XX dell’eccidio, Liceo Scientifico, Viareggio (8–30 agosto), organizzata dal Comitato Versiliese del Ventennale della Resistenza.
- Casinò Principe di Piemonte, Viareggio (agosto).
- Omaggio a Sant’Anna, Casa Comunale della Cultura, Livorno (17 ottobre–12 novembre).
- 1965 – Redazione de L’Unità, Firenze (17–30 aprile): Omaggio a Sant’Anna.
- Casinò Principe di Piemonte, Viareggio (agosto).
- 1967–1968 – Casinò Principe di Piemonte, Viareggio (agosto).
- 1968 – Circolo della Stampa, Milano (13–17 gennaio).
- 1968–1969 – Circolo Amatori Arti Figurative, Empoli, Palazzo Ghibellino (21 dicembre–1 gennaio).
Anni 1970
- 1970 – Galleria La Fenice, Lido di Camaiore (16–30 aprile).
- 1971 – Dodici ritratti di Stefania, Galleria Il Fillungo, Lucca (19 febbraio–5 marzo).
- Galleria La Fenice, Lido di Camaiore (aprile).
- 1972 – Galleria Il Pennellaccio, Cagliari (5–20 febbraio).
- Galleria Duccio di Boninsegna, Siena (ottobre).
- Galleria A3, Viareggio (dicembre).
- 1973 – Galleria Il Leonardo, Sassari (gennaio).
- Club La Verdina, Camaiore (luglio).
- Camera del Lavoro, Viareggio (ottobre).
- 1974 – Galleria Studiolito, Viareggio (1–15 settembre).
- 1975 – Galleria Santa Croce, Lucca (10–23 gennaio).
- Omaggio a Sant’Anna, Chiesa di Sant’Agostino, Pietrasanta (aprile–maggio).
- 1977 – Galleria I Portici, Cascina (gennaio).
- 1978 – Galleria Il Magazzino del Sale, Viareggio (17–30 settembre).
- 1979 – Stanzaccia, Bagno Lagomare, Torre del Lago (18–28 agosto).
- 1981 – Esposizione a Viareggio (20 agosto).
Anni 1980
- 1983–1984 – L'opera di un artista in uno spazio nuovo, Concessionaria FIAT Errebi Auto, Pisa (18 dicembre–7 gennaio).
- 1984 – Le carte tipografiche, showroom Olivetti, Viareggio (1–25 ottobre).
- 1985 – Enoteca Italica, Fortezza Medicea, Siena (19–31 settembre).
- 1986 – Oli carte sculture, Istituto di Storia della Facoltà di Lingue, Pisa, e Concessionaria Errebi Auto (28 novembre–30 dicembre).
- 1987 – Navy Club, Viareggio (15–30 novembre).
- 1989 – Ritratti a Stefania Sandrelli, Galleria Il Magazzino del Sale, Viareggio (28 gennaio–12 febbraio).
- Barbarie del XX secolo, Palazzo Paolina, Viareggio (4 ottobre–5 novembre).
- Villa Sardi, Lucca (dicembre).
Anni 1990
- 1992 – Barbarie del XX secolo, Villa Pacchiani, Santa Croce sull’Arno (12 settembre–4 ottobre).
- 1993 – Le ragazze della Costanza, Club J’Île, Camaiore (10–30 settembre).
- Discoteca Victoria, Marina di Pietrasanta (21 ottobre).
- 1994 – Villa Barbone, Viareggio (5–20 agosto).
- Galleria Nuvola Nera, Santa Croce sull’Arno (22 ottobre–19 novembre).
- Il mare, Chiesa di Santa Giulia, Lucca (8–31 ottobre).
- 1995–1997 – Mostre tematiche in Toscana (Firenze, Viareggio, Santa Croce, Pietrasanta), tra cui Presepi d’artista e Il Dono dei Magi.
Anni 1940–1950
- 1947 – 2ª Mostra d’Arte Giovanile Interprovinciale, Torre del Lago.
- 1948–1951 – Premi Città di Pontedera, Mostre del paesaggio toscano.
- 1953–1954 – Premi Bagni di Lucca; Premio Suzzara; Premio Rosignano; Premio Visioni di Lucca.
- 1955–1956 – Premio Modigliani, Livorno; Premio Città di Viareggio; Premio Frattamaggiore (1º premio).
- 1956 – Mostra arti figurative sulla Resistenza, Bologna.
Anni 1960
Partecipazione regolare a:
- Premi Maschere e Carnevale di Viareggio (più volte premiato).
- Mostre del Gruppo Versiliese.
- Biennali Colori della Lunigiana, Sarzana.
- Mostre a Palazzo Grazioli, Roma; Logge degli Uffizi, Firenze.
Anni 1970
- Premi nazionali di pittura in Toscana e Liguria (Viareggio, Seravezza, Filattiera, Massarosa).
- Mostre dedicate al Carnevale di Viareggio e in sedi civiche (Hangar del Carnevale, Palazzo Paolina).
Anni 1980
- Premi a Panzano in Chianti, Siena, La Spezia, Firenze (Palazzo Strozzi).
- Mostre tematiche su Carnevale, musica e grafica contemporanea.
Anni 1990
- Partecipazioni alla rassegna Artisti Versiliesi a Firenze e Lucca.
- XX Premio Sulmona (Mostra internazionale d’arte contemporanea).
Note
- ↑ Portrait of Stefania Sandrelli at Serafino Beconi's studio Portrait of Italian actress Stefania Sandrelli in the studio of Italian painter Serafino Beconi. Behind her one can recognize some paintings. Viareggio, 1960s (Photo by Mondadori Portfolio by Getty Images), su gettyimages.com.au. URL consultato il 4.12.2025.
- ↑ Stefania Sandrelli drinking something with Serafino Beconi beside her portrait, su bridgemanimages.com. URL consultato il 4.12.2025.
- ↑ Beconi Serafino, su gamc.it.
- ↑ Percorso di Beconi a cura di Gianfranco Bruno, 1997.
- ↑ Serafino Beconi. Sant'Anna: la strage, su palazzoducale.lucca.it. URL consultato il 13 novembre 2014 (archiviato dall'url originale il 13 novembre 2014).
- ↑ Serafino Beconi - Pittore e Scultore Toscano 1925-1997, su beconi.art. URL consultato il 7 ottobre 2025.
- ↑ Serafino Beconi. Note biografiche, su arteinversilia.it. URL consultato il 13 novembre 2014 (archiviato dall'url originale il 13 novembre 2014).
- 1 2 Gianfranco Bruno, Percorso di Beconi, in Beconi, I edizione, Genova, Erga Edizioni, 1997, pp. 14, 15.
- ↑ Antonella Serafini (a cura di), SERAFINO BECONI: SANT'ANNA DI STAZZEMA, LA STRAGE. Dipinti e disegni 1951 - 1966, Prima edizione, Pistoia, Maschietto e Musolino, 2001.
- ↑ Umbero Sereni, Serafino Beconi: la volonta' delle radici in Beconi, a cura di Gianfranco Bruno, Ergaª ed., 1997.
- ↑ Mercedes Garberi, Arte antica e moderna nelle collezioni della Banca commerciale italiana: Ottocento e Novecento, Skira, 1997, p. 193, ISBN 88-8118-784-1.
- ↑ Serafino Beconi. Il mare: 20 opere 1947–1993, Massarosa, Tipografia Massarosa Offset, s.l., 1994.
- 1 2 Tommaso Paloscia, L'arte di Serafino Beconi: quando l'impeto affoga nella poesia. In Beconi, I edizione, Genova, Erga Edizioni, 1997, pp. 19 - 22.
- ↑ SANTINI Pier Carlo (a cura di), SERAFINO BECONI: DODICI RITRATTI DI STEFANIA., Prima edizione, Lucca, Nuova Grafica, 1971.
- ↑ Marcello Venturoli, La scultura in Beconi, Prima edizione, Genova, Erga edizioni, 1997, pp. 147-148.
- ↑ La collezione (PDF), su fondazioneragghianti.it, Fondazione Centro Studi Ragghianti. URL consultato il 2025.
- ↑ Sinopia, su digilander.libero.it. URL consultato il 4.12.2025.
- ↑ Stefano Bucciarelli, La bottega di "Sinopia" in Beconi, I edizione, Genova, Erga Edizioni, 1997, pp. 27 - 30.
- ↑ La Bottega di SINOPIA di Stefano Bucciarelli, su digilander.libero.it. URL consultato il 9.12.2025.
Collegamenti esterni
- https://www.cct-seecity.com/en/castagno-di-piteccio/borgo-museo-di-pistoia/serafino-beconi-mitologie/
- https://beconi.art/
- https://digilander.libero.it/trevisanart/newsite/sinopia/beconi.html
- https://catalogo.beniculturali.it/Agent/c5b491239531098fc275390ac5a51944
- https://www.pittorica.org/2014/08/01/
- (EN) Opere di Serafino Beconi, su Open Library, Internet Archive.
| Controllo di autorità | VIAF (EN) 22989899 · ISNI (EN) 0000 0000 3287 810X · LCCN (EN) n97125651 · GND (DE) 121144631 |
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