Serpente cornuto
Il Serpente cornuto è una creatura leggendaria diffusa presso diverse culture europee, mediorientali e dei nativi americani.[1] La creatura è assimilabile, per simbologia e funzione, al drago eurasiatico con il quale, a seconda delle molte varianti regionali, condivide il legame con l'elemento acquatico (corsi e specchi d'acqua, pioggia, ecc.), con le tempeste (tuono e fulmine) o con il fuoco.
Nel Vicino oriente Antico
Nella mitologia mesopotamica, il Ningishzida, è un ancestrale prototipo del serpente biblico trovato nel Giardino dell'Eden, a volte raffigurato come un serpente con corna. In altre raffigurazioni è tratteggiato con sembianze umane, ma è accompagnato da alcuni bashmu, sei serpenti cornuti. Il Ningishzida condivide l'epiteto di Ushumgal, "grande serpente", con molte altre divinità mesopotamiche.
In Europa

Il serpente dalle corna di ariete è una immagine religiosa ben conosciuta nell'Europa nord-occidentale prima e durante il periodo romano. Appare tre volte sul Calderone di Gundestrup, e nella Gallia romano-celtica era strettamente connesso al dio cornuto Cernunnos, in compagnia del quale è frequentemente raffigurato. Questa coppia mitologica appare almeno dal IV sec. a.C. nell'Italia settentrionale, dove una grande figura cornuta con torque e serpenti fu intagliata nella roccia in Val Camonica.[2] Una figuretta in bronzo a Étang-sur-Arroux e una scultura in pietra a Sommerécourt raffigurano il corpo di Cerumnos attorniato da due serpenti cornuti che si cibano dalle ciotole di frutta e di farina di mais nel grembo del dio. Sempre a Sommerécourt troviamo inoltre la scultura di una dea che sorregge una cornucopia e un melograno, mentre un serpente cornuto mangia da una ciotola di cibo. A Yzeures-sur-Creuse troviamo l'incisione di un giovane con un serpente cornuto scolpito nell'atto di avvolgersi intorno alle sue gambe, con la testa appoggiata sullo stomaco della figura, mentre a Cirencester nel Gloucestershire le gambe di Cerumnos sono due serpenti che si torcono ai due lati della sua testa per nutrirsi di frutta e grano. Secondo Mirande Green, i serpenti rappresentano la natura pacifica del dio, associata alla generosità della natura e all'abbondanza di frutta, ed evidenzia la sua associazione con la rigenerazione.[2] Altre divinità sono occasionalmente accompagnate da serpenti con corna di ariete, inclusi i cosiddetti "Marte Celtico", "Mercurio Celtico"; inoltre serpenti cornuti e a volte anche serpenti più convenzionali appaiono in combinazione con la ruota solare, apparentemente come attributi del dio del cielo.
Nelle Americhe: Unktehila

Gli Unktehila appaiono nella tradizione orale di numerosi popoli indigeni delle Americhe, specialmente delle tribù indigene delle foreste sud-orientali e dei Grandi Laghi. Generalmente, i miti li considerano creature antidiluviane originatesi prima dell'uomo e fisicamente simili ad enormi rettili, dotati di grandi corna e di una pelle coriacea e squamata. Alcune tradizioni li dipingono simili a enormi lucertole, altre ad altrettanto grandi serpenti. In molte tradizioni, l'Unktehila è acerrimo nemico dell'Uccello del tuono, specie responsabile dell'annientamento degli Unktehila più grandi. Questi rettili mitologici sono protagonisti di spicco dei differenti complessi cerimoniali dei paleoamericani.[3][4]

Le tradizioni del popolo Muscogee includono serpenti cornuti e "serpenti-nodo", chiamati estakwvnayv in lingua Muscogee. Entrambe sono variamente interpretati come la stessa creatura o a volte come due creature differenti; simili, ma differenti per dimensioni, in quanto il Serpente Cornuto sarebbe ben più grande del serpente-nodo. Per il popolo Muscogee fisicamente il Serpente Cornuto sarebbe un genere di serpente acquatico ricoperto di dure squame iridescenti e cristalline, con un singolo grande cristallo sulla fronte (curiosamente questo particolare richiama il radicato mito euro-asiatico delle cosiddette pietre di drago, preziosi cristalli che si troverebbero nella testa dei draghi: le due tradizioni sono in realtà completamente slegate e si sono sviluppate in maniera del tutto indipendente). Sia le scaglie che il cristallo sono molto ricercati per via del loro enorme potenziale divinatorio.[5] Le corna, chiamate chitto gab-by, erano invece usate nella medicina.[6] Jackson Lewis, un consulente presso John R. Swanton riguardo alle tradizioni del popolo Muscogee, disse riguardo a queste creature: «Questo serpente vive nell'acqua e ha corna come quelle di un cervo. Non è un serpente malvagio… non attacca gli uomini ma sembra avere una capacità magnetica sulle prede».[7] Spesso nelle storie e nelle favole, il Serpente Cornuto ama mangiare il sumac.[8] Le popolazioni dell'Alabama invece, chiamano il Serpente Cornuto tcinto såktco o "pesce-aragosta", e sono soliti classificarlo in quattro categorie che si distinguono per il colore delle loro corna ritorte, blu, rosse, bianche o gialle.[7]

All'interno del popolo Yuchi la figura del Serpente Cornuto è talmente sentita che le raffigurazioni più recenti arrivano sino al 1905. Un'effigie della creatura fu creata a partire dal manto scuoiato di un cervo, con il corpo dipinto di blu e le corna di giallo. La danza Yuchi nota come "danza della grande tartaruga" onora lo spirito del Serpente Cornuto, che nella loro tradizione è associato ai concetti di fulmine, fuoco, tuono, malattia e arcobaleno, tutti concetti che spesso ricordano figurativamente tracciati lineari (quindi "serpentiformi"). Fra le popolazioni Cherokee, il Serpente Cornuto è noto come "uktena". L'antropologo James Mooney, descrive così l'animale:
Secondo le credenze del popolo Sioux, lo Unktehila (Ųȟcéǧila) è un terribile rettile mostruoso dei tempi antichi. Erano molti e di molte forme, ma alla fine gli uccelli del tuono li distrussero, risparmiando solo piccole specie come lucertole e serpenti. Il mito potrebbe essere stato ispirato dal ritrovamento di dinosauri fossili nel territorio tribale dei Sioux; anche l'uccello del tuono potrebbe essere stato in parte ispirato da resti di scheletri di pterosauro.[9]
Altri nomi noti
- Misi-kinepikw ("grande serpente")—Tribù Cree
- Msi-kinepikwa ("grande serpente ")—Tribù Shawnee
- Misi-ginebig ("grande serpente")—Tribù Oji-Cree
- Mishi-ginebig ("grande serpente")—Tribù Ojibwe
- Pita-skog ("grande serpente")—Tribù Abenaki
- Sinti lapitta—Tribù Choctaw
- Unktehi o Unktehila—Tribù Dakota
- Olobit—Tribù Natchez
- Uktena—Tribù Cherokee
Note
- ↑ (EN) Horned serpent, feathered serpent, su altreligion.about.com. URL consultato il 23 aprile 2012 (archiviato dall'url originale il 6 aprile 2006).
- 1 2 Miranda Green, Animals in Celtic Life and Myth, pp. 227–8. Celtic Mars: carving at the curative sanctuary at Mavilly (Cote d'Ôr). Celtic Mercury: carving at Beauvais (Oise) and Néris-les-Bains (Allier). Association with the solar wheel: Gundestrup cauldron, altar at Lypiatt (Gloucestershire).
- ↑ (EN) Richard F. Townsend, Hero, Hawk, and Open Hand, Yale University Press, 2004, ISBN 0-300-10601-7.
- ↑ (EN) F. Kent Reilly [e] James Garber (a cura di), Ancient Objects and Sacred Realms, University of Texas Press, 2004, pp. 29-34, ISBN 978-0-292-71347-5.
- ↑ Grantham 2002, pp. 24-25.
- ↑ Grantham 2002, p. 52.
- 1 2 Grantham 2002, p. 25.
- ↑ Grantham 2002, p. 26.
- ↑ (EN) Virginia Morell, Sea Monsters, in National Geographic Magazine, 2009, pp. 74-75 (archiviato dall'url originale il 23 gennaio 2009).
Bibliografia
- (EN) Bill Grantham, Creation Myths and Legends of the Creek Indians, University of Florida Press, Gainesville, 2002, ISBN 978-0-8130-2451-6.
- Willoughby, Charles C. (1936). "The Cincinnati Tablet: An Interpretation". The Ohio State Archaeological and Historical Quarterly Vol. 45:257–264.
Voci correlate
- Avanyu
- Coi Coi-Vilu
- Drago cinese
- Serpente piumato
- Lindworm
- Moñái
- Nāga
- Quetzalcoatl
Altri progetti
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Collegamenti esterni
- Horned serpent, feathered serpent., su altreligion.about.com. URL consultato il 23 aprile 2012 (archiviato dall'url originale il 6 aprile 2006).
- Lakota creation myth involving Unktehi, su indianlegend.com. URL consultato il 23 aprile 2012 (archiviato dall'url originale il 1º maggio 2007).
- The Uktena And The Ulûñsû'tï, su sacred-texts.com.