Shintai
Uno shintai (神体?) è un oggetto venerato nello Shintoismo che si crede ospiti lo spirito di un kami[1]. Viene spesso chiamato go-shintai (御神体?), con l'aggiunta del prefisso onorifico "go-".
Descrizione
Gli shintai possono essere oggetti naturali o artificiali e sono venerati all'interno o vicino a un santuario shintoista per servire da yorishiro, oggetti per loro stessa natura capaci di attrarre i kami. Gli shintai utilizzati nei santuari shintoisti possono anche essere chiamati mitamashiro[1].
Nonostante ciò che il loro nome può suggerire, gli shintai non sono essi stessi parte dei kami, ma piuttosto dei contenitori, temporanei o meno, che li rendono accessibili agli esseri umani per essere venerati[2].
Shintai artificiali
Gli shintai più comuni sono oggetti creati dall'uomo come specchi, spade, gioielli (ad esempio le pietre magatama), gohei (bacchette usate durante i riti religiosi) e shinzō (sculture di kami). Prima della separazione forzata tra Shintoismo e Buddismo del 1868 (shinbutsu bunri), uno shintai poteva anche essere la statua di una divinità buddista.
I “Tre Tesori Sacri”, costituiti dallo specchio Yata no Kagami, dalla spada Ama no Murakumo no Tsurugi e dalla matagama Yasakani no Magatama, erano visti nell’antichità come simboli del potere regale; sono inoltre legati allo Shintoismo imperiale e si ritiene che siano di proprietà della Famiglia Imperiale.
Shintai naturali
Anche gli elementi naturali come montagne, isole, rocce, alberi, possono essere venerati come shintai.
Tra i più famosi ci sono il monte Miwa, il monte Nantai, il monte Kibi no Nakayama, la cascata di Nachi, l'isola di Okino-shima venerata nel Munakata Taisha e le rocce di Meoto Iwa. Lo shintai naturale più conosciuto e rinomato è il monte Fuji[3].
Shintoismo templare
Gli edifici dei santuari sono adornati con corde shimenawa, che attestano la presenza di shintai. Alcuni santuari shintoisti furono originariamente costruiti sui siti di alberi sacri o formazioni rocciose sacre[4].
Altri esempi
- In origine, il sumo era un rito sacro dedicato agli dei; per questo motivo, tra gli ōzeki — il grado più alto dei rikishi — coloro che vengono scelti in base a criteri specifici sono considerati incarnazioni divine e possono diventare yokozuna e indossare la corda shimenawa intorno alla vita, a testimonianza del fatto che essi stessi sono shintai viventi[5].
- Un kannushi, cioè un sacerdote shintoista, può diventare uno shintai vivente quando un kami entra nel suo corpo durante le cerimonie religiose.
- Un esempio dell'importanza di un albero sacro è la canfora di 700 anni che cresce nel mezzo della stazione di Kayashima. Gli abitanti del luogo protestarono contro lo spostamento dell'albero quando la stazione ferroviaria dovette essere ampliata, quindi la stazione fu costruita intorno ad esso[6].
Note
- 1 2 (EN) Shimazu Norifumi, Shintai, su d-museum.kokugakuin.ac.jp, Encyclopedia of Shinto.
- ↑ Karen Ann Smyers, The Fox and the Jewel: Shared and Private Meanings in Contemporary Japanese Inari Worship, Honolulu, University of Hawaii Press, 1999, p. 44, ISBN 0-8248-2102-5, OCLC 231775156.
- ↑ (EN) Nogami Takahiro, Fuji/Sengen Shinkō, su d-museum.kokugakuin.ac.jp, Encyclopedia of Shinto.
- ↑ Inoue Junko, 神道, collana Zukai zatsugaku, Natsume Publishing, 4 dicembre 2006, ISBN 9784816340628.
- ↑ Masaaki Sugata, 面白いほどよくわかる神道のすべて, Nihon Bungeisha.
- ↑ (EN) Japanese Train Station Protectively Built Around a 700-Year-Old Tree, su mymodernmet.com, 27 gennaio 2017.