Shout at the Devil

Shout at the Devil
album in studio
ArtistaMötley Crüe
Pubblicazione26 settembre 1983
Durata34:55
Dischi1
Tracce11
GenereHeavy metal
Hair metal
Hard rock
Sleaze metal
EtichettaElektra
ProduttoreTom Werman, Gene Simmons
Registrazione1983, Cherokee Studios, Hollywood (California)
FormatiLP, CD, MC
Certificazioni
Dischi d'oroAustralia (bandiera) Australia[1]
(vendite: 35 000+)
Dischi di platinoCanada (bandiera) Canada (3)[2]
(vendite: 300 000+)
Stati Uniti (bandiera) Stati Uniti (4)[3]
(vendite: 4 000 000+)
Mötley Crüe - cronologia
Album precedente
(1981)
Album successivo
(1985)
Singoli
  1. Shout at the Devil
    Pubblicato: 1983
  2. Looks That Kill
    Pubblicato: 4 gennaio 1984
  3. Too Young to Fall in Love
    Pubblicato: 30 aprile 1984

Shout at the Devil è il secondo album in studio del gruppo musicale statunitense Mötley Crüe, pubblicato il 26 settembre 1983 dalla Elektra Records.

Descrizione

Per la composizione dei brani, i membri della band hanno tratto ispirazione da libri dedicati al tema della magia nera e del simbolismo occulto. In particolare, Nikki Sixx lesse gli scritti di Anton LaVey, fondatore della Chiesa di Satana.[4]

Secondo Tom Zutaut, responsabile A&R della band, Shout at the Devil aveva in origine un titolo leggermente diverso ma ancora più cupo che rifletteva il crescente interesse di Sixx per l'iconografia satanica. "[Lui] voleva intitolare l'album Shout With the Devil", ha dichiarato Zutaut. "Era infastidito dall'etichetta, ed era infastidito anche da me."[4]

Sia Sixx che Zutaut affermarono di aver visto oggetti levitare intorno alla casa che il bassista condivideva con Lita Ford. Descrivendo una visita particolarmente inquietante, Zutaut ha raccontato di essere andato su tutte le furie dopo aver visto un coltello e una forchetta sollevarsi da un tavolo e conficcarsi nel soffitto: "Non esiste più Shout With the Devil", disse a Sixx. "Se continui a gridare con il diavolo, verrai ucciso."[4]

Questa atmosfera caratterizzò anche le sessioni di registrazione, in particolare per il brano scartato I Will Survive, durante il quale i membri della band si sdraiarono sulla schiena e tentarono di recitare al contrario la frase "Jesus Is Satan" ("Gesù è Satana").[4]

Sixx immaginava l'allestimento degli spettacoli del gruppo come un mix di raduni del Partito nazista e messe nere. Il bassista iniziò a credere che il presidente Ronald Wilson Reagan fosse l'Anticristo in persona, dato che i suoi nomi erano composti da sole sei lettere (666). "Era il diavolo contro cui volevo che tutti gridassero", ha ricordato Sixx.[4]

L'album è contraddistinto da canzoni cariche di temi come il sesso, la droga e la ribellione giovanile. Bastard venne presa di mira da Tipper Gore e dal PMRC per il suo linguaggio violento. L'album contiene anche una cover di Helter Skelter, brano dei Beatles noto per aver ispirato le azioni del serial killer Charles Manson.

Titolo e copertina

Il titolo e la prima copertina del disco, raffigurante un pentacolo rovesciato, suscitarono le polemiche dei gruppi cristiani che accusarono la band di satanismo.

"Diciamo a questi fanatici religiosi: leggete qui: Shout at the Devil", rispose Sixx in un'intervista televisiva del 1984, mostrando la copertina. "Non c'è scritto Shout With the Devil, ma at the devil. Ed è per questo che abbiamo messo il pentacolo sulla copertina."

Nelle edizioni successive, l'immagine incriminata è stata sostituita con quattro foto prese dagli scatti interni del vinile originale.

Pubblicazione e promozione

Shout at the Devil fu il primo successo in classifica per il gruppo e raggiunse la posizione numero 17 della Billboard 200.[5] I singoli Looks That Kill e Too Young to Fall in Love entrarono nella Billboard Hot 100,[5] mentre la title track Shout at the Devil si posizionò nella Mainstream Rock Airplay.[5] L'album ottenne quattro dischi di platino dalla RIAA.[3]

"Quando una band come la nostra pubblica Shout at the Devil", ha osservato Sixx nel 2000, "e l'etichetta fa zero marketing, zero pubblicità e non accetta alcuna inserzione commerciale, e vendi cinque milioni di dischi, allora tutti iniziano a darsi pacche sulle spalle. Ma sono stati i Mötley Crüe a farlo, non la Elektra Records."[6]

Edizione celebrativa

Nel 2023 è stato pubblicato un cofanetto in edizione limitata per celebrare il 40° anniversario contenente l'album rimasterizzato in vari formati, singoli originali, gadget esclusivi e una raccolta di demo intitolata Shout at the Demos & Rarities.[7]

Accoglienza

Recensioni professionali
RecensioneGiudizio
AllMusic[8]
Collector's Guide to Heavy Metal[9]8/10
Rolling Stone[10]
The Rolling Stone Album Guide[11]

All'epoca della sua uscita, Shout at the Devil fu freddamente accolto dalla critica. J. D. Considine di Rolling Stone trovò lo stile del gruppo innocuo, stereotipato e privo di originalità: "L'obiettivo di band come i Motley Crue è quello di offrire emozioni a buon mercato ad adolescenti disincantati, ed è qui che l'album alla fine delude."[10] Nella Rolling Stone Album Guide del 2004, confermò il suo giudizio negativo e liquidò la musica come "una distillazione tristemente mite dei cliché dei Kiss e degli Aerosmith".[11]

In una recensione retrospettiva per AllMusic, Barry Weber ha scritto che l'album "mostra il metal sporco e famigerato (ma comunque molto divertente) dei Mötley Crüe al suo meglio", aggiungendo che "sebbene album successivi come Dr. Feelgood abbiano ottenuto un maggiore successo di critica, nessun album dei Mötley Crüe supera la qualità di Shout at the Devil".[8]

Eredità

Nel giugno 2017, Rolling Stone ha inserito Shout at the Devil al 44° posto della sua lista dei 100 migliori album metal di tutti i tempi.[12] Sempre Rolling Stone, nell'agosto 2019, lo ha classificato al quarto posto della sua lista dei 50 migliori dischi hair metal.[13]

"Senza questo album, molte delle grandi band hair metal non sarebbero mai nate", ha osservato Satchel degli Steel Panther. "Theatre of Pain rappresentava più il loro look glam, ma Shout at the Devil era un disco fantastico. Era fottutamente pazzesco. Hanno alzato l'asticella. La gente lo guardava e diceva: cazzo, dobbiamo vestirci in modo figo, amico."[14]

Tracce

  1. In the Beginning – 1:13 (Geoff Workman)
  2. Shout at the Devil – 3:16 (Nikki Sixx)
  3. Looks That Kill – 4:07 (Sixx)
  4. Bastard – 2:54 (Sixx)
  5. God Bless the Children of the Beast – 1:33 (Mick Mars)
  6. Helter Skelter (cover dei Beatles) – 3:09 (Lennon-McCartney)
  7. Red Hot – 3:21 (Sixx, Mars, Vince Neil)
  8. Too Young to Fall in Love – 3:34 (Sixx)
  9. Knock 'Em Dead, Kid – 3:40 (Sixx, Neil)
  10. Ten Seconds to Love – 4:17 (Sixx, Neil)
  11. Danger – 3:51 (Sixx, Mars, Neil)

Tracce bonus edizione rimasterizzata (2003)

  1. Shout at the Devil (demo) – 3:18 (Sixx)
  2. Looks That Kill (demo) – 5:06 (Sixx)
  3. Hotter Than Hell (demo) – 2:49 (Sixx)
  4. I Will Survive – 3:19 (Sixx, Mars)
  5. Too Young to Fall in Love (demo) – 3:03 (Sixx)

40th Anniversary Edition (2023)

Formazione

Gruppo

Altri musicisti

Produzione

Classifiche

Classifiche settimanali

Classifica (1984) Posizione
massima
Australia[15] 85
Canada[16] 23
Finlandia[17] 18
Stati Uniti[5] 17

Classifiche di fine anno

Classifica (1984) Posizione
Canada[18] 97
Stati Uniti[19] 18

40th Anniversary Edition

Classifica (2023) Posizione
massima
Germania[20] 42
Spagna[20] 70
Svezia[20] 13
Svizzera[20] 59

Note

  1. ↑ (EN) ARIA Charts - Accreditations - 1997 Albums, su aria.com.au, Australian Recording Industry Association. URL consultato il 25 giugno 2015.
  2. ↑ (EN) Gold/Platinum, su musiccanada.com, Music Canada. URL consultato il 25 giugno 2015.
  3. 1 2 (EN) Mötley Crüe - Shout at the Devil – Gold & Platinum, su Recording Industry Association of America. URL consultato il 25 giugno 2015.
  4. 1 2 3 4 5 (EN) Tommy Lee, Mick Mars, Nikki Sixx e Vince Neil, The Dirt: Confessions of the World's Most Notorious Rock Band, a cura di Neil Strauss, ReganBooks, 2002, ISBN 978-0060989156.
  5. 1 2 3 4 (EN) Mötley Crüe – Chart history, su Billboard, Penske Media Corporation. URL consultato il 9 gennaio 2016. Cliccare sulla freccia all'interno della casella nera per visualizzare la classifica desiderata.
  6. ↑ (EN) Dave Ling, We are lüdicröus!, in Classic Rock, n. 12, marzo 2000, p. 48.
  7. ↑ (EN) MÖTLEY CRÜE Announces 'Year Of The Devil' 40th-Anniversary Celebration Of 'Shout At The Devil', su Blabbermouth.net, 3 agosto 2023. URL consultato il 7 novembre 2023.
  8. 1 2 (EN) Barry Weber, Shout at the Devil, su AllMusic, All Media Network. URL consultato il 14 marzo 2015.
  9. ↑ (EN) Martin Popoff, The Collector's Guide to Heavy Metal: Volume 2: The Eighties, Burlington, Ontario, Collector's Guide Publishing, 2005, p. 232, ISBN 978-1-894959-31-5.
  10. 1 2 (EN) J. D. Considine, Shout at the Devil, in Rolling Stone, 16 febbraio 1984. URL consultato il 14 marzo 2015.
  11. 1 2 (EN) J. D. Considine, Mötley Crüe, in Nathan Brackett e Christian Hoard (a cura di), The New Rolling Stone Album Guide, 4ª ed., Simon & Schuster, 2004, p. 562-63, ISBN 0-7432-0169-8.
  12. ↑ (EN) The 100 Greatest Metal Albums of All Time, su Rolling Stone, 21 giugno 2017. URL consultato il 13 ottobre 2017.
  13. ↑ (EN) 50 Greatest Hair Metal Albums of All Time, su Rolling Stone, 31 agosto 2019. URL consultato il 2 dicembre 2019.
  14. ↑ (EN) Satchel, Hair Metal, in Classic Rock, n. 138, novembre 2009, p. 59.
  15. ↑ (EN) David Kent, Australian Chart Book 1970–1992, St Ives, N.S.W., Australian Chart Book, 1993, ISBN 0-646-11917-6.
  16. ↑ (EN) Top Albums - March 3, 1984, su Library and Archives Canada. URL consultato il 9 gennaio 2016.
  17. ↑ (FI) Timo Pennanen, Sisältää hitin - levyt ja esittäjät Suomen musiikkilistoilla vuodesta 1972, 1ª ed., Helsinki, Kustannusosakeyhtiö Otava, 2006, ISBN 978-951-1-21053-5.
  18. ↑ (EN) Top 100 Albums of 1984, su Library and Archives Canada. URL consultato il 9 gennaio 2016.
  19. ↑ (EN) Top Pop Albums of 1984, su billboard.biz. URL consultato il 9 gennaio 2016 (archiviato dall'url originale il 31 dicembre 2012).
  20. 1 2 3 4 (NL) Mötley Crüe - Shout At The Devil, su Ultratop. URL consultato il 7 novembre 2023.

Collegamenti esterni