Sicopoli
| Sicopoli | |
|---|---|
| Utilizzo | Insediamento |
| Stile | Longobardo |
| Localizzazione | |
| Stato | |
| Comune | Bellona |
| Mappa di localizzazione | |
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La città di Sicopoli era situata in Campania sulle alture che costeggiano il fiume Volturno. Venne edificata nell'anno 841 dai Longobardi e venne denominata così in onore del principe Sicone.
Fu eretta sulla collina del monte Palombara, nei pressi del ponte Annibale, a Triflisco, frazione nel comune di Bellona (CE); all'epoca fu edificata in gran parte in legno.
Storia
Superata da tempo la crisi con i Carolingi, per i gastaldi longobardi che la governavano, la Capua romana – isolata nella pianura – non era più sufficientemente difendibile dalle ripetute incursioni arabe. Si rese quindi necessario creare delle strutture difensive in grado di proteggere meglio l'intera pianura della Terra Laboris.
Provvide a ciò il gastaldo Landolfo col fortificare nell'841 la collina della Palombara (alle spalle di Triflisco, una frazione nel comune di Bellona in provincia di Caserta) su cui fondò la città murata di Sicopoli. Questa controllava il sottostante attraversamento del fiume Volturno e mediante un sistema di torri di segnalazione, come la torre semaforica longobarda visibile ancora oggi, i suoi difensori erano in grado di avvistare quanto avveniva nella pianura sottostante.
A causa delle sue strutture prevalentemente costruite in legno la città fu rasa al suolo da un portentoso incendio, che lasciò in piedi ben poco; per questa causa fu abbandonata in favore della nascente Capua che ancora oggi è possibile ammirare.
Di Sicopoli, sulla collina della Palombara, rimane ben poco: il sito è stato devastato da un'edilizia priva di scrupoli negli ultimi trent'anni. Due capitelli a stampella figurati, individuati durante un sopralluogo nel 1978, furono trafugati poco dopo la loro scoperta, mentre l'epigrafe di Arniperga l'amalfitana – figlia di Marino prefetturio di Amalfi e moglie del conte Pandone,[1] morta nell'856 –, che fu ritrovata tra le rovine sulla collina nell'Ottocento, è custodita ora nel lapidario del Museo della certosa di S. Martino a Napoli. Questa è fino ad oggi la testimonianza più importante dell'alta condizione politica raggiunta dai signori della città scomparsa. Che Sicopoli non sia stato un insediamento provvisorio, come lascia intendere Erchemperto nella sua cronaca, è provato sia dai resti del recinto, che inizialmente fu forse soltanto ligneo, ma successivamente fu trasformato in solide mura ancora visibili per qualche tratto, sia da numerosi avanzi architettonici disseminati lungo le pendici collinari della Palombara.
Solo dopo l'incendio di Sicopoli i locali conti longobardi decisero di edificare la nuova Capua presso un'ansa del fiume Volturno, sul luogo di quella che era Casilinum, il porto di Capua antica, ritenendo la sua posizione più sicura.
Note
- ↑ Nicola Busino, Antonio Salerno e Domenico Proietti, L'epigrafe di Arniperga dall'area di Sicopoli: nuove prospettive di ricerca, su iris.unicampania.it. URL consultato il 17 novembre 2025.
Bibliografia
- Mario Pagano, Un caposaldo dell'archeologia longobarda da salvare: Sicopoli, in Capys. Annuario degli Amici di Capua (17), Associazione Amici di Capua, Capua, 1984, pp. 155-158.
- Stefania Quilici Gigli, La collina di Palombara, sulla stretta del Volturno a Triflisco, in Felix Terra: Capua e la Terra di Lavoro in età Longobarda. Atti del Convegno internazionale svoltosi a Capua e Caserta nei giorni 4-7 giugno 2015, Volturnia Edizioni, 2017, pp. 285-291, ISBN 978-88-96092-47-7.
- Nicola Busino, Antonio Salerno e Domenico Proietti, L'epigrafe di Arniperga dall'area di Sicopoli: nuove prospettive di ricerca, in Romani, Germani e altri popoli: momenti di crisi fra tarda antichità e alto Medioevo. Atti del Convegno internazionale di studi, Cimitile-Nola-Santa Maria Capua Vetere, 13-14 giugno 2019, Bari, Edipuglia, 2021, pp. 417-442, ISBN 978-88-7228-993-8.
- Nicola Busino e Antonio Salerno, L'area di Sicopoli: nuovi dati per la definizione dell’insediamento, in Quaderni di Polygraphia (9), SArMeCA I, Santa Maria Capua Vetere, 2024, pp. 45-58, ISBN 979-12-80200-12-9.