Sidero
| Sidero | |
|---|---|
| Nome orig. | Σιδηρώ (Sidēró) |
| Lingua orig. | Greco antico |
| Caratteristiche immaginarie | |
| Sesso | femmina |
| Professione | regina consorte dell'Elide |
Sidero (in greco antico Σιδηρώ?, Sidēró) è un personaggio della mitologia greca. Fu la seconda moglie di Salmoneo e regina consorte dell'Elide.
Etimologia
Il nome Sidero deriva direttamente dal termine greco síderos (σίδηρος), che significa "ferro". I mitografi e i drammaturghi dell'antichità non scelsero questo nome a caso, infatti esso fungeva da perfetto epiteto eziologico e volto a personificare la durezza d'animo, la crudeltà e l'assenza di pietà della donna, descritta letteralmente come una persona dal "cuore di ferro" nei confronti della figliastra Tiro.
Genealogia
Non sono note sue eventuali ascendenze.
Fu la seconda moglie di Salmoneo[1] e divenne la matrigna di Tiro.[1]
Non sono note sue eventuali progenie.
Mitologia
La figura di Sidero nella storiografia arcaica e nel teatro classico rappresenta il prototipo della matrigna spietata e la sua uccisione finale costituisce un nodo narrativo fondamentale per comprendere i successivi sviluppi della saga degli Argonauti.
La testimonianza teatrale di Sofocle
Sebbene nelle raccolte di miti successive la sua vicenda venga solo accennata, la fama di Sidero nell'antichità era legata principalmente alla produzione teatrale del drammaturgo Sofocle che le dedicò ampio spazio nelle sue due tragedie perdute (entrambe intitolate Tiro) e di cui oggi ne rimangono soltanto dei frammenti. Nelle due tragedie, Sidero era l'antagonista principale della giovane Tiro e veniva rappresentata sulla scena mentre la perseguitava e percuoteva fisicamente. Il momento culminante del dramma era incentrato sui due figli di Tiro (Pelia e Neleo), che riconoscevano la propria madre basandosi sui vistosi segni e sulle cicatrici lasciatele sul corpo dalle violenze di Sidero.[2]
Il sacrilegio nel tempio e la vendetta di Era
In seguito al ritorno dei gemelli Pelia e Neleo, ormai adulti, la situazione si capovolse drammaticamente. Per vendicare i lunghi anni di abusi subiti dalla madre, Pelia decise di assassinare la matrigna. Così, braccata dal giovane, Sidero cercò scampo rifugiandosi all'interno del recinto sacro del tempio di Era e Pelia entrò nel tempio e la sgozzò sull'altare.[1][3]