Silvio Bonfante

Silvio Bonfante

Silvio Bonfante (Oneglia, 3 agosto 1921 – Briga Alta, 17 ottobre 1944) è stato un partigiano italiano, conosciuto col nome di battaglia di "Cion", insignito della Medaglia d'oro al valor militare alla memoria.

Biografia

Cippo in memoria di Cion, all'entrata del paese di Upega

Studiò in seminario, ma a 14 anni decise di mettersi a lavorare. Iniziò come aiutante fuochista su una nave mercantile, nella flotta del pastificio Agnesi. Nel 1941 il giovane era stato chiamato alle armi e arruolato in Marina. Inquadrato al deposito Corpo degli equipaggi militari marittimi di La Spezia, era poi stato trasferito a Roma, al distaccamento della Marina. All'avvento della caduta del fascismo, tornò rapidamente in Liguria, seguendo l'esempio di uno zio (Nino Siccardi), si aggregò alla prime formazioni partigiane dell'Imperiese.[1]

Vice comandante della Seconda Divisione Garibaldi "Felice Cascione", nel 1944 a Vessalico fu ferito ad una gamba in uno scontro a fuoco con i tedeschi. Fu portato a Upega nel cuneese ad un improvvisato ospedale da campo partigiano, che fu successivamente attaccato dai tedeschi. Quando il gruppo di medici e partigiani che stava tentando di fuggire con i feriti fu circondato dai tedeschi, si tolse la vita per dare la possibilità ai porta feriti di fuggire e per non essere preso vivo dai nemici.

A suo nome furono intitolate la Sesta Divisione Garibaldi e successivamente due strade di Albenga e di Imperia.

Onorificenze

Medaglia d'oro al valor militare - nastrino per uniforme ordinaria
«In nove mesi di continua lotta contro i nazifascisti creava intorno a sé, con le sue epiche gesta, un’aureola di eroica leggenda. Trascinatore entusiasta e combattente valorosissimo, ebbe largo seguito di giovani che, animati dal suo valore, accorrevano ad impugnare le armi per la redenzione della Patria. Ferito durante un cruento combattimento e raccolto in un ospedale da campo che veniva circondato da SS. tedesche, visto cadere al suo fianco il medico che lo curava e preclusa ogni via di scampo, per non fare trucidare i portaferiti e non cadere vivo nelle mani del nemico, si uccideva, concludendo la sua vita col volontario supremo sacrificio. Fulgido esempio di valore e di sublime altruismo.»
— Imperia, 17 ottobre 1944[2]

Note

  1. ↑ Silvio Bonfante, su anpi.it. URL consultato il 7 aprile 2025.
  2. ↑ Silvio Bonfante, su quirinale.it. URL consultato il 4 agosto 2026.

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