Sinead Boucher

Sinead Boucher nel 2017

Sinead Marie Boucher, nata O'Hanlon (Belfast, 26 giugno 1970), è una giornalista e manager neozelandese, amministratrice delegata di Stuff Ltd. Il 31 maggio 2020 è diventata proprietaria di Stuff Ltd e nel luglio 2023 ne è stata nominata presidente esecutivo[1].

Gioventù e famiglia

Nata nel 1970 da Sean e Mary O'Hanlon, la Boucher si trasferì con la sua famiglia da Belfast, nell'Irlanda del Nord, a Christchurch, in Nuova Zelanda, quando aveva circa tre anni.[2] Ha studiato al Villa Maria College.[2] Dopo aver iniziato a studiare giurisprudenza all'Università di Canterbury, interruppe gli studi per lavorare da McDonald's, prima di tornare in Irlanda per un periodo.[2]

Nel 1992 è tornata in Nuova Zelanda e ha completato un corso di giornalismo di sei mesi presso l'Aoraki Polytechnic di Timaru, dove ha conosciuto il suo futuro marito, Mark Boucher.[2] La coppia si è sposata nel 2003 e ha due figli.[3]

Carriera

Nel 1993 è stata assunta da Fairfax come corrispondente dalla sede distaccata di North Canterbury per il quotidiano The Press.[2][4]

Nel 1999 si è trasferita a Londra con il suo futuro marito Mark, dove ha lavorato per il Financial Times sul suo sito web FT.com e presso l'ufficio londinese di Reuters.[2][5][6]

Nel 2003 è tornata in Nuova Zelanda ed è stata nominata vicedirettrice di The Press, occupandosi del sito web del giornale.[2][5] Nel 2007 è diventata la prima redattrice digitale del gruppo Fairfax, lavorando al sito web Stuff. Nel 2013 è diventata caporedattrice del gruppo Fairfax.[7]

È stata nominata amministratore delegato di Stuff Ltd nell'agosto 2017.[4] Nel 2018 ha descritto le sue priorità come amministratore delegato non solo come la realizzazione di profitti, ma anche come la creazione di un ambiente interno in cui i suoi collaboratori potessero relazionarsi e realizzarsi.[8] Il suo piano era quello di diversificare l'azienda, allontanandola dalla dipendenza dai ricavi editoriali, verso una serie di iniziative che avrebbero garantito all'azienda “un futuro più stabile e sostenibile”.[5]

L'acquisto di Stuff Ltd

Il 25 maggio 2020 Nine Entertainment ha concordato di vendere Stuff alla Boucher per 1 dollaro neozelandese, completando la transazione entro il 31 maggio. Secondo i termini dell'accordo, la Nine manterrà parte dei proventi derivanti dalla vendita dell'attività all'ingrosso di banda larga Stuff Fibre alla società di telecomunicazioni Vocus Group, nonché la proprietà dello stabilimento tipografico di Stuff a Wellington.[9][10][11] Al momento dell'annuncio, ha affermato che l'acquisto ha offerto a Stuff “una reale possibilità di prendere in mano il proprio destino e forgiare un futuro nuovo e davvero brillante”.[12] Ha inoltre dichiarato di voler perseguire l'obiettivo di offrire al personale l'opportunità di acquistare una quota della società,[12][13] e di voler sancire l'indipendenza delle funzioni editoriali[14] dai proprietari, ovvero da lei stessa e dai futuri azionisti.[15]

Ripianificazione di Stuff Ltd

All'inizio di giugno 2023 la Boucher ha lasciato la carica di amministratore delegato, assumendo quella di presidente esecutivo ed editore. Nell'ambito del processo di ristrutturazione, ha inoltre riorganizzato Stuff in tre divisioni: Stuff Digital, Stuff Masthead Publishing e Stuff Brand Connections.[16][17][18] Nel settembre 2023 ha confermato durante un'intervista con Radio New Zealand che Stuff stava facendo pressioni affinché le grandi aziende tecnologiche come Facebook, proprietaria di Meta Platforms, e Google pagassero per i contenuti online prodotti dai giornalisti di Stuff. Ha inoltre smentito le affermazioni del fondatore di The Platform, Sean Plunket, secondo cui Stuff avrebbe ricevuto sostegno finanziario dalla iwi (tribù) maori Ngāi Tahu, descrivendole come motivate da opinioni misogine sulle capacità delle donne.[19]

Nel dicembre 2024 Stuff è stata riorganizzata in due divisioni separate per la stampa e i media digitali: Masthead Publishing, che comprende i suoi marchi di giornali, e Stuff Digital, le sue risorse digitali tra cui stuff.co.nz, Neighbourly e ThreeNews.[20] Nel giugno 2025 il rivenditore online Trade Me ha acquisito una quota del 50% di Stuff Digital, con le sezioni immobiliari di Stuff che sono state rinominate Trade Me Property. In base all'accordo, la Boucher presiederà il nuovo consiglio di amministrazione di Stuff Digital, che sarà composto in parti uguali da membri di Stuff e di Trade Me.[21]

Premi

Nel 2012 la Boucher ha ricevuto il premio Wolfson Fellowship, il più prestigioso riconoscimento giornalistico della Nuova Zelanda, che prevede un soggiorno di 10 settimane presso l'Università di Cambridge.[6]

Note

  1. ↑ (EN) Stuff leadership changes: Sinead Boucher steps down as CEO, becomes executive chair; Laura Maxwell to take reins, su nzherald.co.nz, NZ Herald. URL consultato il 20 luglio 2023.
  2. 1 2 3 4 5 6 7 (EN) Tony Wall, From flipping burgers to media mogul – the shy Irish girl who bought Stuff, in Stuff.co.nz, 31 maggio 2020. URL consultato il 31 maggio 2020.
  3. ↑ (EN) Eleanor Ainge Roy e Eleanor de Jong, From police beat to Stuff owner: meet Sinead Boucher, New Zealand's newest media mogul, in Guardian, 23 giugno 2020. URL consultato il 27 giugno 2023.
  4. 1 2 (EN) Sinead Boucher named as Stuff chief executive, in Stuff, 22 agosto 2017. URL consultato il 5 dicembre 2019.
  5. 1 2 3 (EN) Horse's Mouth: Sinead Boucher, Stuff, su stoppress.co.nz, 30 gennaio 2018. URL consultato il 26 maggio 2020.
  6. 1 2 (EN) Wolfson Fellowship, su Voyager Media Awards. URL consultato il 28 maggio 2020.
  7. ↑ (EN) Sinead Boucher appointed CEO as Fairfax rebrands to Stuff, in StopPress.
  8. ↑ (EN) How Stuff works: Interview with CEO Sinead Boucher – World News Publishing Focus by WAN-IFRA, su blog.wan-ifra.org, 25 ottobre 2018. URL consultato il 26 maggio 2020.
  9. ↑ (EN) Tom Pullar-Strecker, Stuff ownership to return to NZ after management buy-out, in Stuff, 25 maggio 2020. URL consultato il 25 maggio 2020 (archiviato dall'url originale il 25 maggio 2020).
  10. ↑ (EN) Hamish Rutherford, Stuff sold for $1 to CEO Sinead Boucher by Nine Entertainment, in New Zealand Herald, 25 maggio 2020. URL consultato il 25 maggio 2020 (archiviato dall'url originale il 25 maggio 2020).
  11. ↑ (EN) Stuff chief executive Sinead Boucher buys company for $1, in Radio New Zealand, 25 maggio 2020. URL consultato il 25 maggio 2020 (archiviato dall'url originale il 25 maggio 2020).
  12. 1 2 (EN) Hamish Rutherford, Stuff sold for $1 to CEO Sinead Boucher by Nine Entertainment, in NZ Herald, 24 maggio 2020, ISSN 1170-0777. URL consultato il 26 maggio 2020.
  13. ↑ (EN) Charlotte Graham-McLay, New Zealand media group Stuff to be sold to chief executive Sinead Boucher for NZ$1, in The Guardian, 25 maggio 2020, ISSN 0261-3077. URL consultato il 26 maggio 2020.
  14. ↑ (EN) Business Perspectives - Editorial independence, su businessperspectives.org. URL consultato il 10 giugno 2026.
  15. ↑ (EN) Taking the brave leap to local ownership of Stuff, su Stuff, 25 maggio 2020. URL consultato il 28 maggio 2020.
  16. ↑ (EN) New Zealand media mogul Sinead Boucher unveils major Stuff restructure, in Australian Financial Review, 13 giugno 2023. URL consultato il 27 giugno 2023 (archiviato il 28 giugno 2023).
  17. ↑ (EN) Colin Peacock, More high-level editorial change at Stuff, in Radio New Zealand, 21 giugno 2023. URL consultato il 25 settembre 2023 (archiviato dall'url originale il 24 settembre 2023).
  18. ↑ (EN) New leadership group for the next generation of Stuff announced, in Stuff, 1º giugno 2023. URL consultato il 25 settembre 2023 (archiviato il 10 giugno 2023).
  19. ↑ (EN) Current and future state of Stuff, in Radio New Zealand, 24 settembre 2023. URL consultato il 25 settembre 2023 (archiviato il 24 settembre 2023).
  20. ↑ (EN) Duncan Greive, Stuff ‘consciously uncouples’ into two separate digital and print businesses, in The Spinoff, 11 dicembre 2024. URL consultato il 10 aprile 2025 (archiviato dall'url originale il 2 aprile 2025).
  21. ↑ (EN) Trade Me to buy 50% of Stuff Digital, in Radio New Zealand, 3 giugno 2025. URL consultato il 3 giugno 2025 (archiviato il 2 giugno 2025).

Collegamenti esterni