Statella
| Statella | |
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| Stato | |
| Titoli |
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| Fondatore | Accursio Statella |
| Data di fondazione | XIV secolo |
| Data di estinzione | 1970 |
| Etnia | Siculo-normanna |
La Statella è stata un'antica famiglia della nobiltà siciliana, documentata a partire dal XIV secolo. Ascesa al rango feudale durante la dominazione aragonese dell'isola, consolidò progressivamente il proprio potere attraverso l'acquisizione di numerosi feudi e l'esercizio di importanti incarichi politici, amministrativi e militari al servizio della Corona di Sicilia e, successivamente, dei sovrani del Regno delle Due Sicilie.
Nel corso della sua storia la casata conseguì un ruolo di primo piano nell'aristocrazia isolana, ottenendo il titolo di principe di Cassaro, il marchesato di Spaccaforno e numerose baronie, oltre ad altri titoli e dignità feudali. Diversi suoi esponenti ricoprirono incarichi diplomatici, militari e di governo, distinguendosi nella vita politica del Regno di Sicilia, del Regno delle Due Sicilie e, nel XIX secolo, durante il processo di unificazione italiana.
Storia
Origini
Secondo la tradizione genealogica riportata da autori quali Filadelfo Mugnos, Mango di Casalgerardo e Vincenzo Palizzolo Gravina, la famiglia Statella sarebbe stata di origine francese e sarebbe giunta in Italia dalle Fiandre, regione storica oggi compresa in parte nel Belgio.[1] Tale ricostruzione, propria della letteratura araldico-genealogica ottocentesca, non è tuttavia accompagnata da una documentazione coeva che consenta di verificarne con certezza l'origine geografica.
Il primo esponente della famiglia attestato in Sicilia dalla tradizione genealogica sarebbe Accursio Statella, giunto nell'isola nel 1326.[1] Fu tuttavia il figlio Enrico ad avviare il consolidamento patrimoniale e politico del casato, acquisendo diverse baronie e ampliandone l'influenza nel settore nord-orientale della Sicilia, fra il territorio catanese e quello messinese, in centri quali Randazzo, Francavilla di Sicilia e Castiglione di Sicilia. Nel suo manuale Il blasone in Sicilia, pubblicato fra il 1871 e il 1875, Palizzolo Gravina menzionò inoltre «un Gletto Statella carissimo a re Roberto di Napoli», dal quale avrebbe ottenuto la conferma dello stemma gentilizio attribuito ai conti Statella, indicati dallo stesso autore come antichi duchi di Borgogna.[1]
Nel corso dei secoli l'influenza politica degli Statella si estese in diverse aree della Sicilia orientale. Esponenti della famiglia ricoprirono incarichi quali quelli di capitano giustiziere, senatore e pretore nelle città di Catania, Siracusa e, in alcuni casi, Palermo. A tali funzioni si aggiunsero talvolta quelle di luogotenente o di gran siniscalco del Regno, nonché incarichi presso l'amministrazione centrale. Francesco VIII, principe di Cassaro, fu per esempio gentiluomo di camera, segretario di Stato presso il ministero di Grazia e Giustizia, luogotenente e capitano generale del Regno di Napoli nel 1810 e consigliere di Stato.
Signoria e Marchesato di Spaccaforno
Gli Statella entrarono in possesso dello Stato feudale di Spaccaforno, l'odierna Ispica, in seguito al matrimonio celebrato nel 1493 fra Francesco II Statella, indicato come XVII conte della famiglia, III gran siniscalco del Regno di Sicilia e signore della Roccella e di Mongiolino, e Isabella Caruso e Moncada. Quest'ultima era erede di Antonello Caruso, barone di Spaccaforno e della Callura e signore delle segrezie della città di Taormina. La famiglia esercitò il proprio dominio sul centro per diversi secoli, avendo come principale residenza il castello feudale, indicato nelle fonti come fortilitium, distrutto dal terremoto dell'11 gennaio 1693.
Il territorio costiero dello Stato di Spaccaforno fu interessato dalle incursioni corsare provenienti dal Mediterraneo ottomano. Un manoscritto settecentesco dedicato alla storia della famiglia Statella, ripreso in uno studio moderno,[2] riferisce di un'incursione compiuta da una flotta turca e della reazione organizzata dal feudatario Francesco III Statella:
La medesima tradizione è ricordata anche nella Sicilia nobile, opera pubblicata a Palermo fra il 1749 e il 1759 dal genealogista e storico Francesco Maria Emanuele Gaetani, marchese di Villabianca. L'autore riferì inoltre che le incursioni di corsari turchi e barbareschi lungo le coste di Spaccaforno proseguirono durante la signoria di Antonio I Statella, vissuto fra il 1626 e il 1651 e figlio e successore di Francesco III, il quale «scacciò più volte i Mori dalle riviere di Spaccaforno e molti ne prese schiavi, menandoli alle catene per servizio della sua Corte».[3]


L'elevazione marchionale del ramo di Spaccaforno avvenne con Francesco Statella e Caruso, al quale il titolo di marchese fu concesso mediante privilegio del 19 luglio 1598, reso esecutivo l'11 gennaio 1599. Nel 1757 la famiglia ottenne anche il titolo principesco, in una fase nella quale il suo prestigio era accresciuto dalle alleanze matrimoniali con altri casati dell'aristocrazia siciliana.
Fra queste unioni figurò il matrimonio di Pellegra Statella di Spaccaforno con Benedetto II Grifeo, VI principe di Partanna dal 1749, XVI visconte di Galtellì, V duca di Ciminna, capitano giustiziere di Palermo e cavaliere dell'Ordine Equestre del Santo Sepolcro di Gerusalemme. I Grifeo di Partanna avevano ricoperto incarichi di rilievo nel Regno di Sicilia, svolgendo missioni diplomatiche presso diverse corti europee e ottenendo funzioni nell'ambito del Sacro Romano Impero. Girolamo I Grifeo, padre di Benedetto II, fu infatti consigliere aulico intimo di Stato dell'imperatore Carlo VI. Il matrimonio inserì gli Statella in una più ampia rete di relazioni aristocratiche e patrimoniali, collegandoli ai possedimenti dei Grifeo concentrati soprattutto nei territori trapanese, palermitano e napoletano.
Un'altra importante alleanza matrimoniale fu quella con la famiglia dei principi Riggio della Catena. Fra il 1727 e il 1733 Andrea Giuseppe Riggio Statella, primogenito di Antonio Giuseppe Riggio Saladino e di Anna Maria Statella Paternò, promosse la fondazione di Catenanuova.[4]
Fra il XVI e il XVII secolo la Sicilia conobbe la fondazione di numerosi nuovi centri abitati, favorita dalla crescita demografica, dalla concessione delle licentiae populandi e dalla riorganizzazione economica e amministrativa del territorio feudale. L'unione con i Riggio, feudatari di Aci Catena, contribuì a rafforzare i rapporti patrimoniali e politici degli Statella lungo il versante orientale dell'isola.
Età contemporanea
Nel corso dell’età contemporanea i membri della famiglia Statella continuarono a fregiarsi dei titoli di marchese di Spaccaforno, principe di Cassaro e barone di Mongiolino. Con l’entrata in vigore della Costituzione della Repubblica Italiana, il 1º gennaio 1948, i titoli nobiliari cessarono tuttavia di essere riconosciuti dall’ordinamento giuridico italiano, ai sensi della XIV disposizione transitoria e finale della Costituzione. Secondo la tradizione genealogica della casata, il ramo principale della famiglia si estinse negli anni settanta del XX secolo con la morte dell’ultimo marchese di Spaccaforno.
Personaggi celebri
Tra le personalità originarie di Spaccaforno o appartenenti alla famiglia degli Statella, che per secoli esercitò un ruolo di primo piano nella vita politica e amministrativa del territorio, si ricordano:
- Antonio Statella (1784-1865), principe di Cassaro, diplomatico e uomo di Stato del Regno delle Due Sicilie. Ricoprì gli incarichi di ambasciatore presso le corti di Torino, Madrid e Vienna, ministro degli Affari esteri e, dal 1º marzo 1860, presidente del Consiglio dei ministri del Regno delle Due Sicilie sotto Francesco II di Borbone. Durante il suo governo dovette affrontare gli eventi della spedizione dei Mille, che portarono nel giro di pochi mesi alla caduta del Regno delle Due Sicilie e all'annessione del Mezzogiorno al nascente Regno d'Italia.[5]
- Vincenzo Statella (1825-1866), patriota del Risorgimento, partecipò alla prima e alla terza guerra d'indipendenza, prendendo parte anche alla spedizione dei Mille. Durante la battaglia di Milazzo contribuì, insieme a Giuseppe Missori, a salvare la vita a Giuseppe Garibaldi, che lo nominò proprio aiutante di campo.[6][7] Cadde nella battaglia di Custoza il 24 giugno 1866 e fu insignito della Medaglia d'oro al valor militare alla memoria, dopo aver già ricevuto la Medaglia d'argento al valor militare per il comportamento tenuto nel corso della prima guerra d'indipendenza.[8]
- Il venerabile Padre Salvatore della Santissima Trinità (1678-1728), al secolo Andrea Statella, religioso dell'Ordine Carmelitano. Dopo gli studi compiuti a Catania e Roma, fu ordinato sacerdote nel 1711. Entrato tra i Carmelitani nel 1726, promosse la ricostruzione del convento del Carmine di Spaccaforno, al quale destinò gran parte del patrimonio familiare, distinguendosi per l'attività religiosa e caritativa. Dopo la morte, avvenuta a Rimini, le sue spoglie furono traslate nella chiesa del Carmine di Spaccaforno. Nel 1762 ne fu proposta la causa di beatificazione, che tuttavia non ebbe seguito per insufficienza di testimonianze.
Simbologia
- Stemma

Blasonatura: inquartato: nel 1º e nel 4º d'oro, all'alabarda d'argento, manicata di nero; nel 2º e nel 3º di rosso, al castello d'oro.
Alias: inquartato: nel 1º e nel 4º d'oro, al castello al naturale; nel 2º e nel 3º di rosso, all'alabarda d'argento, manicata di nero.
Lo stemma civico di Ispica riprende quello della famiglia Statella, per secoli feudataria di Spaccaforno.
Note
- 1 2 3 Vincenzo Palizzolo Gravina, Il blasone in Sicilia : ossia, Raccolta araldica, Visconti & Huber, 1875, p. 356-357.
- ↑ Il testo è tratto da Melchiorre Trigilia, I Pirati nel litorale della Sicilia Sud-Orientale, nella rivista Pagine dal Sud, Centro Studi Feliciano Rossitto, Ragusa.
- ↑ Luigi Blanco, Il territorio di Santa Maria del Focallo – Marina Marza Archiviato il 9 settembre 2007 in Internet Archive., Officina degli Antichi Archivi.
- ↑ In uno dei quarti dell'antico blasone di Catenanuova era riprodotto lo scudo araldico degli Statella; infatti nel nuovo stemma del comune, ridisegnato nel 2003, nel primo terzo è stato reinserito assieme a quello della famiglia Riggio, essendo gli emblemi del fondatore della città.
- ↑ Harold Acton, Gli ultimi Borboni di Napoli (1825-1861), Firenze, Giunti, 1997.
- ↑ Melchiorre Trigilia, Storia e guida di Ispica, So.Ge.Me., 1989.
- ↑ Leonardo Arminio, Spaccaforno nel secolo decimonono, I, Comune di Ispica.
- ↑ Presidenza della Repubblica – Medaglie al valor militare, su quirinale.it.
Bibliografia
- Arminio Leonardo, Spaccaforno nel secolo decimonono, Ispica, Edizioni Comune di Ispica.
- Melchiorre Trigilia, Storia e guida di Ispica, So.Ge.Me Editore, luglio 1989.
- Melchiorre Trigilia, Vincenzo Statella eroe del Risorgimento, Ispica, 2014.
Voci correlate
- Palazzo Statella
- Lapide a Vincenzo Statella, su rete.comuni-italiani.it.
Altri progetti
Wikimedia Commons contiene immagini o altri file su Casato di Statella
Collegamenti esterni
- Sito della città di Ispica, su ispicaweb.it. URL consultato il 28 settembre 2007 (archiviato dall'url originale il 13 agosto 2006).
- La Sicilia in Rete: Progetti in Evidenza, su lasiciliainrete.it.
- Tavola contenente la genealogia Statella dal Nobiliario di Sicilia del Dott. Antonino Mango di Casalgerardo, A. Reber, 1912, Biblioteca della Regione Siciliana e indice generale della raccolta genealogica.
- Sul carattere rivoluzionario di Vincenzo Statella Archiviato il 9 luglio 2015 in Internet Archive., un divertente racconto di Saro Fronte (Oriano Tresfor).
- Famiglia Statella, su famiglie-nobili.com.

