Statua colossale del Nilo

Statua colossale del Nilo
Copia da originale alessandrino
Autoresconosciuto
DataI secolo
Materialemarmo
Dimensioni165×310×147 cm
UbicazioneMusei Vaticani, Città del Vaticano
N. inventarioMV.2300.0.0
Coordinate41°54′18.68″N 12°27′16.69″E

La statua colossale del Nilo è una scultura romana risalente alla fine del I secolo circa, attualmente esposta presso il Museo Chiaramonti, parte dei Musei Vaticani, nella Città del Vaticano.[1] Si tratta di un'allegoria del fiume Nilo ed è considerata una delle opere più importanti della collezione del museo.[2]

Storia

Lo scrittore Plinio il Vecchio menzionò l'esistenza di una statua monumentale del Nilo in basalto nero, all'interno del Foro della Pace a Roma e riconducibile all'ambito della scuola alessandrina.[3] È probabile - ma non certo - che la descrizione pliniana si riferisse proprio all'opera che ispirò il Nilo marmoreo conservato nelle collezioni vaticane.[1][3]

La statua fu scoperta nel 1513 nell'area corrispondente all'antico Campo Marzio: precisamente, il rinvenimento si ebbe nei pressi del tempio dedicato a Iside e Serapide (la cui sopravvivenza è attestata fino al V secolo).[1][3][4] Per volere di Papa Leone X, fu sin da subito collocata nel Cortile del Belvedere, dove fu esposta congiuntamente alla statua del Tevere con Romolo e Remo - scavata nella stessa area un anno prima e rispetto alla quale il Nilo si presenta stilisticamente più raffinato.[5] Nel XVIII secolo, durante il pontificato di Papa Clemente XIV, lo scultore Gaspare Sibilla si occupò del restauro dell'opera, provvedendo a integrarne le parti mancanti, ovverosia le dita delle mani e dei piedi del dio, i manici della cornucopia e i corpi di gran parte dei bambini.[6]

Nel 1803, in seguito alla firma del Trattato di Tolentino del 1797, ambedue le personificazioni delle divinità fluviali furono trasferite al Museo del Louvre di Parigi (nel 1811 fu attestata la loro presenza nella capitale francese). Nel 1815, con la sconfitta di Napoleone, il Nilo tornò in Vaticano, mentre il Tevere rimase al Louvre, offerto in dono da Papa Pio VII al re Luigi XVIII.[6]

Descrizione

L'opera raffigura il dio fluviale Nilo come un uomo anziano dall'espressione malinconica e con lunghi capelli ondulati, disteso sul fianco sinistro. Nella mano sinistra tiene una cornucopia colma di frutti; nella destra, invece, sono visibili delle spighe di grano.[1][3] Il gomito sinistro è appoggiato su una sfinge, simbolo dell'antico Egitto.[3] I sedici putti, che circondano il dio, stanno a simboleggiare i sedici cubiti d'acqua, cioè il livello raggiunto annualmente dal Nilo durante le piene: sono quindi direttamente ricollegati, assieme agli altri elementi, alla fertilità e ai raccolti abbondanti.[1][3]

Nel gruppo scultoreo sono anche presenti alcuni animali esotici, come il coccodrillo, la mangusta e l'ippopotamo e degli elementi vegetali quali canne e fiori di loto.[3] Sulla base sono rappresentate figure su barche e ibis sacri.[5]

Giovanni Becatti ha scritto che il «fiume benefico che ha dato vita all'Egitto ha trovato nell'arte alessandrina una solenne e sontuosa rappresentazione allegorica [...] al quale fanno una vivace, gioiosa, mobile, leggiadra corona la schiera petulante e spensierata dei sedici putti, simboleggianti i cubiti della piena del Nilo, [...]».[7]

Nella cultura di massa

Nel XIX secolo, lo scrittore polacco Bartłomiej Ignacy Ludwik Orański menzionò il "colossale Nilo" nel suo libro postumo Memorie dei viaggi in Italia e in Svizzera, del 1845.[2]

Galleria d'immagini

Note

  1. 1 2 3 4 5 Nilo - Musei Vaticani, su museivaticani.va. URL consultato l'11/11/2025.
  2. 1 2 (PL) Bartłomiej Ignacy Ludwik Orański, Wspomnienia Włoch i Szwajcaryi z podróży odbytych [Memorie dei viaggi in Italia e in Svizzera], Poznań, J. Łukaszewicz, 1845, p. 68.
  3. 1 2 3 4 5 6 7 Claudia Viggiani, La Statua del Nilo in Vaticano, su claudiaviggiani.com, 02/12/2017. URL consultato l'11/11/2025.
  4. ↑ Ulisse Aldovrandi, Le Statue di Roma, Bologna, Alessandro Benacci, 1556.
  5. 1 2 Helbig 1895, pp. 28-30
  6. 1 2 Haskell e Penny 1981, p. 272
  7. ↑ Giovanni Becatti (a cura di), Scultura Greca.Il Quarto secolo e l'Ellenismo, in Biblioteca Moderna Mondadori, Sezione Arti Figurative, n. 645, Milano, maggio 1961, pp. 146-151.

Bibliografia

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