Strage di Piazza Scaffa
| Strage di Piazza Scaffa strage | |
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| Data | 18 ottobre 1984 22:00 (circa) |
| Luogo | Piazza Scaffa, Palermo |
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| Obiettivo | Francesco e Cosimo Quattrocchi |
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| Conseguenze | |
| Morti | 8 |
La strage di Piazza Scaffa fu un eccidio di stampo mafioso commesso la notte del 18 ottobre 1984 a Palermo, in una stalla di Cortile Macello.
Storia
All'epoca dei fatti, il 34enne Francesco Quattrocchi e suo fratello maggiore Cosimo erano commercianti di carne equina e proprietari di alcune macellerie a Palermo e avevano deciso di ampliare la loro attività acquistando sedici cavalli da Molfetta, animali che arrivarono nel pomeriggio del 18 ottobre 1984. In società erano entrati anche Cosimo Quattrocchi, cugino dei due fratelli, e Marcello Angelini, genero di Francesco in quanto marito di sua figlia Antonina. Quel giorno, ad aiutare i quattro nella sistemazione dei cavalli nella stalla c'erano anche il fruttivendolo Giovanni Catalanotti, il raccoglitore di ferro vecchio Paolo Canale, il socio Antonio Federico e il dipendente dell'EAS Salvatore Schimmenti, che era anche mediatore nella compravendita di equini.[1]
Intorno alle 22, mentre erano tutti nella stalla, una decina di uomini armati fecero irruzione e li misero al muro per poi ucciderli con due colpi d'arma da fuoco ciascuno. Tutte le vittime vennero freddate con un colpo di pistola calibro 9 al cuore e un colpo di fucile calibro 12 alla testa.[1] Secondo le prime ricostruzioni, gli obiettivi sarebbero stati solo i fratelli Quattrocchi che non avevano acquistato i cavalli passando per l'intermediazione del mercato catanese, e perciò dovevano essere puniti. Le restanti sei vittime furono eliminate solamente in quanto testimoni del massacro.
Indagini e processi
All'inizio delle indagini, si pensò che la strage potesse essere connessa all'assassinio di un altro cugino dei fratelli Quattrocchi, anche lui di nome Cosimo, ucciso a Misilmeri il 26 febbraio 1982: nella sua casa erano stati trovati sedici milioni di lire in contanti. L'ipotesi dello sgarro commesso dai Quattrocchi sull'acquisto dei cavalli venne rivalutata, poiché sembrava difficile che potesse portare a un massacro di tale portata. Venne percorsa anche la pista del delitto connesso a qualche giro di droga, ma nella stalla dove avvenne il delitto il RIS non trovò tracce di stupefacenti.
Dopo anni di indagini, nel 1986 vennero arrestati il commerciante catanese Antonino Fisichella insieme ai boss mafiosi Nitto Santapaola, Pietro Vernengo e Carmelo Zanca che vennero imputati per la strage di Piazza Scaffa durante il maxiprocesso di Palermo.[2] Ad accusare Vernengo e Zanca fu il pentito Vincenzo Sinagra, che indicò i due come coloro che diedero il loro consenso alla strage salvo poi ritrattare le sue dichiarazioni in tribunale sostenendo di essersi inventato tutto. In aula, il PM Raimondo Cerami chiese quattro ergastoli per gli imputati. In primo grado e in appello Fisichella, accusato di essere il mandante della strage, fu assolto per insufficienza di prove. Nei due gradi di giudizio anche Santapaola, Vernengo e Zanca vennero assolti per non aver commesso il fatto.[2][3]
Nel 1993, il collaboratore di giustizia Giuseppe Marchese (nipote del boss Filippo Marchese) rivelò che la strage fu ordinata da Salvatore Riina per contrastare la figura di Pino Greco, boss di Ciaculli sempre più ingombrante all'interno di Cosa nostra.[4] L'intento di Riina era anche quello di inviare un chiaro segnale ai pool antimafia che pochi giorni prima della strage, il 29 settembre 1984, avevano attuato l'operazione "San Michele" emettendo 366 mandati di cattura a Palermo e in altre città come Roma, Milano e Frosinone.
Note
- 1 2 18 Ottobre 1984 Palermo. Strage di Piazza Scaffa. Furono uccise 8 persone, per dare un segnale forte della “potenza criminale delle “famiglie” siciliane”., su www.vittimemafia.it. URL consultato il 12 dicembre 2025.
- 1 2 L'AGGUATO DI PIAZZA SCAFFA UNA STRAGE SENZA COLPEVOLI, su ricerca.repubblica.it. URL consultato il 12 dicembre 2025.
- ↑ PER QUEGLI OTTO MORTI NESSUN COLPEVOLE ASSOLTI BOSS E GREGARI, su ricerca.repubblica.it. URL consultato il 12 dicembre 2025.
- ↑ Marchese: ero io il super killer di 'u curtu (PDF), in Corriere della Sera, 28 gennaio 1993.
