Suad Amiry

Suad Amiry (in arabo سعاد العامري ?; Damasco, 1951) è un'architetta, scrittrice e attivista palestinese.
Impegnata nella conservazione del patrimonio architettonico palestinese, nel 1991 ha fondato a Ramallah il Riwaq Centre for Architectural Conservation (RIWAQ).
Come scrittrice ha raggiunto notorietà internazionale con il memoir Sharon e mia suocera (2003), vincitore del Premio Viareggio internazionale nel 2004.[1]
Biografia
Nata a Damasco nel 1951 da madre siriana e padre palestinese originario di Jaffa, è cresciuta tra Amman, Damasco, Beirut e Il Cairo.[2] Il padre era scrittore e storico di Gerusalemme e della Palestina; la madre conduceva un'attività editoriale e tipografica a Damasco.[3]
La famiglia lasciò Gerusalemme in seguito alla nakba del 1948, esperienza che avrebbe influenzato sia la sua attività di architetta sia la sua produzione letteraria.[4][5]
Ha studiato architettura all'Università americana di Beirut, conseguito un master in urbanistica all'Università del Michigan e un dottorato in architettura all'Università di Edimburgo, dove la sua ricerca ha affrontato l'organizzazione spaziale dell'architettura rurale nella Palestina del tardo Ottocento, con particolare attenzione alle relazioni tra spazio costruito, struttura di parentela e genere.[6]
Attività accademica e impegno politico
Nel 1981 si è trasferita a Ramallah, in Cisgiordania, dove ha insegnato architettura all'Università di Bir Zeit fino al 1991.[7] Ha insegnato anche all'Università della Giordania e alla Columbia University di New York.[8]
Dal 1991 al 1993 ha fatto parte della delegazione palestinese ai negoziati di pace israelo-palestinesi a Washington.[9]
In questo stesso periodo ha co-diretto il progetto etnografico Living Jerusalem, promosso dalla Smithsonian Institution insieme alla folklorista israeliana Galit Hasan-Rokem. Il progetto ha coinvolto quaranta ricercatori, studenti e membri delle comunità palestinese e israeliana nella documentazione della vita culturale contemporanea di Gerusalemme, con particolare attenzione alle tradizioni orali, alle pratiche quotidiane e alle memorie dei residenti, al di là della narrazione puramente religiosa o monumentale della città.[10] La presentazione pubblica dei risultati al Folklife Festival del 1993 non ebbe luogo per difficoltà di finanziamento e per pressioni politiche.[11][12] Il lavoro di ricerca ha gettato le basi per l'evoluzione del progetto in una piattaforma accademica a lungo termine, ospitata successivamente presso la Ohio State University e l'Indiana University.[13]
Dal 1994 al 1996 ha ricoperto l'incarico di direttrice generale del Ministero della Cultura palestinese.[14]
Nel 2006 Amiry è stata nominata vicepresidente del consiglio di amministrazione dell'Università di Birzeit.[15]
Architettura e conservazione del patrimonio palestinese
L'attività di Amiry si concentra sulla conservazione e sul recupero del patrimonio architettonico palestinese, considerati strumenti di tutela della memoria storica e dell'identità culturale palestinese.[16][17]
Nel 1991 ha fondato a Ramallah il Riwaq Centre for Architectural Conservation, organizzazione non governativa dedicata alla documentazione, al recupero e alla valorizzazione del patrimonio edilizio storico palestinese.[18] Il nome dell'organizzazione richiama il riwāq, il porticato dell'architettura islamica tradizionale.
Tra il 1994 e il 2006 ha diretto il progetto Registry of Historic Buildings in Palestine, che ha documentato oltre 50.000 edifici storici in circa 450 località della Cisgiordania, di Gerusalemme Est e della Striscia di Gaza. Il censimento, corredato da fotografie e mappe GIS, è considerato il primo inventario sistematico del patrimonio architettonico palestinese.[2][19]
Sulla base dei dati raccolti, che hanno evidenziato come quasi il cinquanta per cento degli edifici storici sopravvissuti si concentrasse in cinquanta villaggi palestinesi, nel 2005 RIWAQ ha avviato il 50 Villages Rehabilitation Project, finalizzato al recupero di questi insediamenti attraverso interventi di restauro e programmi di sviluppo locale.[20]
Uno dei principali interventi ha riguardato il centro storico di Birzeit, restaurato tra il 2007 e il 2011 mediante il recupero di edifici storici e la riqualificazione degli spazi pubblici.[21] Per questo progetto RIWAQ ha ricevuto nel 2013 l'Aga Khan Award for Architecture.[22]
Nel 2015 ha promosso il Life Jacket Project, rivolto ai villaggi palestinesi dell'area di Gerusalemme separati dalla città dalla barriera di separazione israeliana costruita nei primi anni Duemila.[23][24] Il progetto prevedeva interventi temporanei di consolidamento degli edifici storici a rischio di crollo e iniziative di sostegno economico locale, nel tentativo di rafforzare il legame delle comunità con il territorio, all'interno di un contesto di frammentazione geopolitica.[16]
Nel 2020 RIWAQ Amiry ha avviato il programma Job Creation through Conservation per contrastare la disoccupazione di massa causata dal blocco del mercato del lavoro israeliano. L'iniziativa coniuga la tutela del patrimonio architettonico con la creazione di impiego locale, formando gli operai dei villaggi storici nelle tecniche di restauro tradizionale e trasformando il recupero edilizio in una leva di sviluppo economico e sociale.[19][25]
A partire dall'ottobre 2023, l'escalation del conflitto rende impossibile ad Amiry e al suo team operare a Gaza, dove RIWAQ disponeva di documentazione su edifici e villaggi in parte distrutti, e limita ulteriormente l'accesso agli archivi di Gerusalemme Est, separati dalla Cisgiordania dal sistema di barriere e checkpoint.[17] Architetti e ingegneri locali con cui RIWAQ collabora continuano tuttavia a documentare i siti danneggiati o distrutti, come la moschea di al-Omari, numerando le pietre e raccogliendo dati che rendano possibile una futura ricostruzione.[17]
Attività letteraria
L'attività letteraria di Amiry è legata ai temi dell'esilio, della memoria e della vita quotidiana nei territori palestinesi occupati.
Il memoir Sharon e mia suocera (Feltrinelli, 2003) raccoglie i diari scritti durante il coprifuoco imposto dall'esercito israeliano a Ramallah tra il 2001 e il 2002, originariamente inviati come messaggi di posta elettronica ad amici e colleghi all'estero.[26]
Il libro intreccia la dimensione pubblica dell'occupazione - i checkpoint, i permessi negati, le incursioni militari - con quella privata della convivenza forzata con la suocera novantunenne, costruendo una narrazione tragicomica in cui l'umorismo diventa strumento di resistenza individuale e di coesione sociale. Tradotto in diciannove lingue e divenuto bestseller in Francia, ha vinto nel 2004 il Premio internazionale Viareggio, assegnato insieme all'italo-israeliana Manuela Dviri,[1] e nel 2014 il Premio Nonino Risit d'Aur.[27]
La produzione narrativa successiva mantiene la medesima tensione tra esperienza individuale e storia collettiva palestinese. In Niente sesso in città (Feltrinelli, 2007) Amiry racconta la vita quotidiana a Ramallah sotto le restrizioni dell'occupazione; Golda ha dormito qui (Feltrinelli, 2013) affronta la questione della confisca delle abitazioni palestinesi da parte israeliana dopo il 1948; Damasco (Feltrinelli, 2016) sposta lo sguardo verso la città natale della madre durante la guerra civile siriana.[28]
Storia di un abito inglese e di una mucca ebrea (Mondadori, 2020), pubblicato due anni dopo nella versione inglese con il titolo Mother of Strangers (Bloomsbury, 2022), narra la storia d'amore tra due adolescenti, Subhi e Shams, ambientata nel contesto della Nakba e della distruzione della loro città.[29][30]
Gli studi critici hanno collocato la sua produzione nell’ambito della letteratura femminile palestinese postcoloniale, rilevando come il doppio registro nazionalista e femminista dell'opera consenta di articolare insieme la resistenza all'occupazione e la rivendicazione della capacità di azione delle donne palestinesi.[31]
Accanto alla narrativa Amiry ha pubblicato studi dedicati all'architettura vernacolare palestinese, tra cui The Palestinian Village Home (1989), Traditional Floor Tiles in Palestine (2000) e Peasant Architecture in Palestine: Space, Kinship and Gender (2018).[32]
Riconoscimenti
Nel 2004 ha ricevuto il Premio internazionale Viareggio per Sharon e mia suocera.[1][27]
Nel 2011 RIWAQ ha ricevuto il Prince Claus Award e nel 2012 il Curry Stone Design Prize.[22]
Nel 2018 Amiry ha ricevuto il Tamayouz Excellence Award nella categoria Woman in Architecture and Construction.[33]
Nel 2025 le sono stati conferiti l'Ada Louise Huxtable Prize for Contribution to Architecture, l'European Prize for Architecture e il Premio Argan dell'ANCSA.[34][35] Nello stesso anno ha ricevuto una laurea magistrale honoris causa dall'Università di Siena.[19][36]
Opere (selezione)
Architettura
- Space, Kinship and Gender: The Social Dimension of Peasant Architecture in Palestine, Edinburgh University Press, 1987
- The Palestinian Village Home, British Museum Press, Londra, 1989
- Traditional Floor Tiles in Palestine, RIWAQ, Ramallah, 2000
- Earthquake in April, RIWAQ, Ramallah, 2002
- Riwaq's Registry of Historic Buildings in Palestine, 3 voll., RIWAQ, Ramallah, 2006
- Peasant Architecture in Palestine: Space, Kinship and Gender, RIWAQ, Ramallah, 2018
Narrativa
- Suad Amiry, Sharon e mia suocera, Milano, Feltrinelli, 2003, ISBN 978-88-07-88305-7.
- Suad Amiry, Se questa è vita, Milano, Feltrinelli, 2005, ISBN 978-88-07-17106-2.
- Suad Amiry, Niente sesso in città, Milano, Feltrinelli, 2007, ISBN 978-88-07-17138-3.
- Suad Amiry, Murad Murad, Milano, Feltrinelli, 2009, ISBN 978-88-07-49086-6.
- Suad Amiry, Golda ha dormito qui, Milano, Feltrinelli, 2013, ISBN 978-88-07-49158-0.
- Suad Amiry, Damasco, Milano, Feltrinelli, 2016, ISBN 978-88-07-49195-5.
- Storia di un abito inglese e di una mucca ebrea, Milano, Mondadori, 2020, ISBN 978-88-35-70272-6.
Note
- 1 2 3 Suad Amiry, su feltrinellieditore.it. URL consultato il 9 maggio 2026.
- 1 2 (EN) Our Story, su riwaq.org. URL consultato il 9 maggio 2026.
- ↑ (EN) Suad Amiry, su palestineprize.foundation. URL consultato il 9 maggio 2026.
- ↑ (EN) The Work of Riwaq: Reclaiming Space in Architectural Rehabilitation of Palestinian Villages, su thejerusalemfund.org. URL consultato il 9 maggio 2026.
- ↑ (EN) A Conversation with Palestinian Author Suad Amiry, su imeu.org, 30 giugno 2015. URL consultato il 10 maggio 2026.
- ↑ (EN) Space, kinship and gender: the social dimension of peasant architecture in Palestine, su era.ed.ac.uk. URL consultato il 9 maggio 2026.
- ↑ (EN) Dr. Suad Al Amiry, su birzeit.edu. URL consultato il 9 maggio 2026.
- ↑ (EN) Suad Amiry, su arch.columbia.edu. URL consultato il 9 maggio 2026.
- ↑ (EN) Suad Amiry, su europeanarch.eu. URL consultato il 9 maggio 2026.
- ↑ Suad Amiry, Infrastutture socio-economiche e culturali per il recupero dei centri storici nella Palestina rurale = Socio-Economic and Cultural Infrastructure of Rehabilitation in Historic Centers in Rural Palestine, in Maria Luisa Germanà (a cura di), Permanenze e innovazioni nell'architettura del Mediterraneo, Firenze, Firenze University Press, 2011, pp. 415–416, ISBN 978-88-6655-003-7.
- ↑ (EN) Amy Horowitz, The Jerusalem Festival Project (PDF), in 1993 Festival of American Folklife Program Book, Smithsonian Institution, 1993, pp. 90–96.
- ↑ (EN) Suad Amiry, Penny Johnson, Representing Jerusalem: An Interview with Suad Amiry, in Middle East Report, n. 182, 26 maggio 1993, pp. 22-23.
- ↑ (EN) Living Jerusalem, su amyhorowitz.org. URL consultato il 9 maggio 2026.
- ↑ (EN) Suad Amiry, su inkwellmanagement.com. URL consultato il 10 maggio 2026.
- ↑ (EN) 2025 European Prize for Architecture: Suad Amiry, su e-architect.com. URL consultato il 9 maggio 2026.
- 1 2 (EN) From ruin: The architect leading the preservation of Palestinian cities, in Ynet News, 25 gennaio 2011. URL consultato il 9 maggio 2026.
- 1 2 3 (EN) Laila Shadid, Suad Amiry on Defending Palestinian Identity Through Cultural Heritage, su cairoscene.com, 6 gennaio 2026. URL consultato il 10 maggio 2026.
- ↑ (EN) Suad Amiry, su archnet.org. URL consultato il 9 maggio 2026.
- 1 2 3 Giovanni Manfolini, Intervista all’architetta e scrittrice palestinese Suad Amiry, su artribune.com, 2 febbraio 2026. URL consultato il 10 maggio 2026.
- ↑ (EN) 50 Historic Centers, su riwaq.org. URL consultato il 9 maggio 2026.
- ↑ (EN) Revitalisation of Birzeit Historic Centre, su archnet.org. URL consultato il 9 maggio 2026.
- 1 2 (EN) Awards, su riwaq.org. URL consultato il 9 maggio 2026.
- ↑ The Life Jacket. The Restoration and Regeneration of Rural Jerusalem, su riwaq.org. URL consultato il 10 maggio 2026.
- ↑ (EN) Cultural restoration: Kafr ‘Aqab in the West Bank, Palestine by Riwaq, su architectural-review.com. URL consultato il 10 maggio 2026.
- ↑ (EN) Job creation, su riwaq.org. URL consultato il 10 maggio 2026.
- ↑ (EN) Nadine Adel Sinno, Family Sagas and Checkpoint Dramas: Tragedy, Humor, and Family Dynamics in Suad Amiry's Sharon and My Mother-in-Law: Ramallah Diaries, in Journal of Middle East Women's Studies, vol. 9, n. 1, 2013, pp. 30–53, DOI:10.2979/jmiddeastwomstud.9.1.30.
- 1 2 (EN) Suad Amiry, su premio.grappanonino.it. URL consultato il 9 maggio 2026.
- ↑ Maria Camilla Brunetti, Intervista a Suad Amiry / Quando Damasco era un paradiso, su doppiozero.com, 18 aprile 2016. URL consultato il 10 maggio 2026.
- ↑ Storia di un abito inglese e di una mucca ebrea, su raicultura.it. URL consultato il 10 maggio 2026.
- ↑ (EN) Mother of Strangers: A Celebration of Suad Amiry's New Novel, su palestine.mei.columbia.edu. URL consultato il 10 maggio 2026.
- ↑ (EN) Samah A.F. Jarrad, Women's Resistance in Palestinian Autobiographies from a Feminist Perspective: Suad Amiry's Sharon and My Mother-in-Law, in Modern Applied Science, vol. 14, n. 10, 2020, pp. 1–9, DOI:10.5539/mas.v14n10p1.
- ↑ (EN) Peasant Architecture in Palestine: Space, Kinship and Gender, su globalcenters.columbia.edu. URL consultato il 9 maggio 2026.
- ↑ (EN) Suad Al Amiry, su takreem.org. URL consultato il 9 maggio 2026.
- ↑ (EN) 2025 European Prize for Architecture: Suad Amiry, su e-architect.com. URL consultato il 9 maggio 2026.
- ↑ Premio Argan 2025, su ilnuovoterraglio.it. URL consultato il 9 maggio 2026.
- ↑ Laurea honoris causa a Suad Amiry, su wp.unistrasi.it. URL consultato il 10 maggio 2026.
Altri progetti
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Collegamenti esterni
- Suad Amiry, su enciclopediadelledonne.it, Enciclopedia delle donne.
- Opere di Suad Amiry, su MLOL, Horizons Unlimited.
- (EN) Opere di Suad Amiry, su Open Library, Internet Archive.
- Registrazioni audiovisive di Suad Amiry, su Rai Teche, Rai.
- Opere e interviste di Suad Amiry, su feltrinellieditore.it.
- Riwaq Centre for Architectural Conservation, su riwaq.org.
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