Suicidio anomico

Ritratto di Émile Durkheim (1858-1917), autore de Il suicidio. Studio di sociologia.

Il suicidio anomico è una delle quattro tipologie di suicidio individuate dal sociologo francese Émile Durkheim nella sua celebre opera Il suicidio. Studio di sociologia (1897), insieme a quello egoistico, altruistico e fatalistico. Esso si verifica quando un individuo sperimenta una drastica perdita o un allentamento dei riferimenti normativi e morali da parte della società, una condizione definita "anomia" (dal greco ἀνομία, assenza di leggi o regole).[1] A differenza del suicidio egoistico, che scaturisce da una scarsa integrazione dell'individuo nel tessuto sociale, il suicidio anomico è causato da un difetto nella "regolazione" che la struttura sociale dovrebbe esercitare sulle passioni e sui desideri umani.[2]

Il concetto di regolazione sociale

Secondo il paradigma durkheimiano, l'essere umano è caratterizzato da una duplice natura (il cosiddetto homo duplex): da una parte ha bisogni fisici limitati e facilmente saziabili, dall'altra possiede desideri sociali e psicologici che, per loro natura, sono illimitati. Per evitare che l'individuo sia condannato a una perenne e frustrante insoddisfazione, è necessario un potere regolatore esterno che imponga dei limiti morali, definendo ciò che è giusto e proporzionato alle proprie condizioni. Questo ruolo di autorità morale è svolto dalla società.[3] Quando il sistema sociale è stabile, esso agisce come un freno: gli individui interiorizzano le norme e accettano la loro condizione. Tuttavia, quando questo potere di regolazione viene meno, le passioni perdono ogni limite. Senza una bussola morale e sociale, l'individuo cade in uno stato di disorientamento e insofferenza che lo rende vulnerabile all'angoscia e, nei casi più estremi, al gesto suicidario.[1]

Le cause scatenanti

Durkheim individua le cause del suicidio anomico in concomitanza di rapidi e violenti cambiamenti dell'ordine sociale o personale, classificando il fenomeno in due macro-categorie: l'"anomia economica" e l'"anomia coniugale o domestica". Durkheim dimostrò, attraverso l'uso pionieristico della statistica sociale, che il tasso di suicidi non aumenta solo durante le gravi depressioni economiche (le quali declassano improvvisamente gli individui, azzerando le loro certezze). Al contrario, subisce impennate altrettanto drammatiche durante i periodi di improvviso boom economico.[4] Un arricchimento repentino sconvolge la scala tradizionale dei bisogni e delle aspettative, rendendo le vecchie regole obsolete e illudendo l'individuo che ogni traguardo sia improvvisamente alla sua portata. Inoltre, il suicidio anomico si manifesta anche nella sfera privata (è il caso dell'anomia coniugale o domestica). La fine improvvisa di un equilibrio istituzionalizzato, come il matrimonio, a causa di un divorzio o di una vedovanza, distrugge la regolazione morale che la famiglia esercitava sull'individuo, esponendolo allo smarrimento anomico.[1]

La rilevanza nella società moderna

Nella sua analisi macro-sociologica, Durkheim considerava l'anomia non solo come un evento transitorio, ma come una patologia cronica e strutturale della società industriale moderna, in particolare nella sfera economica e commerciale.[3] Il mercato capitalistico, basato sulla competizione sfrenata, sull'innovazione continua e sull'esaltazione del successo individuale, tende per sua natura a rifiutare l'imposizione di limiti morali superiori. Questo stato di perenne instabilità e di mobilitazione dei desideri trasforma l'anomia in una condizione latente della modernità.[4] Ancora oggi, il concetto di suicidio anomico è ampiamente utilizzato dalla sociologia contemporanea per interpretare i picchi di mortalità autoinflitta durante le grandi transizioni storiche, come il crollo dell'Unione Sovietica (che generò un improvviso vuoto normativo) o durante le grandi crisi finanziarie globali.[5]

Note

  1. 1 2 3 Émile Durkheim, Il suicidio. Studio di sociologia, Milano, Rizzoli, 1987 [1897], ISBN 978-8817166195.
  2. ↑ Anthony Giddens e Philip W. Sutton, Sociologia, Bologna, Il Mulino, 2014, 24-25, ISBN 978-8815252289.
  3. 1 2 Paolo Jedlowski, Il mondo in questione. Introduzione alla storia del pensiero sociologico, Roma, Carocci, 2009, pp. 83-85, ISBN 978-8843048946.
  4. 1 2 Gianfranco Poggi, Émile Durkheim, Bologna, Il Mulino, 2003, pp. 78-80, ISBN 978-8815095572.
  5. ↑ David Stuckler e Sanjay Basu, The Body Economic: Why Austerity Kills, New York, Basic Books, 2013, ISBN 978-0465063987.

Bibliografia

  • Raymond Aron, Le tappe del pensiero sociologico, Milano, Mondadori, 1984 [1972], ISBN 978-8804325437.
  • Émile Durkheim, Il suicidio. Studio di sociologia, Milano, Rizzoli, 1987 [1897], ISBN 978-8817166195.
  • Paolo Jedlowski, Il mondo in questione. Introduzione alla storia del pensiero sociologico, Roma, Carocci, 2009, ISBN 978-8843048946.
  • Gianfranco Poggi, Émile Durkheim, Bologna, Il Mulino, 2003, ISBN 978-8815095572.
  • Anthony Giddens e Philip W. Sutton, Sociologia, Bologna, Il Mulino, 2014, ISBN 978-8815252289.
  • David Stuckler e Sanjay Basu, The Body Economic: Why Austerity Kills, New York, Basic Books, 2013, ISBN 978-0465063987.

Voci correlate