Svanzica

Moneta da 20 kreutzer del 1785 raffigurante Franz Ludwig von Erthal, principe-vescovo di Würzburg e Bamberga.

La svanzica (dal tedesco zwanzig kreuzer "venti kreuzer"[1]) era una moneta in argento da venti kreuzer in uso nell'Impero austriaco e nei suoi territori. In Italia si diffuse in particolar modo dopo la creazione del Regno Lombardo-Veneto e durante il regno di Ferdinando I.

Un picco massimo di diffusione si ebbe nel 1823: l'aumento del suo cambio legale da 86 a 87 centesimi provocò un maggiore afflusso di moneta dalle altre provincie imperiali. Alla unificazione d'Italia, la moneta corrispondeva a 1 lira austriaca e a 0,87 lire italiane[2] La svanzica è citata nel romanzo del 1890 I Barbarò dello scrittore lombardo Gerolamo Rovetta (1851-1910)[3], nel romanzo Il maestro di setticlavio del 1891 dello scrittore romano di origine veneta Camillo Boito (1836-1914)[4], in Piccolo mondo antico di Antonio Fogazzaro e in "A volte ritorno" di John Niven.

Modi di dire

In dialetto romanesco si usa tuttora dire "caccia una svanzica" per dire "tira fuori i soldi"[5], nello slang giovanile invece è in uso "svanzicare" che significa "pagare"[6].

Note

  1. ↑ Svanzica su etimo.it, su etimo.it.
  2. ↑ Misure antiche.
  3. ↑ Gerolamo Rovetta - I Barbarò (PDF), su liberliber.it.
  4. ↑ Camillo Boito - Il maestro setticlavio (PDF), su rodoni.ch.
  5. ↑ Detti romaneschi, su 938.it.
  6. ↑ Costruiamo insieme un nuovo vocabolario di Maria Simonetti, su galanet.eu. URL consultato il 1º aprile 2014 (archiviato dall'url originale il 10 aprile 2014).

Collegamenti esterni