Taddeo Della Volpe
| Taddeo della Volpe | |
|---|---|
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| Nascita | Imola, 1474 |
| Morte | Venezia, 19 gennaio 1534 |
| Cause della morte | Naturali |
| Luogo di sepoltura | Chiesa di Santa Marina, Venezia |
| Dati militari | |
| Paese servito | |
| Forza armata | Mercenari |
| Anni di servizio | 36 (1498-1534) |
| Grado | Condottiero |
| Battaglie | |
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Taddeo della Volpe (Imola, 1474 – Venezia, 19 gennaio 1534) è stato un nobile e condottiero italiano.
Biografia
Nascita e inizio della carriera militare
Figlio di Niccolò o Nicola della Volpe, nacque a Imola nel 1474[1]. La sua carriera militare inizia nel 1498 quando partecipa alla guerra di Firenze contro Pisa. Taddeo è capitano di una compagnia di fanti, sotto il comando di Ottaviano Riario, condottiero dei Fiorentini[1].
Al servizio di Cesare Borgia
Nel 1500 passò al servizio di Cesare Borgia[1], detto il Valentino poichè deteneva il titolo di duca di Valentinois, impegnato nella conquista delle città romagnole. In quello stesso anno, mentre si trovava a Roma, fu protagonista di un singolare episodio nelle sale vaticane: su provocazione del duca Valentino e alla presenza di papa Alessandro VI (padre del Borgia), Taddeo si batté in un incontro di lotta con Gaspare Sanseverino, noto come il "Fracassa". Poiché i due contendenti si dimostrarono di pari valore e bravura, Cesare Borgia intervenne personalmente per dividere i due sfidanti e interrompere il combattimento, affinché entrambi potessero conservare, tra il plauso dei presenti, il medesimo grado di onore[2][3][4].
Nel 1501 comandò le truppe del duca all'Assedio di Faenza[1]. In questa azione Taddeo si segnalò per coraggio: né scoraggiato dopo avere perso due scudi, l'uno rotto dal peso dei sassi lanciati dai faentini, l'altro spezzato dalle frecce degli avversari, né fermato dal dolore procuratogli da una freccia che si strappò con le proprie mani dall'occhio colpito, continuò il combattimento e non volle allontanarsi dalla battaglia fino a quando non vide i nemici sconfitti [2]. Per ricompensare e ricordare questa eroica azione il Valentino, con diploma dato a Roma il 9 maggio 1502, concede a Taddeo e ai suoi fratelli alcuni onori e privilegi: uno stemma composto da due scudi incrociati e sormontati in capo dalle fasce oro e nero dello stemma dei Borgia, il quale è abbinato a un cimiero rappresentante una volpe con più code, simbolo di astuzie militari; l'investitura di Taddeo a cavaliere; l'immunità da ogni genere di pesi e taglie comuni e la conferma della nobiltà[2]. La ferita lasciò deformato il volto di Taddeo, per questo motivo il condottiero ebbe, per tutta la vita, una viva avversione a farsi ritrarre[1][5].
Nell'agosto del 1503 morì Alessandro VI e venne eletto pontefice Pio III, che confermò a Cesare Borgia il vicariato e il gonfalonierato, ma la morte del nuovo papa nello stesso anno e l'elezione di Giulio II stroncarono la fortuna del Valentino[2]. Nel frattempo Baldassarre di Scipione e Taddeo erano stati mandati con parte dell'esercito presso il Garigliano nel Regno di Napoli in aiuto del re di Francia, del quale il Borgia era alleato[2].
Cesare Borgia, non avendo più l'appoggio papale, fu costretto a ritirarsi in Castel Sant'Angelo e per la difesa propria e delle regioni che gli erano rimaste fedeli richiamò da Soriano nel Cimino Michelotto Corella con i fanti e dal Regno di Napoli Baldassarre di Scipione e Taddeo con gli uomini d'arme[2]. Gli Orsini, desiderosi di vendetta per le offese che avevano subite dal duca, pretesero dal papa che lo tenesse agli arresti in Castel Sant'Angelo, dove egli si era ritirato. Una notte Taddeo, uscendo proprio da Castel Sant'Angelo dove si era recato a riverire Borgia, fu assalito sul ponte, probabilmente dai partigiani degli Orsini, ma si difese e, apertasi una via tra i nemici, ritornò incolume tra i suoi[2]. Nel mese di dicembre Taddeo con Michelotto Corella e Carlo Baglioni, condottieri del Valentino, vennero assaliti e catturati dai fiorentini presso Castiglione d'Arezzo mentre si recavano in Romagna. Taddeo, fedele al duca, si rifiutò di passare al servizio della Repubblica di Firenze[2].
Al servizio di Giulio II e il passaggio a Venezia
Dopo la caduta di Cesare Borgia, Taddeo della Volpe passò al servizio di papa Giulio II, ricoprendo il ruolo di "general comandante delle truppe pedestri ed equestri" destinate alla difesa di Bologna[1]. Nel 1509, tuttavia, fu assoldato dalla Repubblica di Venezia, che gli affidò il comando di 100 uomini d'arme per la guerra contro la Lega di Cambrai[1].
Partecipò alla Battaglia di Agnadello seguendo la ritirata dell'esercito veneziano fino a Mestre[3]. Taddeo fu tra i protagonisti della riscossa veneziana. Nel luglio 1509, sotto il comando del provveditore Andrea Gritti, partecipò all'assalto per il recupero di Padova. Secondo la testimonianza di Francesco Guicciardini, durante l'occupazione della porta di Codalunga, Taddeo si distinse per l'ardimento, entrando in città "camminando innanzi a tutti" alla testa dei cavalli leggeri[6]. Durante gli scontri rimase ferito a una coscia[1]. Nel settembre dello stesso anno affiancò Lucio Malvezzi in un'operazione militare nei pressi di Cagnola (nella provincia di Padova), finalizzata a condurre a Padova il denaro destinato alle paghe dell'esercito veneziano. L'azione fu tuttavia compromessa da una lettera inviata da Padova da Giovan Francesco da Ponte al fratello Ludovico, militante nel campo imperiale, che mise in allerta i nemici. Il Malvezzi venne così circondato e attaccato da 300 lance francesi guidate da Jacques de La Palice e da altri 200 cavalieri tedeschi. Nonostante una vigorosa resistenza, durante la quale rimase ferito al volto, il Malvezzi si trovò sul punto di essere catturato; l'intervento tempestivo di Taddeo della Volpe a favore del compagno d'arme evitò la sua cattura e permise di portare a termine con successo il trasporto del denaro[3][7].
Negli anni successivi combatté contro Leonardo Trissino, Dionigi Naldi e i Gonzaga, partecipando alla difesa di Arcole e alla riconquista di Stellata e Mirandola[1]. Fu poi inviato in Friuli con il provveditore Pietro Marcello per organizzare le difese contro la minaccia dei Turchi[1].
Secondo le consuetudini dell'epoca, il Senato veneziano conferì a Taddeo della Volpe il bastone del comando militare. L'insegna recava da un lato l'incisione di una volpe (stemma della famiglia del condottiero) accompagnata dal motto simul astu et dentibus utar («userò sia l'astuzia sia i denti»), e dall'altro il Leone di San Marco (simbolo della Repubblica di Venezia) con l'iscrizione Taddeus a Vulpe Imp. Ven.. Questo omaggio intendeva testimoniare l'alta considerazione dei magistrati veneziani verso il valore del nuovo capitano e la sua capacità di affrontare il nemico con ogni mezzo[8].
Nel maggio del 1511, durante i convulsi eventi che videro il ritorno dei Bentivoglio a Bologna, Taddeo si distinse per un'azione eroica riportata nei Diarii di Marin Sanudo il Giovane: presso una porta della città, con soli otto cavalli della sua compagnia, affrontò e caricò la numerosissima popolazione armata scesa dalle colline bolognesi per sostenere i Bentivoglio e attaccare l’accampamento dei veneziani. Il Sanudo stima che con questa azione Taddeo abbia salvato la vita a più di mille soldati veneziani, che altrimenti sarebbero stati travolti dall'assalto della popolazione[9]. Nel febbraio 1512 partecipò alla riconquista di Brescia insieme a Federico Contarini e Guido Rangoni[1]. Tuttavia, quando nell'estate dello stesso anno i francesi guidati da Gaston de Foix saccheggiarono la città, Taddeo fu fatto prigioniero insieme ad Andrea Gritti, Baldassarre Scipione e altri condottieri veneziani[10]. Venne liberato solo dopo il pagamento di un riscatto di 250 scudi[1].
Nel luglio 1514 fu nominato governatore dei cavalli leggeri e inviato a Treviso e successivamente di nuovo in Friuli, dove a Gradisca d'Isonzo cadde nuovamente prigioniero degli imperiali[1]. La sua prigionia durò fino al gennaio 1517, quando fu liberato grazie a uno scambio con il capitano R. Bavaro, per il quale garantirono importanti mercanti tedeschi del Fondaco dei Tedeschi[1]. Tornato in libertà, riprese il servizio in Friuli e nel 1524 ebbe l'incarico diplomatico di accompagnare Carlo Contarini in ambasceria presso l'arciduca Ferdinando d'Austria[1]. Nella vita civile veneziana fu membro della "Compagnia degli Immortali" e il Sanudo riporta la sua frequentissima presenza in occasione di festeggiamenti pubblici, al seguito del doge Gritti, compresa naturalmente la festa di Santa Marina del 17 luglio, giorno della riconquista di Padova[1].
Morte e sepoltura
Taddeo della Volpe morì a Venezia il 19 gennaio 1534. Per decreto del doge Andrea Gritti, gli furono tributati onori solenni con funerali pubblici e un'orazione funebre scritta da Agostino Brenzoni[1]. Venne sepolto nella chiesa di Santa Marina (oggi demolita), dove il Senato veneziano fece erigere in suo onore un monumento marmoreo sormontato da una statua equestre in rame dorato[1]. Sulla tomba fu posta la seguente iscrizione, riportata da Francesco Sansovino in Venetia città nobilissima et singolare e oggi esposta nel chiostro del Seminario patriarcale di Venezia:
Onorificenze
Discendenza
Taddeo ebbe, da una relazione con una nobildonna, due figli naturali[1]:
- Alberto
- Alessandro
Intitolazioni
- Caserma “Taddeo della Volpe”, sede del Commissariato di Polizia Stradale di Imola (BO).
- Via Taddeo della Volpe, Imola (BO).
Note
- 1 2 3 4 5 6 7 8 9 10 11 12 13 14 15 16 17 18 19 Francesca Majoli, DELLA VOLPE, Taddeo, in Dizionario Biografico degli Italiani, vol. 38, Istituto dell'Enciclopedia Italiana, 1990.
- 1 2 3 4 5 6 7 8 Edoardo Alvisi, Cesare Borgia duca di Romagna, Imola 1878, pp. 154, 157, 171, 258-259, 424, 437, 445, 526-527.(versione digitalizzata)
- 1 2 3 4 Condottieri di ventura. Taddeo Della Volpe., su condottieridiventura.it.
- ↑ Condottieri di ventura. Gaspare da San Severino., su condottieridiventura.it.
- ↑ Paolo Giovio, Ragionamento sopra i motti, Venezia 1556, pp. 102-103.(versione digitalizzata)
- ↑ Francesco Guicciardini, Storia d'Italia, Libro VIII, Capitolo IX.
- ↑ Condottieri di ventura. Lucio Malvezzi., su condottieridiventura.it.
- ↑ Tiberio Papotti, Elogi d'illustri imolesi, Seconda edizione, Imola 1841, pp. 77.(versione digitalizzata)
- ↑ Marin Sanudo il Giovane, Diarii, Tomo XII, Venezia 1886, p. 190.(versione digitalizzata)
- ↑ Francesco Guicciardini, Storia d'Italia, Libro X, Capitolo X.
- ↑ Francesco Sansovino, Venetia città nobilissima et singolare, Venezia 1581, p. 12.(versione digitalizzata)
Bibliografia
- Francesca Majoli, DELLA VOLPE, Taddeo, in Dizionario Biografico degli Italiani, vol. 38, Istituto dell'Enciclopedia Italiana, 1990.
- Edoardo Alvisi, Cesare Borgia duca di Romagna, Imola 1878.
- Paolo Giovio, Ragionamento sopra i motti, Venezia 1556.
- Francesco Guicciardini, Storia d'Italia.
- Marin Sanudo il Giovane, Diarii, Tomo XII, Venezia 1886.
- Francesco Sansovino, Venetia città nobilissima et singolare, Venezia 1581.
- Condottieri di ventura. Taddeo Della Volpe., su condottieridiventura.it.
Collegamenti esterni
- Francesca Majoli, DELLA VOLPE, Taddeo, in Dizionario biografico degli italiani, vol. 38, Istituto dell'Enciclopedia Italiana, 1990.
- Condottieri di ventura. Taddeo Della Volpe., su condottieridiventura.it.
