Taglieria del pelo

Taglieria del pelo
Parte dell'area produttiva della taglieria del pelo come appariva a fine anni 50
Localizzazione
StatoItalia (bandiera) Italia
Regione  Piemonte
LocalitàAlessandria
Indirizzovia Wagner 38/D
Coordinate44°54′20.64″N 8°36′59.12″E
Informazioni generali
CondizioniIn uso
Costruzione1949-1956
UsoUffici
Realizzazione
ArchitettoIgnazio Gardella
CommittenteBorsalino

La taglieria del pelo fu un reparto della fabbrica di cappelli Borsalino di Alessandria, sito in via Wagner 38/D ora adibito ad uffici e sede di una associazione di categoria.

Storia

Progettata dall'architetto Ignazio Gardella e costruita tra il 1949 e il 1956[1] la taglieria del pelo era il reparto dello stabilimento industriale della Borsalino dedicato alla lavorazione delle pelli di coniglio destinate alla produzione dei cappelli[2].

La taglieria del pelo seguì l'evoluzione della situazione economica dell'azienda: nel 1987 la maggior parte dello stabilimento produttivo della Borsalino venne demolito, a salvarsi furono proprio la taglieria e la palazzina degli uffici che era stata progettata dal padre di Ignazio, Arnaldo Gardella, che venne destinata a sede dell'università del Piemonte Orientale[3].

Rimasta alcuni anni in stato di abbandono subì degli interventi di ristrutturazione nei primi anni 2000 venendo rifunzionalizzata a uso uffici; al 2019 la taglieria si presenta in buono stato ed è utilizzata come sede da una organizzazione di categoria del settore edile[4].

Descrizione

La costruzione dell'edificio fu pensata collaborando coi tecnici della fabbrica per rispondere alla necessità della produzione dalla lavorazione delle pelli fino alla gestione degli uffici[5] senza però lasciare che gli elementi funzionali facessero rinunciare all'utilizzo dell'aria e della luce come principali elementi di integrazione tra l'esterno e l'interno ricercando così lo sviluppo di un ambiente salubre e stimolante per i lavoratori. L'edificio ricorda la mensa aziendale Olivetti di Ivrea sempre progettata da Gardella portata a un livello successivo dove i materiali di finitura come i serramenti rossi, gli intonaci bianchi delle fasce marcapiano e delle cornici delle aperture insieme al laterizio traforato si risolvono a sottolineare l'incontro fra il potere economico della Borsalino e l'estro dell'artista moderno[6].

La forma dell'edificio rimanda a una mescolanza di elementi tipici di fabbricati industriali e rurali tipici dell'edilizia contadina[7], questo unito ai suoi rimandi neoclassici e la sua parte elevata risolta con un pilastro a forma di lettera T finisce a dare all'edificio l'immagine di un moderno tempio del lavoro[8].

Il fabbricato è piuttosto piccolo, contenuto in un rettangolo di circa 30 metri per 16,50 metri, l'organismo possiede un piano interrato e un piano seminterrato che erano destinati al magazzinaggio delle pelli; un piano rialzato dove avveniva lo scarico delle pelli e il carico dei prodotti finiti; un primo piano dove si effettuava la lavorazione delle pelli e il taglio finale; infine un piano sopraelevato per la selezione delle pelli.

All'estremità nord sono disposti, su tre piani sfalsati, i servizi del personale.

La struttura dell'edificio è interamente in cemento armato, il primo piano, che era quello dove si svolgevano le principali fasi della lavorazione e dove vi era quindi necessità di minori ingombri, era completamente privo di pilastri.

Inoltre, sempre al primo piano, in un bow window, era situato l'ufficio del capo reparto in maniera che potesse sorvegliare l'ambiente di lavoro.

Per quanto riguarda la copertura sono state adottate delle capriate in cemento armato.

Caratteristiche artistiche

Le opere di Gardella sono disadorne, e non perché esse siano prive di dettagli significativi bensì, perché l'ornamento quasi mai appare un quid additum alla struttura della fabbrica ma costruito ed eseguito per essa.

La singolarità di questo edificio sta nel fatto che è uno dei rari casi in cui appare in un' opera gardelliana la struttura a vista, i pilastri divengono organi propri dell'apparecchiatura formale del progetto e rompono con il convenzionalismo della sincerità strutturale.

Le apparecchiature di controllo della luce sono un tema caratteristico della parete. In questo edificio la finestra non è solo un'apparecchiatura tecnica e utilitaria, ma il transito tra interno ed esterno in quel luogo della separazione che è il muro perimetrale.

Il serramento metallico è una costante negli edifici utilitari dove è privo di apparati di oscuramento e sempre viene ripetuto associato in brevi serie interrotte da pilastri.

Nella Taglieria vi è una strutturazione binaria non dissimile della struttura della navata romanica-lombarda, con una progressiva accentuazione ornamentale dell'ordine minore commisurata ai ranghi pilastrati.

Note

  1. ↑ Dameri, p. 18.
  2. ↑ Gardella, p. 149.
  3. ↑ Dameri, p. 31.
  4. ↑ Taglieria del pelo della fabbrica Borsalino, su censimentoarchitetturecontemporanee.cultura.gov.it. URL consultato il 29 agosto 2025 (archiviato dall'url originale il 30 agosto 2025).
  5. ↑ Giusti, p. 88.
  6. ↑ Casamonti, pp. 109-122
  7. ↑ Tre generazioni di architetti per una città: i Gardella ad Alessandria, su re.public.polimi.it. URL consultato il 29 agosto 2025 (archiviato dall'url originale il 29 agosto 2025).
  8. ↑ Il Novecento, su comune.alessandria.it. URL consultato il 27 agosto 2025 (archiviato dall'url originale il 27 agosto 2025).

Bibliografia

  • Maria Adriana Giusti e Rosa Tamborrino, Guida all'architettura del novecento in Piemonte (1902-2006), Torino, Allemandi & C., 2008, ISBN 9788842216384.
  • Marco Casamonti, Ignazio Gardella architetto (1905-1999): Costruire le modernità, Milano, Electa, 2006, ISBN 978-8837046095.
  • Ignazio Gardella, L'architettura di Ignazio Gardella, a cura di Marco Porta, Milano, Etas libri, 1985.
  • Annalisa Dameri, La storia degli edifici, la memoria dei luoghi - Le architetture dei Gardella in Alessandria, in La Tadeo DeArte, n. 8, 2021, pp. 10-31, DOI:10.21789/24223158.1760. URL consultato il 28 agosto 2025.
  • Elisabetta Orsi, La Taglieria del Pelo tra passato e presente, Alessandria, 2001.

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