Taglieschi

Taglieschi
Per far dovere
Blasonatura: Inquartato: nel 1° e 4° di..., al coltello di..., posto in palo e accollato da un breve di..., caricato del motto PER FAR DOVERE, in caratteri gotici di...; nel 2° e 3° fasciato ondato di... e di... [1]
StatoRepubblica di Firenze
Granducato di Toscana
TitoliNobiltà di Anghiari
FondatoreBartolomeo detto «il Vecchietto» (tradizione)
Data di fondazioneXIV secolo
Data di estinzione1654 (linea maschile diretta)
EtniaItaliana
Palazzo Taglieschi, ora sede museale

I Taglieschi furono una famiglia appartenente alla nobiltà minore toscana, documentata tra il XIV e il XVII secolo. Considerati la famiglia più ricca di Anghiari tra il XV e il XVI secolo, durante tale periodo espressero capitani di ventura, amministratori al servizio mediceo ed eruditi. Ne resta memoria nel palazzo Taglieschi, la dimora cittadina da loro accorpata da preesistenti case-torri medievali e oggi sede di un museo statale.[2][3][4]

Alla famiglia, o al più ampio ceppo anghiarese da cui essa derivò, appartennero nel Quattrocento i capitani di ventura Matteo Cane, Agnolo Taglia — quest'ultimo legato al signore di Rimini Sigismondo Pandolfo Malatesta — e il conestabile Gregorio; fra Cinque e Seicento si distinsero l'uomo di legge Francesco, cancelliere mediceo di Prato, e i suoi figli, gli eruditi e annalisti Lorenzo e Pietropaolo.[5][6] Con la morte di Lorenzo, nel 1654, si estinse la linea maschile diretta della casata.[7]

La famiglia è stata oggetto di uno studio monografico di Tommaso Fanfani, che ne ha assunto le vicende socio-economiche fra XVI e XVII secolo come caso esemplare dell'evoluzione della nobiltà "minore" toscana.[8] Un ramo della casata è stato inoltre studiato da Gabriele Mazzi, direttore del Museo Marzocco di Anghiari.[6]

Storia

Origini

La storiografia locale fa risalire le origini della famiglia a un Bartolomeo detto «il Vecchietto», capostipite di una numerosa discendenza stabilitasi in Anghiari.[9] Alla medesima tradizione si lega il nucleo più antico del futuro palazzo di famiglia: un «palagetto» in gran parte ligneo, con una torre angolare a funzione difensiva e di magazzino, in parte distrutto da un incendio nel 1307 e ricostruito secondo la tipologia trecentesca della casa-torre mercantile, riferito appunto a un Bartolomeo «il Vecchietto».[10]

I Taglieschi figuravano comunque tra le famiglie più influenti di Anghiari, comune passato sotto il dominio della Repubblica di Firenze nella prima metà del XV secolo.[2] La loro preminenza economica e sociale è documentata in particolare tra la metà del Quattrocento e il Cinquecento, quando furono ritenuti la famiglia più ricca della zona.[2][4]

L'apogeo quattrocentesco e il palazzo

Alla fase di massima fortuna risale l'accorpamento, intorno alla metà del XV secolo, di un gruppo di case-torri d'impianto medievale nel quartiere detto «del Borghetto», riadattate in forme rinascimentali a costituire il palazzo di famiglia.[2][3] La trasformazione è datata 1437, come scolpito sulla facciata sotto lo stemma di famiglia. La committenza e la prosecuzione dei lavori si deve da Antonio Taglieschi e a suo figlio Matteo Cane, entrambi capitani di ventura e vi lavorarono scalpellini e muratori che applicarono i canoni delle scuole fiorentina e urbinate.[11][4] Alle generazioni successive appartenne Ilioneo di ser Paolo Taglieschi, ricordato nel 1526 per aver ottenuto dai priori della comunità di Anghiari una statua, poi fatta collocare in alto sullo spigolo del palazzo.[10]

Capitani di ventura

Nella prima metà del Quattrocento il ceppo anghiarese espresse più uomini d'arme. Oltre a Matteo Cane, che militò al servizio di genovesi, fiorentini e bolognesi,[11] si segnala Agnolo di Piero detto Taglia, capitano di ventura che, dopo essere stato a lungo al soldo della Repubblica di Firenze, passò al servizio del signore di Rimini Sigismondo Pandolfo Malatesta pochi mesi dopo la battaglia di Anghiari (1440), trasferendo la propria residenza a Rimini.[12][13] Nella campagna malatestiana contro i Montefeltro, in particolare nello scontro di Montelocco (1441), Agnolo fu coadiuvato dal conestabile anghiarese Gregorio, appartenente alla famiglia Taglieschi.[14] Le vicende di questi capitani sono note soprattutto attraverso gli Annali di Lorenzo Taglieschi e i Giornali del notaio anghiarese ser Giusto Giusti, procuratore di Agnolo nella condotta di ventura.[5][13]

Nel 1539 le aspre contese tra le fazioni contrapposte ad Anghiari portarono all'assassinio di Ilioneo di ser Paolo Taglieschi, partigiano de' Medici, ad opera della partito che appoggiava gli Strozzi. Alla data della sua morte, Iloneo era considerato il più ricco della città; solo i vestiti, i gioielli, gli arredi e gli altri oggetti contenuti nel suo palazzo furono stimanti 10.000 fiorini.[15]

Erudizione e declino (secoli XVI–XVII)

Nella seconda metà del Cinquecento la famiglia raggiunse posizioni di rilievo nell'apparato amministrativo del Granducato di Toscana con Francesco di Pietropaolo di Luca Taglieschi (1554–1615), dottore in legge e cancelliere mediceo di Prato, soprannominato dai contemporanei il «Duca di Prato».[16] Il crollo politico di Francesco, dopo la morte del granduca Ferdinando I, e il successivo confino spinsero gli eredi a riportare ad Anghiari il fulcro dei propri interessi.[7]

A cavallo fra Cinque e Seicento la casata si distinse soprattutto per l'erudizione e l'attività annalistica, con Francesco e i suoi figli Lorenzo e Pietropaolo, ai quali si devono opere storiche, genealogiche e documentarie tuttora fondamentali per la storia di Anghiari.[5][6] Con la morte di Lorenzo (1654) si estinse la linea maschile diretta della famiglia; Fanfani ha ricostruito l'intera parabola della casata come esempio del progressivo mutamento di status delle famiglie della nobiltà locale italiana fra Cinque e Seicento.[8]

Personaggi illustri

Matteo «Cane» Taglieschi

Matteo di Antonio di Bartolomeo Taglieschi, detto Matteo Cane, fu un capitano di ventura attivo nella prima metà del XV secolo; militò al servizio di genovesi, fiorentini e bolognesi e fu più volte ambasciatore della comunità di Anghiari.[11][4] Alla sua figura si deve la trasformazione in forme rinascimentali del complesso di case-torri di famiglia, da cui ebbe origine il palazzo Taglieschi; vi lavorarono scalpellini e muratori che applicarono i canoni delle scuole fiorentina e urbinate.[11] Secondo la tradizione locale il soprannome deriverebbe da una testa di cane scolpita sulla colonna d'angolo dell'edificio, oggi non più leggibile.[10]

Agnolo di Piero, detto «Taglia»

Agnolo di Piero, detto Taglia (m. Rimini ca. 1444), fu un capitano di ventura della prima metà del Quattrocento, originario di Anghiari. La sua collocazione genealogica è discussa: Lorenzo Taglieschi, negli Annali, lo dice «Agnolo di Piero del Vecchietto», ricollegandolo dunque al ceppo comune da cui discesero anche i Taglieschi; l'editrice moderna dei Giornali di ser Giusto Giusti, Nerida Newbigin, lo assegna invece alla famiglia Mazzoni, mentre nelle deliberazioni fiorentine dei Dieci di Balìa compare come «Angelo Pieri d'Anghiari».[17][13]

Documentato dal 1431 al servizio di Micheletto Attendolo, dal 1437 passò al soldo della Repubblica di Firenze, comandando una condotta che crebbe fino a oltre trecento cavalli e con la quale partecipò agli scontri che precedettero la battaglia di Anghiari.[13] Pochi mesi dopo la battaglia (1440), per il tramite del suo procuratore ser Giusto Giusti, passò al servizio di Sigismondo Pandolfo Malatesta con 300 cavalli e 400 fanti, trasferendo la residenza a Rimini, dove il signore lo dotò di poderi, case e castelli; combatté per il Malatesta vincendo più volte sui Montefeltro, in particolare a Montelocco nel 1441.[12][18] Dopo una breve militanza sotto Francesco Sforza (fino al 1442), morì a Rimini intorno al 1444, all'età di cinquantadue anni, con solenni esequie.[19]

Gregorio Taglieschi

Gregorio d'Anghiari, della famiglia Taglieschi, fu conestabile attivo nella prima metà del Quattrocento. È ricordato per aver coadiuvato il capitano Agnolo Taglia nella campagna condotta per Sigismondo Pandolfo Malatesta contro i Montefeltro, segnatamente nello scontro di Montelocco del 1441.[14]

Francesco Taglieschi

Francesco di Pietropaolo di Luca Taglieschi (1554–1615) fu uomo di legge, erudito e annalista anghiarese. Addottoratosi presso lo Studio di Pisa, si inserì stabilmente nell'apparato amministrativo del Granducato di Toscana sotto i Medici.[16] Nel 1585 ricevette dal granduca Francesco I de' Medici la nomina a cancelliere stanziale della comunità di Prato, magistratura che mantenne per circa un ventennio, esercitando una forte influenza sulla vita politica locale; per tale autorità e per il favore goduto presso la corte medicea, in particolare sotto Ferdinando I, fu soprannominato dai contemporanei il «Duca di Prato».[16][7]

Alla morte di Ferdinando I, Francesco subì l'ostilità dei rivali politici: la sua parabola pubblica si chiuse con un arresto e con il confino, durante il quale morì nel 1615. La vicenda indusse gli eredi a riportare ad Anghiari il centro dei propri interessi familiari e patrimoniali.[7] Padre dell'annalista Lorenzo e di Pietropaolo, fu egli stesso autore di scritti eruditi sulle origini di Anghiari ed è il capostipite del ramo cui appartiene il cabreo seicentesco della famiglia: i suoi eredi sono infatti i destinatari nominati nel titolo del registro redatto nel 1626.[6][20]

Lorenzo Taglieschi

Lorenzo Taglieschi (1598–1654), figlio di Francesco, fu il maggiore storico ed erudito di Anghiari.[5][21] A causa degli incarichi pubblici del padre nacque, secondogenito della casata, non ad Anghiari ma a Prato.[7] Rientrato stabilmente nel borgo avito, prese parte attiva alle magistrature e ai riparti amministrativi della comunità, ricoprendo vari uffici civili.[7]

Compose la più ampia opera storiografica dedicata alla terra d'Anghiari, gli Annali (o Memorie storiche e Annali della Terra d'Anghiari), in due volumi manoscritti, oltre a una Cronologia della storia di Anghiari e a un repertorio delle feste, dei riti e dei santi locali.[22] Alla sua attività di studioso si devono anche un Priorista e le raccolte genealogiche Delle famiglie della terra d'Anghiari e Alberi genealogici delle famiglie della terra d'Anghiari.[5] Le sue cronache, ricche di trascrizioni documentarie, costituiscono ancora oggi una fonte primaria per la storia del centro valtiberino e sono regolarmente citate dalla storiografia moderna; gli Annali sono stati pubblicati in edizione moderna a cura di D. Finzi e M. Parreschi (Anghiari 1991).[5] Nel 1626 fu redatto, sotto il suo nome, il cabreo della famiglia poi noto come Codice Taglieschi.[6]

Al museo di palazzo Taglieschi è conservato un Ritratto d'uomo a olio su tela di ambito aretino della prima metà del XVII secolo, identificato come effigie di Lorenzo, raffigurato accanto a una pila di libri allusiva al corpus dei suoi scritti.[23] Morì ad Anghiari nel 1654, talvolta registrato nei repertori d'epoca con il nome onorifico di «Lorenzo detto Francesco» in memoria del padre; con la sua scomparsa si estinse la linea maschile diretta della famiglia.[7]

Pietropaolo Taglieschi

Pietropaolo Taglieschi, primogenito di Francesco e fratello di Lorenzo, operò ad Anghiari nella prima metà del XVII secolo.[6] Si deve a lui una serie di pregevoli vedute disegnate del paese, preziose testimonianze figurative del centro storico anghiarese in età moderna.[24] Studi recenti hanno riconosciuto nella sua mano, e non in quella del fratello Lorenzo, l'effettiva redazione del cabreo del 1626.[6]

I rami collaterali (I "fratelli" di sangue)

Lorenzo Taglieschi nei suoi scritti ( gli Annali, Priorista e nelle raccolte Delle famiglie della terra d'Anghiari) teorizza che dal ceppo di Bartolomeo "il Vecchietto" non nacquero solo i Taglieschi, ma anche altre famiglie patrizie locali che per un periodo condivisero l'uso delle stesse armi araldiche (le onde e le taglie). Tra queste ramificazioni poi diffuse per l'Italia centrale figurano i Cherici, Marcheschi, Mazzoni.[9]

Questo legame è così stretto che, come nota la studiosa Nerida Newbigin nell'analisi dei Giornali di ser Giusto Giusti, il capitano d'arme Agnolo Taglia viene talvolta registrato nelle delibere fiorentine non come Taglieschi, ma come appartenente al ceppo dei Mazzoni, a dimostrazione di quanto i confini di questa famiglia fossero fluidi e ramificati nel territorio della Valtiberina prima della codificazione del XVII secolo.

Il Codice Taglieschi

Il Codice Taglieschi è il cabreo della famiglia compilato nel 1626, originariamente intitolato Nota, Recordi e Descriptioni, Disegni e Confini, di tutti i Beni, Compere, Possessioni, Campi, Chiusure, Vignie, Case Hauti, Posseduti fino al presente anno 1626 che li posseggono gli Heredi di Sig. Francesco di Pietropaolo di Luca.[6] Oltre all'inventario dei beni della famiglia, il manoscritto contiene piante e disegni urbani che documentano l'assetto economico e topografico di Anghiari; è conservato presso il Palazzo Marzocco di Anghiari ed è considerato dagli studi recenti opera della mano di Pietropaolo Taglieschi.[6]

Stemma

Lo stemma della famiglia è scolpito sulla facciata del palazzo Taglieschi, al di sotto della data 1437 che ricorda la committenza di Matteo Cane.[11][4] Secondo quanto annotato dallo stesso Lorenzo Taglieschi negli Annali, i Taglieschi «hanno sempre usato per arme l'onde e le taglie», impresa che la tradizione locale ricollega al ceppo comune «del Vecchietto».[9]

Note

  1. ↑ Citato in ASFI.
  2. 1 2 3 4 Museo delle arti e tradizioni popolari dell'Alta valle del Tevere - Palazzo Taglieschi, su cultura.gov.it, Ministero della cultura. URL consultato il 31 maggio 2026.
  3. 1 2 Museo delle arti e tradizioni popolari dell'Alta Valle del Tevere – Palazzo Taglieschi, su Direzione regionale Musei nazionali Toscana, Ministero della cultura. URL consultato il 2 giugno 2026.
  4. 1 2 3 4 5 Speranza
  5. 1 2 3 4 5 6 Giusto Giusti, in Dizionario biografico degli italiani, Roma, Istituto dell'Enciclopedia Italiana. URL consultato il 2 giugno 2026.
  6. 1 2 3 4 5 6 7 8 9 Mazzi 2010
  7. 1 2 3 4 5 6 7 [Profilo biografico di Lorenzo Taglieschi] (PDF), su Saturno Notizie. URL consultato il 2 giugno 2026.
  8. 1 2 Fanfani 1983
  9. 1 2 3 Taglieschi 1991, p. 123
  10. 1 2 3 Il castello di Anghiari. Palazzi, su battaglia.anghiari.it, Museo della Battaglia e di Anghiari. URL consultato il 31 maggio 2026.
  11. 1 2 3 4 5 Museo Statale di Palazzo Taglieschi, su brunelleschi.imss.fi.it, Istituto e Museo di Storia della Scienza. URL consultato il 31 maggio 2026.
  12. 1 2 Taglieschi 1991, pp. 164, 178
  13. 1 2 3 4 Newbigin 2002, pp. 45-56
  14. 1 2 Taglieschi 1991, p. 182
  15. ↑ Roland 2018, p.118
  16. 1 2 3 Studio su Francesco Taglieschi, cancelliere di Prato (PDF), su FLORE – Archivio istituzionale dell'Università degli Studi di Firenze. URL consultato il 2 giugno 2026.
  17. ↑ Taglieschi 1991, p. 164
  18. ↑ Rendina 1999, pp. 180-189
  19. ↑ Taglieschi 1991, p. 189
  20. ↑ Biblioteca, su battaglia.anghiari.it, Museo della Battaglia e di Anghiari. URL consultato il 31 maggio 2026.
  21. ↑ (EN) Discover Anghiari's ancient monuments, su Visit Tuscany. URL consultato il 2 giugno 2026.
  22. ↑ Anghiari, in Enciclopedia Italiana, Roma, Istituto dell'Enciclopedia Italiana. URL consultato il 31 maggio 2026.
  23. ↑ Ritratto d'uomo (dipinto) - ambito aretino (prima metà sec. XVII), su Catalogo generale dei Beni Culturali, ICCD – Ministero della cultura. URL consultato il 2 giugno 2026.
  24. ↑ (EN) The Palazzo Taglieschi State Museum in Anghiari, su piccoligrandimusei.it, Ente Cassa di Risparmio di Firenze. URL consultato il 31 maggio 2026.

Bibliografia

  • Tommaso Fanfani, Potere e nobiltà nell'Italia minore nei secoli XVI e XVII: i Taglieschi d'Anghiari, Milano, 1983.
  • Gabriele Mazzi, Pietropaolo Taglieschi, il figlio, il primogenito, il fratello. Un manoscritto ritrovato, Sansepolcro, 2010.
  • Carlo Rendina, I capitani di ventura, Roma, Newton & Compton, 1999.
  • Laura Speranza, Anghiari. Museo statale di Palazzo Taglieschi, Anghiari, Comune di Anghiari - Soprintendenza A.A.A.S. di Arezzo.
  • Lorenzo Taglieschi, Annali della terra d'Anghiari, a cura di D. Finzi, M. Parreschi, Anghiari, 1991.
  • Nerida Newbigin, I Giornali di Ser Giusto Giusti d'Anghiari (1437-1482), in Letteratura Italiana Antica, III, 2002.
  • Roland Günter, A Town in Tuscany. A fabric woven of history, town planning, architecture and images (PDF), 18 luglio 2018.

Voci correlate