Tape art

La tape art (anche arte del nastro adesivo) è una pratica artistica contemporanea che impiega il nastro adesivo come materiale principale per realizzare opere bidimensionali e tridimensionali su pareti, pavimenti, vetrate e supporti mobili.[1] Le forme documentate dalla stampa e da istituzioni museali includono murales temporanei e interventi partecipativi realizzati con nastri a bassa adesività, installazioni ambientali site-specific in nastro vinilico colorato (come Zobop di Jim Lambie, avviato nel 1999), immagini retroilluminate costruite per stratificazione di nastri da imballaggio su supporti trasparenti e sculture ottenute tramite calchi e stratificazioni di nastro trasparente.[2][3][4]
Pur mantenendo un forte legame con pratiche urbane temporanee e reversibili, una parte della tape art è stata sviluppata per la presentazione in gallerie, fiere e musei, in particolare attraverso dispositivi di montaggio e illuminazione (ad esempio light box) che rendono l’opera stabile e conservabile.[5][6]
Storia
Come pratica collaborativa di arte pubblica, la tape art è stata resa visibile da collettivi che utilizzano il nastro per trasformare temporaneamente lo spazio attraverso un processo di disegno e installazione condiviso. Il collettivo statunitense Tape Art, attivo dal 1989 e originario di Providence (Rhode Island), è spesso citato come esempio di questo approccio.[1]
Negli anni 1990 e 2000 il nastro adesivo è entrato anche in contesti museali e installativi su larga scala. L’artista scozzese Jim Lambie ha avviato nel 1999 la serie Zobop, in cui strisce di nastro vinilico colorato vengono applicate al pavimento in modo site-specific, variando a seconda dell’architettura dello spazio.[3] L’opera è stata presentata e documentata anche da istituzioni museali, tra cui il Museum of Modern Art di New York.[7]
Nel contesto dell’arte urbana dei primi anni 2000, il nastro è stato impiegato anche per la realizzazione di sculture e calchi installati nello spazio pubblico. Un profilo del Washington Post (2006) ha descritto lo street artist Mark Jenkins come noto per figure “in nastro” realizzate tramite calco e collocate in città senza autorizzazione.[4]
In Italia, dopo il 2000 si sono affermate anche iniziative educative e mostre legate all’uso del nastro adesivo come materiale espressivo. La rassegna/concorso Citytape ha presentato a Milano opere in nastro adesivo realizzate da studenti e selezionate anche tramite partecipazione online; tra le sedi indicate da exibart figurano il Palazzo dei Giureconsulti (2005) e la Triennale di Milano (2006).[8][9]
Musei, collezioni e fiere
Dalla fine degli anni 2000 e nel decennio successivo, alcune tecniche in nastro sono state sviluppate per la circolazione in ambito espositivo e di mercato, soprattutto attraverso opere su supporto rigido e retroilluminate.
Max Zorn ha sviluppato ad Amsterdam una tecnica in nastro da imballaggio che nasce in ambito di street art: un servizio della CBS (Sunday Morning) lo descrive mentre realizza piccoli ritratti e li applica ai lampioni, sfruttando l’illuminazione urbana per rendere visibili le immagini di notte; in seguito l’artista ha esteso questa modalità a opere più grandi progettate per l’esposizione in galleria e museo.[10][11] Un profilo della Süddeutsche Zeitung (2015) ha riportato la presenza di Zorn in contesti internazionali e in fiere d’arte, citando anche Art Basel Miami.[12] Il MUCA di Monaco di Baviera ha inoltre dedicato una mostra alle sue opere in nastro, City Lights – Tape Art Max Zorn (2022–2023).[11]
Mark Khaisman realizza immagini retroilluminate sovrapponendo nastro da imballaggio su Plexiglas e presentando l’opera con un sistema di illuminazione integrato. Un’opera di questo tipo (nastro da imballaggio su Plexiglas con light box) risulta registrata e acquisita dal Delaware Art Museum (2007).[5] I lavori di Khaisman sono stati inclusi anche in mostre museali dedicate a tecniche e materiali non convenzionali, come Extreme Materials 2 (Memorial Art Gallery, 2011–2012).[6]
Materiali e presentazione
Le tecniche di tape art variano in base al tipo di nastro, al supporto e alla durata prevista dell’opera. In ambito di arte pubblica e murales temporanei vengono impiegati spesso nastri rimovibili (ad esempio nastri da pittura) applicati direttamente alle superfici e rimossi al termine del periodo di esposizione.[2] In installazioni museali e di galleria il nastro può diventare materiale site-specific (come nel caso dei pavimenti in nastro vinilico colorato di Zobop).[3]
Nelle opere retroilluminate, l’immagine viene costruita tramite stratificazione su un supporto trasparente (ad esempio Plexiglas o acrilico) e completata dall’illuminazione posta sul retro; la luce diventa parte integrante dell’esito visivo.[5][13]
Forme e tecniche
Murales temporanei e opere collaborative
Un formato ricorrente consiste in murales e disegni eseguiti con nastro rimovibile direttamente su pareti e superfici architettoniche, spesso con carattere temporaneo e con rimozione mediante semplice distacco del materiale.[2] Il collettivo Tape Art è rappresentativo di questo metodo e ha sviluppato progetti che includono fasi di partecipazione pubblica e di smontaggio dell’opera.[1][2]

In questa area rientrano anche collettivi come Tape That, attivi con grandi interventi grafici realizzati interamente in nastro e pensati per essere rimossi senza alterazioni permanenti delle superfici; Domus ha descritto il loro lavoro come una forma di “intervento grafico” nello spazio costruito.[14]
Installazioni architettoniche e su pavimento
In contesti museali il nastro viene utilizzato come materiale di installazione site-specific, applicato a pavimento o a parete per modificare la percezione dello spazio. Zobop di Jim Lambie (dal 1999) è un esempio frequentemente citato di installazione realizzata con strisce di nastro vinilico colorato, ricalibrata in rapporto alla forma dell’ambiente espositivo.[3][7]
Interventi urbani e tape graffiti
Nel contesto della street art, il nastro è stato impiegato come alternativa non distruttiva alla pittura spray, con interventi spesso effimeri e soggetti a rimozione o deterioramento. Fast Company ha presentato le opere in nastro dell’artista australiano Buff Diss in relazione a una pratica di “graffiti non distruttivi”.[15]

In questa linea si colloca anche l’uso del lampione come dispositivo di presentazione: la CBS ha descritto la pratica di Max Zorn di applicare ritratti in nastro ai lampioni per sfruttare la luce urbana come illuminazione notturna dell’immagine.[10]
Immagini retroilluminate in nastro da imballaggio
Una tecnica sviluppata per l’esposizione in galleria e museo consiste nella costruzione dell’immagine per strati, usando nastri da imballaggio (spesso traslucidi o ambrati) su supporti trasparenti, con una fonte luminosa posta dietro l’opera. La CBS ha descritto il procedimento di Max Zorn basato su nastro da pacchi e taglio con lama per ottenere gradazioni tonali in controluce.[13] L’approccio di Mark Khaisman è documentato anche da schede museali che indicano come materiali “packaging tape on Plexiglas” e “light box”.[5]
Calchi e scultura
Il nastro trasparente può essere impiegato anche come materiale di calco per sculture, producendo forme leggere e semi-trasparenti installate nello spazio urbano. Secondo il Washington Post, Mark Jenkins è noto per figure realizzate attraverso calchi in nastro e collocate in città come interventi non autorizzati.[4]
Tape art e mediazione digitale

Alcuni collettivi hanno integrato la tape art con tecniche di proiezione e mapping. La rivista d’arte Hi-Fructose ha descritto Tape Over come collettivo berlinese che realizza murales in nastro e sperimenta anche la combinazione tra tape art e proiezione (“Tape Mapping”).[16]
Inquadramento critico
In ambito critico e curatoriale, la tape art è stata spesso descritta come una pratica ibrida tra disegno e installazione: da un lato, la reversibilità del materiale consente interventi temporanei nello spazio pubblico (con rimozione per distacco), dall’altro la stessa logica di stratificazione può essere stabilizzata in opere destinate alla conservazione, soprattutto quando la luce è parte integrante dell’immagine (light box).[2][5][13] Nel campo delle pratiche murali e installative, Domus ha inquadrato alcuni lavori come “interventi grafici” nello spazio, mentre mostre museali su materiali non convenzionali hanno incluso opere in nastro nel più ampio interesse per tecniche e supporti atipici.[14][6]
Galleria d'immagini
Esempio di tape art (The Eyes) di miNo (Michael Nolte), 2021.
Opera di tape art di Pauline Fillioux.
Note
- 1 2 3 Tape Art, su Buffalo AKG Art Museum. URL consultato il 15 febbraio 2026.
- 1 2 3 4 5 Buffalo Caverns, 2014, su Buffalo AKG Art Museum. URL consultato il 15 febbraio 2026.
- 1 2 3 4 (EN) ZOBOP, su National Galleries of Scotland. URL consultato il 15 febbraio 2026.
- 1 2 3 (EN) Adriane Quinlan, That's Mark Jenkins All Over: Street Artist Reproduces Himself in Tape Throughout the District, su The Washington Post, 23 luglio 2006. URL consultato il 15 febbraio 2026.
- 1 2 3 4 5 (EN) No darling, thank heavens, I can't remember a wife, su Delaware Art Museum (eMuseum). URL consultato il 15 febbraio 2026.
- 1 2 3 (EN) Extreme Materials 2, su Memorial Art Gallery of the University of Rochester. URL consultato il 15 febbraio 2026.
- 1 2 (EN) Jim Lambie, su The Museum of Modern Art. URL consultato il 15 febbraio 2026.
- ↑ Citytape, su exibart, 17 maggio 2005. URL consultato il 15 febbraio 2026.
- ↑ Citytape, su exibart, 2 maggio 2006. URL consultato il 15 febbraio 2026.
- 1 2 (EN) Creating art with tape and scalpel, su CBS News (Sunday Morning), 21 maggio 2017. URL consultato il 15 febbraio 2026.
- 1 2 (EN) City Lights – Tape Art Max Zorn, su Museum of Urban and Contemporary Art (MUCA). URL consultato il 15 febbraio 2026.
- ↑ (DE) Evelyn Vogel, Ab in die Kiste, su Süddeutsche Zeitung, 24 marzo 2015. URL consultato il 15 febbraio 2026.
- 1 2 3 (EN) Dutch Master Max Zorn paints with packing tape, su CBS News, 21 maggio 2017. URL consultato il 15 febbraio 2026.
- 1 2 (EN) Tape That: graphic interventions with adhesive tape, su Domus, 20 giugno 2016. URL consultato il 15 febbraio 2026.
- ↑ (EN) Joe Berkowitz, This Graffiti Made Of Tape Will Hold Your Attention, su Fast Company, 9 maggio 2013. URL consultato il 15 febbraio 2026.
- ↑ (EN) Berlin-based Collective “Tape Over” Draws Murals with Masking Tape, su Hi-Fructose, 11 gennaio 2016. URL consultato il 15 febbraio 2026.
Voci correlate
Altri progetti
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