Taqi Arani

Taqi Arani (Tabriz, 5 settembre 1903 – Teheran, 4 febbraio 1940) è stato un politico e giornalista iraniano, ideologo fondatore del comunismo persiano e ispiratore politico del Partito Iraniano del Tudeh.
Biografia
Nativo di Tabriz e figlio di un funzionario civile, si trasferì con la famiglia a Teheran nei primi anni di vita e vi ricevette un'educazione medica. Durante la gioventù in Iran fu un ardente nazionalista al punto dello sciovinismo, dichiarandosi a favore dell'assimilazione culturale persiana del moderno Azerbaigian.[1] Nel 1922 fu inviato a studiare all'Università di Berlino, e il soggiorno in Europa alterò radicalmente le sue idee politiche, facendone l'avvicinamento al comunismo.[1] Negli anni successivi scrisse numerosi pamphlet di stampo politico-filosofico su figure come i pensatori medievali ʿUmar Khayyām, Saʿdi e Naser-e Khosrow, ma anche sul comunismo contemporaneo; contribuì anche a numerosi giornali in lingua persiana editi in Europa, come Īrānšahr, Farangestān e Peykār, quest'ultimo il quotidiano ufficiale del Partito Comunista iraniano in esilio.[1]
Nel 1930 ricevette il dottorato in scienze naturali e rientrò in Iran, mantenendosi come insegnante. Negli anni successivi, dopo la stretta autoritaria di Reza Shah Pahlavi, fu tra i principali oppositori del regime e animatori dei circoli comunisti iraniani, a cui partecipavano numerosi intellettuali di formazione europea come Bozorg Alavi,[1] con cui sviluppò un rapporto particolarmente stretto e assieme al quale lesse l'intero Capitale di Karl Marx.[2] Fondò e contribuì anche al giornale marxista Donyā, che per aggirare la censura imponeva ai suoi contributori l'utilizzo di un linguaggio accademico ed estremamente articolato così da poter mantenere i propri discorsi su livelli ambigui.[1] Gli articoli di Arani pubblicati in quegli anni riflettono le sue profonde convinzioni secolari e materialiste, che lo spingevano a voler riformare l'Iran per renderlo uno Stato laico e moderno, criticando in più occasioni le teorie filosofiche di Henri Bergson, allora molto popolari nei circoli intellettuali.[1]

Data la sua prominenza nella società politico-culturale del tempo, nel 1937 Arani fu tra le 53 personalità arrestate dal governo dell'Iran con l'accusa di diffondere il comunismo. Fu processato nel novembre 1938, e riconosciuto come uno dei principali esponenti comunisti dell'Iran, fu condannato a dieci anni di prigione in completo isolamento.[1] Incarcerato in condizioni estremamente dure, Arani morì dopo sedici mesi, nel febbraio 1940; la polizia iraniana dichiarò che il suo decesso era dovuto al tifo, mentre i suoi compagni di prigionia sostennero che fosse stato assassinato perché ritenuto troppo pericoloso.[1] Quando i condannati superstiti furono scarcerati nel 1941 a seguito dell'invasione anglo-sovietica dell'Iran e fondarono il Partito Iraniano del Tudeh di orientamento marxista-leninista, dichiararono il defunto Arani come propria "guida spirituale", e il suo contributo al comunismo persiano fu ricordato anche dall'amico Bozorg Alavi nei suoi scritti.[1]
Note
- 1 2 3 4 5 6 7 8 9 (EN) Ervand Abrahamian e Bozorg Alavi, Encyclopædia Iranica, II, 1986, pp. 263-265.
- ↑ (EN) Ali Mirsepassi, The Discovery of Iran, Stanford, Università di Stanford, 2021, ISBN 9781503629806.
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Collegamenti esterni
- (EN) Taqi Arani, in Encyclopædia Iranica, Ehsan Yarshater Center, Columbia University.
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