Taro e Jiro

Monete commemorative

Taro (Wakkanai ottobre 1955 – Hokkaido 11 agosto 1970) e Jiro (Wakkanai, ottobre 1955 – Antartide 9 luglio 1960) sono stati due cani da slitta, fratelli e coetanei, di razza Sakhalin Husky (Karafuto-Ken), impiegati presso la base antartica giapponese Shōwa.

Sono divenuti celebri perché, dopo essere stati abbandonati, sono riusciti a sopravvivere alle rigide temperature antartiche e sono stati ritrovati al rientro alla base degli esploratori giapponesi, dopo quasi un anno.

Dalla storia di Taro, Jiro e degli altri cani della spedizione sono tratti i film Antarctica e 8 amici da salvare.

Storia

Nel 1957 l'Istituto nazionale di ricerca polare giapponese promosse la prima spedizione antartica (JARE - Japanese Antarctic Research Expedition) con finalità scientifiche.[1] Il 29 gennaio 1957 iniziarono i lavori per la costruzione della base (Stazione Shōwa) posta a 69°00'S e 39°35'E sull'Isola Ongul Orientale. Per gli spostamenti erano stati condotti alla stazione antartica dei cani da slitta provenienti dal Giappone, appositamente addestrati, di razza Sakhalin Husky (Karafuto-Ken).

Al suo rientro, la nave Soya aveva avuto difficoltà, ed era stata liberata dai ghiacci con l'aiuto della nave russa Ob’.[2]

Nel febbraio 1958 era stata programmata la sostituzione dei componenti della spedizione. I nuovi componenti, come pure il materiale e i rifornimenti, erano trasportati dalla nave rompighiaccio Soya. La seconda spedizione non ebbe fortuna; il peggioramento delle condizioni climatiche bloccò la nave, che non riuscì a raggiungere la stazione antartica. Gli undici uomini della prima spedizione furono evacuati tramite elicottero; con essi furono trasportati un cane femmina e i suoi otto cuccioli, ma i rimanenti 15 cani da slitta furono lasciati alla base, legati alla catena e con una provvista di cibo per alcuni giorni. La Soya fu liberata con l'intervento degli elicotteri della nave USCG Burton Island (WAGB-283), della guardia costiera statunitense.[3][4][5] L'abbandono dei cani, per quanto necessario, provocò proteste in Giappone; l'associazione animalista JSPCA[6] promosse una petizione per il loro recupero.[2]

Il ritrovamento di Taro e Jiro

Jiro

Nel gennaio 1959 partì la terza spedizione antartica giapponese. All'arrivo alla Stazione Shōwa, si scoprì che sette cani erano morti legati e che otto si erano liberati dalle catene. Di questi, erano rimasti in vita solo i fratelli Jiro e Taro, ritrovati il 14 gennaio 1959. Viste le condizioni proibitive, deve ritenersi che una parte del gruppo dei cani sia riuscita a slegarsi e a procurarsi cibo e modalità di riparo, benché, dopo tanti mesi, solo due siano potuti sopravvivere.

Jiro, rimasto in Antartide, continuò a vivere presso la base ed è morto nel 1960 per cause naturali. Alla sua morte, il suo corpo fu riportato in Giappone e fu imbalsamato; oggi è in mostra al National Museum of Nature and Science nel quartiere Ueno, a Tokyo.[7]

Taro tornò a Sapporo e visse all'Università di Hokkaido fino alla sua morte, avvenuta nel 1970 a quasi 15 anni. Il suo corpo imbalsamato è in mostra al Museo dei tesori nazionali, nel giardino botanico dell'Università di Hokkaido a Sapporo.[7]

La memoria

Prima del ritrovamento, nel luglio 1958 ai cani abbandonati fu eretto un monumento a Sakai, per ricordare il loro sacrificio.[8][9][10] A Taro e Jiro furono intitolati vari monumenti in tutto il Giappone, come a Wakkanai[11] e Nagoya.[7]

Nel 1959 all'intera muta di cani fu eretto il monumento posto ai piedi della Torre di Tokyo, commissionato dalla JSPCA, opera dello scultore Andō Takeshi (che aveva scolpito anche la statua del cane Hachikō nel 1948).

In Giappone è stato istituito il "Giorno dell'amore, della speranza e del coraggio" in memoria di Taro e Jiro, celebrato il giorno del loro ritrovamento (14 gennaio).[12]

Filmografia

Note

  1. ↑ (EN) Sito el NiPR, su nipr.ac.jp.
  2. 1 2 (EN) Plane Saves 11 Japanese in Antarctic, “The Montreal Gazette”, 13 febbraio 1958, p. 4
  3. ↑ (EN) Polar Team Is Evacuated. Japanese Scientists, “The Milwaukee Journal”, 12 febbraio 1958, p. 3
  4. ↑ (EN) Japanese Ship Trapped, "Antarctic, Bulletin" by New Zealand Antartic Society, marzo 1958, 239 Archiviato il 2 gennaio 2014 in Internet Archive.
  5. ↑ Dian Olson Belanger, Deep Freeze, University Press of Colorado, 2006, p. 233
  6. ↑ (EN) Società Giapponese per la Prevenzione della Crudeltà verso gli Animali, su jspca.or.jp.
  7. 1 2 3 (EN) Igor I. Solar, Taro and Jiro — A story of canine strength and tenacity
  8. ↑ sac.sakai.ed.jp, http://sac.sakai.ed.jp/details/16/index.html.
  9. ↑ これも南極つながり?, su jare.org.
  10. ↑ カラフト犬慰霊像趄堺市, su asahi-net.or.jp.
  11. ↑ Antarctica Expedition Sakhalin Husky Monument and Memorial Monument for the Dogs, su welcome.wakkanai.hokkaido.jp. URL consultato il 2 gennaio 2014 (archiviato dall'url originale il 3 gennaio 2014).
  12. ↑ 14 gennaio, su yokosoyumee.blogspot.it, Yokosò, 14 gennaio 2013. URL consultato il 20 novembre 2020.

Bibliografia

  • (EN) Antarctica, Lonely Planet, 2008, p. 308

Voci correlate

Altri progetti

Collegamenti esterni