Tarsius tumpara
| Tarsio dell'Isola di Siau | |
|---|---|
![]() | |
| Stato di conservazione | |
![]() Critico[1] | |
| Classificazione scientifica | |
| Dominio | Eukaryota |
| Regno | Animalia |
| Phylum | Chordata |
| Subphylum | Vertebrata |
| Classe | Mammalia |
| Superordine | Euarchontoglires |
| (clade) | Euarchonta |
| Ordine | Primates |
| Sottordine | Haplorrhini |
| Infraordine | Tarsiiformes |
| Famiglia | Tarsiidae |
| Genere | Tarsius |
| Specie | T. tumpara |
| Nomenclatura binomiale | |
| Tarsius tumpara Shekelle, Groves, Merker & J. Supriatna, 2008 | |
Il tarsio dell'Isola di Siau (Tarsius tumpara Shekelle, Groves, Merker & J. Supriatna, 2008) è un primate aplorrino della famiglia dei Tarsidi.
Descrizione
Si tratta di una specie molto piccola, con un corpo lungo tra i 10 e i 15 cm. La coda è lunga all'incirca 20 cm.[2] Il peso dell'animale oscilla tra i 100 e i 150 grammi; questa leggerezza agevola l'atterramento di T. tumpara sulle fronde degli alberi.[2]
Biologia
Comportamento
È un animale notturno, dalle prevalenti abitudini arboricole; durante il giorno è solito riposarsi tra le foglie dell'albero del fico. Ogni esemplare riposa in un luogo diverso, onde evitare l'uccisione di un'intera famiglia in caso di attacco da parte di un predatore.[3][4]
Alimentazione
Si tratta di una specie carnivora che si nutre prevalentemente di insetti e di aracnidi; talvolta, grazie alla bocca grande e ai denti affilati, si ciba anche di animali più grandi, quali rane, lucertole e piccoli uccelli.[2]
Riproduzione
Raggiunge la maturità sessuale attorno ai due anni di età; la gestazione dura circa sei mesi. In genere viene partorito un singolo cucciolo per ogni atto riproduttivo.[2]
Distribuzione e habitat
È endemico del Sulawesi, in Indonesia (un tempo chiamata Isola di Siau, da cui il nome volgare della specie).[5] L'areale sembra essere molto ridotto (125 kmq di area teorica, ma appena 19 kmq di area stabilmente occupata dalle comunità di T. tumpara').[4]
Tassonomia
La sua esistenza come taxon distinto si deve all'isolamento geografico dell'isola di Sulawesi rispetto a Sangihe, isola posta circa 200 km più a nord, dove si è sviluppata una specie distinta, ovvero Tarsius sangirensis.
Conservazione
La Lista rossa IUCN del 2020 lo classificava come "specie in pericolo critico".[1] Le principali minacce a questo primate sono il commercio di animali e il bracconaggio operato sulla base della credenze popolari secondo cui alcune parti del corpo delle scimmie di piccola taglia sarebbero dotate di proprietà terapeutiche.[3] Anche la distruzione dell'habitat e la vivace attività vulcanica del Sulawesi sono una minaccia alla conservazione dell'animale.[3] Per queste ragioni, la IUCN ha inserito T. tumpara nella pubblicazione del 2008 The World's 25 Most Endangered Primates (I 25 Primati al Mondo a Maggior Rischio di Estinzione).[6]
I principali predatori di questo tarsio sono i serpenti arboricoli, i Lacertidi, i rapaci e i gatti selvatici.[7]
Note
- 1 2 (EN) Shekelle M, Salim A., Tarsius tumpara, su IUCN Red List of Threatened Species, Versione 2020.2, IUCN, 2020. URL consultato il 5 dicembre 2025.
- 1 2 3 4 (EN) Siau Island Tarsier, su New England Primate Conservancy. URL consultato il 5 dicembre 2025.
- 1 2 3 (EN) Macdonald, David W.; Burnham, Dawn; Hinks, Amy E.; Wrangham, Richard, A Problem Shared Is a Problem Reduced: Seeking Efficiency in the Conservation of Felids and Primates, in Folia Primatologica, vol. 83, n. 3-6, 2012, pp. 171-215, DOI:10.1159/000342399, ISSN 0015-5713, PMID 23363584.
- 1 2 (EN) Faulkner, S. C.; Stevenson, M. D.; Verity, R.; Mustari, A. H.; Semple, S.; Tosh, D. G.; Comber, S. C., Using Geographic Profiling to Locate Elusive Nocturnal Animals: a Case Study with Spectral Tarsiers, in Journal of Zoology, vol. 295, n. 4, 2015, pp. 261-268, DOI:10.1111/jzo.12203.
- ↑ (EN) Tarsier, su Britannica. URL consultato il 5 dicembre 2025.
- ↑ (EN) Mittermeier, R.A.; Wallis, J.; Rylands, A.B.; Ganzhorn, J.U.; Oates, J.F.; Williamson, E.A.; Palacios, E.; Heymann, E.W.; Kierulff, M.C.M.; Long Yongcheng; Supriatna, J.; Roos, C.; Walker, S.; Cortés-Ortiz, L.; Schwitzer, C. et al., Primates in Peril: The World's 25 Most Endangered Primates 2008–2010, IUCN/SSC Primate Specialist Group (PSG), International Primatological Society (IPS), Conservation International (CI), 2009, pp. 1-92, ISBN 978-1-934151-34-1.
- ↑ (EN) Tarsier, su Wisconsin National Primate Research Center. URL consultato il 5 dicembre 2025.
Voci correlate
Altri progetti
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