Teogene (martire)
| Teogene | |
|---|---|
Martire | |
| Venerato da | Tutte le Chiese che ammettono il culto dei santi |
| Ricorrenza | 3 gennaio |
Teogene (fl. IV secolo) fu un soldato romano, morto martire durante la persecuzione di Licinio agli inizi del IV secolo, venerato come santo dalla Chiesa cattolica e dalle Chiese ortodosse.
Agiografia
Di Teogene esiste la Passio, sia nella versione greca che in quella latina.[1][2] Teogene era un giovane che fu chiamato come recluta in una legione di stanza nell'Ellesponto; rifiutò tuttavia di farne parte a motivo della sua fede cristiana. Sottoposto ad un processo, fu condannato a morte per annegamento dal tribuno Zelicenzio e dal praepositus Possidonio all'epoca dell'imperatore Licinio (308-324).[1][2]
Culto
La sua memoria è ricordata nel martirologio geronimiano (V secolo) al 3 gennaio; e poi anche nel sinassario di Costantinopoli, dove tuttavia è indicato come vescovo di Pario, informazione che non trova tuttavia riscontri storici.[1][3] In entrambi questi testi, Teogene è ricordato assieme a Cirino (o Ciriaco) e Primo, i cui nomi tuttavia sono frutto probabilmente di un'errata lettura nella trasmissione testuale.[1] I nomi dei tre santi furono inseriti da Cesare Baronio nel Martirologio Romano.[4]
Nell'edizione riveduta e corretta del martirologio romano fatta dopo il Concilio Vaticano II, la memoria è stata rivista secondo la moderna critica agiografica nel modo seguente:
Note
- 1 2 3 4 Bibliotheca Sanctorum, III, col. 1340.
- 1 2 (LA) Passio Sancti Theogenis, Analecta Bollandiana, II, 1883, pp. 206-210.
- ↑ (LA) Michel Le Quien, Oriens christianus in quatuor Patriarchatus digestus, Parigi, 1740, Tomo I, coll. 787.
- ↑ Martirologio romano pubblicato per ordine del Sommo Pontefice Gregorio XIII, riveduto per autorità di Urbano VIII e Clemente X, aumentato e corretto nel 1749 da Benedetto XIV (PDF), quarta edizione italiana, Libreria editrice vaticana, 1955, p. 4.
Bibliografia
- Giorgio Cardona, Cirino, Primo e Teogene, santi, martiri dell'Ellesponto, Bibliotheca Sanctorum, III, p. 1340.