Teoria dei poteri impliciti
La cosiddetta teoria dei poteri impliciti è un principio giuridico proprio del diritto degli Stati Uniti[1], poi adottato anche nel diritto internazionale dalle Nazioni Unite[2]. Consiste nell'esercizio di alcuni organi di poteri non espressi ma desumibili con operazioni logiche.
Stati Uniti
Negli Stati Uniti tale teoria fu espressa per la prima volta da Alexander Hamilton il 23 febbraio 1791[3]; essa è applicata alla giurisprudenza della Corte Suprema degli Stati Uniti, in particolare per estendere le competenze di tale corte nei confronti delle corti dei singoli stati federali laddove non siano previste costituzionalmente. L'estensione in particolare riguarda poteri non previsti dalla Costituzione ma necessari per poter esperire quelli espressi nella Carta fondamentale americana.
Diritto internazionale
Tale costruzione logica è stata importata anche nell'ambito del diritto internazionale, in particolar modo dalla Corte internazionale di giustizia[4].
In ambito internazionale tale dottrina è spesso considerata eccessiva, sia perché l'esportazione di parametri costituzionali di diritto interno è poco auspicabile, sia perché l'eccessiva dilatazione porta a forti contrasti tra le organizzazioni internazionali e gli Stati. Tale potere è invece accettato per un'interpretazione analogica o estensiva delle norme[5].
Diritto unionale europeo
Dopo avervi acceduto in via pretoria (grazie alla Corte di giustizia)[6] l'Unione europea ha procedimentalizzato il ricorso alla teoria dei poteri impliciti, mediante l’art. 352, paragrafo 1, del trattato sul funzionamento dell'Unione europea (TFUE), che stabilisce le basi per l’uso di poteri impliciti. Esso permette all’Unione di adottare, in determinate circostanze, misure relative a una politica o a un obiettivo definiti nei trattati, ma per i quali non le sono stati conferiti poteri specifici. Le condizioni da soddisfare sono che il Consiglio dell'Unione europea, dopo aver ricevuto l’approvazione del Parlamento europeo, voti all’unanimità a favore delle misure appropriate sulla base di una proposta della Commissione europea.
Note
- ↑ Pearce, Haywood J. Jr., Implied Powers under the Constitution, Constitutional Review, Vol. 9, Issue 2 (April 1925), pp. 102-106.
- ↑ Skubiszewski, K., Implied powers of international organizations, Rosenne collection, International law at a time of perplexity; essays in honour of Shabtai Rosenne. Ed. by Y. Dinstein & M. Tabory. Dordrecht, Nijhoff, 1989.
- ↑ Nella relazione a George Washington del Segretario al Tesoro sulla legge istitutiva della Prima banca degli Stati Uniti d'America: v. Francesco Ruvinetti, Alexander Hamilton e l'arte del governo, Europa edizioni, 2017, pp. 111-114.
- ↑ Così Benedetto Conforti "Diritto Internazionale" VIII edizione, pagg. 108-109.
- ↑ Così Benedetto Conforti, "Diritto Internazionale" cit., pag. 98.
- ↑ "La Comunità dispone non solo dei poteri espressamente attribuiti dai trattati, ma anche dei poteri impliciti necessari per l’efficace realizzazione degli scopi e degli obiettivi che sono alla base della sua esistenza": Corte di giustizia delle Comunità europee, Sentenza Defrenne II, C-43/75, 1976,
Collegamenti esterni
- (EN) implied powers, su Enciclopedia Britannica, Encyclopædia Britannica, Inc.
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