Tin Pan Alley

Edifici situati tra la Sesta Avenue e Broadway sulla 28ª strada che ospitavano la Tin Pan Alley

Tin Pan Alley è il nome dato all'industria musicale newyorkese, specializzata nella scrittura di canzoni e nella stampa di spartiti, che dominò il mercato della popular music statunitense tra la fine del XIX e la prima metà del XX secolo.[1]

Agli inizi, Tin Pan Alley era orientata alla produzione di canzoni eseguite da cantanti e orchestre non necessariamente professionali, ovvero ballate (ballad), canzoni da ballo leggere (rhythm ballad) e novelty song;[2] Si rivolse in un secondo momento ad altri stili alla moda, come il cakewalk, il ragtime[3] e, negli anni 1910 e 1920, al jazz e il blues.[4] Nella Tin Pan Alley vi erano anche compositori di estrazione colta come George Gershwin (che iniziò a lavorarvi come song plugger, ovvero pianista che suonava le nuove canzoni per promuovere la vendita degli spartiti),[5] Irving Berlin, Jerome Kern e Cole Porter.[6]

Il termine Tin Pan Alley viene anche usato per designare, spesso in modo spregiativo, le canzoni promosse dall'industria musicale popolare nordamericana ed europea prima dell'avvento della canzone d'autore degli anni 1960.[7]

Etimologia

Il termine "Tin Pan Alley" è traducibile in "vicolo della padella stagnata" e allude al suono dissonante dei pianoforti delle sale di prova degli studi di registrazione che si poteva sentire nelle strade (alley è il nome dato ai vicoli di New York).[6][8][9]

Si suppone che a coniare il nome fu Monroe H. Rosenfeld (noto per aver composto Those wedding bells shall not ring out del 1896) agli inizi del Novecento.[6]

Storia

Placca commemorativa dedicata a Tin Pan Alley e collocata sulla 28ª Strada tra Broadway e la Sesta Avenue, in un isolato del Flatiron District.

L'origine della Tin Pan Alley viene fatta risalire intorno al 1885, quando molti editori musicali, come M. Witmark & Sons,[10] T.B. Harms & Co., Hawley, Haviland & Co., Joseph W. Stern & Co., Feist & Frankenthaler e F.A. Mills, stabilirono la propria sede a New York. Nel corso della sua storia, gli uffici della Tin Pan Alley cambieranno sede più volte: all'inizio del XX secolo, erano concentrati nella Ventottesima Strada, tra la Quinta Strada e Broadway; intorno a Broadway e la Trentaduesima Strada negli anni 1920; a Broadway, tra la Quarantaduesima e la Cinquantesima Strada durante i suoi ultimi anni di vita.[6][9][8][10]

La crescita delle industrie cinematografica, della registrazione audio, radiofonica e televisiva portò a un aumento della domanda di brani musicali a Tin Pan Alley; fu l'emersione di altre industrie analoghe a contribuire in parte al fallimento della Tin Pan Alley.[9]

La Tin Pan Alley perdurò fino agli anni 1950, periodo in cui venne scalzata dal rock and roll.[6][8]

Accoglienza

Nonostante Tin Pan Alley godesse di grande prestigio e influenza, tanto da plasmare il repertorio musicale statunitense,[6] qualcuno, come il critico italiano Gildo De Stefano, sostiene che l'opera di diffusione dei suoi generi sarebbe andata a discapito dell'autenticità dei generi stessi:

«Se vogliamo, la miriade di rags che in breve derivò dagli scrittori del Tin Pan Alley di New York dimostrò ampiamente un concetto ossia che le composizioni venivano sì create da provetti arrangiatori, mancavano però di ciò che si potrebbe definire “acume razziale”, che era insito nel ragtime popolare. C’è da dire, inoltre, che molte di queste composizioni erano intrise del tanfo razzista dei coon songs, e a riprova di ciò si stagliavano i primi rags che altro non erano che medleys della corrente di moda coon in forma strumentale. Se a questo, poi, si aggiunge che i 'coon songs' spesso passavano per vere e proprie canzoni del ragtime, il teorema della commistione fra cultura musicale propriamente detta e tradizione folk colored è bello e dimostrato.»

Note

  1. ↑ (EN) Music Publishing: Tin Pan Alley, su medium.com. URL consultato il 2 aprile 2026.
  2. ↑ (EN) From Chipmunks to Lonely Island: The Surprising History of Novelty Music, su collider.com. URL consultato il 19 dicembre 2025.
  3. ↑ (EN) Court Carney, Cuttin' Up - How Early Jazz Got America's Ear, University of Michigan, 2009, p. 83.
  4. ↑ Oxford Music Online, su oxfordmusiconline.com.
  5. ↑ (EN) Tin Pan Alley - George Gershwin, su classicfm.com. URL consultato il 2 aprile 2026.
  6. 1 2 3 4 5 6 (EN) Music Publishing: Tin Pan Alley, su medium.com. URL consultato il 2 aprile 2026.
  7. ↑ Stanley Sadie (a cura di), Tin Pan Alley, in New Grove Dictionary of Music and Musicians, Oxford University Press, 2nd edition, ISBN 0-333-60800-3.
  8. 1 2 3 (FR) Tin Pan Alley, la rue légendaire où est née la musique populaire américaine, su ici.radio-canada.ca. URL consultato il 2 aprile 2026.
  9. 1 2 3 (EN) Tin Pan Alley, su britannica.com. URL consultato il 2 aprile 2026.
  10. 1 2 (EN) The History, su tinpanalley.nyc. URL consultato il 2 aprile 2026.
  11. ↑ Gildo De Stefano, Ragtime, jazz & dintorni, Milano 2007

Bibliografia

  • (EN) John Shepherd, Tin Pan Alley, Taylor & Francis, 2016.

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Collegamenti esterni

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