Tito Sinibaldi
| Tito Sinibaldi | |
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| Senatore del Regno d'Italia | |
| Legislatura | XXIII |
| Sito istituzionale | |
| Dati generali | |
| Titolo di studio | Laurea in giurisprudenza |
| Università | Liceo classico Pontano Sansi |
| Professione | Avvocato |
Tito Sinibaldi (Amelia, 11 settembre 1859 – Spoleto, 23 giugno 1940) è stato un politico e avvocato italiano.
Biografia
Visse a Spoleto con i genitori Elvira Ferrari e Filippo. Il padre, medico, era un esponente di primo piano del movimento liberale e risorgimentale. Si diplomò al Regio Liceo Pontano nel 1878[1]. Si laureò in giurisprudenza ed esercitò la professione di avvocato. Sposò Rosa Laurenti (1895-1989) da cui ebbe due figli, Filippo e Giuseppe.
Fu eletto consigliere comunale nel 1885, quindi assessore e poi sindaco di Spoleto, carica che ricoprì dal 1895. Nel 1898 lasciò l'incarico dopo l'elezione alla Camera dei deputati. Fu tra i sostenitori di Giovanni Giolitti con cui si oppose, insieme ai principali esponenti della Sinistra liberale e costituzionale, alla svolta autoritaria messa in atto dal governo Pelloux. Deputato per tre legislature, fu poi nominato senatore del Regno nel 1911.
Subito dopo la marcia su Roma manifestò un profondo disagio verso l'ascesa al potere di Benito Mussolini avvertendo tra i primi i pericoli insiti nella salita al potere del partito fascista.
Come senatore fece parte della commissione d'accusa dell'Alta Corte fino al giugno 1924 e fu membro supplente della Commissione d'Istruzione dell'Alta Corte di giustizia fino al gennaio 1929.
Come membro di tali commissioni ebbe un ruolo particolarmente delicato nel caso di Emilio De Bono, un alto esponente fascista che era stato deferito all'Alta Corte perché accusato di complicità nel delitto Matteotti ed irregolarità commesse nel corso dei suoi incarichi istituzionali.

Sinibaldi subì pesanti minacce di morte da parte del gerarca Roberto Farinacci perché ritenuto di posizioni antifasciste.
Nel 1929 votò contro l'approvazione dei Patti Lateranensi insieme a Croce, Albertini, Bergamini, Paternò e ai liberali.[2].
Massone, fu affiliato alla loggia di Spoleto "Gioviano Pontano", appartenente al Grande Oriente d'Italia[3].
Incarichi
- Sindaco di Spoleto (16 maggio 1895) (20 febbraio 1897-17 luglio 1898) (9 agosto 1914-luglio 1916)
- Consigliere comunale di Spoleto (luglio 1885-luglio 1914)
- Assessore comunale di Spoleto (settembre 1886-11 settembre 1902)
- Consigliere provinciale di Perugia (maggio 1889-1890)
- Socio azionista della Banca Popolare Società Cooperativa di Spoleto (1895)
Onorificenze
Note
- ↑ I centenario del Liceo - Ginnasio "Gioviano Pontano" - "Achille Sansi". Cronache e saggi, Spoleto, Tipografia dell'Umbria, 1968, p. 50.
- ↑ Benedetto Croce, Discorso contro i patti lateranensi, in Benedetto Croce, Discorsi parlamentari, Roma, Bardi editore, 1983, pp. 167-175.
- ↑ Luca Irwin Fragale, La Massoneria nel Parlamento. Primo novecento e Fascismo, Morlacchi Editore, 2021, p. 240.
Bibliografia
- Maurizio Hanke, L'opera politica e amministrativa di Tito Sinibaldi, Spoleto, Panetto e Petrelli, 1977.
Collegamenti esterni
- Tito Sinibaldi, su storia.camera.it, Camera dei deputati.
- SINIBALDI Tito, su Senatori d'Italia, Senato della Repubblica.
- Archivio del Senato del Regno. Sinibaldi avv. Tito (PDF), su patrimonio.archivio.senato.it. URL consultato il 21 agosto 2025.
| Controllo di autorità | VIAF (EN) 77602881 · ISNI (EN) 0000 0000 2199 6346 · LCCN (EN) n80004493 · GND (DE) 1068291419 |
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