Torre di Pandolfo Capodiferro
| Torre di Pandolfo Capodiferro Turris ad Mare | |
|---|---|
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| Ubicazione | |
| Stato | |
| Stato attuale | |
| Regione | Campania |
| Città | Sessa Aurunca |
| Coordinate | 41°13′32.47″N 13°45′55.33″E |
| Informazioni generali | |
| Costruzione | 945 circa-960 circa |
| Materiale | opera cementizia |
| Primo proprietario | Pandolfo Capodiferro |
| Demolizione | 1943 |
| Condizione attuale | distrutta |
| Proprietario attuale | |
| Informazioni militari | |
| Utilizzatore | |
| Occupanti | Principi di Capua-Benevento |
| Azioni di guerra | Guerra coi Saraceni Seconda guerra mondiale |
| voci di architetture militari presenti su Wikipedia | |
La torre di Pandolfo Capodiferro fu una torre costiera edificata lungo le coste del Mar Tirreno, presso il fiume Garigliano, nel X secolo, distrutta nel XX.
Storia

Fu edificata su preesistenti fondazioni romane in opus reticulatum[1] sulla sponda sud del fiume Garigliano dal principe di Capua e Benevento Pandolfo Capodiferro, attorno alla metà del X secolo. Fu anche identificata nelle antiche mappe come Turris ad Mare. La fortificazione serviva a sorvegliare la foce del fiume da eventuali attacchi dei Saraceni.[2] Faceva parte di un articolato sistema di torri simili edificate lungo tutta la linea di costa e nell'immediato interno, che attraverso l'accensione di fuochi o segnali acustici avvertivano le genti delle città interne della presenza o meno di eventuali truppe ostili. I Saraceni erano stati scacciati dall'area nel 915 da una coalizione guidata da papa Giovanni X dopo la battaglia del Garigliano. Erano arrivati presso Traetto nell'881 e qui erano rimasti per circa quarant'anni; da qui partivano per devastare e saccheggiare mezza Italia. La torre di avvistamento a pianta quadrata era alta circa 25 metri e misurava circa 13 metri per lato. Per costruirla, il principe Pandolfo Capodiferro fece prelevare gran parte dei materiali costruttivi e decorativi dalle rovine della vicina città di Minturnae, antica colonia romana ridotta in rovine.[1] L'edificazione della torre da parte del principe Pandolfo è attestata da due iscrizioni, murate sulla struttura fino all'epoca della sua distruzione, che recitavano:[3]
scandens hunc fluvium fieri ne postea possit
Princeps hanc turrim Pandulfus condidit heros
ut sit structori decus et memorabile nomen»
per flumen scandens atrocia bella patrando
pro quo Pandulfus princeps et providus heros
condidit hanc turrem sue patriaeque saluti[3]»
Il presidio entrò nel 1066 tra i possedimenti dell'abate di Montecassino. L'atto di donazione di Riccardo e Giordano, principi di Capua, attesta che il sito era divenuto un piccolo borgo fortificato, con un nucleo di case e una chiesa, circondate da mura.[4] Fu usata anche come faro a partire dal XVII secolo.
La torre sorgeva sulla sponda campana del Garigliano, quasi di fronte al tempio edificato sulla sponda laziale, dove il popolo italico degli Aurunci prima ed i Romani poi praticavano il culto della ninfa Marica.[5] Alle spalle della torre si estendeva un bosco sacro dedicato a questo culto. La presenza di opus reticulatum fa pensare che alcuni dei materiali di reimpiego della torre provengano dal vicino edificio di culto realizzato per la dea, situato sulla sponda laziale del fiume.
Nel 1929, il ministro della pubblica istruzione Pietro Fedele, la restaurò e ne fece un museo.[6] Durante la seconda guerra mondiale, tuttavia, la torre fu minata, insieme al Ponte Real Ferdinando, dalla Wehrmacht in ritirata sulla Linea Gustav dall'avanzata degli anglo-americani; fu fatta esplodere nel dicembre 1943 e la collezione che custodiva finì depredata e dispersa.[7] Nonostante ciò, nel 1985 furono ritrovati una statua di Artemide e la tabula patronatus, reperti sottratti al museo e poi riesposti in Sessa Aurunca nel 2007.[7]
Il museo e il recupero

Nel Museo della Civiltà aurunca Fedele riunì diversi reperti riferibili alla storia antica e medievale del territorio circostante,[8] nonché la sua biblioteca personale in un villino adiacente.[9] Formavano la raccolta, incentrata su pezzi databili tra l'VIII secolo a.C. e il 1936, centinaia di monete d'oro, d'argento e di bronzo delle età romana e medievale, manufatti ausoni-aurunci,[10] etruschi ed egizi, opere del periodo borbonico, documenti autografi di Mazzini e di Garibaldi e due reperti trafugati dai tedeschi durante la Seconda guerra mondiale e rimpatriati nel 2007: la Tabula patronatus di Flavio Teodoro e un'Artemide acefala (marmo di età imperiale).[7]
Esistono oggi alcuni progetti di recupero della torre e dell'area dell'ente Parco regionale di Roccamonfina-Foce Garigliano. La torre rientra nell'area tutelata dal parco, essendo considerata un'area di grande importanza naturalistica e, secondo la normativa eurounitaria, un SIC.[11] Alcune associazioni locali ne hanno proposto la ricostruzione, come già avvenuto per il ponte borbonico Real Ferdinando sul Garigliano.
Note
- 1 2 Pio Francesco Pistilli, Castelli normanni e svevi in Terra di Lavoro, pp. 6-15.
- ↑ Il Passo del Garigliano nella storia d'Italia, su archeologialazio.beniculturali.it, 25 novembre 2015. URL consultato il 20 marzo 2023.
- 1 2 Paola Guerrini, Scrivere sulle mura. Le iscrizioni dei sistemi difensivi nella penisola italiana tra VI e XIII secolo: note preliminari, in Temporis signa. Archeologia della tarda antichità e del Medioevo, vol. VIII, Centro italiano di studi sull'alto medioevo, Spoleto (PG), 2013, pp. 8-9.
- ↑ Giovanni Battista Federici, Degli antichi duchi e consoli o ipati della città di Gaeta, Vincenzo Flauto, 1791. URL consultato il 20 marzo 2023.
- ↑ Cristina Ferrante, Jean-Claude Lacam e Daniela Quadrino, Fana, templa, delubra. Corpus dei luoghi di culto dell'Italia antica (FTD) - 4: Regio I: Fondi, Formia, Minturno, Ponza, Collège de France, 7 aprile 2016, ISBN 978-2-7226-0443-8. URL consultato il 20 marzo 2023.
- ↑ Francesco Maria Biscione, Pietro Fedele, in Dizionario Biografico degli Italiani, Roma, Istituto dell'Enciclopedia Italiana. URL consultato il 16 aprile 2011.
- 1 2 3 Gianni Ciufo, A casa la statua trafugata dai tedeschi. L’Artemide torna a Minturno, in Il Mattino, 4 aprile 2007. URL consultato il 31 ottobre 2010.
- ↑ Federico Marazzi, Lo studio del Medioevo archeologico in Italia dal XV al XX secolo (PDF), in Federico Marazzi (a cura di), Fare archeologia per il Medioevo. Ricerca, pratiche, didattica, Napoli, Suor Orsola Benincasa Università Editrice, 2024, p. 74. URL consultato il 26 agosto 2025.
- ↑ I carabinieri recuperano oltre 200 reperti archeologici saccheggiati durante la Seconda Guerra Mondiale, su monzatoday.it. URL consultato il 21 febbraio 2026.
- ↑ Matilde Crolla, I reperti archeologici della Torre di Pandolfo Capodiferro tornano a casa dopo più di 50 anni, su macronews.it. URL consultato il 21 febbraio 2026.
- ↑ Fernanda Esposito, La nuova identità dell’Ente Parco regionale di Roccamonfina foce del Garigliano, in informareonline.com, 16 novembre 2022. URL consultato il 26 agosto 2025.
Bibliografia
- Pio Francesco Pistilli, Castelli normanni e svevi in Terra di Lavoro. Insediamenti fortificati in un territorio di confine, San Casciano in Val di Pesa (FI), Libro Co., 2003, pp. 6-15.
- Carlo Cecchelli, La torre di Pandolfo Capodiferro al Garigliano ed uno scomparso cimelio della sua raccolta, in Archivio della Società romana di storia patria, vol. LXXIV, Società romana di storia patria, Roma, 1951, pp. 1-26.
- Mario D'Onofrio, La «Turris ad mare» al Garigliano, in Studia suessana, vol. II, Gruppo archeologico aurunco, 1980, pp. 29-32.
- Marcello Caliman, I Borbone, viaggio nella storia e nei luoghi. I tempi e i fatti dell'assedio di Gaeta (7 settembre 1860-13 febbraio 1861), la torre di Pandolfo Capodiferro, Marina di Minturno (LT), Caramanica Editore, 2001.
- Vito Cicale, Il repertorio del patrimonio artistico scomparso all'epoca della seconda guerra mondiale dal Museo della Torre di Pandolfo Capodiferro di Minturno, in Civiltà aurunca, vol. XVII, n. 41, Marina di Minturno (LT), Caramanica Editore, 2001, pp. 47-65.
- Paola Guerrini, Scrivere sulle mura. Le iscrizioni dei sistemi difensivi nella penisola italiana tra VI e XIII secolo: note preliminari, in Temporis signa. Archeologia della tarda antichità e del Medioevo, vol. VIII, Centro italiano di studi sull'alto medioevo, Spoleto (PG), 2013, pp. 8-9.
- Cesare Crova, La civiltà aurunca in svendita. Restauri e vandalismi sulla Torre di Pandolfo Capodiferro, in Civiltà aurunca, vol. XXXI, n. 99-100, Marina di Minturno (LT), Caramanica Editore, 2015, pp. 61-77.
- Federico Marazzi (a cura di), Fare archeologia per il Medioevo. Ricerca, pratiche, didattica (PDF), collana Quaderni della didattica (10), Napoli, Suor Orsola Benincasa Università Editrice, 2024, p. 74, ISBN 9791255110156.
Voci correlate
| Controllo di autorità | VIAF (EN) 317084292 · GND (DE) 1076265170 |
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