Trevisago
| Trevisago frazione | |
|---|---|
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| Localizzazione | |
| Stato | |
| Regione | |
| Provincia | |
| Comune | Cocquio Trevisago |
| Territorio | |
| Coordinate | 45°51′55″N 8°40′51″E |
| Altitudine | 268 m s.l.m. |
| Abitanti | |
| Altre informazioni | |
| Fuso orario | UTC+1 |
| Patrono | Sant'Andrea |
| Giorno festivo | 26 luglio |
| Cartografia | |
Trevisago è una frazione geografica del comune italiano di Cocquio-Trevisago, oggi pienamente integrata nel centro abitato.
Storia
Fu un antico comune del Milanese, sede della parrocchia di Sant'Andrea e feudo dei Visconti Borromeo.
Registrato agli atti del 1751 come un borgo di 179 abitanti, nel 1786 Trevisago entrò per un quinquennio a far parte dell'effimera Provincia di Varese,[1] per poi cambiare continuamente i riferimenti amministrativi nel 1791, nel 1798, nel 1799 e nel 1801. Alla proclamazione del Regno d'Italia nel 1805 risultava avere 255 abitanti.[2] Nel 1809 un regio decreto di Napoleone annesse il borgo a Gavirate, ma il Comune di Trevisago fu poi ripristinato con il ritorno degli austriaci. L'abitato crebbe quindi discretamente, tanto che nel 1853 risultò essere popolato da 360 anime, salite a 417 nel 1871. Dopo una leggera crescita demografica nella seconda metà del XIX secolo, la situazione si stabilizzò fino ai 750 residenti del 1921. Fu quindi il fascismo a decidere nel 1927 la definitiva soppressione dell'autonomia comunale, annettendo il borgo a Cocquio.
Monumenti e luoghi d’interesse
Architetture religiose
La Chiesa di Sant’Andrea è sede di parrocchia dal 1605.
Infrastrutture e trasporti
La frazione di Trevisago, insieme a Cocquio, è servito dalla linea ferroviaria FN Saronno-Varese-Laveno Mombello tramite la stazione di Cocquio-Trevisago.
Note
- ↑ Comune di Trevisago, 1757 - 1797 – Istituzioni storiche – Lombardia Beni Culturali, su lombardiabeniculturali.it.
- ↑ Comune di Trevisago, 1798 - 1809 – Istituzioni storiche – Lombardia Beni Culturali, su lombardiabeniculturali.it.
Altri progetti
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Collegamenti esterni
- Lombardia Beni Culturali, su lombardiabeniculturali.it.

