Ugo Pozzo

Ugo Pozzo (Torino, 5 luglio 1900 – Torino, 1981) è stato un pittore italiano.

Biografia

Le notizie sulla sua formazione sono del tutto carenti, salvo quando 19enne aderì al movimento futurista ed iniziò ad esporre con Fillìa e Kiribiri (nome d'arte di Tullio Alpinolo Bracci), che fu probabilmente anche editore e proprietario della fiorentina "Casa Editrice Bataclan"[1], dapprima presso circoli, scantinati, sale da ballo e locali improvvisati per approdare poi all'Esposizione Nazionale della Caricatura a Torino nel 1922[2]. Precedentemente, nello stesso anno, al Winter Club presso la Galleria Subalpina di Torino, si tenne una grande mostra futurista, auspicata da Filippo Tommaso Marinetti, che, pare, tra i visitatori abbia annoverato anche Antonio Gramsci[3].

Insieme con lo stesso Bracci e con Fillìa fondò il "Movimento futurista torinese". Gli artisti di punta della città di Torino erano senz'altro Fillìa e Pozzo, ma va ricordato che in quegli anni il movimento futurista torinese e piemontese, costituito principalmente da Pippo Oriani, Nicolay Diulgheroff, Franco Costa, Mino Rosso, Enrico Allimandi e dagli architetti Nicola Mosso e Alberto Sartoris, si mosse sul piano culturale in una direzione contraria a quella imposta dal fascismo che era da qualche anno salito al potere grazie a compromessi con industriali e istituzioni dominanti. Anche se la loro non fu una vera e propria opposizione al regime, sul piano culturale ebbero un atteggiamento in contrasto con i burocrati fascisti che si occupavano d'arte[4].

Dopo lotte accese e scontri, il movimento riuscì nel suo intento e nel 1927 esposero, tra cui lo stesso Pozzo, alla "Quadriennale Nazionale di Belle Arti" al Castello del Valentino di Torino, prima grande mostra futurista, e successivamente alla Biennale di Venezia[2]. Nel 1926, ancora con l'amico Fillìa e con Nicolay Diulgheroff, assieme al fotografo Maggiorino Gramaglia, aveva dato vita alla “Centrale futurista”[5].

Negli anni 1931 e 1932 si trasferì a Parigi, dove, grazie all'aiuto di Enrico Prampolini trovò impiego presso le Éditions Montparnasse come disegnatore e vignettista, ma lavorando anche per altri editori. Negli anni Trenta prese parte a varie mostre a Torino, Firenze, Roma e nel 1934 espose di nuovo alla Biennale di Venezia. Nel 1935 fu la volta della Quadriennale di Roma. Marinetti nel 1940, sulle pagine del "Meridiano di Roma" lo definì "un ingegnoso mondializzatore di Torino"[2].

Come accadde a molti artisti che furono collusi o che ebbero contatti col fascismo, nel dopoguerra anche Pozzo subì la stessa sorte: sia lui che le sue opere vennero dimenticate, salvo essere riscoperte e valorizzate a partire dagli anni Sessanta, quando poté tornare ad esporre in varie mostre a Milano, Roma, Genova e alla Biennale a Venezia[6].

Un pronipote di Pozzo, l'imprenditore editore Andrea Gandiglio, la cui famiglia è proprietaria dell'eredità artistica del pittore ha comunicato che alcune opere, tra le quali la famosa Cosmopoli, sono state prestate per mostre di rilievo internazionale come quella tenutasi al Museo Guggenheim di New York, poi esposta anche presso la sede di Bilbao ed in seguito ad Amsterdam nel 2014. Lo stesso Gandiglio informa che un'altra opera di Pozzo, Aeropittura di Piazza, è stata venduta al Centro Georges Pompidou di Parigi nel 2020 per una cifra considerevole[7].

Lo stile

Pozzo usa visualizzazioni apparentemente incongruenti per poter percepire il volo e l'altezza e la sensazione della caduta e del movimento. Infatti l'aereo è uno degli elementi della sua pittura, simbolo di grande innovazione, del mito del dinamismo di stampo marinettiano, compresi i nomi delle opere che intitola Aeropittura, Stratosfera, Aeropittura e inseguimenti aerei, Aeropittura di intercettatore Fiat G50, Aeropittura di ali legionarie, Aeropittura di cielo spagnolo e così via[6].

La critica

"...Sarà forse anche per la discrezione e l’umiltà che ha portato Pozzo, dopo l’avventura futurista, che lui sentiva non in senso “eroico”, ma come esigenza di ricerca di un nuovo mezzo di espressione, a chiudersi in sé, a lavorare quasi clandestinamente riducendo anche le proporzioni dei suoi lavori a piccoli fogli di carta su cui ha tessuto per quasi mezzo secolo le trame della sua fantasia. Minuscoli, ma importanti disegni, che testimoniano ora come questo artista non sia rimasto bloccato sulle esperienze futuriste, ma sia andato ben oltre..." (Augusto Minucci, 1971)[8]

"...se un Fillìa è sufficientemente conosciuto e riconosciuto, l’ampiezza degli interessi di un Diulgheroff si è avvertita soltanto nella grande mostra torinese del 1980, manca ancora un serio studio su Pozzo..." (Enrico Crispolti, 1986)[9]

Note

  1. ↑ Aldo Lo Presti, ALLA SCOPERTA DI KIRIBIRI E DELLA EDITRICE BATACLAN DI FIRENZE, IN ODOR DI FUTURISMO - Il “portacenere” e gli altri “peccati” di Tullio Alpinolo Bracci, in Cacciatore di Libri, 27 febbraio 2022. URL consultato il 25 ottobre 2025.
  2. 1 2 3 Pozzo Ugo, in Futurismo Now. URL consultato il 25 ottobre 2025.
  3. ↑ Quando a Torino si dipingeva, in Il Giornale dell'Arte, 7 maggio 2025. URL consultato il 28 ottobre 2025.
  4. ↑ Susanne von Falkenhausen, COLOMBO, Luigi, in Treccani - Dizionario Biografico degli Italiani, vol. 27, 1982. URL consultato il 25 ottobre 2025.
  5. ↑ GRAMAGLIA Maggiorino (Vittorino), in Associazione per la Fotografia Storica, 23 febbraio 2015. URL consultato il 25 ottobre 2025.
  6. 1 2 Ugo Pozzo, in Valutazione Arte. URL consultato il 25 ottobre 2025.
  7. ↑ Andrea Parodi, Futurismo, Torino dimentica il centenario, in La Stampa, 4 marzo 2023. URL consultato il 28 ottobre 2025.
  8. ↑ Augusto Minucci, La Stampa, 9 aprile 1971.
  9. ↑ Enrico Crispolti, Storia e critica del Futurismo, in Laterza, Roma-Bari, 1986, p. 307.

Bibliografia

  • Franco Passoni, Aeropittura futurista, Galleria Blu, Milano, 1970
  • Marzio Pinottini, Ugo Pozzo 1900-1981. Pittore Futurista, Piemonte Artistico e Culturale, Torino, 1984

Voci correlate

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