Ursula Cowgill

Ursula Moser Cowgill (9 novembre 1927 – 27 novembre 2015[1][2]) è stata una biologa e antropologa statunitense che, nella seconda metà del XX secolo, lavorò per la Yale University, la Dow Chemical Company e l'Università del Colorado. Le sue ricerche comprendono studi sulle pratiche agricole della Mesoamerica precolombiana, sulla stagionalità delle nascite umane, sul rapporto tra pregiudizi culturali di genere e mortalità infantile, nonché sul possibile ruolo del selenio nella riduzione della mortalità legata all'AIDS. Per molti anni si occupò anche di quattro potto, pubblicando una serie di osservazioni sul loro comportamento.[3]

La Cowgill conseguì il dottorato presso la Iowa State University nel 1956. In seguito lavorò come chimica analitica per il limnologo G. Evelyn Hutchinson. I suoi primi articoli scientifici, alcuni dei quali pubblicati insieme a Hutchinson, apparvero all'inizio degli anni Sessanta.

Nel 2003 la Cowgill risiedeva in Colorado. Oltre alla sua attività scientifica, fu anche un'attivista dell'American Civil Liberties Union.

Carriera

Agricoltura maya

Tra il 1961 e il 1963, la Cowgill e Hutchinson condussero studi sui suoli del bacino del Petén, in Guatemala, con l'obiettivo di comprendere gli effetti delle pratiche agricole della civiltà maya precolombiana.[4] I loro risultati indicarono che i metodi di coltivazione maya avevano gradualmente impoverito il terreno dei suoi elementi essenziali, fino a renderlo incapace di sostenere ulteriormente le colture. Alcuni studiosi hanno collegato questo esaurimento del suolo al declino, nel X secolo, degli insediamenti urbani maya nella regione del Petén.

Rapporto tra i sessi e mortalità infantile

Le ricerche della Cowgill sul genere e la mortalità infantile riguardarono sia fonti storiche inglesi sia osservazioni contemporanee in Guatemala. Utilizzando i registri parrocchiali di York relativi a nascite e decessi tra il 1538 e il 1812, la Cowgill rilevò che, nel corso della storia della città, le bambine morivano in ogni fase dell'infanzia con una frequenza superiore rispetto ai coetanei maschi. Ciò determinava, in età adulta, un rapporto tra i sessi di 136 maschi ogni 100 femmine. La Cowgill ipotizzò che ciò dipendesse in parte dal fatto che le bambine fossero più spesso vittime di infanticidio e in parte dal fatto che i figli maschi tendessero a ricevere un'alimentazione e cure migliori rispetto alle femmine.[5]

In Guatemala, la Cowgill studiò un villaggio indigeno nel quale il rapporto tra i sessi era ancora più sbilanciato, pari a 178:100. Osservò che le madri di questo villaggio allattavano i figli maschi per un periodo molto più lungo rispetto alle figlie e tendevano a riservare loro un trattamento preferenziale anche dopo lo svezzamento. La Cowgill e Hutchinson ipotizzarono inoltre che il comportamento sessualmente provocante delle giovani ragazze del villaggio potesse rappresentare un meccanismo di sopravvivenza.

Pubblicazioni

Note

  1. ↑ Cowgill, Ursula M., su LC Linked Data Service: Authorities and Vocabularies. URL consultato l'8 maggio 2008.
  2. ↑ Ursula Moser Cowgill Obituary (2016) New York Times, su Legacy.com.
  3. ↑ Ursula Moser Cowgill's Obituary, su New York Times. URL consultato il 24 maggio 2018.
  4. ↑ Nancy Gonlin e Kirk D. French, Human Adaptation in Ancient Mesoamerica: Empirical Approaches to Mesoamerican Archaeology, 1º dicembre 2015, ISBN 9781607323921.
  5. ↑ L. Henry, Some Comments on Ursula M. Cowgill's Article, 'Life and Death in the Sixteenth Century in the City of York': (Population Studies, July 1967), in Population Studies, vol. 22, n. 1, 1968, pp. 165-169, DOI:10.1080/00324728.1968.10405530, JSTOR 2173357, PMID 22077570.
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