Vickers-Terni 37/40

Cannone da 37/40
Il cannone da 37/40 sull'affusto per casamatta usato sul M 11/39.
TipoCannone aeronautico
Cannone contraereo
Cannone per carro armato
OrigineFrancia (bandiera) Francia
Impiego
UtilizzatoriItalia (bandiera) Italia
ConflittiPrima guerra mondiale
Guerra d'Etiopia
Seconda guerra mondiale
Produzione
CostruttoreVickers-Terni
AREP
Date di produzioneVickers-Terni: 1916-1919
AREP: anni '30
Entrata in servizio1917
Ritiro dal servizio1945
Numero prodotto120
Descrizione
PesoCanna: 95kg
Arma completa: 125 kg
Lunghezza1.600 mm
Calibro37 mm
Munizioni37x201 R
Velocità alla volata640 m/s
ElevazioneFiat 3000 mod.30C: -10°/+20°
M 11/39: -8°/+12°
Angolo di tiroFiat 3000 mod.30C: 360°
M 11/39: 30°
voci di armi d'artiglieria presenti su Wikipedia

Il Cannone da 37/40[1][2] era un cannone da 37 mm prodotto in Italia dalla Vickers-Terni durante la Prima guerra mondiale. Impiegato durante la Grande guerra come arma aeronautica passò ad essere usato come cannone per mezzi blindati a partire dagli anni '30.[3]

Storia

Il cannone era derivato dal francese Tube-canon M1902 da 37 mm con canna rigata e camerato per una cartuccia da 37×201mmR (prodotto dietro licenza in Italia insieme al più piccolo cannone da 37/20,6, derivato dall'Hotchkiss M1885 e camerato per il 37x94R).[4][5][6][7]

I francesi utilizzarono vari cannoni di origine navale sui propri velivoli fin dall'inizio della Prima guerra mondiale[8] destando l'interesse delle forze armate italiane, che appunto acquistarono la licenza dei due modelli summenzionati.[9]

La prime prove in Italia si svolsero, con gli originali cannoni francesi, a partire dal febbraio 1916.[10]

La produzione venne effettuata dalla Vickers-Terni di La Spezia dal 1916 al 1919,[4] per un totale di 120 pezzi prodotti.[11] Il primo cannone di produzione italiana venne consegnato per le prove nel novembre 1916.[10]

Venne adottato dal Corpo Aeronautico nel 1917 per l'impiego a bordo dei dirigibili ma ebbe uno scarso impiego in tale ruolo.[11] Durante il conflitto venne impiegato anche come cannone antiaereo installato a terra.[3][4]

Nel 1918 venne sperimentato anche come cannone da accompagnamento/cannone anticarro per la fanteria, ma la cosa rimase senza seguito.[12]

In virtù della sua compattezza e alta velocità iniziale (per l'epoca) ebbe un nuovo utilizzo a partire dai primi anni '30 come arma per mezzi blindati e corazzati.[3][4]

Visto il nuovo utilizzo venne ripresa una produzione in piccola serie dell'arma presso l'Arsenale di Piacenza (AREP) verso la fine degli anni '30.[13]

Descrizione

L'arma, nonostante la sua origine antiquata, era abbastanza leggera e compatta, la bocca da fuoco pesava 95 kg mentre l'arma completa 125 kg.[14] Aveva un semplice otturatore a cuneo a scorrimento verticale con un unico freno-recuperatore montato sulla parte superiore dell'arma. L'otturatore era dotato di meccanismo semiautomatico per la sua apertura e chiusura, con leva di comando manuale sul lato destro.[2]

L'affusto dell'originale versione aeronautica era a brandeggio libero, con comando di sparo a leva posto sulla parte inferiore del parabossoli. I sistemi di mira erano due: un semplice mirino metallico con mira anteriore fissa e alzo posteriore regolabile da 500 m a 2000 m, posizionato sopra al cilindro del freno-recuperatore, e un mirino dedicato ai bersagli aerei, con oculare, installato sul lato sinistro dell'arma.[7]

Nell'installazione sul Fiat 3000 il cannone era posizionato sul lato destro della torretta, così da lasciare spazio per il cannoniere/capocarro. Il brandeggio in questo caso era vincolato, con manovella per il brandeggio orizzontale a sinistra del puntatore e manovella per l'elevazione a destra. La manovella del brandeggio orizzontale poteva essere disinserita così da poter muovere la torretta a braccia. I comandi di sparo erano due: l'originale comando di sparo a leva sul parabossoli (usato come comando di riserva) e un altro sulla manovella per il brandeggio orizzontale. I sistemi di mira erano sempre due: l'originale mirino metallico (usato come mira di riserva) e un mirino a cannocchiale, posizionato sul lato sinistro del cannone.[15]

L'installazione sulla Fiat 611 era più spartana, non essendo dotata di ottica ma solo del vecchio mirino metallico.[16]

Impiego su veicoli

  • Fiat 3000 Mod. 30: installato in torretta su 37 esemplari.[17]
  • Fiat 2000: due cannoni installati in altrettante barbette al posto delle precedenti Fiat mod.14, modifica effettuata su un solo esemplare per motivi propagandistici in occasione del Campo Dux del 1934.[18]
  • Fiat 611: installato in torretta su 5 esemplari.[19]
  • M 11/39: installato in casamatta.

Note

  1. ↑ Ministero della Guerra, Direzione Generale Artiglieria, Dati tecnici sulle artiglierie del R. Esercito, 1934, p. 7.
  2. 1 2 Ministero della Guerra, Ispettorato dell'Arma di Fanteria, Dati tecnici sulle armi della fanteria, 1942 p. 213.
  3. 1 2 3 Filippo Cappellano, Basilio Di Martino, Bruno Marcuzzo, Gli artigli delle aquile, l'armamento aereo in Italia durante la Grande Guerra, p. 165.
  4. 1 2 3 4 Società Italiana di Storia Militare, Quaderno 1999 (PDF), a cura di Fortunato Minniti, Edizioni Scientifiche Italiane.
  5. ↑ THE CANNON PIONEERS, su quarryhs.co.uk, 24 novembre 2022. URL consultato il 18 febbraio 2024 (archiviato dall'url originale il 24 novembre 2022).
  6. ↑ Anthony G. Williams, Dr. Emmanuel Gustin, Flying guns, World War I and its aftermath 1914-32, p. 84.
  7. 1 2 Filippo Cappellano, Basilio Di Martino, Bruno Marcuzzo, Gli artigli delle aquile, l'armamento aereo in Italia durante la grande guerra, p. 162.
  8. ↑ Anthony G. Williams, Dr. Emmanuel Gustin, Flying guns, World War I and its aftermath 1914-32, pp. 91, 92.
  9. ↑ Filippo Cappellano, Basilio Di Martino, Bruno Marcuzzo, Gli artigli delle aquile, l'armamento aereo in Italia durante la Grande Guerra, p. 46.
  10. 1 2 Filippo Cappellano, Basilio Di Martino, Bruno Marcuzzo, Gli artigli delle aquile, l'armamento aereo in Italia durante la Grande Guerra, p. 163.
  11. 1 2 Filippo Cappellano, Basilio Di Martino, Bruno Marcuzzo, Gli artigli delle aquile, l'armamento aereo in Italia durante la Grande Guerra, p. 164.
  12. ↑ Filippo Cappellano, Nicola Pignato, Andare contro i carri armati, l'evoluzione della difesa controcarro nell'esercito italiano dal 1918 al 1945, p. 21.
  13. ↑ Nicola Pignato e Filippo Cappellano, La produzione di artiglierie in Italia durante la Seconda guerra mondiale, in Storia Militare, N. 75, 1999.
  14. ↑ Dati tecnici sulle artiglierie del R.Esercito, Ministero della Guerra-Direzione Generale Artiglieria.
  15. ↑ Bruno Benvenuti, Ugo F. Colonna, L'armamento italiano nella seconda guerra mondiale. Carri armati in servizio fra le due guerre 1, pp. 46, 47.
  16. ↑ Nicola Pignato, Filippo Cappellano, Gli autoveicoli da combattimento dell'esercito italiano, volume I, p. 626.
  17. ↑ Nicola Pignato, Filippo Cappellano, Gli autoveicoli da combattimento dell'esercito italiano, volume I, p. 356.
  18. ↑ Nicola Pignato, Filippo Cappellano, Gli autoveicoli da combattimento dell'esercito italiano, volume I, p. 231.
  19. ↑ Nicola Pignato, Filippo Cappellano, Gli autoveicoli da combattimento dell'esercito italiano, volume I, p. 625.

Bibliografia

  • Filippo Cappellano, Basilio Di Martino, Bruno Marcuzzo, Gli artigli delle aquile, l'armamento aereo in Italia durante la Grande Guerra, Aeronautica Militare-Ufficio Storico, 2011.
  • Anthony G. Williams, Dr. Emmanuel Gustin, Flying guns, World War I and its aftermath 1914-32, Ramsbury, Airlife Publishing, 2003.
  • Filippo Cappellano, La Vickers-Terni e la produzione di artiglierie in Italia nella prima guerra mondiale, in Società Italiana di Storia Militare, Quaderno 1999, Edizioni Scientifiche Italiane, 2003.
  • Ministero della Guerra, Direzione Generale Artiglieria, Dati tecnici sulle artiglierie del R. Esercito, Roma, IPS, 1934.
  • Ministero della Guerra, Ispettorato dell'Arma di Fanteria, Dati tecnici sulle armi della fanteria, Roma, IPS, 1942.
  • Nicola Pignato, Filippo Cappellano, Gli autoveicoli da combattimento dell'esercito italiano, volume I, Roma, Stato Maggiore dell'Esercito Ufficio Storico, 2002.
  • Filippo Cappellano, Nicola Pignato, Andare contro i carri armati, l'evoluzione della difesa controcarro nell'esercito italiano dal 1918 al 1945, Udine, Gaspari editore, 2007.
  • Bruno Benvenuti, Ugo F. Colonna, L'armamento italiano nella seconda guerra mondiale. Carri armati in servizio fra le due guerre 1, Roma, Edizioni Bizzarri, 1972.

Voci correlate