Villa Beldosso
| Villa Beldosso | |
|---|---|
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| Localizzazione | |
| Stato | |
| Regione | Lombardia |
| Località | Agliate |
| Indirizzo | via Beldosso, 1, 3, 5 |
| Coordinate | 45°41′54.01″N 9°14′31.65″E |
| Informazioni generali | |
| Condizioni | In uso |
| Costruzione | primi anni del XVI secolo - rifacimenti XIX sec. |
| Stile | Tardo barocco |
Villa Beldosso, conosciuta anche come Il Beldosso, è una villa di delizia della Brianza sita nella frazione di Agliate (Carate Brianza) ad egual distanza tra Carate e Briosco. Si trova sulla sommità di un poggio in posizione piuttosto isolata in un’area che un tempo faceva parte della Pieve di Agliate. Le prime testimonianze della villa risalgono al XVI secolo, pertanto Villa Beldosso è una delle più antiche nella zona in cui sorge.
Nel corso del tempo è appartenuta a famiglie di spicco della borghesia milanese, tra cui la famiglia Busca Arconati Visconti. Nel corso del Novecento la villa è appartenuta all’antiquario Luigi Galli. L’oratorio della villa è stato progettato ed edificato da Simone Cantoni.
Descrizione
Struttura architettonica

La villa non risulta essere la trasformazione di un castello o di una casa-forte, ma sembra essere stata edificata fin dal principio, autonomamente, come villa destinata al piacere della vita agreste[1] in posizione panoramica.
Si sviluppa su una superficie complessiva di 3500 m². L’impianto è centrale a pianta rettangolare ed è disposto su due piani più due piani sotterranei. Il pian terreno conta ventisei locali, il primo piano trentaquattro. Ci sono dei piani ammezzati di raccordo tra pian terreno e primo piano e tra primo e secondo piano. L’ingresso principale presenta una grande scalinata a doppia rampa.
Rifacimenti
Intorno alla metà del XIX sec., Antonietta Busca ha fatto rinnovare gli esterni della villa secondo il gusto Tardo Barocco Lombardo. È probabilmente nel corso di questo restauro che viene anche aggiunto (o risistemato) lo scalone d’onore d’ingresso a forbice o tenaglia, come era in uso all’epoca in ambito milanese.

Le finestre sono decorate con frontoni a valva di capasanta. Ai due lati dello scalone monumentale sono poste due statue di guerrieri genericamente all’antica; all’interno del giardino sono ancora rilevabili le statue di un giovane con cornucopia di gusto tardobarocco. Sotto le finestre della facciata principale si trovano quattro erme in pietra, due rappresentanti busti d’uomo, due di figure femminili. Il grande stemma araldico, posto su un architrave sul retro dell’edificio, è quadripartito e rappresenta la famiglia Busca Arconati Visconti. Nello stesso periodo, Ida Busca, sorella di Antonietta Busca, fa rinnovare la vicina Villa Stanga-Busca con l’aggiunta di decorazioni neo barocchette lombarde alle finestre[2].
Oratorio di Simone Cantoni
L’oratorio, funzionale al culto privato delle famiglie proprietarie, è edificato tra il 1803 ed il 1804 ed è articolato su una pianta circolare inscritta in un quadrato.

Presenta un pronao tetrastilo di ordine ionico ed il timpano è a bassorilievo. Quattro coppie di semicolonne interne costituiscono le nicchie, nelle quali non verranno mai poste le preventivate statue dei profeti[3]. Lo scalpellino è Carlo Gerolamo Pirovano. Il termine massimo dei lavori è fissato per la metà di marzo del 1806. I lavori vengono saldati nel 1808 e a seguito Cantoni non ne fa più menzione nei suoi appunti in quanto la forte semplificazione attuata durante i lavori non dovette soddisfarlo molto[4].
Giardino
Il vasto parco si estende su una superficie di 96000 m². Di cui ben 60000 m². delimitati da una recinzione. L’accesso monumentale alla villa avviene attraverso un viale alberato lungo 30 mt. in leggera salita contornato da cinquantotto esemplari di Sophora. Il grande parco recintato, seppur rovinato dall’incuria e dal tempo, è di tipo paesaggistico o romantico.
Storia
Cinquecento
Il primo proprietario della villa, dal 1589, è Pietro Tonso. Nella carta della visita pastorale di San Carlo Borromeo alla Pieve di Agliate (domenica 17 agosto 1578) il sito è segnalato come "El Beldosso oratorio"[5].

Il luogo pertanto è da subito segnalato con particolare accezione alla sua componente di piacere. Pietro Tonso ha dei possedimenti nell’area di Agliate, oltre al Beldosso, alla Cassinetta, tuttavia risiede e si fa seppellire a Milano. In quegli anni al Beldosso nella proprietà di Tonso vive una famiglia di diciotto persone tra adulti e bambini[6]. Il fondo è ancora prevalentemente agricolo, ma presenta già la casa padronale, il nucleo originario di Villa Beldosso.
Seicento
Nel 1635 Villa Beldosso viene acquistata da Giovanni Carlo Pirovano dal capitano Gerolamo Tonso. Giovanni Carlo Pirovano è Giureconsulto Collegiato, si è laureato in utroque iure nel 1625 presso l’Università di Pavia[7]. Egli ha anche fatto parte dei Dodici di Provvisione di Milano. Giovanni Carlo Pirovano muore il 24 settembre 1658 e la villa passa così in eredità alla figlia Margherita Pirovano, maritata col marchese Lodovico Busca dal 1656.
Settecento e Ottocento
La famiglia Busca Arconati Visconti si lega alla famiglia patrizia milanese dei Serbelloni attraverso il matrimonio celebrato nel 1789 tra Luigia Serbelloni e Lodovico Busca Arconati Visconti. Maria Vittoria Ottoboni Boncompagni, nonna di Luigia Serbelloni, è l’artefice di un salotto intellettuale presso la sua residenza milanese intorno alla metà del 1700. Di questo circolo fa parte anche l’architetto ticinese Simone Cantoni che diventa poi architetto ufficiale della famiglia[4] ed è il costruttore dell’oratorio di Villa Beldosso.

Antonietta Busca Arconati Visconti ha rinnovato gli esterni della villa intorno alla metà dell’Ottocento secondo il gusto Tardo-Barocco Lombardo e nel 1879 ha fatto porre le epigrafi che ancora oggi ci narrano dei passaggi di proprietà che la villa ha subito nel corso dei secoli. Antonietta Busca sposa il parlamentare Andrea Sola Cabiati. Ella muore nel 1917.
Novecento
La famiglia Sola-Busca è l’ultima proprietaria di estrazione nobiliare della villa. Nel 1938 Villa Beldosso viene infatti acquistata dall’antiquario Luigi Galli. Per alcuni decenni Villa Beldosso viene così adibita a “museo di se stessa”, ospitando il deposito e l’esposizione di Galli, senza subire modifiche sostanziali né negli interni né all’esterno[8] e venendo anzi preservata nei suoi aspetti storici. Viene ricostruita fedelmente dopo la seconda Guerra Mondiale dove era diventata commando dei tedeschi prima e degli Alleati poi. La villa passa poi in eredità al genero di Galli, Guido Lamperti, anch’egli antiquario ed abitante della villa.
Note
Bibliografia
• P.F. Bagatti Valsecchi, A.M. Cito Filomarino, F. Süss, Ville della Brianza, tomo I, Lombardia 6, in Ville italiane, Milano, Edizioni SISAR, 1978.
• R. Beretta, Agliate e la sua basilica, Carate Brianza, Cassa Rurale ed Artigiana, 1971.
• E. Brivio, A. Buratti Mazzotta, P. Figini, C. Marcora, A. Palestra, Itinerari di San Carlo Borromeo nella cartografia delle visite pastorali, Milano, Edizioni Unicopli, 1985.
• D. Buccomino, «Di scienza ornati e di virtù famosi». I laureati dell’Università di Pavia (1525-1796) (tesi di dottorato), Alma Mater Studiorum – Università di Bologna, 2021.
• M. Mauri, D.F. Ronzoni, Ville della Brianza/Brianza and its Country Houses, Missaglia, Bellavite Editore, 2003.
• G. Nobili, Orme del passato, Monza, Editrice l’Esagono, 1998.
• G. Nobili, Un principe e la sua reggia, p. 3.
• N. Ossanna Cavadini, Simone Cantoni architetto, Milano, Electa, 2003.
• C. Rodi, Simone Cantoni architetto, Como, Banco Lariano, 1973.
• Ville e Castelli d’Italia: Lombardia e Laghi, Milano, Edizione della Tecnografica, 1907.
Sitografia
• Archivi Storici – Lombardia Beni Culturali
• Associazione Storico-Culturale S. Agostino
• Geneanet.org
