Villa Calcina

Villa Calcina
Localizzazione
StatoItalia (bandiera) Italia
RegionePiemonte
LocalitàTorino
IndirizzoStrada Comunale di Fenestrelle 117, quartiere Borgata Sassi
Coordinate45°04′09.2″N 7°44′13.48″E
Informazioni generali
Condizioniattivo
Costruzione1698
StileBarocco piemontese
Usoresidenziale
Altezza
  • 3 piani fuori terra
Realizzazione
Proprietarioprivati

Villa Calcina (in passato vigna Calcina) è una villa storica di Torino costruita alla fine del Seicento in stile Barocco piemontese nella collina torinese, nel quartiere Borgata Sassi al confine col quartiere Madonna del Pilone.

È vincolata dalla Soprintendenza Archeologia, belle arti e paesaggio [1].

Storia

Il primo documento che testimona l'esistenza di questo fabbricato, utilizzato per ospitare per periodi di vacanza i musici e i cantori del Teatro Regio di Torino, risale al 1698 [2].

Nella prima metà del Settecento la vigna veniva acquistata da Pietro Calcina, il cui figlio Giacomo era cantante virtuoso della Real Cappella di Sua Maestà e che si esibì più volte al Teatro Regio. Dopo la morte di Pietro avvenuta nel 1777, Giacomo rilevò le parti dei suoi due fratelli e nel 1781 la vendette al priore don Giuseppe Prona, che meno di dieci anni dopo la rivendette all'impresario Giacomo Belli. A metà Ottocento i nuovi proprietari, la famiglia Leoni, commissionarono le aggiunte e le trasformazioni apportate dall'ingegner Piana che modificarono l'aspetto settecentesco dell'edificio [3].

Nel 1876 si stabilì nella dimora il poeta, aforista e critico letterario Arturo Graf, cui era stata affidata la cattedra di Letteratura neolatina dall'Università degli Studi di Torino.

Nel 1891 la villa venne venduta alla famiglia di imprenditori Waser, provenienti dal Belgio, ideatori della Rete tranviaria di Torino (e primi gestori con la società SBT, Societè Belge-Turinoise de Tramways) e della cremagliera che porta a Superga [4], che installarono nell'edificio impianti di loro ideazione, come torri d'avvistamento con cannoncini antigrandine alimentati a distanza da piccole centrali a gas. I fratelli Waser fecero realizzare una torre in mattoni nella collina più alta della proprietà da cui si gode un panorama unico sulla città di Torino e sulla catena montuosa delle Alpi.

Venne in seguito affittata alla prima casa cinematografica italiana fondata da un successore dei primi proprietari, Vittorio Calcina, il quale vi insediò un piccolo zoo di animali, tra cui leoni e tigri alimentati tramite una piccola teleferica che, partendo dal lato ovest della casa, portava nelle loro gabbie il cibo necessario. La fuga di uno struzzo e di una giraffa che si aggiravano nelle vigne attigue spinse i proprietari a protestare energicamente e la casa cinematografica dovette trasferirsi.

La villa passò quindi nel 1905 agli eredi dell'industriale Francesco Cirio, fondatore dell'omonima azienda di conserve, e dal 1932 fino al 1979 vennero ad abitare i Missionari di Nostra Signora di La Salette, che le diedero il nome di Residenza ”La Salette”.

Descrizione

La residenza si estende su un parco di circa sei ettari, con viali in pietra che si snodano tra alberi secolari, frutteti, vigneti e boschi: all’interno della proprietà si erge la casa padronale a tre piani in stile barocchetto piemontese, impreziosita da cornici elaborate e rosoni romantici che riflettono la maestria architettonica del periodo. A fianco della villa è presente una cappella privata, completamente restaurata nel 2000 dal pittore Bruno Molinaro. Nel medesimo parco sono inserite dieci villette costruite nel 1960.

Note

Voci correlate