Villa Strohl Fern

Villa Strohl-Fern
Localizzazione
StatoItalia (bandiera) Italia
RegioneLazio
LocalitàRoma
Indirizzoviale David Lubin
Coordinate41°54′49.5″N 12°28′38.1″E
Informazioni generali
CondizioniIn uso
CostruzioneXIX secolo
StileEclettico
Realizzazione
Proprietariostato francese
CommittenteAlfred Wilhelm Strohl

Villa Strohl-Fern è un complesso storico di circa 80.000 m² situato a Roma su viale David Lubin, all'interno del parco di Villa Borghese, nel quartiere Pinciano.

Secondo Antonello Trombadori, che frequentò la villa a partire dal 1919 insieme al padre Francesco Trombadori, la proprietà «non è mai stata una parte di Villa Borghese», bensì un vasto comprensorio boschivo e prativo confinante con essa, esteso dal Propileo di sinistra fino alla Scalinata di Valle Giulia. Solo nel secondo dopoguerra il parco venne temporaneamente annesso a quello pubblico di Villa Borghese, pur mantenendo una storia e un'identità autonome.[1]

Trombadori descriveva il cuore della villa come una sorta di «città proibita», protetta da un'alta recinzione e immersa in un «favoloso giardino» ricco di specie rare, dove fontane in finta stalattite e grandi serbatoi in cemento si alternavano a una vegetazione lussureggiante di cedri, bambù e lecci.[2]

Villa Strohl-Fern prima del 1929. Qui ebbe studio e morì, nel 1961, il pittore Francesco Trombadori.

Storia

Le origini

La villa prese il nome dal nobile alsaziano Alfred Wilhelm Strohl (Sainte-Marie-aux-Mines [Alsazia], 1847- Roma, 1927), mecenate ed artista poliedrico. Durante la guerra francotedesca del 1870 si rifugiò a Parigi, prendendo qui contatto con i variegati ambienti artistici parigini. Viaggiò poi attraverso l’Europa, finché non si stabilì a Roma nel 1879.[1] In quell'anno acquistò un terreno di otto ettari e in breve tempo lo trasformò in un parco con numerosi atelier. Il nome della villa è formato dal suo cognome e dall'aggettivo tedesco "Fern" (libero, lontano dalla patria o simile).[1] Quest'area fu concepita come un microcosmo destinato ad ospitare numerosi artisti, offrendo loro un luogo basato sulla libertà di espressione e aperto a tutte le scuole artistiche e alle diverse nazionalità.[3]

Il nobile alsaziano concepì la villa come un ambiente sospeso nel tempo, un giardino romantico in cui l'arte potesse regnare, ispirandosi alla vita della metropoli, ma allo stesso tempo godendo dell'isolamento generato dalla quiete dei boschetti e dei giardini. Progressivamente l'assetto della villa si modificò con l'introduzione di nuovi edifici e si vennero a creare zone più aperte e zone boscose più intime. Numerose fonti descrivono la villa come un luogo distaccato dalla grande metropoli: una cittadella ai margini della città. Nel palazzo neogotico, caratterizzato da uno zoccolo in pietra verde, da una torre merlata e da una sala moresca[4], Alfred Wilhelm Strohl-Fern, che aveva fatto costruire l'edificio come propria residenza al centro del parco, riceveva artisti italiani e stranieri, nonché intellettuali. Soprattutto nei primi tempi, la villa aveva una doppia anima, accogliendo sia gli artisti dell’Accademia tedesca, sia personalità antiaccademiche; forse Luigi Serra, probabilmente Nino Costa, Vedder, e alcuni anni dopo, il fitto gruppo dei secessionisti.[3]

Piero Scarpa descrisse la villa nei seguenti termini:

«La Villa Strohl-Fern, situata a sinistra dell’ingresso principale di Villa Borghese dal piazzale Flaminio, era alla fine del secolo XIX, più che ad altri, nota agli artisti, i quali coltivavano la segreta, ardente aspirazione di occupare un giorno o l’altro uno dei numerosi studi di pittura o di scultura edificati dal proprietario con sentimenti di vero mecenatismo.[5]»

Gli atelier

Gli atelier esistevano in questo luogo già a partire dagli anni Ottanta ed erano delle costruzioni con scarsi comfort, adatti per lavorarci soprattutto nella bella stagione, caratterizzati da un'architettura spoglia e dotati di grandi lucernari per favorire la luce naturale. Seguivano due modelli principali: costruzioni a schiera di ispirazione anglosassone o studi-abitazione su due piani[6]. Gli studi erano completamente immersi nel verde tra scorci suggestivi e reperti archeologici, inseriti tra gli elementi naturali. Secondo la storiografia, il luogo, fuori dal clima dell’ufficialità, favoriva la ricerca di una dimensione personale del lavoro creativo, una sorta di collegamento con la grande arte del passato, grazie al contatto con il paesaggio naturale. Gli artisti trovavano l’occasione di confrontarsi tra loro ed arricchirsi grazie al reciproco scambio. L’ispirazione per loro derivava dall’uso di dipingere en plein air, come è documentato da numerosi dipinti di artisti che immortalavano scorci della villa. La letteratura storico-artistica considera Villa Strohl-Fern come uno dei principali luoghi della vita artistica romana del Novecento, in particolare in relazione alla Scuola Romana. Secondo Anna Maria Damigella la villa sembrava essere un luogo atemporale ed un rifugio, una fonte di appagamento spirituale e di ispirazione, intensificato dalla vicinanza con la caotica vita urbana.[7]

Residenza di artisti tra '800 e '900

A cavallo tra la fine dell'Ottocento e l'inizio del Novecento diverse personalità trovarono ospitalità nella villa. Dopo la presenza di alcuni artisti stranieri (tra cui Baldomer Gili Roig), vi sistemarono i loro studi pittori come Cipriano Efisio Oppo, Francesco Trombadori, e Amedeo Bocchi. Villa Strohl-Fern diventò presto luogo di riferimento di altri pittori ed artisti[8], tra cui Carlo Levi, Renato Brozzi, Ercole Drei, Carlo Socrate, Arturo Martini, Virgilio Guidi, Umberto Moggioli, Oskar Brazda , Pasquarosa, Nino Bertoletti, Luigi Serra, Deiva De Angelis, e Alfredo Biagini e tanti altri, oltre che di musicisti e letterati tra cui la scrittrice svedese Amelie Posse, poi moglie di Oskar Brazda, che descrisse la vita di quel periodo all'interno della residenza nei suoi libri Interludio di Sardegna e Roman Round About. Tra gli ospiti più illustri figura anche Rainer Maria Rilke, che occupò uno studio nel 1904 e descrisse la villa come un rifugio sospeso nel tempo, caratterizzato da un'atmosfera misteriosa ed esotica. Durante gli anni delle quattro Secessioni Romane (1913-1916), gran parte degli artisti che vi parteciparono lavoravano negli atelier della villa, trasformandola in uno dei principali centri della ricerca artistica romana. Pur non possedendo uno studio, anche Armando Spadini e Felice Carena furono assidui frequentatori del luogo.[1]

Dopo la Prima guerra mondiale Villa Strohl-Fern consolidò ulteriormente il proprio ruolo di centro culturale. Divenne punto d'incontro per i giovani artisti, critici e letterati che gravitavano intorno al Caffè Aragno. Roberto Longhi la frequentava abitualmente, Bruno Barilli vi possedeva uno studio e Vincenzo Cardarelli ne avrebbe in seguito ricordato con nostalgia l'atmosfera. Nel 1921 Armando Spadini, Giorgio de Chirico, Francesco Trombadori e Roberto Melli si impegnarono affinché anche Arturo Martini ottenesse uno degli atelier della villa.[1]

Dal secondo dopoguerra al XXI secolo

Alla morte di Alfred Wilhelm Strohl, avvenuta nel 1927, il mecenate fu sepolto nel Cimitero Acattolico di Roma, presso la Piramide Cestia. La villa fu lasciata per testamento al governo francese, per passare poi all’Amministrazione civica di Roma. Nel 1952 il parco venne annesso a quello pubblico di Villa Borghese. Dal 1957 la villa fu di nuovo amministrata dal governo francese, diventando la sede del Lycée Chateaubriand.[1] Nel secondo dopoguerra Villa Strohl-Fern tornò ad essere un luogo di incontro culturale grazie anche alla presenza di Carlo Levie del suo ambiente intellettuale, che contribuì a mantenere viva la memoria della villa come centro artistico e di dibattito culturale tra studiosi e artisti.[1] Nel corso del XXI secolo non è mancato l'interesse di parlamentari ed esponenti della società civile sulla possibile valorizzazione culturale della villa.[9] Diverse associazioni, studiosi e istituzioni hanno promosso iniziative volte al recupero, alla conservazione e alla valorizzazione di questo patrimonio storico, artistico e paesaggistico.[1]

Descrizione

Villa Strohl-Fern è una proprietà dello Stato francese ed ospita una sede del Lycée Chateaubriand. Il complesso si estende su un'area di circa 80.000 m² ed è caratterizzato da un parco con edifici, atelier e spazi verdi distribuiti secondo un'organizzazione concepita da Alfred Wilhelm Strohl alla fine del XIX secolo. Gli atelier sono stati costruiti come ambienti di lavoro destinati agli artisti ospitati nella villa. La presenza degli studi immersi nel verde costituisce uno degli elementi caratteristici del complesso[10]. La proprietà comprende il palazzo neogotico fatto costruire da Strohl per la propria abitazione. Un elemento distintivo dell'identità della villa è lo stemma di Alfred Strohl-Fern, che si trova sui cancelli di ferro degli ingressi e sulla facciata del suo palazzo neogotico. Lo stemma raffigura un aspide con un cartiglio che riporta il motto francese «éclair ne broye». Questa frase, tradotta come «il fulmine non fulmini»[2], rappresentava simbolicamente la villa come un luogo di protezione e immunità. Lo stemma è ancora presente tra le sbarre del cancello che immette nel suo giardino privato, ma l'elemento decorativo del fulmine, presente all'epoca, risulta mancante[11].

Gli accessi alla villa sono tre: uno non è distante da piazzale Flaminio, l'altro è all'interno di Villa Borghese in viale Madama Letizia, il terzo si trova quasi di fronte al Museo Etrusco, accanto a Villa Poniatowsky. L'accesso al complesso è consentito in occasione di aperture straordinarie e iniziative culturali. Per quanto riguarda gli spazi interni, è visitabile solo la casa-studio appartenuta al pittore Francesco Trombadori: lo studio n.12 dell'artista costituisce l'unico atelier storico della villa ancora integro, conserva la struttura originaria ottocentesca con lucernario, soppalco e scala lignea, oltre ad arredi, opere e documenti appartenuti all'artista; ospita inoltre l'archivio storico dell'Associazione Amici di Villa Strohl-Fern, dedicato alla conservazione della memoria della villa e dei suoi artisti.[12] Nel 2024 lo studio è stato oggetto del documentario N. 12. L'ultimo studio d'artista di Villa Strohl-Fern, realizzato dagli studenti dell'Accademia di Belle Arti di Roma nell'ambito del progetto Memorie, in collaborazione con l'Associazione Amici di Villa Strohl-Fern e lo storico Archivio Luce-Cinecittà, con l'obiettivo di valorizzare il patrimonio storico e artistico della villa e dei suoi atelier[13].

Note

  1. 1 2 3 4 5 6 7 8 VILLA STROHL – FERN, su archividelnovecento.com. URL consultato il 21 luglio 2026.
  2. 1 2 Giovanna Caterina de Feo, Note su Alfredo Strohl-Fern «artista pittore», in Giovanna Caterina de Feo (a cura di), Alfred Wilhelm Strohl-Fern, collana Atti di Convegno, Roma, Davide Ghaleb Editore, 2010, p. 17.
  3. 1 2 C. De Feo e G. Raimondi (a cura di), Artisti a Villa Strohl-Fern: luogo d'arte e di incontri a Roma tra il 1880 e il 1956, catalogo della mostra, tenutasi a Roma ai Musei di Villa Torlonia, Casino dei Principi nel 2012, Roma, Gangemi Editore, 2012, p. 27-28.
  4. ↑ Donatella Trombadori, ...mi basta chiudere un attimo gli occhi, in Giovanna Caterina De Feo (a cura di), Alfred Wilhelm Strohl-Fern, collana Atti di Convegno, Roma, Davide Ghaleb Editore, 2010, p. 55.
  5. ↑ P. Scarpa, Alfred Strohl-Fern e la sua villa al Flaminio la villa Ceccarius, in E. Veo, F. Staderini, M. Lizzani, P. P. Trompeo, Strenna dei Romanisti: Natale di Roma 1954, Roma, Staderini Editore, 1954, pp. 219-220.
  6. ↑ Angela Windholz, Villa Strohl-Fern Accademia di Berlino, Aspirazione e chimere del Kaiserreich, in Giovanna Caterina De Feo (a cura di), Alfred Wilhelm Strohl-Fern, collana Atti di Convegno, Roma, Davide Ghaleb Editore, 2010, p. 63.
  7. ↑ A. M. Damigella, Note sulla storia e il significato di Villa Strohl-Fern, Residenza di artisti, tra '800 e '900, in L. Stefanelli Torossi (a cura di), Gli artisti di Villa Strohl-Fern tra Simbolismo e Novecento,, presentazione di Antonello Trombadori, catalogo della mostra tenutasi alla Galleria Arco Farnese a Roma il 28 aprile-10 giugno 1983, Roma, De Luca Editore, 1983, pp. 8-13.
  8. ↑ F. Benzi, Villa Strohl-Fern tra Caffè Aragno, "Valori Plastici" e "Novecento" in L. Stefanelli Torossi (a cura di), Gli artisti di Villa Strohl-Fern tra Simbolismo e Novecento, presentazione di Antonello Trombadori, catalogo della mostra tenutasi alla Galleria Arco Farnese a Roma il 28 aprile-10 giugno 1983, Roma, De Luca Editore, 1983, p.14-19.
  9. ↑ Notizie sul sito del Senato della Repubblica, su senato.it.
  10. ↑ Villa Strohl Fern, su Turismo Roma, 12 gennaio 2019. URL consultato il 24 luglio 2026.
  11. ↑ Giovanna Caterina De Feo (a cura di), Alfred Wilhelm Strohl-Fern, collana Atti di Convegno, Roma, Davide Ghaleb Editore, 2010, p. 88.
  12. ↑ NUMERO 12. L’ULTIMO STUDIO D’ARTISTA DI VILLA STROHL FERN, su luceperladidattica.com, 29 maggio 2024. URL consultato il 24 luglio 2026.
  13. ↑ N. 12 l’ultimo studio d’artista di Villa di Strohl Fern - ABA Roma, su abaroma.it. URL consultato il 25 luglio 2026.

Bibliografia

  • Giovanna Caterina De Feo (a cura di), Alfred Wilhelm Strohl-Fern, collana Atti di Convegno, Roma, Davide Ghaleb Editore, 2010.
  • Giovanna Caterina De Feo e Gloria Raimondi (a cura di), Artisti a Villa Strohl-Fern: luogo d'arte e di incontri a Roma tra il 1880 e il 1956, catalogo della mostra tenutasi a Roma ai Musei di Villa Torlonia, Casino dei Principi nel 2012, Roma, Gangemi Editore, 2012.
  • Mario Lizzani, Fausto Staderini e Pietro Paolo Trompeo, Ettore Veo, Strenna dei Romanisti: Natale di Roma 1954, Roma, Staderini Editore, 1954.
  • Lucia Stefanelli Torossi (a cura di), Gli artisti di Villa Strohl-Fern tra Simbolismo e Novecento, presentazione di Antonello Trombadori, catalogo della mostra tenutasi alla Galleria Arco Farnese a Roma il 28 aprile-10 giugno 1983, Roma, De Luca Editore, 1983.

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