Virtue signalling

Con l'espressione inglese virtue signalling (o virtue signaling), letteralmente "segnalazione di virtù" (all'incirca traducibile in italiano con il termine farisaismo o esibizionismo morale) si intende un atteggiamento di artefatta, talvolta esasperata, ostentazione di aderenza a valori morali che riscuotono consenso nella società del tempo, al fine di ottenere visibilità o facile approvazione dagli altri, senza però l'adozione di alcuna azione concreta per promuovere e attuare le istanze dichiarate.

Origine del termine

Secondo The Guardian, l'espressione "virtue signalling" è in uso almeno dal 2004 ed è apparsa in opere accademiche sulla religione nel 2010 e nel 2011. Il giornalista britannico James Bartholomew è spesso considerato il coniatore della locuzione, con un articolo[1] apparso sulla rivista The Spectator nel 2015. Bartholomew rivendicò il merito del suo neologismo in articoli successivi.[2]

Giudizio di valore

Si tratta di una locuzione che ha valenza negativa, e viene utilizzata per tacciare di falsità, ipocrisia e perbenismo, quelle persone, comunità, o aziende, che millantano una "superiorità morale" e, in apparenza, si fanno paladine di una qualche battaglia civile, ma solo con comportamenti esteriori: nei fatti, si rimprovera a costoro di non essere conseguenti[3], in quanto non si adopererebbero sufficientemente per portare avanti la causa da loro sposata[4].

Trattandosi però di una lettura psicologica delle intenzioni, l'impiego di questa locuzione si presta ad una critica filosofica: sostituisce degli argomenti con la reputazione, sposta il focus da “cosa dici” a “perché lo dici” e, di conseguenza, si può trasformare in una forma tipica (anche se non sempre fallace) di processo alle intenzioni. Se il problema è che il discorso morale diventa una “vanity project” (progetto di auto-promozione), questo implica che chi accusa sta eludendo la causa morale invocata, per seguire una tecnica retorica che opera all'interno della fallacia ad hominem[5].

In italiano

Nella lingua italiana, una parola che restituisce abbastanza bene il concetto del virtue signalling è "farisaismo" (o "fariseismo"), dai farisei, antico gruppo politico e religioso giudaico che propugnava la rigorosa osservanza della legge mosaica, condannato da Gesù per il formalismo eccessivo e ostentato pubblicamente. Ciò nonostante, si tratta di un termine desueto e più spesso ci si riferisce al virtue signalling con "ipocrisia" o "perbenismo" anche se, in realtà, entrambe queste parole risultano improprie nella traduzione in questione.

La parola "ipocrisia" indica infatti una falsa aderenza, non necessariamente ostentata, a valori che non sono per forza ben considerati dall'opinione pubblica, a differenza del virtue signalling che, invece, vuole evidenziare un atteggiamento borioso, di pubblica ostentazione di una condotta meritevole di pubblico apprezzamento, volta a ottenere approvazione; inoltre l'ipocrisia è anche propria di chi si comporta in maniera contraria a ciò che professa a parole, mentre il virtue signalling è comunemente associato a chi davvero crede, almeno in una certa misura, al valore che ostenta, anche se non è disposto ad adoperarsi in modo concreto per perseguirlo nei fatti. Allo stesso modo, anche "perbenismo" non rimarca la connotazione di voluta ostentazione che è propria del virtue signalling, e rimanda a un ossequioso conformarsi alle norme sociali, più che all'intento di sfoggiare una "morale superiore".

Note

  1. ↑ spectator.co.uk, https://www.spectator.co.uk/article/easy-virtue/.
  2. ↑ spectator.co.uk, https://www.spectator.co.uk/article/i-invented-virtue-signalling-now-it-s-taking-over-the-world/.
  3. ↑ Quest'ultimo dettaglio richiama talvolta l'associazione del virtue signalling ad atteggiamenti definiti come "radical chic".
  4. ↑ Levy, N. Virtue signalling is virtuous. Synthese 198, 9545–9562 (2021). https://doi.org/10.1007/s11229-020-02653-9.
  5. ↑ Douglas Walton, Ad Hominem Arguments, Univ. Alabama, 2009, descrive come spostare il focus dal "merito dell'argomento" al "carattere del proponente" sia una strategia per screditare l'interlocutore senza rispondere alla tesi. Per Barth, Else M. & Erik C.W. Krabbe, 1982: From Axiom to Dialogue: A Philosophical Study of Logics and Argumentation. Berlin & New York: Walter de Gruyter la retorica circostanziale elude l'argomentazione e ricade nella fallacia quando sostiene che la posizione di qualcuno sia determinata solo dalle sue circostanze o dal desiderio di un vantaggio (in questo caso, "capitale sociale" o reputazione).

Voci correlate