Vizzani

Vizzani
Inquartato: nel 1º e 4º d'oro, all'aquila coronata di nero; nel 2º e 3º d'argento, alla scrofa (o verro) di nero, cinta d'argento, circondata da due tralci di vite passati in doppio decusse, al capo d'azzurro, con quattro gigli tra i cinque pendenti di un lambello rosso; sul tutto dell'inquartato di Savoia.
Stato Stato Pontificio
TitoliConti
Data di fondazioneXII secolo
Data di estinzioneXVII secolo
Rami cadettiDelfini/Dalfini

I Vizzani, o Cattanei di Vizzano, secondo Pompeo Vizzani venuti in Italia con Ottone I, fabbricarono il Castello di Vizzano, del quale n’ebbero investitura dallo stesso Imperatore. Nel 1279 la famiglia Vizzani era del partito guelfo dei Geremei. il 3 dicembre 1286 il cavaliere Delfino da Vizzano, figlio di Michele del Priore/Vizzani, sottoscrive con i fratelli Berto e Bonzanino e lo zio Ugolino un atto di condivisione del Castello di Vizzano. Nel 1297 il cavalier Delfino fu ucciso a tradimento da Carlo da Panico e da Antonio ed Alberto Galluzzi presso il ponticello di Sant'Arcangelo (a seguito di questo fatto, i suoi figli mutarono il cognome in Delfini/Dalfini, originando un altro ramo familiare fiorente nel XIV secolo). La famiglia fu ricompresa nel ristretto gruppo delle senatorie bolognesi, ha dato alla città di Bologna intellettuali, storici, senatori e mecenati, in particolare tra il 1400 e la fine del Seicento, epoca in cui si estinse. La sua dimora principale, palazzo Vizzani (ora "Vizzani-Lambertini-Sanguinetti") di via Santo Stefano a Bologna, eretto tra il 1556 e il 1566, è un'importante opera post-rinascimentale attribuita all'architetto Bartolomeo Triachini[1]; il palazzo ebbe fama anche nell'ambito della vita culturale bolognese, perché due fratelli Vizzani, Camillo e Pompeo, vissuti nel XVI secolo, vi tennero le riunioni dell'Accademia degli Oziosi, da loro stessi fondata[2].

Facciata di Palazzo Vizzani

Di questa famiglia fecero parte Melchiorre, che a metà del XV secolo, già senatore di Bologna, fu annoverato per volontà di Papa Niccolò V fra i senatori di Roma[3] e, tra XVI e XVII secolo, lo storico e scrittore Pompeo, autore peraltro di una Descrizione, tra le fonti seicentesche più considerate per la storia bolognese[4], nonché il medico e cattedratico Enea, che nell'ateneo bolognese insegnò nell'ordine logica, filosofia e medicina[5]. All'inizio del Seicento, comunque, altri esponenti di essa entrarono in Senato: nel 1621 con Costanzo, mentre il figlio di questi, Pompeo, che ebbe un ruolo di riformatore, fu senatore dal 1635 e Gonfaloniere di giustizia nel 1640, anno in cui morì[6].

Il conte Filiberto, ultimo esponente della famiglia, morto nel 1691, occupò l'VIII seggio del Senato bolognese dal 1662. Nel testamento scrisse che il Palazzo restasse alla sua discendenza "sino alla fine dei tempi", mentre dopo la sua morte il Palazzo fu prima affittato, poi venduto[7].

Il portico di Palazzo Vizzani

Alla famiglia appartenne il giuspatronato della chiesa di San Giorgio a Vizzano, mentre il predetto conte Filiberto arricchì di opere d'arte la chiesa parrocchiale Sant'Andrea di Cadriano[8]. Oltre a Castello di Vizzano la famiglia detenne anche la torre di Agliano e la fortezza di Poggio Ancognano (o fortezza di Casa del Poggio).

Note

Bibliografia

  • Cherubino Ghirardacci, Historia di Bologna, 1572.
  • Pompeo Scipione Dolfi, Cronologia delle famiglie nobili di Bologna, 1670.
  • Floriano Canetoli, "Blasone bolognese, cioè Arme gentilizie di famiglie bolognesi, nobili, cittadinesche, e aggregate con annotazioni", in Bologna, 1791.
  • Michele Danieli (a cura di) Palazzo Vizzani, Bologna : Minerva, 2019. ISBN 978-88-3324-173-9

Collegamenti esterni