Waegwan

I waegwan (왜관?, 倭館?; lett. casa giapponese) o wakan (和館?) erano enclavi giapponesi (日本町 / 日本街?, nihonmachi) situate principalmente nelle città costiere meridionali del regno coreano Joseon. Esistettero, con alterne vicende, dal XV secolo fino alla fine del XIX secolo. Come avveniva per il commercio giapponese con la Corea, i waegwan erano gestiti dal dominio di Tsushima-Fuchū dei periodi Azuchi–Momoyama e Edo.
Durante il medio periodo Joseon i waegwan funsero da importanti centri di commercio. Nel tardo periodo Joseon, l'unico waegwan rimasto a Busan divenne invece un'enclave extraterritoriale de facto, poiché ai diplomatici giapponesi era vietato negoziare a Seul.
Storia
Waegwan del medio periodo Joseon
A differenza della dinastia Ming, che applicava la politica di haijin (che prevedeva la restrizione del commercio marittimo), la Corea consentiva il libero ingresso delle navi nei propri porti e, conseguentemente, il commercio tra i signori feudali coreani e quelli giapponesi aumentò rapidamente. Quando nel 1407 i porti coreani divennero bersaglio dei pirati wokou, il re Taejong di Joseon limitò l'accesso delle navi giapponesi ai soli porti di Busan, Naei e Yeom [1]. Dal 1410 fu limitata a questi porti ogni forma di contatto con i giapponesi, compreso l'ingresso di inviati e messaggeri, conosciuti dai coreani come chŏbwae (접왜?, 接倭?). Questi porti, che originariamente erano destinati a scalo per le navi giapponesi, divennero ben presto punti di riferimento per i residenti giapponesi e le loro famiglie, che provenivano principalmente dall'isola di Tsushima e che formarono le prime enclavi waegwan, chiamate sampo (삼포?, 三浦?; lett. tre porti).[1][2].
Nel 1419 l'invasione Ōei, condotta dai pirati wokou, costrinse alla chiusura dei sampo waegwan, che però furono presto riaperti. Nel corso del tempo i residenti giapponesi che non erano cittadini coreani naturalizzati divennero noti come kokyowa (恒居倭?, lett. giapponese permanente)[3], e titoli come atama (頭?, lett. testa) vennero utilizzati per i capi dei waegwan. A causa della sovrappopolazione, alcuni kokyowa vivevano al di fuori dei confini del waegwan, mescolandosi con gli abitanti dei vicini villaggi coreani e dedicandosi alla pesca e all'agricoltura, alcuni anche al contrabbando. I tentativi di Joseon di controllare questi residenti, come l'invio di funzionari coreani per sorvegliare le attività commerciali quotidiane, spesso fallivano. Anche i tentativi di tassazione diedero risultati contrastanti, costringendo le autorità coreane a esercitare una maggiore pressione sui kokyowa[3].
Nel 1506, quando il re Jungjong di Joseon succedette al fratellastro Yeonsangun di Joseon, il governo coreano attuò una serie di riforme che includevano l'eliminazione delle agevolazioni fiscali per i cittadini giapponesi. Le tensioni raggiunsero il culmine durante i disordini dei Tre Porti, quando cittadini giapponesi e il clan Sō, dominante a Tsushima, conquistarono il porto di Naei prendendone in ostaggio il sindaco, Kim Sae-gyun (김세균?, 金世鈞?)[4]. La ribellione fu rapidamente sedata e il re Jungjong ordinò la chiusura dei sampo waegwan, che tuttavia sarebbero stati riaperti dopo il trattato di Imsin (임신약조?) (壬申約条?)[4] del 1512. Le relazioni diplomatiche tra Giappone e Corea furono ufficialmente interrotte nel 1592 in seguito all'invasione della Corea da parte di Toyotomi Hideyoshi, che portò alla fine definitiva dei sampo waegwan.
Waegwan di Busan-po
Il waegwan di Busan-po (부산포?, 富山浦?) si trovava nell'attuale distretto di Dong di Busan. Era il più antico dei sampo waegwan e nel 1494 vi vivevano circa 450 giapponesi. Fu chiuso nel 1510, riaperto nel 1521 e rimase in funzione fino alle invasioni della Corea del 1592. Anche se a Busan furono istituiti due nuovi waegwan, il sito del vecchio waegwan di Busan-po rimase incorporato in una base militare prefettizia[5].
Waegwan di Naei-po
Il waegwan di Naei-po (내이포?, 乃而浦?) era situato nell'attuale distretto di Jinhae di Changwon. Con oltre 2.500 residenti giapponesi nel 1494, era il più grande dei waegwan. La dinastia Joseon tentò di espellere i giapponesi in eccesso, ma il loro numero tornò a crescere. Naei fu la città più colpita dai disordini dei Tre Porti e il waegwan fu chiuso nel 1510. Riaperto nel 1521, fu definitivamente chiuso nel 1544 a causa delle incursioni wokou sotto Jiajing[5].
Waegwan di Yeom-po
Il waegwan di Yeom-po (염포?, 鹽浦?) era situato nell'attuale distretto di Jung di Ulsan. Situato sulla sponda nord della baia di Ulsan, di fronte alla città vecchia, fu riaperto nel 1426 dopo le invasioni di Ōei. Nel 1494 vi risiedevano 150 giapponesi. Dopo i disordini dei Tre Porti il waegwan fu definitivamente chiuso nel 1510[5].
Waegwan di Seoul
Nella capitale Joseon, Hanseong (l'odierna Seul), esisteva una piccola enclave giapponese. Non si trattava di un insediamento permanente, ma piuttosto di una struttura ricettiva per ambasciatori e mercanti. Si trovava nell'attuale distretto di Jung di Seul. Il quartiere giapponese era chiamato dongpyeonggwan (東平館?, lett. casa della pace orientaleLR)[5][6]. L'encave fu fondata nel 1409 e chiusa nel 1592. Durante l'occupazione giapponese della Corea il vecchio insediamento era chiamato Yamato-cho (大和町?).
Waegwan del tardo periodo Joseon
La Corea Joseon e lo shogunato Tokugawa faticarono a ristabilire le relazioni dopo le invasioni giapponesi della fine del XVI secolo. Gli emissari del dominio di Tsushima tentarono inutilmente di riallacciare i rapporti. Nel 1601, tuttavia, il re Seonjo di Joseon acconsentì a istituire un waegwan temporaneo sull'isola di Jeolyeong, nell'attuale distretto di Yeongdo di Busan[7]. Nel 1607 fu costruito un nuovo waegwan ufficiale a Dumo-po. Nel 1609 il re Gwanghaegun di Joseon firmò il trattato di Kiyū (기유약조?) (己酉約条?), che ristabilì le relazioni diplomatiche tra le due nazioni[7] e che di fatto rese l'isola di Tsushima uno stato vassallo della Corea.
Sebbene il waegwan di Dumo-po fosse stato ristabilito, a nessun giapponese fu permesso di lasciarlo[8]. Gli abitanti del waegwan originari di Tsushima si dimostrarono insofferenti alle restrizioni e inclini alla violenza. In modo particolarmente duro, i giapponesi accusarono lo stato Joseon di aver sottoposto coercitivamente i kokyowa al diritto penale di Joseon[3]. Almeno undici casi di prostituzione illegale al di fuori dei confini dei waegwan causarono gravi problemi diplomatici tra il dominio di Tsushima e la Corea. Questi incidenti diplomatici, oltre alle lamentele degli stessi residenti giapponesi, alla minaccia rappresentata dalla loro influenza sugli uffici del governo locale e alla corruzione dei funzionari Joseon, spinsero il magistrato del distretto di Dongnae di Busan a trasferire i giapponesi a Choryang nel 1678[3].
Waegwan di Dumo-po

Il waegwan di Dumo-po (두모포?, 豆毛浦?) era situato nel quartiere Jwacheon-dong, a Busan. Fondato nel 1607, l'apertura del nuovo insediamento fu inaugurata da 500 giapponesi provenienti da Tsushima. Era anche chiamato kowakan (古倭館?, lett. vecchio wakan), poiché la sede del waegwan fu trasferita nel 1678 a Choryang, a seguito delle lamentele dovute al fatto che Jwacheon era troppo piccolo e privo di strutture portuali[9]. Il dominio di Tsushima-Fuchū supervisionò la costruzione di strutture (come il tempio Tōkō-ji (東向寺?), gli alloggi per gli ospiti, izakaya e altro ancora) incentrate attorno a una sala banchetti, la Yŏnhyangdaech'ŏng (연향대청?, 宴享大廳?).[9].
Waegwan di Choryang
Il waegwan di Choryang (초량?, 草粱?) era situato nell'odierno parco di Yongdusan, nel distretto di Jung (Busan) di Busan. Fondato nel 1678[9][7] e conosciuto anche come il shinwakan (新倭館?, lett. nuovo wakan), l'insediamento era oltre dieci volte più grande del precedente sito di Dumo-po e divenne venticinque volte più grande della stazione commerciale olandese di Dejima, sulla costa giapponese[9]. In aggiunta alle strutture dell'antico insediamento furono costruiti centri di commercio, tribunali e un nuovo santuario dedicato a Benzaiten[10].
A Choryang vivevano circa 400-500 persone; solo il daimyō di Tsushima e il suo staff potevano soggiornare nei terreni del waegwan, insieme a una manciata di mercanti e venditori ambulanti giapponesi. Anche gli studenti internazionali che studiavano medicina e cultura coreana potevano risiedervi. Choryang divenne un centro per la medicina tradizionale cinese e i medici vi accorrevano per imparare l'agopuntura, la chirurgia e la moxibustione[10].
Fine dei waegwan, inizio delle concessioni
Nel 1867 un membro del clan Sō di Tsushima arrivò a Busan per notificare al governo di Heungseon Daewongun l'istituzione del governo Meiji[11]. Nell'ambito delle riforme dell'imperatore Meiji, fu abolito il sistema han, sostituito con le prefetture. Essendo stato quindi abolito il dominio di Tsushima-Fuchū, nel 1869 il primo ministro degli Affari Esteri giapponese chiese di rilevare il waegwan di Choryang e di trasferirlo al Ministero degli Affari Esteri. Nella corrispondenza giapponese fu usato il titolo ko (皇?), anziché taikun (大君?), per riferirsi all'imperatore giapponese[11]. Poiché i coreani usavano il carattere 皇? solo per riferirsi all'imperatore cinese, ciò implicava una superiorità dell'imperatore giapponese rispetto al sovrano di Joseon, ridotto a vassallo o suddito. I coreani si rifiutarono di cedere l'insediamento, infiammando ilSeikanron ("dibattito sulla conquista della Corea") in Giappone. L'idea di una spedizione punitiva contro la Corea fu respinta, ma l'incidente di Ganghwa del 1875 portò infine all'affermarsi la potenza militare giapponese sul cosiddetto "regno eremita" della Corea Joseon. Il successivo trattato Giappone-Corea del 1876 fu un trattato ineguale, che stabiliva la supremazia giapponese sulla Corea. Il waegwan di Choryang fu ricostituito come concessione giapponese di Busan (일본 전관 거류지?, 日本專管居留地?), che in seguito fu un importante porto franco militare durante e dopo l'annessione della Corea stabilita con il trattato di annessione nippo-coreano[12].
Commercio
Durante il Medioevo, il Giappone esportava merci quali oro, zolfo, rame, legno di sappan e pepe di Ryukyu, mentre la Corea commerciava legno di Bombax ceiba (kapok) e cotone. Tali merci transitavano attraverso i sampo waegwan, anche se nel periodo Edo non era più necessario importare la fibra di kapok. Anche libri e opere buddiste come i canoni tripiṭaka furono inviati dalla Corea in Giappone.
In seguito alle invasioni giapponesi della Corea, il Giappone iniziò anche ad esportare argento, mentre prodotti coreani come pelli di tigre e radici di ginseng divennero popolari in Giappone. Quando la Cina Ming interruppe il commercio marittimo con il Giappone a causa delle incursioni dei wokou, nei waegwan aumentò il commercio di prodotti cinesi come la seta grezza e i tessuti di seta, grazie al rapporto tributario della Corea con la Cina. Poiché all'epoca la qualità delle sete giapponesi era scadente, il daimyō del clan Sō monopolizzò il commercio della seta, diventando uno dei più ricchi tozama daimyō del Giappone post-feudale.
Dopo il XVII secolo, con il miglioramento della qualità della seta giapponese e l'aumento della redditività della coltivazione del ginseng in Giappone, l'attività commerciale nei waegwan iniziò a declinare. I waegwan continuarono comunque ad essere centri di attività commerciali e intellettuali in generale[10][13].
Note
Bibliografia
- (EN) Koh Sunhui e Kate Barclay, Traveling through Autonomy and Subjugation: Jeju Island Under Japan and Korea, in The Asia-Pacific Journal, vol. 5, n. 5, 2007. Ospitato su apjjf.org.
- (EN) Kenneth Robinson, Japanese Presence, Korean Military Bases, and Korean Maps in the Late Fifteenth Century, in 13, vol. 31, n. 1, 2010, pp. 7–34. Ospitato su Project MUSE.
- (EN) You Bulran, Whose Law to Apply?: Kwon I-jin's Official Report of a 1707 Waegwan Legal Dispute (PDF), in Korea Journal, vol. 60, n. 2, 2020, pp. 126–149, DOI:10.25024/kj.2020.60.2.126.
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