Wilhelm Orlik-Rückemann

Wilhelm Orlik-Rückemann
NascitaLeopoli, 1 agosto 1894
MorteOttawa, 18 ottobre 1986
Dati militari
Paese servitoAustria-Ungheria
Polonia
Forza armataImperiale e regio esercito
Esercito polacco
ArmaFanteria
Anni di servizio1914-1939
GradoGenerale di brigata
GuerrePrima guerra mondiale
Guerra polacco-ucraina
Guerra sovietico-polacca
Seconda guerra mondiale
CampagneFronte orientale (1914-1918)
Campagna di Polonia
BattaglieBattaglia di Galizia
Comandante di9ª Divisione fanteria
Decorazionivedi qui
dati tratti da "Generals"[1]
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Wilhelm Orlik-Rückemann (Leopoli, 1 agosto 1894 – Ottawa, 18 ottobre 1986) è stato un generale polacco, già distintosi come ufficiale nel corso della prima guerra mondiale, in quello della guerra polacco-ucraina e poi nella guerra sovietico-polacca. Durante il colpo di stato del maggio 1926 si schierò dalla parte dei golpisti del maresciallo Józef Piłsudski.[2] Nel febbraio 1932 fu nominato comandante del 9ª Divisione fanteria, e il 31 agosto 1939 del Korpus Ochrony Pogranicza (KOP) che diresse in guerra dal 1 settembre al 2 ottobre.[3] Insignito della Croce d'argento dell'Ordine Virtuti militari[4].

Biografia

Nacque a Leopoli, Impero austro-ungarico, 1 agosto 1894, all'interno di una famiglia di origini ebraiche, secondogenito di Edmund e Józefina Stalkiewicz.[5][6][7] Dopo quattro anni di istruzione primaria, il 2 settembre 1904 superò gli esami di ammissione e fu accettato alla Prima Scuola Reale di Leopoli.[4] Si trattava di una scuola secondaria privata a pagamento, con il polacco come lingua d'insegnamento.[4] Nel 1910 si unì all'organizzazione giovanile clandestina per l'indipendenza "Zarzewie", che nel maggio del 1909 si separò dall'Unione della Gioventù Polacca "Zet".[4] Il suo compito fu quello di co-fondare una sezione di questa organizzazione nella sua scuola.[4] In quel periodo, dalla Gran Bretagna, giunsero notizie di una nuova forma di attività giovanile – lo scautismo – che si stava rapidamente sviluppando in Polonia e stava raccogliendo un gran numero di seguaci.[4] Si unì quindi al 5° Reparto Scout "Złota Wolność", prestando servizio come capo pattuglia.[4] Poiché i reparti scout erano essenzialmente formazioni paramilitari, le loro attività si integravano perfettamente con quelle clandestine dei loro membri.[4] Inoltre, alla fine del 1910, entrò a far parte di una piccola organizzazione segreta chiamata "Zakon Zbawienia Polski" fondata il 27 ottobre di quell'anno da Tadeusz Dybczyński, che aveva un carattere quasi monastico e si prefiggeva l'obiettivo del rinnovamento morale e religioso della giovane generazione polacca.[4] I suoi membri usavano pseudonimi; lui adottò lo pseudonimo "Orlik".[4]

Nel 1912 superò l'esame di maturità, e in quello stesso anno iniziò gli studi presso la Facoltà di costruzione di strade e ponti del Politecnico di Leopoli.[4] Il 1° ottobre 1912 si unì al 1° Reggimento fucilieri polacco, entrando a far parte della cosiddetta compagnia studentesca, l'unità di "intelligence" d'élite del reggimento.[4]

Nella prima guerra mondiale

Gli studi furono interrotti dallo scoppio della prima guerra mondiale, e nell'agosto del 1914 si unì alle Legioni polacche.[6] Dopo essere entrato nella Polonia del Congresso con la prima ondata di legionari, fu assegnato come comandante di plotone alla 1ª Compagnia, I Battaglione, 1º Reggimento fanteria delle Legioni.[4] Il 22 agosto 1914, i legionari entrarono a Kielce, occupando posizioni difensive per diverse settimane, e dedicando il tempo libero a un intenso addestramento militare.[4] Tuttavia, il 10 settembre, a causa di una breccia in un altro settore del fronte, le unità polacche furono costrette a ritirarsi oltre il fiume Vistola, verso la Galizia.[4] Il primo scontro di minore entità con i russi si verificò tra il 22 e il 24 settembre nei pressi del villaggio di Szczytniki.[4]

Alla fine di ottobre il suo battaglione assunse una posizione difensiva vicino a Laski, e qui, il 26 ottobre, ebbe luogo un combattimento scontro con i russi.[4] Rimase ferito seriamente al braccio destro (una frattura ossea) e fu trasferito in un ospedale da campo prima a Cracovia e poi a Cieplice Český.[2] Infine, a dicembre, fu trasferito in un ospedale di riserva a Vienna, dove rimase fino al maggio 1915.[2] Dopo essere stato dimesso dall'ospedale all'inizio di luglio, ricevette l'incarico di comandante di compagnia nel III Battaglione rinforzi, di stanza a Rožprža, vicino a Piotrków Trybunalski.[2] In questo periodo, le Legioni polacche si espansero e il 28 luglio 1915, sulla base del III Battaglione rinforzi, venne formato il 6° Reggimento fanteria delle Legioni, che entrò a far parte della 3ª Brigata.[4] Il 9 agosto 1915 fu promosso sottotenente e assunse il comando della 10ª Compagnia del III Battaglione del reggimento[4] Il 14 settembre, dopo un breve periodo di addestramento, la nuova unità fu inviata a Kovel, da dove partì per il fronte orientale.[4] Agli inizi di ottobre il suo battaglione combatté sul fiume Styr e a Kostiuchnówka, ed egli fu insignito della Croce al merito militare di terza classe, con decorazione di guerra e spade.[4] Il reggimento trascorse poi diverse settimane impegnato in aspri combattimenti al fronte, subendo pesanti perdite.[4] L'11 novembre 1915, fu promosso tenente e assunse temporaneamente il comando del 1° Battaglione.[4] A metà dicembre, il reggimento fu ritirato in un settore più tranquillo vicino a Optowa, dove mantenne posizioni difensive fino all'estate del 1916.[2] Assunse quindi il comando della 12ª Compagnia del reggimento.[4] Dal 1 febbraio al l'11 marzo 1917 frequentò un corso per ufficiali di stato maggiore a Varsavia, dopo di che rientrò al 6° Reggimento fanteria delle Legioni.[2]

Nel 1917, dopo la crisi del giuramento, rifiutò di prestare giuramento agli Imperi Centrali e quindi il 1 settembre fu arruolato nell'Imperiale e regio esercito austro-ungarico, dove prestò servizio nel 19° Reggimento fucilieri a Hohenstadt.[2] Dal 18 novembre 1917 al 13 maggio 1918 frequentò un corso per ufficiali della riserva a Jägerndorf.[2] Il 1 maggio 1918 fu promosso alfiere, prestando servizio in un reggimento posto a presidio dell'Ucraina occupata.[2] Dal maggio 1918 fu membro dell'Organizzazione militare polacca (POW), e il 4 novembre di quell'anno si arruolò nell'esercito polacco.[3]

Tra le due guerre mondiali

Durante la guerra polacco-ucraina, dopo la battaglia di Mikulińcami del 29 novembre 1918, fu fatto prigioniero di guerra dagli ucraini, venendo rilasciato nel giugno del 1919 in seguito alla firma dell'alleanza tra Józef Piłsudski e Symon Petljura.[2] Dopo essere tornato dalla prigionia, fu promosso capitano e assegnato al battaglione di riserva del 6° Reggimento fanteria delle Legioni, di stanza prima a Jabłonna e poi a Płock. Dal 1° ottobre assunse l'incarico di aiutante di campo presso il quartier generale della 3ª Brigata della Legione.[4] Il 6 gennaio 1920 divenne comandante del 2° Battaglione del 6° Reggimento fanteria della Legione partecipando alle operazioni in Lettonia e alla campagna di Daugavpils.[4] Dal 5 febbraio 1920, il suo reggimento mise in sicurezza la linea di demarcazione vicino a Daugavpils, respingendo attacchi sporadici da parte di unità lituane.[4] Il 16 marzo il suo battaglione fu costretto alla ritirata; solo un contrattacco, guidato personalmente dal comandante il giorno seguente, permise la riconquista delle posizioni perdute.[4]

Alla fine di marzo, il reggimento fu rilevato da Daugavpils e, dopo un breve periodo di riposo, prese parte all'offensiva di Kiev contro i bolscevichi.[4] A maggio, entrò a Kiev e combatté nella zona circostante.[4] A giugno, i bolscevichi lanciarono una controffensiva e il suo reggimento, insieme ad altre unità polacche, fu costretto a ritirarsi, combattendo duramente e subendo perdite molto pesanti.[4] L'11 giugno 1920 comandò personalmente l'attacco di una compagnia di fanteria e conquistò un ponte pesantemente difeso sul fiume Zdvizh vicino a Borodjanka, aprendo così una via di ritirata per le unità polacche.[4] Per questa impresa e per la sua condotta complessiva durante la ritirata da Kiev, gli furono conferite l'Ordine Virtuti Militari di V classe e la terza Croce al valore.[4] Il 28 giugno 1920 fu promosso tenente colonnello e assunse temporaneamente il comando del reggimento di fanteria della 6ª Legione.[4] Il 22 luglio, per ordine del comando, fu nominato comandante del 132° Reggimento fanteria della riserva, ma il 14 agosto fu trasferito a Łódź, dove assunse il comando del 1° Reggimento carri armati, equipaggiato con i Renault FT-17, incarico che mantenne fino al 1921.[1][3] In quell'anno ottenne il permesso di cambiare il cognome "Rückemann" in "Kazimierz Orlik".[8]

Tra il 10 settembre 1921 e il 1922 fu ispettore delle truppe corazzate presso il Dipartimento di fanteria del Ministero degli Affari Militari.[1] Tra marzo e novembre 1922 completò un corso per comandanti di carri armati presso l'École supérieure de guerre a Versailles.[4] Dal 16 febbraio 1923 al 30 aprile 1927 comandò nuovamente il 1° Reggimento carri armati.[1] Il 30 aprile 1927 fu nominato capo del dipartimento armi corazzate del 5° Dipartimento di ingegneria del Ministero degli Affari Militari.[9] Nel gennaio 1928 fu nominato vicecomandante della 23ª Divisione fanteria dell'Alta Slesia a Katowice.[1][10] Nell'estate del 1930, ricevette gli elogi dello stesso Maresciallo Piłsudski per la sua prestazione in una simulazione di guerra.[4] Dal 6 dicembre 1930 al 31 luglio 1931 frequentò il 5° corso del Centro per gli studi militari superiori di Varsavia.[4] Dopo aver completato il corso fu mandato, come comandante della fanteria, alla 9ª Divisione fanteria.[1]

Il 10 agosto 1931, divenuto colonnello, assunse la carica di comandante di fanteria nella sua divisione.[3] Mantenne tale incarico fino al 26 febbraio 1932, quando per ordine del Maresciallo Piłsudski, fu nominato comandante della 9ª Divisione fanteria a Siedlce.[1] Il 21 dicembre 1932, il Presidente della Repubblica di Polonia, Ignacy Mościcki, lo promosse al grado di generale di brigata con anzianità dal 1° gennaio 1933.[1][6] Partecipò inoltre ai lavori di stato maggiore per lo sviluppo del piano operativo di difesa "Est".[4] Nel dicembre 1938 divenne vicecomandante del Korpus Ochrony Pogranicza (KOP), assumendone il comando il 31 agosto 1939, all'atto della mobilitazione generale.[1][11] Le unità assegnate al KOP dovevano difendere una linea di confine lunga 450 km.[3]

Nella seconda guerra mondiale

In seguito all'invasione della Polonia da parte del Terzo Reich, il 1 settembre 1939, comandò le forze a lui affidate per la guardia del confine orientale.[11] A causa delle difficoltà di comunicazione con le unità sparse su una vasta area, decise, con il consenso del comando, di trasferire il posto di comando del KOP da Varsavia a Pinsk, cosa che avvenne il 5 settembre.[4] Quando alle 02:00 del 17 settembre, senza alcuna dichiarazione di guerra, iniziò l'invasione sovietica della Polonia inizialmente le forze al suo comando respinsero i primi attacchi portati dall'Armata Rossa su Vilnius.[12]

Nei giorni successivi, il nemico colpì con forze sempre maggiori, costringendo la maggior parte delle unità del KOP alla ritirata.[12] Man mano che le informazioni affluivano si rese conto della portata dell'aggressione e della conseguente minaccia.[4] Emanò gli ordini appropriati per regolare le direzioni della ritirata verso il fiume Styr e stabilire i punti di concentrazione, poiché le unità disperse non avevano alcuna possibilità contro un nemico più numeroso e molto meglio armato.[4][12]

Il 19 settembre incontrò il comandante del Gruppo operativo indipendente "Polesie", generale Franciszek Kleeberg, per discutere di ulteriori operazioni congiunte.[4] Tuttavia, data l'ampia dispersione delle unità del KOP, un loro rapido raduno risultava impossibile.[4] Il raduno della maggior parte delle unità avvenne tra il 20 e il 22 settembre nei pressi della città di Morocz, e in quel periodo organizzò anche una rassegna militare.[4] Furono radunati diversi battaglioni, ma erano scarsamente equipaggiati con mitragliatrici e artiglieria. Si unirono al gruppo anche diverse unità minori (ad esempio, un'unità di marinai della Flottiglia di Pinsk) e gruppi di poliziotti e guardie forestali.[4] Alcune unità KOP continuavano comunque a combattere autonomamente in altri settori, e il generale ne pianificò i movimenti in modo che potessero ricongiungersi con lui nei giorni successivi.[4]

Le forze radunate furono raggruppate in tre unità: la Brigata "Polesie", il Gruppo "Matyńsk" e il Reggimento "Sarny".[4] Esse avrebbero dovuto marciare concentricamente verso Kamień Koszyrski per ricongiungersi al gruppo operativo del generale Kleeberg.[4] I soldati del KOP marciarono principalmente di notte, ma il 24 settembre le unità furono bombardate dall'aviazione sovietica.[4] La ritirata continuò nei giorni successivi, e durante questo periodo, i soldati polacchi si scontrarono sporadicamente con sabotatori e piccole unità sovietiche. Il suo gruppo contava circa 9.000 uomini, disponeva di sole due batterie di artiglieria e di modeste riserve di munizioni e viveri. Nella notte tra il 27 e il 28 settembre, le sue unità si avvicinarono alla città di Szack, in Ucraina, conquistandola dopo un attacco che inflisse pesanti perdite alla 52ª Divisione fucilieri sovietica che la difendeva.[13] La divisione sovietica fu costretta a ritirarsi lasciando armi munizioni e 300 prigionieri.[3] Il 30 settembre la sua unità, incalzata da sempre maggiori forze nemiche e ormai fortemente decimata, attraversò il fiume Bug e si avvicinò a Wytyczno.[13] Il 1° ottobre 1939, le unità del KOP furono attaccate dalla 45ª Divisione fucilieri sovietica.[3] Dopo una giornata di resistenza, ordinò di cessare i combattimenti, disimpegnarsi dal nemico, distruggere le armi e disperdersi nell'area.[4] Alcune unità ancora in grado di combattere si fecero strada attraverso le foreste, al riparo dell'oscurità, verso le zone operative del Gruppo operativo indipendente "Polesie".[13]

Lo stesso generale riunì un gruppo di circa 30 ufficiali per un incontro vicino a Parczew quello stesso giorno.[4] I soldati decisero di passare alla clandestinità, e a questo scopo, venne immediatamente creata un'organizzazione chiamata KOP Segreto (Corpo Segreto di Protezione delle Frontiere) e ne venne delineato il quadro operativo.[4] Successivamente gli ufficiali si dispersero, e nei giorni successivi, insieme al tenente colonnello Karol Strusiewicz, in abiti civili, si fece strada combattendo attraverso i territori occupati dai tedeschi.[4] Il loro obiettivo era raggiungere Varsavia, dove arrivarono il 7 ottobre.[4] Lì, il generale ottenne nuovi documenti con il nome di Wilhelm Jezierski e, insieme ad alcuni dei suoi ufficiali, continuò le sue attività clandestine.[4] Il KOP Segreto (Corpo Segreto di Protezione delle Frontiere) fu ribattezzato Comando dei Difensori della Polonia e i suoi membri stabilirono contatti con altre organizzazioni clandestine emergenti. Il generale adottò infine lo pseudonimo di Bogdan Nitecki e si gettò nella cospirazione, utilizzando i suoi contatti e le risorse tecniche dell'ex quartier generale del KOP.[4]

Agli inizi di novembre del 1939 lui e un gruppo di ufficiali decisero di lasciare il paese e raggiungere la Francia, dove circolavano voci sulla formazione di un nuovo esercito polacco.[4] Partì da Varsavia l'11 novembre con un gruppo di circa una dozzina di uomini guidati dal tenente colonnello Tadeusz Rudnicki.[4] Presero il treno da Siedice a Matkinia, dove attraversarono la linea di demarcazione tra Germania e Unione Sovietica.[4] Il 14 novembre raggiunsero Białystok, tre giorni dopo Grodno, e infine Vilnius il 22 novembre.[4] Qui, i membri del gruppo si divisero.[4] Lui si ricongiunse con la moglie e il figlio, che erano stati evacuati a Vilnius da Pinsk.[4] Il giorno successivo si trovava a Kaunas, dove ricevette assistenza presso il consolato britannico per la richiesta di visti svedesi e francesi.[4] Il 13 dicembre 1939, lui e la sua famiglia raggiunsero Tallinn, dove rimasero bloccati per quasi un mese, tentando senza successo di fuggire dall'Estonia verso la Svezia.[4] Dopo diversi tentativi infruttuosi, lasciando a casa moglie e figlio, si recò a Riga il 26 gennaio 1940, da dove arrivò a Stoccolma il giorno successivo con un aereo speciale.[4] La sua famiglia lo raggiunse il 21 febbraio.[4]

Il generale Władysław Sikorski divenne il nuovo capo del governo polacco in esilio e comandante in capo delle forze armate polacche.[4] Dopo la disfatta di settembre nel campo polacco iniziò un processo di individuazione dei responsabili e di resa dei conti per la sconfitta.[4] Le prime vittime furono coloro che ricoprivano le più alte cariche militari del paese, così come gli ufficiali che erano "sostenitori di Piłsudski".[4] Anch'egli fu annoverato tra questi, e la sua richiesta di trasferimento della Warmia polacca in Francia fu respinta.[4] Nonostante l'enorme delusione non si arrese, e rinnovò continuamente la sua richiesta.[4] Tuttavia, fu solo molto tempo dopo la tragica morte del generale Sikorski che il clima politico cambiò a sufficienza da permettere il suo richiamo in servizio attivo il 1° febbraio 1944.[4] Arrivò in Gran Bretagna all'inizio di settembre del 1944 e fu messo a disposizione del Comandante in capo, rimanendovi fino alla fine della guerra.[4]

In esilio

Dal 1945 al 1947 prestò servizio presso l'Ispettorato generale del Corpo di reinsediamento polacco in Gran Bretagna (PKPR).[3] Nel 1947 si ritirò a vita privata e rimase in esilio, e l'anno dopo si stabilì con la moglie a Beckenham, nel Kent.[4] Completò un corso di pasticceria e orologeria, che gli permise di trovare un impiego retribuito.[4] Partecipò alle riunioni dei veterani, sostenendo il Presidente della Repubblica di Polonia in esilio.[4] Il 20 agosto 1971 si spense l'amata moglie, Róża Wanda Fajans (1903–1971), sposata nel 1924.[6][3] Dopo la sua scomparsa, decise di lasciare la Gran Bretagna nel 1972 e si trasferì in Canada, stabilendosi a Ottawa con il figlio Kazimierz e la nuora Krystyna.[3] Lì si dedicò con impegno alle organizzazioni di veterani, cimentandosi occasionalmente anche nel giornalismo.[3] Scrisse, tra le altre cose, un memoriale delle battaglie contro i bolscevichi del settembre 1939, intitolato Na Strażnicy (Sulla torre di guardia).[4] Quest'opera fu tanto più preziosa in quanto la storia sia dell'invasione sovietica di settembre, sia del ruolo stesso del KOP erano state falsificate in Polonia.[4] Morì l'8 ottobre 1986 a Ottawa, e il suo corpo fu inumato nel cimitero di Notre-Dame.[1]

Onorificenze

Croce al valore (4) - nastrino per uniforme ordinaria
— 10 novembre 1928.[6]
Croce d'oro al merito - nastrino per uniforme ordinaria
— 10 novembre 1928.[6]
Croce e Medaglia dell'Indipendenza - nastrino per uniforme ordinaria
Croce e Medaglia dell'Indipendenza
— 6 giugno 1931.[6]
Medaglia commemorativa per la guerra 1918-1921 - nastrino per uniforme ordinaria
Medaglia commemorativa per la guerra 1918-1921
Medaglia del Decimo Anniversario della Riconquistata Indipendenza - nastrino per uniforme ordinaria
Medaglia del Decimo Anniversario della Riconquistata Indipendenza
— [6]
Distintivo per feriti - nastrino per uniforme ordinaria
Distintivo per feriti
— [6]
Distintivo delle truppe corazzate - nastrino per uniforme ordinaria
Distintivo delle truppe corazzate
— [6]

Onorificenze estere

Medaglia del 10° anniversario della guerra d'indipendenza (Lettonia) - nastrino per uniforme ordinaria
Medaglia del 10° anniversario della guerra d'indipendenza (Lettonia)
— 1929.[6]

Note

  1. 1 2 3 4 5 6 7 8 9 10 Generals.
  2. 1 2 3 4 5 6 7 8 9 10 Ipsb.
  3. 1 2 3 4 5 6 7 8 9 10 11 Halecki.
  4. 1 2 3 4 5 6 7 8 9 10 11 12 13 14 15 16 17 18 19 20 21 22 23 24 25 26 27 28 29 30 31 32 33 34 35 36 37 38 39 40 41 42 43 44 45 46 47 48 49 50 51 52 53 54 55 56 57 58 59 60 61 62 63 64 65 66 67 68 69 70 71 72 73 74 75 76 77 78 79 Wojsko Polskie.
  5. ↑ Korczyk 1991, p. 273.
  6. 1 2 3 4 5 6 7 8 9 10 11 12 13 14 15 16 Łoza 1939, p. 222.
  7. ↑ Bukowski 1974, p. 172.
  8. ↑ Dziennik Personalny M.S.Wojsk, Nr 40 z 23.11.1921 r., poz. 1852.
  9. ↑ Dziennik Personalny M.S.Wojsk. Nr 14 z 05.05.1927 r.
  10. ↑ Dziennik Personalny M.S.Wojsk. Nr 28 z 23.12.1927 r.
  11. 1 2 Pruneri 2023, p. 16.
  12. 1 2 3 Pruneri 2023, p. 17.
  13. 1 2 3 Pruneri 2023, p. 22.

Bibliografia

  • (PL) Tadeusz Kryska-Karski e Stanisław Żurakowski, Generałowie Polski Niepodległej, Warszawa, Editions Spotkania, 1991, p. 134.
  • (PL) Tadeusz Jurga, Obrona Polski 1939, Warszawa, Instytut Wydawniczy PAX, 1990, pp. 757-758, ISBN 83-211-1096-7.
  • (PL) H.S. Jerzy Leśniak, Bóg, Honor, Ojczyzna. Sądeccy żołnierze i generałowie w służbie niepodległej Rzeczypospolitej, Warszawa, Instytut Pamięci Narodowej, 2009, p. 80, ISBN 978-83-7629-075-1.
  • (EN) Bogusław Polak (a cura di), Kawalerowie Virtuti Militari 1792–1945. T. 2/2, Koszalin, Wydawnictwo Uczelniane Wyższej Szkoły Inżynierskiej w Koszalinie, 1993.
  • (PL) Zbigniew Mierzwiński, Generałowie II Rzeczypospolitej, Warszawa, Wydawnictwo Polonia, 1990, pp. 145-150, ISBN 83-7021-096-1.
  • (EN) Jerzy Rydłowski, Żołnierze lat wojny i okupacji, Warszawa, MON, 1971.
  • (PL) Piotr Stawecki, Słownik biograficzny generałów Wojska Polskiego 1918–1939, Warszawa, Wydawnictwo Bellona, 1994, ISBN 83-11-08262-6.
  • (EN) Steven J. Zaloga, Poland 1939. The Birth of Blitzkrieg, Botley, Osprey Publishing, 2003.
  • (PL) Henryk Korczyk, Rückemann (Orlik-Rückemann) Wilhelm, in Polski Słownik Biograficzny, XXXIII/2, Wrocław-Warszawa-Kraków, Wrocław Zakład Narodowy imienia Ossolińskich, 1991, pp. 273-275.
  • (PL) Stanisław Łoza, Rückemann (Orlik-Rückemann) Wilhelm, in Czy wiesz kto to jest? Uzupełnienia i sprostowania, Warszawa, Wrocław Zakład Narodowy imienia Ossolińskich, 1939, p. 222.
  • (PL) Ignacy Bukowski, Z minionych lat. Wspomnienia oficera sztabu, Warszawa, Wrocław Zakład Narodowy imienia Ossolińskich, 1974, p. 172.
Periodici
  • Stefano Pruneri, 1939: l'invasione sovietica della Polonia, in Storia Militare, n. 354, Parma, Edizioni Storia Militare, marzo 2023, p. 13-26, ISSN 1122-5289.

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