Yaddo

La residenza principale di Yaddo nel 2025.

Yaddo è una comunità e residenza per artisti senza scopo di lucro situata in una tenuta di circa 400 acri (160 ettari) a Saratoga Springs, nello Stato di New York. Fondata nel 1900 dai coniugi Spencer e Katrina Trask, accolse i primi artisti residenti nel 1926.[1]

La sua finalità è offrire a scrittori e artisti tempo, spazio e condizioni di lavoro che consentano loro di dedicarsi senza interruzioni alla creazione. Le residenze sono destinate ad autori, compositori, artisti visivi, coreografi, registi e artisti della performance, selezionati da commissioni composte da professionisti delle rispettive discipline.[2]

Dal 1926 Yaddo ha ospitato quasi settemila artisti. Tra i suoi residenti figurano James Baldwin, Saul Bellow, Leonard Bernstein, Truman Capote, Raymond Carver, John Cheever, Aaron Copland, Philip Guston, Patricia Highsmith, Langston Hughes, Carson McCullers, Flannery O'Connor, Sylvia Plath, Katherine Anne Porter e Robert Lowell.[1][3]

Nel 2013 la tenuta è stata riconosciuta come National Historic Landmark per il ruolo svolto nella storia culturale e artistica degli Stati Uniti.[4]

Storia

I Trask e la fondazione

Il finanziere e filantropo Spencer Trask e la moglie Katrina Nichols Trask, scrittrice e poeta, acquistarono la proprietà di Saratoga Springs nel 1881 e la trasformarono nella propria residenza estiva. Dopo che il primo edificio fu distrutto da un incendio, negli anni 1890 fecero costruire l'attuale grande dimora, progettata nello stile Queen Anne Revival.[5]

I quattro figli della coppia morirono prematuramente. Dopo la morte dell'ultimo, i Trask decisero di destinare la casa, il terreno e una parte consistente del proprio patrimonio alla creazione di un luogo in cui artisti di diverse discipline potessero vivere e lavorare. Nel 1900 fu quindi costituita la Corporation of Yaddo, sostenuta anche dal finanziere e filantropo George Foster Peabody, amico e collaboratore della famiglia.[1][5]

Spencer Trask morì nel 1909 e Katrina nel 1922. Peabody affidò la realizzazione concreta del progetto a Elizabeth Ames, nominata direttrice esecutiva nei primi anni venti. Ames sovrintese alla trasformazione della proprietà in una comunità artistica e rimase alla guida di Yaddo per oltre quattro decenni.[1]

La prima stagione ufficiale ebbe luogo nel 1926. Il progetto si distingueva dalle tradizionali colonie artistiche perché non prevedeva un indirizzo estetico comune né un'attività didattica obbligatoria: gli ospiti venivano accolti principalmente per poter sviluppare autonomamente il proprio lavoro.[1]

Sviluppo della comunità

Durante gli anni 1930 Yaddo divenne un punto di riferimento per scrittori, compositori e artisti visivi. Nel periodo della grande depressione offrì a molti di loro condizioni economiche e materiali difficilmente accessibili altrove; negli anni dell'affermazione dei regimi fascisti accolse anche artisti e intellettuali europei in esilio.[6]

Nel 1932 Aaron Copland promosse a Yaddo una serie di festival e periodi di residenza dedicati alla musica contemporanea, proseguiti fino al 1952. Le iniziative favorirono collaborazioni fra compositori, interpreti e scrittori e contribuirono alla diffusione della musica statunitense del Novecento.[6]

Nel corso del secolo la comunità si estese progressivamente a nuove forme artistiche. Accanto alla letteratura, alla composizione musicale e alle arti figurative, furono ammesse la fotografia, il cinema, la coreografia, la videoarte e la performance.[1][2]

Il caso Lowell

Nel 1949 Yaddo fu coinvolta nelle tensioni politiche che precedettero il maccartismo. La giornalista e scrittrice Agnes Smedley, che aveva soggiornato a lungo nella comunità e aveva raccontato la rivoluzione cinese da una prospettiva favorevole ai comunisti, divenne oggetto di un'indagine dell'FBI per presunti legami con lo spionaggio sovietico.[7]

Robert Lowell, allora residente per la terza volta a Yaddo, accusò la direttrice Elizabeth Ames di aver favorito le attività politiche di Smedley e ne chiese l'allontanamento. Alla riunione convocata con il consiglio di amministrazione parteciparono anche Elizabeth Hardwick, Flannery O'Connor e lo scrittore Edward Maisel. O'Connor, che durante il soggiorno stava lavorando al primo romanzo, partecipò alla prima iniziativa del gruppo; il suo nome fu tuttavia cancellato dalla successiva lettera indirizzata al consiglio di amministrazione.[7]

Cinquantacinque scrittori firmarono una petizione in difesa di Ames, condannando le accuse mosse contro di lei. Il 26 marzo 1949 il consiglio di amministrazione le respinse all'unanimità e confermò la direttrice nel proprio incarico.[7]

L'episodio, divenuto noto come «caso Lowell», è stato interpretato come un'anticipazione dei conflitti culturali e politici dell'era maccartista. Ha inoltre mostrato come Yaddo, concepita quale rifugio autonomo per la creazione artistica, non fosse immune dalle tensioni ideologiche e sociali del proprio tempo.[7][6]

Dal secondo dopoguerra al XXI secolo

Nel secondo dopoguerra Yaddo consolidò la propria reputazione come una delle più importanti residenze artistiche degli Stati Uniti. Continuò a ospitare artisti affermati ed emergenti, ampliando le strutture di lavoro e mantenendo come principi fondamentali la libertà creativa, la riservatezza e l'indipendenza degli ospiti.[2]

Fra il 2016 e il 2019 la residenza principale fu sottoposta a un vasto intervento di restauro, comprendente il rifacimento delle coperture, il recupero di oltre cinquecento finestre, il restauro delle murature e degli elementi decorativi e l'adeguamento degli impianti.[5]

Il 27 febbraio 2013 Yaddo era stata designata National Historic Landmark e iscritta nel National Register of Historic Places. Il riconoscimento non riguardò soltanto il valore architettonico della tenuta, ma anche il ruolo svolto nella produzione culturale statunitense.[4]

Programma di residenza

Le residenze hanno una durata compresa generalmente fra due settimane e due mesi e comprendono l'alloggio, i pasti e uno spazio di lavoro individuale. Non sono richieste lezioni, presentazioni pubbliche o la conclusione di un'opera durante il soggiorno.[8]

Possono candidarsi artisti professionisti o emergenti il cui lavoro dimostri prospettive di sviluppo professionale. Le domande sono esaminate da commissioni indipendenti, la cui composizione cambia a ogni ciclo di selezione, sulla base della qualità delle opere presentate e senza considerare le disponibilità economiche dei candidati.[8][2]

La vita comune è intenzionalmente poco strutturata. Gli artisti lavorano individualmente durante il giorno e possono incontrarsi durante i pasti e nelle aree condivise. Il silenzio, la solitudine e la possibilità di alternare isolamento e confronto informale costituiscono elementi centrali dell'esperienza della residenza.[2]

Influenza culturale

Yaddo ha esercitato un'influenza rilevante sulla letteratura, sulla musica e sulle arti statunitensi del Novecento. La sua importanza deriva non dall'adesione a una scuola o a una poetica comune, ma dalla continuità con cui ha fornito tempo e condizioni materiali di lavoro a generazioni diverse di artisti.

Fra gli scrittori ospitati figurano, oltre a quelli già ricordati, Newton Arvin, Elizabeth Bishop, Malcolm Cowley, Ted Hughes, Alfred Kazin, Dorothy Parker, Mario Puzo, Philip Roth, Eudora Welty e David Foster Wallace. Fra gli artisti e i compositori si ricordano Milton Avery, Leonard Bernstein, Aaron Copland, Philip Guston, Jacob Lawrence, Clyfford Still e Virgil Thomson.[1][3]

Flannery O'Connor soggiornò a Yaddo nell'inverno fra il 1948 e il 1949, mentre lavorava al romanzo Wise Blood, pubblicato successivamente con il titolo italiano La saggezza nel sangue.[7]

Nel 2008 la New York Public Library dedicò alla comunità la mostra Yaddo: Making American Culture, curata dalla sociologa Micki McGee. L'esposizione ricostruiva il rapporto fra Yaddo e la storia culturale statunitense dal 1926 al 1980 attraverso lettere, manoscritti, fotografie, dipinti, filmati e registrazioni sonore.[6]

La sezione conclusiva della mostra comprendeva oltre mille libri pubblicati da scrittori entro cinque anni dal loro soggiorno a Yaddo, insieme a opere di compositori, artisti visivi e registi passati dalla comunità. L'esposizione sottolineava anche come le vicende di Yaddo fossero state attraversate dalla depressione economica, dalla guerra mondiale, dalle persecuzioni politiche, dalla segregazione razziale e dall'affermazione dei movimenti femministi e per i diritti LGBT.[6]

Tenuta, giardini e archivi

La tenuta comprende la grande residenza principale, edifici destinati all'alloggio, studi individuali, boschi, un lago e giardini formali. La dimora, costruita negli anni novanta del XIX secolo, presenta elementi dello stile Queen Anne Revival ed è il centro storico e simbolico della proprietà.[5]

I giardini, ispirati ai modelli europei conosciuti dai Trask durante i loro viaggi, comprendono un roseto, pergolati, fontane e statue.

L'archivio storico di Yaddo è conservato presso la Manuscripts and Archives Division della New York Public Library. Comprende i documenti amministrativi della Corporation of Yaddo, i registri relativi agli artisti residenti e le carte personali di Spencer e Katrina Trask e di George Foster Peabody.[1]

Il fondo, che copre il periodo dal 1835 al 1997, è stato trasferito alla biblioteca a partire dal 1999; una parte dei materiali è stata digitalizzata e resa consultabile online.[1][6]

Note

  1. 1 2 3 4 5 6 7 8 9 (EN) Yaddo records, su The New York Public Library Archives & Manuscripts. URL consultato il 12 luglio 2026.
  2. 1 2 3 4 5 (EN) Who we are, su Yaddo. URL consultato il 12 luglio 2026.
  3. 1 2 (EN) Our Artists, su Yaddo. URL consultato il 12 luglio 2026.
  4. 1 2 (EN) List of National Historic Landmarks by State, su National Park Service. URL consultato il 12 luglio 2026.
  5. 1 2 3 4 (EN) Excellence Award Spotlight: Restoration of the Yaddo Mansion, su Preservation League of New York State, 19 novembre 2020. URL consultato il 12 luglio 2026.
  6. 1 2 3 4 5 6 (EN) New York Public Library Exhibition Explores the Far-Ranging Influence of a Fabled Artist's Retreat, su The New York Public Library, 16 ottobre 2008. URL consultato il 12 luglio 2026.
  7. 1 2 3 4 5 (EN) Carla Blumenkranz, “Deeply and Mysteriously Implicated”, su Poetry Foundation, 18 dicembre 2006. URL consultato il 12 luglio 2026.
  8. 1 2 (EN) Artists, Apply, su Yaddo. URL consultato il 12 luglio 2026.

Bibliografia

  • (EN) Micki McGee (a cura di), Yaddo: Making American Culture, New York, Columbia University Press e New York Public Library, 2008, ISBN 9780231147361.
  • (EN) Carla Blumenkranz, “Deeply and Mysteriously Implicated”: Communist Sympathies, FBI Informants, and Robert Lowell at Yaddo, in Poetry Foundation, 18 dicembre 2006.

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