Zagadari
Gli zagadari erano un'unità militare di fanti balcanici della prima età moderna (secoli XV e XVI), probabilmente greco-albanesi che combattevano in modo similare agli stradioti, ma privi di cavallo. La prima traccia di questi soldati si trova nelle fonti senatoriali veneziane datate 1484, dove si citano gli zagadari come soldati distinti dagli stradioti, citando la fiducia e il rapporto stretto che sussisteva tra questi due gruppi di armati balcanici, che venivano reclutati negli stessi momenti, ma senza specificarne il costume bellico[1]. Notizie più precise a proposito degli zagadari, descritti come soldati di fanteria con le usuali casacche e le tipiche lance a doppia punta degli stradioti, si possono datare al 1495. Poco dopo gli zagadari scomparvero dalle fonti, l'ultima volta si trovano a proposito della battaglia di Agnadello (1509)[2], fatto che lascia supporre che il mercato non li abbia considerati utili e li abbia rigettati, anche perché pare che fossero disperati, non corazzati e male armati[3].
Teoria sull'origine del nome
Secondo lo storico Moreno Pedrinzani il nome di questa unità militare, che viene italianizzato dalle fonti veneziane, deriva da un peggiorativo in lingua albanese (zagar), passato dal turco e arrivato al veneziano, il cui significato è cane, ma anche bandito o mascalzone. ll termine albanese zagar, che è identico in turco, definiva anche la sessantaquattresima divisione Ceemat dei giannizzeri ottomani chiamata zağarcis[4], che si traduce come «coloro che tengono i cani da caccia», in origine parte della squadra di caccia sultanale.[5]
Tracce nella trattatistica francese
Il gesuita Gabriel Daniel nella Histoire de la milice Françoise, testo di analisi militare del XVII secolo, parla della possibilità di schierare gli stradioti appiedati, che erano mercenari del regno di Francia, con la funzione di lancieri, soldati che sembrano descrivere perfettamente gli zagadari[6].
Note
- ↑ Moreno Pedrinzani, "Non fanno presoni ma taglia la testa". Storia militare del popolo albanese nell'Età Moderna, a cura di Franco Cardini e Giovanni Armillotta, Nardò, Besa Muci, 2026, p. 347, ISBN 978-88-3629-486-2.
- ↑ Dalla Lega di Cambrai (1508) alla rotta di Agnadello (1509), su legacy.bibliotecamai.org. URL consultato il 30/03/2026.
- ↑ Paolo Petta, Stradioti, Lecce, Argo, 1998, p. 80, ISBN 978-88-8234-232-6.
- ↑ Descritti attentamente in un testo oplologico di una nota collana, che propone diversi volumi dedicati agli armati ottomani, in particolare si cita l'élite di Osprey, n. 58. D. Nicolle, Janissaries, Osprey, Oxford, 1999.
- ↑ Moreno Pedrinzani, Non fanno presoni ma taglia la testa". Storia militare del popolo albanese nell'Età Moderna, a cura di Franco Cardini e Giovanni Armillotta, Nardò, Besa Muci, 2026, p. 349, ISBN 978-88-3629-486-2.
- ↑ Moreno Pedrinzani, "Non fanno presoni ma taglia la testa". Storia militare del popolo albanese nell'Età Moderna, a cura di Franco Cardini e Giovanni Armillotta, Nardò, Besa Muci, 2026, p. 351, ISBN 978-88-3629-486-2.
Bibliografia
- Pedrinzani Moreno, "Non fanno presoni ma taglia la testa". Storia militare del popolo albanese nell'Età Moderna, a cura di Franco Cardini e Giovanni Armillotta, Nardò, Besa Muci, 2026, p. 347, ISBN 978-88-3629-486-2.
- Petta Paolo, Stradioti, Lecce, Argo, 1998, p. 80, ISBN 978-88-8234-232-6.
- Nicolle David, Janissaries, Oxford, Osprey, 1999, ISBN 9781855324138.
Voci correlate
Collegamenti esterni
- Capitolo 2 - L'antefatto, su legacy.bibliotecamai.org. Dalla Lega di Cambrai (1508) alla rotta di Agnadello (1509).