Zofia Romanowiczowa

Zofia Górska, coniugata Romanowiczowa (Radom, 18 ottobre 1922 – Lailly-en-Val, 28 marzo 2012) è stata una poetessa e scrittrice polacca naturalizzata francese.
Biografia
Nata a Radom nel 1922, collaborò con la Związek Walki Zbrojnej dopo l'invasione tedesca della Polonia. Nel gennaio 1941 fu arrestata dalla Gestapo insieme al padre e condannata a morte. Dopo periodi di prigionia a Skarżysko-Kamienna, Kielce e Pińczów, nell'aprile 1942 fu deportata al campo di concentramento di Ravensbrück, dove rimase fino al settembre 1943, quando fu inviata in uno dei sottocampi del campo di concentramento di Flossenbürg.[1]
Qui riuscì a fuggire insieme a un'amica durante una marcia forzata, venendo poi salvata dall'esercito statunitense.[2] Dopo la fine della seconda guerra mondiale, si rifugiò a Roma, dove completò gli studi superiori in una scuola istituita a Porto San Giorgio dal II Corpo polacco. Conseguito il diploma, si trasferì a Parigi per studiare filologia romanza alla Sorbona, dove fu allieva di Jean Boutière e si specializzò in poesia trobadorica. Nel 1949 sposò Kazimierz Romanowicz, con cui gestì una libreria e casa editrice sull'Île Saint-Louis; insieme fondarono la Galerie Lambert nel 1959. La galleria, libreria e casa editrice divennero punti nevralgici del mondo culturale per i rifugiati polacchi a Parigi.[2]
Cominciò a scrivere poesie durante l'adolescenza, trovando poi conforto in questa attività durante la prigionia e la detenzione sia in carcere che nei campi di concentramento. Il ricordo dell'Olocausto e l'impossibilità dei sopravvissuti di lasciare indietro il trauma è un tema ricorrente sia nelle sue poesie che nei suoi romanzi, a partire da Przejście przez Morze Czerwone (1960) e Szklana kula (1964).[3] Allo stesso modo, trattò anche il senso di estraniamento dei rifugiati nei romanzi Baśka i Barbara (1956), Groby Napoleona (1972), Na wyspie (1983), Ruchome schody (1995) e Trybulacje proboszcza P. (2001).[3][4] Nel 1964 vinse il Premio Kościelski.[2]
Morì nel 2010 all'età di 87 anni.
Onorificenze
Note
- ↑ (EN) Arkadiusz Morawiec, Polish Literature and Genocide, Routledge, 2021, ISBN 978-1-000-53449-8.
- 1 2 3 (EN) Alice-Catherine Carls, The Renaissance of Zofia Romanowicz (1922–2010), su World Literature Today. URL consultato il 22 agosto 2025.
- 1 2 Romanowiczowa, Zofia - Enciclopedia, su Treccani. URL consultato il 22 agosto 2025.
- ↑ (EN) Alice-Catherine Carls, Staging, Philosophizing, Witnessing: The Aesthetics of Brokenness in Zofia Romanowicz's Work, in The Polish Review, vol. 47, n. 1, 2002, pp. 3–10. URL consultato il 22 agosto 2025.
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Collegamenti esterni
- Romanowiczowa, Zofia, su Treccani.it – Enciclopedie on line, Istituto dell'Enciclopedia Italiana.
| Controllo di autorità | VIAF (EN) 79034592 · ISNI (EN) 0000 0000 8158 6728 · SBN UTOV482355 · BAV 495/262394 · LCCN (EN) n85121594 · GND (DE) 123909961 · BNF (FR) cb11922495c (data) · J9U (EN, HE) 987007273467405171 |
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