Achille Bruni

Achille Bruni (fotografia di Melchiorre Falardi, 1868)

Achille Bruni (Barletta, 23 dicembre 1817 – Napoli, 29 gennaio 1881) è stato un agronomo italiano. Cultore di botanica, «divulgatore dei saperi agricoli»,[1] fu titolare della cattedra di Agricoltura nella R. Università di Napoli; uffiziale di 1a classe nel Dicastero dell’Agricoltura; direttore degli orti agrari di Giovinazzo, di Cardito, di Avellino, di Lecce e di Atri e professore di Agronomia, Estimo e Computisteria agraria nell'Istituto tecnico di Bari. Inoltre fondò, diresse o curò la redazione di diversi periodici di agricoltura.[2]

Biografia

Achille Bruni nacque da Bartolomeo, medico chirurgo di Barletta, e da Maria Antonia Casale.[3]

Seguiti regolarmente gli studi classici, prima presso il Seminario di Trani e poi presso la Canonica Lateranense di Bisceglie,[4] Bruni nel 1834 si trasferì a Napoli dove si iscrisse alla R. Università degli Studi, laureandosi in Giurisprudenza.[2]

Dalla laurea a Napoli alla cattedra universitaria

Gli anni universitari, anche se dedicati principalmente allo studio delle discipline giuridiche, non distolsero però Bruni dall'assecondare una sua innata inclinazione per la botanica e per l'agronomia.

La Cappella dei Pontano alla Pietrasanta, sede dell'Accademia dal 16 giugno 1843

Interessato soprattutto all'applicazione in agricoltura delle conoscenze dello studio scientifico delle piante, Bruni prese a seguire gli insegnamenti del direttore del R. Orto botanico di Napoli, Michele Tenore, di cui sarebbe diventato corrispondente volontario negli ultimi anni della redazione della monumentale Flora Napolitana,[5] e di Giovanni Gussone, allievo di Tenore e coadiutore alla direzione dell'Orto.[6] Nel dicembre del 1843, Bruni fu ammesso come socio soprannumerario all'Accademia degli Aspiranti Naturalisti,[7] fondata solo qualche anno prima dallo zoologo pugliese Oronzio Gabriele Costa.

Nella sessione precedente a quella della sua nomina, Bruni aveva letto all'Accademia la sua prima memoria originale, incentrata «sull'Agricoltura del tenimento di Barletta».[8] La memoria fu poi pubblicata negli Annali dell'Accademia, che avrebbero ospitato anche i successivi lavori di quei primi anni di attività scientifica di Bruni. Attività documentata non solo dalle memorie, dalle note e dalle comunicazioni verbali nelle sessioni dell'Accademia, ma anche dagli articoli di economia rustica e dalle corrispondenze su Il Lucifero,[9] il nuovo periodico napoletano con il quale Bruni aveva cominciato a collaborare. All'epoca il suo percorso scientifico si prefigurava ancora ripartito tra agronomia e botanica. Sarà poi la partecipazione al VII Congresso degli scienziati italiani a Napoli, qualche anno dopo nel 1845,[10] a segnare il suo «definitivo orientamento agronomico»[6] e il suo specifico interesse scientifico e professionale per l'agronomia, più che per la botanica.

R. Ospizio Francesco II di Giovinazzo (BA)

Nel 1850 fu chiamato a Giovinazzo per insegnare agronomia nel R. Ospizio Ferdinando I e per dirigere, come preposto, l’annesso orto agrario.[11] Bruni tenne l'incarico fino al 1853, quando passò prima a Cardito, come «maestro di agricoltura» nel R. Orfanotrofio Lodovico Loffredo,[12] e poi, nel 1855, ad Avellino come professore e direttore dell'orto agrario della R. Società economica del Principato Ultra.[13]

Intanto a Napoli, il 17 novembre 1855, era stata messa a concorso la cattedra di Agricoltura[14] che si era resa vacante, fin dal giugno 1854, per la morte del titolare Giuseppe Cua.[6] Bruni partecipò al concorso e risultò primo, ma non a pieni voti come invece era previsto dal bando. La cattedra pertanto non gli fu subito assegnata ma solo dopo che il Consiglio ordinario di Stato, investito della questione, si fu espresso a favore della nomina del candidato risultato primo.[15]

Bruni poté così iniziare finalmente il suo percorso accademico, ma la sua carriera era destinata a interrompersi bruscamente, solo pochi anni dopo, stroncata dagli eventi seguiti al crollo del Regno borbonico. Il 27 ottobre 1860, infatti, pochi giorni dopo lo svolgimento dei plebisciti per l'annessione delle province napoletane e siciliane al Regno d'Italia, Bruni fu costretto a lasciare l'incarico, destituito dalla riforma postunitaria di Francesco De Sanctis.[16]

La destituzione dall'insegnamento universitario e il ritorno in Puglia

Il 27 settembre 1860, Francesco De Sanctis,[17] era stato nominato Direttore dell'Istruzione pubblica della Luogotenenza per le provincie meridionali.[18] Pochi giorni prima, il 7 settembre, dopo che l'ultimo re borbonico Francesco II e la regina Maria Sofia si erano rifugiati a Gaeta, Giuseppe Garibaldi era entrato a Napoli, autoproclamandosi dittatore in nome di Vittorio Emanuele II di Savoia.[19]

Con atti del governo dittatoriale, il 10 settembre 1850 fu reintegrata la Commissione provvisoria di pubblica istruzione, la stessa istituita pochi giorni prima da Francesco II.[20] La Commissione, conclusi i suoi lavori, presentò una proposta di riordino dell'Università degli Studi di Napoli,[21] suggerendo radicali provvedimenti legislativi che De Sanctis realizzò «con tempestività e con coraggio».[22]

Orto botanico di Lecce

In particolare, il 27 ottobre 1860, fu emanato un primo decreto con il quale Bruni veniva «messo al ritiro» e costretto a lasciare la cattedra[23] e poi, due giorni dopo, con un secondo decreto, il c.d. Decreto organico sullo insegnamento universitario, la cattedra di Agricoltura venne definitivamente soppressa.[24]

Alla destituzione seguì comunque un nuovo incarico. «Per la sua indiscutibile competenza»[4], il 23 febbraio 1861 Bruni fu nominato «Uffiziale di 1. classe 2. rango» nel Dicastero degli Interni, Agricoltura, Industria e Commercio.[25] Insoddisfatto però del lavoro assegnatogli, essenzialmente burocratico, Bruni mantenne l'impiego solo per poco tempo e, nel 1867, ottenne di essere trasferito a Lecce, alla direzione dell’Orto agrario e della Manifattura dei Tabacchi. Ma anche in questo incarico durò poco, a causa delle resistenze incontrate nel perseguire quella che era la sua idea di orto e quale avrebbe dovuto essere la sua destinazione d'uso.[6]

Dalla sua fondazione, nel 1810, e fino all'ultima direzione di Giuseppe Eugenio Balsamo, il «giardino di piante da servire per comodo del Collegio di Lecce»[26] aveva mantenuto una sua particolare connotazione, che non era propriamente quella di un orto agrario, ma piuttosto quella di un giardino botanico.[27]

L'orto leccese era stato pensato infatti con l'intenzione che non dovesse «solo soddisfare le legittime aspirazioni dell'utile, ma ricreare l'occhio, allettare lo spirito, educare l'animo all'estetica della natura».[28] Diversa invece era la concezione che ne aveva Bruni. Insediatosi ufficialmente alla presidenza il 6 gennaio 1867, volle da subito «impostare, su basi squisitamente agronomiche, il nuovo corso dell'Orto botanico», con l'intenzione di farne un orto agrario sperimentale, privato cioè delle sue funzioni più propriamente culturali.[29] Entrato in conflitto con la Commissione amministrativa della Società economica di Terra d'Otranto, da cui dipendeva l'orto botanico[29] e ostacolato nella conduzione anche dal personale alle sue dipendenze, Bruni fu accusato di aver «distrutto compiutamente il giardino» e costretto, di fatto, a dimettersi interrompendo anche l'insegnamento presso il locale ospizio provinciale.[30]

Lasciata la direzione il 24 novembre 1867, Bruni fu nominato, per «meriti scientifici»,[31] professore di Agronomia nel R. Istituto tecnico di Bari[32] e, successivamente,[33] professore di Agronomia, Estimo e Computisteria agraria, nello stesso istituto.[34]

Bruni insegnò a Bari fino al 5 ottobre 1875, data del suo esonero e del successivo trasferimento ad Atri come direttore del locale orto agrario. Questo fu l'ultimo incarico e l'ultima destinazione di Bruni che, mal sopportando la rigidità del clima teramano, fece ritorno poco tempo dopo a Napoli, dove morì improvvisamente il 29 gennaio 1881, nella Villa Comunale, per «un attacco di apoplessia».[34]

Bruni era socio di quasi tutte le società economiche del Regno, nonché dell'Accademia degli Aspiranti Naturalisti,[35] dell'Accademia Gioenia di Catania[36] e di quella d'Agricoltura Commercio ed Arti di Verona.[37] Fu inoltre fondatore e/o direttore di alcuni periodici quali La falce Fienaja[38] e Il Barese,[39] e collaborò con moltissimi altri. Oltre al già menzionato Il Lucifero, Bruni collaborò con il Poliorama pittoresco, l'Omnibus, L'Indicatore, la Rivista Agronomica - Giornale di Agricoltura Pastorizia Veterinaria e Scienze affini Compilato per cura di Vincenzo Corsi, La Settimana, gli Annali di viticoltura ed enologia italiana, L'Industria italiana, La Bussola, Il Propagatore Agricola, appendice ai Nuovi annali delle Scienze naturali e Il Cittadino leccese.[6]

Attività e produzione scientifica

Cultore di botanica, formatosi alla «gloriosa scuola linneana dei Tenore e dei Gussone»,[6] Bruni non emulò i suoi maestri. Preferì invece orientare i suoi interessi scientifici e professionali verso i suoi «prediletti studî agrarî».[40] Non perché non condividesse la «posizione scientificamente conservatrice» dei due botanici, contrapposta a quella della nascente scuola di Guglielmo Gasparrini,[41] quanto piuttosto per il suo «astio talora manifestato per ogni tipo di cultura che non fosse tecnico-pratica»[6] e per il suo percepire come drammatico «lo scarto tra i grandi botanici arroccati nei loro gabinetti nella capitale e la carenza paurosa di istruzione agraria nelle campagne meridionali».[6]

Conseguentemente, quasi tutta la vasta produzione bibliografica di Bruni, sia specialistica che divulgativa, si caratterizzò per la natura tecnico-pratica degli argomenti trattati e per il taglio spesso didattico nell'esposizione dei contenuti, dichiaratamente scevro di ogni «trascendentalismo (sic), ovvero male intesa erudizione botanica»,[42] a cominciare dal suo primo contributo, letto nella tornata del 14 dicembre 1843, all'Accademia degli Aspiranti Naturalisti.[8]

Era una prima caratterizzazione floristica del territorio di Barletta e un ragguaglio sullo stato della sua agricoltura. Introdotta da una descrizione della natura dei terreni e dalla rassegna delle principali colture allora praticate, la memoria, poi definita un'«opera di positiva utilità»,[43] continuava con i consigli per il miglioramento del suolo e delle coltivazioni. Da quelli per la regimentazione delle acque dell'Ofanto e il raddrizzamento di alvei e canali per prevenire acquitrini e impaludamenti, a quelli per la sostituzione delle improduttive maggesi morte e per l'introduzione del prato artificiale o del vigneto misto a pioppi.[6] In appendice, e scritta in latino, una dettagliata enumeratio plantarum della vegetazione spontanea dell'Agro Baruletanum.[8]

L'agricoltura e la pastorizia nel Regno di Napoli e, in particolare, lo studio del territorio barlettano sotto l'aspetto agronomico e botanico, sarebbero stati oggetto dei lavori di Bruni anche negli anni successivi. Prima con una relazione per il VII Congresso degli scienziati italiani, scritta in collaborazione con Guglielmo Gasparrini[44] e poi con quello che sarebbe stato considerato «probabilmente il suo lavoro migliore»,[6] la Descrizione botanica delle campagne di Barletta, pubblicato nel 1857.[45]

Nell'opera, Bruni riprese i temi già trattati nel suo lavoro di esordio, dalla posizione topografica delle campagne di Barletta alla natura dei terreni agricoli, dalle notizie sull'ambiente fisico a quelle sul clima pugliese o, come Bruni volle puntualizzare, «precisamente su quello della Peucezia». A seguire, il catalogo sistematico delle piante spontanee nell'agro barlettano che ricalcava, aggiornandolo, quello già pubblicato nel 1843 ma con alcune aggiunte significative: l'elenco dei nomi volgari delle specie, le note ed osservazioni intorno ad alcune piante e, soprattutto, vari quadri sinottici di geografia botanica.[45]

Copertina del Manualetto agronomico (Bruni, 1870a)

Subito dopo, nel 1858, Bruni pubblicò, a cura del Ministero dell'Agricoltura del governo borbonico, un altro saggio in forma di relazione,[46] considerato poi «in Italia unico nel suo genere».[47] Era un ricco repertorio di voci sulla produzione orticola e sui metodi colturali praticati presso le c.d. paludi di Napoli[48] esposte, come ebbe a scrivere Bruni, «con semplicità e chiarezza, siccome meglio potrò associarle».[49]

Intanto erano continuati i contributi agronomici di Bruni sui molteplici aspetti pratici dell'agricoltura. Erano articoli brevi, più propriamente tecnici, ora più specialistici ora più divulgativi, pubblicati già dal 1843 su riviste scientifiche o su giornali più popolari. Erano frutto di quelle conoscenze che Bruni aveva acquisito attraverso la pratica sperimentale, nei vari orti agrari da lui diretti,[50] e che avrebbero trovato poi una loro più organica sistemazione in forma di enciclopedia e di manuali didattici, pubblicati da Bruni tra il 1858 e il 1870, e per un più ampio trattato agronomico, cui da tempo Bruni attendeva, ma che sarebbe rimasto inedito per la sua morte improvvisa.[6]

Frontespizio di Regole pratiche pel disseccamento e preparazione delle foglie di tabacco (Bruni, 1867b)

La Nuova enciclopedia agraria, fu redatta da Bruni e pubblicata in quattro volumi tra il 1858 ed il 1859.[51] Volle essere, nelle intenzioni dell'Autore, un repertorio sistematico di voci e un'analisi tecnico-scientifica aggiornata delle «cognizioni agrarie» del suo tempo, considerate «sotto tre punti di vista: quelle cioè del mestiere, dell'arte e della scienza».[52] Opera essenzialmente compilativa, ma non priva di contributi originali. Bruni non si limitò infatti solo a riportare il pensiero degli specialisti, tratto dalla «raccolta delle migliori monografie su' terreni, le piante, gli animali domestici e l'economia rurale»,[51] ma integrò il testo con annotazioni e con commenti.[6]

I manuali didattici furono scritti da Bruni in forma per lo più discorsiva. Esponevano quel «tanto che basti ai buoni fondamenti della Scienza agraria»,[53] ed erano destinati ad uso dei ragazzi delle scuole elementari municipali,[54] dei giovanetti di prima istituzione[55] e dei giovani studiosi «che si addicono agli studii campestri».[56]

Numerosi furono gli altri argomenti oggetto dei contributi specialistici di Bruni. Tra i tanti temi trattati, Bruni si occupò più volte del tabacco da fumo, della sua coltivazione e del disseccamento e preparazione delle foglie. Già nel 1859 aveva condotto, nelle province di Salerno e Caserta, la coltura sperimentale di trentaseimila piante delle varietà Virginia e Kentucky, poi consegnate alla Manifattura tabacchi di Napoli,[57] e ne aveva riferito e discusso i risultati in una memoria pubblicata nel 1860,[58] poi inviata al Comitato italiano per l'Esposizione universale di Londra del 1862.[59] Di tabacchicoltura se ne occupò e ne scrisse anche successivamente, sia nei 1863 a Napoli,[60] sia nel 1867 durante la sua breve direzione della Manifattura tabacchi di Lecce.[61]

Con il trasferimento a Bari e quello successivo ad Atri, i contributi di sperimentazione di Bruni diminuirono progressivamente, come pure andò parallelamente riducendosi la sua produzione bibliografica che, a parte alcune note sull'olivo e l'olivicoltura e poche altre, si ridusse alla stesura di brevi articoli per varie riviste periodiche.

Contributi scientifici

Lavori scientifici di Agronomia

Lavori scientifici di botanica

Manuali didattici, lezioni accademiche ed enciclopedie

Note brevi e corrispondenze su Il Lucifero 1844-1846

Note

  1. ↑ Cfr. de Ceglia et al., 2023, p. 25.
  2. 1 2 Cfr. Di Battista, 1972
  3. ↑ Cfr.Provincia di Bari. Distretto di Barletta. Comune di Barletta, Atti di nascita. Atti dello stato civile. Numero d'ordine 751. Achille Bruni, a cura di Archivio di Stato di Bari. Stato civile della restaurazione. Barletta. 1817.
  4. 1 2 Cfr. Il Fieramosca, 2003.
  5. ↑ Cfr. Geremicca, 1913, p. 71.
  6. 1 2 3 4 5 6 7 8 9 10 11 12 Cfr. Di Battista, 1972.
  7. ↑ Secondo lo statuto, l'Accademia deli Aspiranti Naturalisti non poteva contare più di dieci soci ordinari. Per quelli che, avendone i requisiti, non potevano essere eletti in quanto avrebbero oltrepassato tale numero, erano però previste le figure dei soci soprannumerari o corrispondenti, distinte a seconda dell'essere o meno il richiedente residente a Napoli (cfr.Esercitazioni Accademiche degli Aspiranti Naturalisti. Diretti dal Dottor O-G Costa (PDF), II, II, Napoli, Tip. Azzolino e Compagno, 1840, pp. 7-14). Bruni fu nominato, a pluralità di voti, nella seduta del 21 dicembre 1843 (cfr.Bullettino dell'Accademia degli Aspiranti Naturalisti, II (I), Napoli, Stab. Tip. Coster, 1844, pp. XLV-XLVI).
  8. 1 2 3 Cfr. Bruni, 1843a.
  9. ↑ "Il Lucifero: giornale scientifico, letterario, artistico, industriale" era un giornale periodico pubblicato a Napoli dagli editori Salvatore Fergola e Filippo Cirelli. Uscito, settimanalmente e poi bisettimanalmente, dal 7 febbraio 1838 al 19 gennaio 1848, ebbe tra i suoi principali redattori Raffaele Liberatore, Cesare Malpica e Domenico Anzelmi (cfr.Alfredo Zazo, Il giornalismo a Napoli nella prima metà del secolo XIX, 2ª ed., Napoli, Generoso Procaccini Editore, 1985, pp. 97-99).
  10. ↑ Bruni partecipò al congresso nella sezione Agronomia e tecnologia, presieduta da Gherado Freschi, dove presentò una relazione con «le notizie agrarie utili» (cfr. Santini, 2015, p. 17).
  11. ↑ Il R. Ospizio Ferdinando I di Giovinazzo faceva parte della rete dei R. Ospizi e dei R. Alberghi voluti dai Borbone per offrire assistenza ed istruzione agli orfani e agli indigenti. Il R. Ospizio di Giovinazzo fu voluto nel 1819 dall’erede al trono di Napoli Ferdinando IV, poi Ferdinando I delle Due Sicilie, per gli «orfani (proietti ed esposti) delle provincie di Terra di Otranto e Terra di Bari». Fu ospitato nell’ex convento dei Padri Domenicani, espropriato durante il Decennio francese, ed è tuttora, assieme alla chiesa di S. Domenico affacciato sull'attuale Piazza Vittorio Emanuele II, il più grande edificio di Giovinazzo, . Dedicato inizialmente a Ferdinando I, divenne R. Ospizio Francesco II nel 1859, R. Ospizio Vittorio Emanuele II, dopo l'annessione al Regno d'Italia e Istituto Vittorio Emanuele II, con la nascita della Repubblica italiana (cfr.Istituto Vittorio Emanuele II di Giovinazzo (Bari) (PDF), su ftpmirror.your.org).
  12. ↑ Il R. Orfanatrofio Loffredo, per orfani e trovatelli, fu fondato nel 1840 grazie al lascito testamentario di Lodovico Venceslao Loffredo, principe di Cardito, del 9 maggio 1826 (cfr.Marco Meriggi, LOFFREDO, Lodovico Venceslao, su Dizionario Biografico degli Italiani, vol. 65, Istituto della Enciclopedia Italianafondata da Giovanni Treccani S.p.A., 2005).
  13. ↑ Bruni fu nominato con il R. Decreto del 16 settembre 1855 (cfr.Notizie interne 11 ottobre, in Notizie interne estratte dal Giornale del Regno delle Due Sicilie dal 10 al 16 ottobre, anno 1855, n. 35, Napoli, ottobre 1855, p. 175).
  14. ↑ La cattedra di agricoltura, allora afferente alla Facoltà di Scienze fisiche, era stata istituita, durante il Decennio francese, con il R. Decreto N. 33 di Gioacchino Murat del 20 dicembre 1808 (cfr.Antonio Marra (a cura di), Collezione delle Leggi de' Decreti e di altri atti riguardanti la Pubblica Istruzione promulgati nel già Reame di Napoli dall'anno 1806 in poi (PDF), collana Culture e Società del Mediterraneo, 2, Vol. I (dal 1806 al 1820), Napoli, Consiglio Nazionale delle Ricerche (CNR), Istituto di Studi sulle Società del Mediterraneo (ISSM), 2014, p. 59, ISBN 978-88-909500-1-8).
  15. ↑ Cfr. Di Battista, 1972 e Santini et al., 2015, p. 24. Il decreto di nomina fu emanato il 7 gennaio 1856 e pubblicato il 18 gennaio 1856 (cfr.18 gennajo. FERDINANDO II per la grazia di Dio Re del Regno delle Due Sicilie, in Notizie interne, estratte dal Giornale del Regno delle Due Sicilie. Dal 15 al 22 gennajo, anno 1856, n. 5, Napoli, 1856, p. 6).
  16. ↑ Cfr. Nazzaro, 2016, p. 15.
  17. ↑ Dall'aprile del 1856, Francesco De Sanctis era esule a Zurigo dove insegnava letteratura italiana presso la Scuola politecnica federale (cfr. Nazzaro, 2016, p. 9). Fece ritorno a Napoli il 6 agosto 1860, usufruendo della «generale amnistia per tutti i reati politici» concessa da Francesco II con l'Atto Sovrano, firmato a Portici il 25 giugno 1860 (cfr. Nazzaro, 2016, p. 5).
  18. ↑ De Sanctis diresse l'Istruzione Pubblica della Luogotenenza per le provincie meridionali per quindici giorni, dal 24 ottobre all’8 novembre 1860. Il 24 ottobre era il giorno dell'esito favorevole al plebiscito per l'annessione al Regno d'Italia, svoltosi ad Avellino, dove De Sanctis svolgeva la funzione di Governatore della Provincia di Principato Ultra. L'8 novembre ci furono le dimissioni di Garibaldi da dittatore, dopo l’ingresso di Vittorio Emanuele II a Napoli (cfr. Nazzaro, 2016, p. 11 e p. 13). L'opera riformatrice di De Sanctis continuò anche negli anni successivi quando fu Ministro della Pubblica Istruzione nel quarto Governo Cavour, dal 23 marzo al 12 giugno 1861, e nel primo Governo Ricasoli, da 12 giugno 1861 al 3 marzo 1862 (cfr. Nazzaro, 2016, p. 1).
  19. ↑ Cfr. Nazzaro, 2016, p. 10.
  20. ↑ Già prima dell'annessione al Regno d'Italia, le istanze culturali del Regno delle Due Sicilie avevano trovato più favorevole accoglienza presso Francesco II, succeduto a Ferdinando II morto a Caserta il 22 maggio 1859. L'ultimo re borbonico aveva inaugurato «una stagione di vita politica più liberale» e aveva mostrato concreta disponibilità a una riforma dell’istruzione e dell’insegnamento universitario (cfr. Nazzaro, 2016, p. 5). Il 20 agosto aveva istituito una commissione, incaricata di redigere un progetto di legge di riforma «della regia Università degli studi, come di tutta la istruzione pubblica del Reame», e aveva nominato Francesco De Sanctis «segretario con voto». Ma De Sanctis non aveva accettato (cfr. Nazzaro, 2016, pp. 9-10).
  21. ↑ La proposta, in forma di decreto, faceva parte di una relazione presentata a De Sanctis il 25 ottobre e sottoscritta dal vice-presidente della Commissione Saverio Baldacchini e dal segretario Scipione Volpicella (cfr. Nazzaro, 2016, p. 11).
  22. ↑ Cfr. Nazzaro, 2016, p. 13.
  23. ↑ Il decreto, firmato dal prodittatore Giorgio Pallavicino Trivulzio su «proposizione del Direttore del Ministero della istruzione pubblica», Francesco De Sanctis, destituì dall'incarico oltre Bruni altri 33 docenti universitari (cfr.Giorgio Pallavicino, Atti officiali estratti dal Giornale officiale di Napoli. Decreto 29 ottobre 1860, in Atti Ufficiali del Governo delle Provincie Napolitane dal 7 Settembre al 31 Dicembre 1860, n. 20, Napoli, 29-31 ottobre 1860, p. 189).
  24. ↑ Cfr.Decreto organico sullo insegnamento universitario, in Collezione delle Leggi e de' Decreti emanati nelle Provincie continentali dell'Italia meridionale durante il periodo della dittatura. Da' 7 settembre 1860 a' 6 novembre 1860, Vol. I, n. 13, Napoli, Tip. Nazionale, 1860, pp. 403-406. Il decreto ebbe poi una più larga regolamentazione giuridica il 16 febbraio 1861 con il Decreto organico sullo insegnamento universitario nelle provincie napoletane, la c.d. Legge Imbriani, a firma del luogotenente generale del Re nelle province napoletane Eugenio di Savoia Carignano e del Consigliere incaricato del Dicastero dell’Istruzione pubblica Paolo Emilio Imbriani (cfr.Decreto organico sullo insegnamento universitario nelle provincie napoletane, in Collezione delle Leggi e de' Decreti emanati nelle Provincie continentali dell'Italia meridionale durante il periodo della luogotenenza. Da' 7 novembre 1860 a' 30 aprile 1861, Vol. I, n. 21, Napoli, Tip. Nazionale, 1861, pp. 562-589).
  25. ↑ Cfr.Eugenio Principe di Savoia-Carignano, Notizie interne, in Il Parlamento. Giornale politico della sera, Napoli, 27 febbraio 1861, pp. 15-16.
  26. ↑ Cfr. De Simone, 2016, p. 225.
  27. ↑ Cfr.La storia, su Orto botanico di Lecce, Università degli Studi di Lecce.
  28. ↑ L'Orto botanico di Lecce era stato fondato nel 1810 a seguito dell’istituzione delle Società di Agricoltura leccese. Si era poi sviluppato soprattutto durante la direzione di Gaetano Stella, raggiungendo un'estensione di circa tre ettari e mezzo e una collezione botanica di circa 570 taxa subgenerici, di cui oltre 100 varietà di alberi da frutto (cfr. Università di Lecce).
  29. 1 2 Cfr. De Simone, 2016, p. 236.
  30. ↑ Cfr. De Simone, 2016, p. 237.
  31. ↑ Cfr. De Simone, 2016, p. 238.
  32. ↑ Bruni fu nominato con deliberazione della Deputazione provinciale di Terra di Bari del 4 febbraio 1868 (cfr. Saccardo, 1895).
  33. ↑ Bruni fu nominato il 3 gennaio 1873, con decreto del Ministero di Agricoltura, Industria e Commercio (cfr. Saccardo, 1895).
  34. 1 2 Cfr. Saccardo, 1895, p. 222.
  35. ↑ Bruni fu nominato, a pluralità di voti, nella seduta del 21 dicembre 1843 (cfr.Bullettino dell'Accademia degli Aspiranti Naturalisti, II (I), Napoli, Stab. Tip. Coster, 1844, pp. XLV-XLVI).
  36. ↑ Eletto socio corrispondente il 30 aprile 1846 (cfr.Catalogo dei Socii eletti nell'anno XXII, in Atti dell'Accademia Gioenia di Scienze Naturali di Catania, III (II), Catania, Tip. Acc. Gioenia presso F. Sciuto, 1846, p. III).
  37. ↑ Socio corrispondente nazionale dal 1862 e onorario dal 1875 (cfr.Socj corrispondenti nazionali, in Mem. dell'Accademia d'Agricoltura commercio e arte di Verona, XLI = I (II), Verona, Tip. Vicentini e Franchini, 1862, p. 434 eSoci onorari, in Mem. dell'Accademia d'Agricoltura commercio e arte di Verona, L (II), n. 2, Verona, Tip. Gaetano Franchini, 1874, p. 344).
  38. ↑ Durante l'incarico a Lecce e dopo aver scritto diversi articoli per il giornale locale Il Cittadino leccese (cfr. De Simone, 2016, p. 237), Bruni aveva annunciato la pubblicazione per gli inizi del 1868 di un nuovo periodico di agricoltura, La falce Fienaja, che avrebbe dovuto avere come obiettivo quello di «eccitare lo zelo dei proprietari per cominciare una volta gli studi positivi agli immegliamenti dell'agricoltura salentina» (cfr.N. Bernardini, Giornali e giornalisti leccesi, Lecce, luigi Lazzaretti e figli, 1886, p. 131). Ma l'iniziativa, non supportata né dalla Camera di Commercio, né dal Comizio agrario, morì sul nascere anche per le dimissioni di Bruni da direttore dell'orto agrario ed il suo trasferimento a Bari, dove fu chiamato alla direzione de Il Barese, organo della locale Camera di Commercio (cfr. Di Battista, 1972).
  39. ↑ Il giornale, diretto da Achille Bruni, era l'organo ufficiale della Camera di Commercio ed Arti della Provincia di Bari, edito nel capoluogo pugliese coi tipi della Tipografia Gissi e C. (cfr.Saverio La Sorsa, La stampa barese dal 1860 ai nostri giorni, in Archivio pugliese del risorgimento italiano, II, n. 1, Bari, Stab. Tip. Società Cooperativa, p. 15).
  40. ↑ Cfr. Bruni, 1857a, p. 5.
  41. ↑ Guglielmo Gasparrini era all'epoca il principale fautore in Italia delle ricerche anatomiche, fisiologiche ed istologiche, nel campo della botanica. A Pavia fu il fondatore del primo laboratorio in Italia di anatomia e fisiologia vegetale, annesso alla cattedra di «Botanica, nell'anatomia e fisiologia» istituita presso la Facoltà di Scienze Fisiche, Matematiche e Naturali della R. Università (cfr.Maurizia Alippi Cappelletti, Gasparrini Guglielmo, collana Dizionario Biografico degli Italiani, vol. 52, Roma, Istituto dell'Enciclopedia Italiana Treccani, 1999).
  42. ↑ Cfr. Bruni, 1847a, p. 33 e Di Battista, 1972.
  43. ↑ Cfr.Cenno sull'Agricoltura di Barletta ecc. di Achille Bruni, in Il Lucifero, Napoli, 4 settembre 1844, p. 248.
  44. ↑ Cfr. Bruni, 1845a.
  45. 1 2 Cfr. Bruni 1857a.
  46. ↑ Cfr. Bruni, 1858d.
  47. ↑ Cfr. Loffredo, 1893, p. 229.
  48. ↑ Cfr. De Dominicis, 2003, p. 40. Le paludi di Napoli era l'antico toponimo con il quale era denominata comunemente la vasta area pianeggiante compresa tra Napoli e il Vesuvio. Diffusamente coltivata a ortaggi, all'epoca del saggio di Bruni, la piana era intersecata da canali, fossi e rigagnoli, residue testimonianze di quando l'area era incolta e paludosa (cfr. Bruni, 1847a, p. 33).
  49. ↑ Cfr. Bruni, 1847a, p. 33.
  50. ↑ Cfr. Bruni, 1856a.
  51. 1 2 Cfr. Bruni, 1858c, 1858d, 1859a e 1859b.
  52. ↑ Cfr. Bruni, 1858c, p. XI.
  53. ↑ Cfr. Bruni, 1858a, p. 6.
  54. ↑ Cfr. Bruni, 1870a.
  55. ↑ Cfr. Bruni, 1858c.
  56. ↑ Cfr. Bruni, 1858a.
  57. ↑ Cfr. Bruni, 1869a, p. 332.
  58. ↑ Cfr. Bruni, 1860a e 1869a.
  59. ↑ Cfr.Svolgimento di uno schema di legge del deputato Semenza per la libera coltivazione del tabacco (PDF), su Camera dei Deputati, p. 353.
  60. ↑ Cfr. Bruni, 1863a.
  61. ↑ Cfr. Bruni, 1867b.
  62. ↑ Pubblicato anche, con lo stesso titolo,Sulla rogna degli olivi, in Supplimento alla "Provincia", IV, n. 1, Capodistria, Tip. Giuseppe Tondelli, 1º Gennaio 1870, pp. 3-4.1870b

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