Alidosi
| Alidosi | |
|---|---|
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| Stato | |
| Titoli | Vicari pontifici Signori di Imola, Castel del Rio |
| Fondatore | Alidosio Malaparte |
| Ultimo sovrano | Mariano Alidosi |
| Data di fondazione | XII secolo |
| Data di estinzione | 1645 |
| Etnia | italiana |


La famiglia Alidosi fu un casato signorile dell'Italia centro-settentrionale, attestato dal XII secolo nell’area della valle del Santerno, tra Imola e Castel del Rio. La tradizione storica la vuole investita nel 1209 dall'imperatore Ottone IV di Brunswick della Massa di Sant'Ambrogio con formula di piena giurisdizione (Mero et mixto imperio), la famiglia esercitò prerogative feudali di origine imperiale.
Il cognome Alidosi (Alidosio) è attestato in Emilia fin dall'Alto Medioevo. Le ipotesi sulle origini della famiglia divergono: una tradizione la collega agli Onesti, antichi duchi di Ravenna; un’altra la considera una diramazione dei conti di Cunio, confluiti poi nella famiglia Da Barbiano e in età successiva stabilitisi a Milano con il titolo di conti di Belgioioso. Si tratta, in entrambi i casi, di ricostruzioni genealogiche non suffragate da una documentazione continua e verificabile. A partire dal X secolo gli Alidosi compaiono con frequenza negli annali imolesi come membri eminenti della comunità politica locale. La reiterata presenza nelle fonti suggerisce un gruppo familiare numeroso e articolato, dotato di una solida base patrimoniale e di una capacità di proiezione territoriale significativa. La carenza di atti anteriori e di registri sistematici impedisce, però, di ricostruire una genealogia completa e coerente dell’intero casato.[2]
Le informazioni più consistenti riguardano due linee principali. La prima è quella dei Vicari pontifici di Imola, dignità mantenuta dal 1355 fino al 1424; la seconda quella dei Signori di Castel del Rio. È estremamente probabile che entrambe derivassero dal medesimo ceppo familiare, ma non è documentato il nesso preciso che le unisce. L’assenza dell'"anello" genealogico costituisce un limite strutturale alla ricostruzione storica.
La tradizione storiografica presenta inoltre elementi di confusione attributiva. Alcuni eventi ascritti agli Alidosi risultano, a un’analisi comparata delle fonti, riferibili piuttosto ai Manfredi di Faenza o agli Ubaldini di Susinana. Questo fenomeno riflette la sovrapposizione di poteri signorili in area romagnola e la frequente mobilità politico-militare delle élite tra XIII e XIV secolo.[2] Nel XIII secolo membri della famiglia sono attestati a Ravenna; in seguito alle trasformazioni politiche regionali si trasferirono a Forlì e successivamente a Siena, dove furono ammessi al Monte del Popolo[3], segno di un’integrazione nelle strutture civiche locali. In età successiva il nome Alidosi scompare progressivamente dalle fonti italiane, indice dell’estinzione del casato o della sua confluenza in altre linee familiari.[2]
Dal casato provennero anche diversi vescovi e il cardinale Francesco Alidosi.
Storia
Origini
Le origini della famiglia risultano incerte e sono state più oscurate che chiarite dalle costruzioni genealogiche elaborate nel XVIII secolo, spesso improntate ad intenti celebrativi più che a rigore documentario. La più antica menzione finora nota della famiglia risale al 1152, quando in un documento compare un Alidux Guidoniis Lithusii. La forma latina del nome, che precede di alcuni anni l’attestazione relativa ad Alidosio de Malaparte, consente di retrodatare con maggiore precisione la presenza del casato nel territorio imolese.
Alidosio de Malaparte, attivo nella seconda metà del XII secolo, compare come testimone in un atto del 9 marzo 1159 con il quale il conte palatino Federico, in nome dell’imperatore Federico Barbarossa, pone sotto protezione imperiale la chiesa di San Cassiano e i beni del vescovo di Imola, in una fase in cui la sede episcopale era ancora situata presso il Castrum Sancti Cassiani. Tra i presenti figurano il conte Malvicino da Bagnacavallo, i podestà di Faenza e di Imola e numerosi esponenti dell’aristocrazia italiana e tedesca. La qualità dei partecipanti indica l’elevato profilo sociale di Alidosio, inserito in un contesto politico-istituzionale di rilievo sovralocale. In atti successivi gli Alidosi risultano inoltre qualificati come vassalli del vescovo di Imola.
Alcuni decenni più tardi è attestata, nel castello di San Cassiano presso Imola, una domus Aliducis. L’edificio doveva avere dimensioni e prestigio significativi, se il vescovo vi convocò il capitolo dei canonici della cattedrale per una delle refezioni annuali cui l’ordinario era tenuto per obbligo consuetudinario. Il dato conferma il radicamento territoriale e la crescente centralità della famiglia nell'area imolese.
Nel 1209 i fratelli Alidosio e Lito, detto Malgarito, figli di un altro Alidosio, ricevettero da Ottone IV l’investitura di una terra situata ai piedi dell’Appennino, in valle di Santerno, denominata Massa di Sant'Ambrogio. Si trattava di un possedimento già appartenuto al patrimonio matildino, in seguito passato ai canonici imolesi e quindi rivendicato dall’autorità imperiale. Il privilegio imperiale, che fece entrare la famiglia stabilmente nel ceto della nobiltà feudale, fu concesso con la formula cum omnìmoda iurisdictione ac mero et mixto imperio, vale a dire con attribuzione di giurisdizione piena e con esercizio congiunto del potere civile e penale sulle terre investite. L’origine imperiale del feudo trovò riflesso anche nell’araldica familiare: l’aquila imperiale compare infatti nello stemma del casato quale dichiarazione di fedeltà e di legittimazione politica. Questo elemento simbolico, pur non costituendo di per sé prova giuridica del titolo feudale, rappresenta un indicatore identitario coerente con la matrice imperiale della signoria di Massa di Sant'Ambrogio.[4]
Da questo momento il casato assunse la denominazione "de Massa", alla quale nel corso del XIII secolo si affiancò il nome dell’antenato, ormai consolidato come cognome. La Massa Sancti Ambrosii venne progressivamente identificata come Massa Alidosiorum e, in età successiva, come Castel del Rio, segnando il passaggio da un toponimo funzionale a una denominazione signorile stabilmente connessa al dominio familiare.
XIII secolo
Nel corso del XIII secolo gli Alidosi consolidarono e ampliarono la propria giurisdizione feudale nell’area di Massa e lungo l’asse del Santerno. Acquisirono il controllo di Castiglioncello e Visignano, in territorio fiorentino, nonché del castello di Linaro, situato sulla sinistra del Santerno, in posizione paesaggisticamente favorevole ma soprattutto strategica per il controllo militare di Imola. L'espansione territoriale si accompagnò a una crescita demografica e politica del casato, che estese la propria presenza anche a Bologna e a San Giovanni in Persiceto. L'accesso degli Alidosi alle prime cariche pubbliche nel comune di Imola è attestato dopo la cacciata della famiglia rivale dei Nordigli nel 1286. In documenti successivi membri del casato compaiono tra i titolari di uffici cittadini.
Il ramo principale stabilì tuttavia la propria residenza a Imola, dove la famiglia fu coinvolta in conflitti ricorrenti con altri gruppi aristocratici del centro urbano e del contado. In tale contesto risultò determinante l’appoggio di Maghinardo Pagani da Susinana, definito da Dante Alighieri «il lioncel dal nido bianco». Grazie a queste alleanze, gli Alidosi riuscirono progressivamente a imporsi, tanto che nel 1302 Imola risultava di fatto, se non ancora formalmente, sottoposta alla loro egemonia.
XIV secolo
Alcuni decenni più tardi Lippo Alidosi consolidò la posizione assumendo una signoria pienamente strutturata. Nominato nel 1334 capitano della città per un quinquennio, in concomitanza con la redazione dei nuovi statuti comunali, mantenne l’ufficio anche oltre la scadenza prevista. La situazione di fatto fu infine riconosciuta da papa Benedetto XII, che, pur con riserve, gli conferì nel 1341 la vicaria pontificia su Imola, legittimando così l’assetto signorile.
Alla sua morte gli succedette il figlio Roberto Alidosi, il quale collaborò attivamente con Gil Álvarez Carrillo de Albornoz nelle campagne romagnole volte a ristabilire l’autorità pontificia. In particolare, Roberto sostenne le operazioni contro le forze legate ai Visconti, agli Ordelaffi e ai Manfredi, contribuendo alla ridefinizione degli equilibri politici nell’area.
Dal matrimonio tra Roberto Alidosi e Melchina dei Malatesta nacquero Lito, Azzo, Bertrando, Alidosio, Lippo e Malatesta, oltre a due figlie, Teresa e Violante. Lito intraprese la carriera ecclesiastica e divenne vescovo di Imola, consolidando così la presenza del casato anche nelle strutture di governo spirituale della città.
Alla morte di Roberto, il 29 novembre 1362, Azzo e Bertrando entrarono in conflitto per la successione nella signoria. L’intervento del legato pontificio portò al loro arresto e al trasferimento a Bologna. Raggiunta una riconciliazione e rientrati a Imola, dovettero tuttavia fronteggiare una rivolta popolare, sintomo di un equilibrio politico ancora instabile. Nel 1365 il Consiglio degli Anziani di Imola, riunito nella cattedrale di San Cassiano, deliberò a larga maggioranza l’invio ad Avignone di cinque cittadini con l’incarico di presentare a papa Urbano V le lamentele della comunità contro Azzo e Bertrando Alidosi, qualificati nel testo della deliberazione come lupi rapaces et praedones. Tra i componenti dell’ambasceria figurava Benvenuto da Imola, docente e futuro commentatore della Commedia di Dante. L’iniziativa non ebbe esito favorevole per i promotori, Azzo intervenne personalmente per sostenere le proprie ragioni e quelle del fratello, ottenendo dal pontefice la conferma congiunta nel vicariato.
Alla morte di Azzo nel 1372, Bertrando rimase unico titolare della signoria e fu confermato vicario pontificio da papa Gregorio XI il 26 agosto 1373. La sua azione politica si caratterizzò per capacità amministrativa e per un'attenzione sia agli interessi pubblici sia a quelli patrimoniali della famiglia. Attraverso accordi e alleanze, in particolare con la Repubblica di Firenze, riuscì a consolidare e ampliare la propria autorità territoriale. Nel 1384 papa Urbano VI gli riconobbe la facoltà di trasmettere la signoria ai figli, trasformando di fatto il vicariato in una signoria ereditaria.
XV secolo
Tra la sua discendenza, Giovanna Alidosi sposò a Gubbio, il 13 febbraio 1416, Bartolomeo Brancaleoni, signore di Castel Durante. Dalla loro unione nacquero Piera e Gentile. Quest’ultima contrasse matrimonio con Federico da Montefeltro, duca di Urbino, inserendo la linea alidosiana in un circuito dinastico di rilievo nell’Italia centro-settentrionale del Quattrocento.
Alla morte di Bertrando, la signoria passò ai figli Ludovico e Lippo, ancora minorenne. Scomparso Lippo nel 1396, Ludovico rimase unico titolare del potere, che esercitò per oltre ventun anni, tra fasi di instabilità e significativi ampliamenti territoriali. Consolidò la propria posizione attraverso alleanze matrimoniali con i Pio e con gli Ordelaffi, mantenendo al contempo il tradizionale orientamento filofiorentino della famiglia.[5]
Ludovico si distinse anche per un marcato interesse umanistico. Intrattenne rapporti epistolari e poetici con figure di primo piano della cultura del tempo, tra cui Coluccio Salutati, Pietro Paolo Vergerio, Franco Sacchetti e Simone Serdini. Tale rete di relazioni colloca la corte imolese entro il circuito dell'umanesimo civico tardo-trecentesco e primo-quattrocentesco.
Il suo dominio fu tuttavia travolto dall’espansione militare di Filippo Maria Visconti, le cui truppe operavano in Romagna sotto il comando di Angelo della Pergola e di Secco da Montagnana. Tra il 1° e il 2 febbraio 1424 Ludovico e il figlio Bertrando furono catturati. Il duca li fece detenere rispettivamente nel castello di Monza e in quello di Trezzo, dove rimasero fino al 1426.
Ottenuta la liberazione, anche grazie all’intervento della sorella Giovanna, Ludovico si rifugiò presso i signori di Carpi, confidando in un intervento fiorentino che potesse reintegrarlo nella signoria. Di lui restano alcune rime conservate nel codice 547 della biblioteca Chigiana, nonché lettere indirizzate alla sorella durante e dopo la prigionia, nelle quali fornisce indicazioni di governo e raccomandazioni amministrative. Tuttavia, dopo la sconfitta veneziano-fiorentina nella battaglia di Maclodio e la successiva pace stipulata il 18 aprile 1428 tra Firenze e il duca di Milano, la questione alidosiana fu di fatto accantonata. Privo di sostegni politici, Ludovico vestì l'abito francescano e si ritirò a Roma, dove morì verosimilmente nel 1430, segnando l'estinzione del suo ramo e la fine effettiva della signoria familiare su Imola. Pur affermatasi attraverso conflitti civili e scontri armati, la signoria alidosiana conobbe fasi di relativa stabilità e lasciò un'impronta significativa nell'assetto politico e istituzionale cittadino.
Linea di Castel del Rio
Un ramo collaterale, distaccatosi dal ceppo principale già nel XIV secolo, conservò invece per oltre due secoli la signoria sui possessi originari di Castel del Rio, estendendola a più riprese ai territori limitrofi di Fontanelice, Gaggio, Fornione e Tossignano, in particolare nel XVI secolo. In ragione dell’origine imperiale del feudo, la famiglia, pur procedendo nel 1369 alla divisione dei beni patrimoniali, mantenne in forma indivisa l’esercizio delle prerogative feudali. Queste venivano amministrate mediante procuratori speciali designati a rotazione dai diversi rami, secondo un modello di gestione consortile volto a preservare l’unità giurisdizionale.
A monte di Castel del Rio iniziava il territorio della Repubblica di Firenze. Gli Alidosi strinsero rapporti con famiglie fiorentine. Ad esempio, Lito Alidosi sposò Cianghella della Tosa, appartenente alla famiglia dei Tosinghi e menzionata da Dante Alighieri nel canto XV del Paradiso.
V'è da dire che gli Alidosi d'Imola mantennero in uno stato di inferiorità i parenti di Castel del Rio.[6] Questi ultimi, nel 1392, chiesero protezione a Firenze. La richiesta fu accolta e nel medesimo periodo il casato aggiunse al proprio stemma il giglio di Firenze, raffigurato sul petto dell’aquila imperiale già presente nell’insegna familiare. Lo stemma con l'aquila e il giglio è attestato come insegna del comune di Castel del Rio.
Salvo una breve interruzione nel 1494, quando i vassalli si sottomisero spontaneamente a Firenze nel quadro delle turbolenze politiche italiane di fine Quattrocento, gli Alidosi conservarono il dominio su Castel del Rio fino al 1638. In quell’anno papa Urbano VIII revocò il feudo a Mariano, figlio di Roderigo Alidosi, il quale, trovandosi in gravi difficoltà economiche, aveva tentato di alienarlo nel 1636 al duca Jacopo Salviati. Con tale atto si chiuse definitivamente la parabola signorile del casato su Castel del Rio, mentre il dominio degli Alidosi sul feudo di Gaggio e Fornione continuò fino alla morte di Nicola di Obizzo Alidosi, avvenuta a Firenze nel 1644.
Da questo ramo discese anche il cardinale Francesco Alidosi, figlio di Giovanni e nipote di Ludovico, figura di rilievo nella curia romana del primo Cinquecento. L’ultima esponente della famiglia fu Elena Alidosi, che contrasse matrimonio in prime nozze con il conte ferrarese Francesco Avogli e in seconde con Gregorio Tedeschi di Pistoia, segnando l’estinzione della linea.
A Castel del Rio gli Alidosi risiedettero inizialmente in una rocca fortificata di notevole imponenza, oggi conservata in forma di rudere. Dopo il crollo del castello in seguito al terremoto del 1542, edificarono nel piano dell’antico Mercatale un palazzo a pianta quadrangolare, munito di baluardi a losanga, che rappresenta un esempio significativo dell’architettura fortificata di ambito tosco-emiliano nel XVI secolo. Di particolare rilievo tecnico è inoltre il ponte sul Santerno, detto ponte degli Alidosi, presso Massa Sant’Ambrogio: un’unica arcata in laterizio con una corda superiore ai 42 metri, soluzione strutturale di grande audacia per l’epoca, che testimonia la capacità del casato di investire in infrastrutture durevoli e simbolicamente rappresentative del proprio dominio territoriale.
Membri della famiglia
Linea signorile
Esponenti ecclesiastici
- Alidosio (*? †1352), vescovo di Rimini
- Carlo (*? †1354), vescovo di Imola
- Litto (*? †1382), vescovo di Imola
- Guglielmo (*? †1382), vescovo di Cervia e poi di Imola
- Francesco Alidosi (*1455 †1511), cardinale
Albero genealogico essenziale
| Alidosio [capitano del popolo di Imola 1290–1292, 1302] - *? † post 1311 | ||||||||||
| Lippo II [I Signore di Imola] - *? †1350 | ||||||||||
| Roberto [II Signore di Imola] - *? †1362 | ||||||||||
| Azzo [III Signore di Imola] - *? †1372 | ||||||||||
| Bertrando [IV Signore di Imola] - *? † ante 1391 | ||||||||||
| Ludovico [V Signore di Imola] - *? †1430 → termine della signoria alidosiana | ||||||||||
Cariche ricoperte
Signori di Imola
- Lippo I Alidosi (capitano del popolo 1278-1288)
- Alidosio Alidosi (1290-1293)
- Alidosio Alidosi (1302-1311)
- Lippo II (1334-1350)
- Roberto (1350-1362)
- Azzo (1362-1372)
- Bertrando (1372-1391)
- Ludovico (1391-1424; Lippo Alidosi associato 1391-1396)
- Periodi di interruzione della signoria
- Stato Pontificio (1288-1290)
- Imola governata da Bologna (1293-1296)
- Uguccione della Faggiola (1296-1299)
- Stato Pontificio (1299-1302)
- Stato Pontificio (1311-1334)
- Ducato di Milano (dal 1424)
Vicari pontifici di Imola
Signori di Castel del Rio, Massa Alidosia e Osta
- Alidosio (?-1304)
- Gentile (1304-?)
- Riccardo (?-1415)
- Obizzo I (1415-1426)
- Ludovico (1433-1451)
- Giovanni (1451-1495)
- Obizzo II (1495-1509)
- Francesco (1495-1511)
- Riccardo (1495-1558)
- Cesare (1558-1560)
- Ciro (1560-1589)
- Rodrigo (1589-1623)
- Mariano (1626-1638)
- Periodi di interruzione
- Stato Pontificio (1426-1433)
- Stato Pontificio (dal 1638)
Ramo estinto nel 1645.
Signori di Gaggio e Fornione
- Ludovico Alidosi (1412-1424)
- Obizzo II (1507-1509)
- Cesare (1509-1543)
- Nicola I (1543-1584)
- Obizzo III (1584-1622)
- Nicola II (1622-1644)
- Periodi di interruzione
- Stato Pontificio (1426-1439)
- Guidantonio Manfredi (1439-1448)
- Taddeo Manfredi (1448-1473)
- Sassatelli (1473-1507)
Ramo estinto nel 1644.
Note
- ↑ Giovan Battista di Crollalanza, p. 34.
- 1 2 3 Pompeo Litta Biumi, tav. I.
- ↑ SIAS.
- ↑ Lorenzo Raspanti, p. 142.
- ↑ Francesco Sansovino, p. 254.
- ↑ Lorenzo Raspanti, p. 144.
Bibliografia
Raccolte erudite, genealogiche e araldiche
- Pietro Paolo Ginanni, Memorie storiche della antica, ed illustre famiglia Alidosia, Roma, 1714.
- Pompeo Litta Biumi, Famiglie celebri di Italia. Alidosio d'Imola, dispensa 131, fascicolo 73, Milano, Giulio Ferrario, 1851.
- Giovan Battista di Crollalanza, Dizionario storico-blasonico delle famiglie nobili e notabili italiane estinte e fiorenti, vol. 1, Rocca San Casciano, Tipografia della Reale Accademia Araldica, 1886.
- Pier Desiderio Pasolini I tiranni di Romagna e i papi nel Medio Evo: note storiche, Imola, tipografia d'Ignazio Galeati e figlio, anno 1888.
Storica, annalistica e trattatistica
cronache, annali, storie locali e generali, trattati storici e politico-istituzionali
- (IT, LA) Francesco Sansovino, Della origine, et de' fatti delle famiglie illustri d'Italia, libro primo, Venezia, Altobello Salicato, 1609.
- Venturoli Maria Raffaella, Note sulla famiglia Alidosi in Imola, Tesi di laurea, Università degli studi di Bologna, Relatore Duprè Eugenio, Anno accademico 1959-1960.
- John Larner, Signorie di Romagna, Soc. Editrice Il Mulino, 1972.
- Lorenzo Raspanti, Il fiume racconta, Imola, Editrice Il Nuovo Diario Messaggero, 1997.
- Vasina Augusto, La signoria Alidosiana, in La storia di Imola, dai primi insediamenti all’ancient régime, a cura di Montanari Massimo, Editrice La Mandragora, Imola, 2000, pp. 223-238.
- Cesare Quinto Vivoli, Gli Alidosi e Castel del Rio. Splendore e tramonto di una signoria, Castel del Rio, Santerno, 2001.
- Franco Quartieri, Alidosi, lupi rapaci e grandi furfanti, in Storie d'Imola e di Romagna, Imola, AeG editore, 2003.
- Gabriele Giovannini, Gli Alidosi a Castel del Rio. Imola: Santerno Edizioni, 2015.
- Mario Giberti, La torre di Fornione, gli Alidosi e non solo, Imola, Editrice Il Nuovo Diario Messaggero, 2020, ISBN 8832256207.
Biografica e prosopografica
biografie individuali, dizionari biografici e studi prosopografici su gruppi sociali e istituzionali
- Romeo Galli, Famiglia Alidosi, in Enciclopedia Italiana, Roma, Istituto dell'Enciclopedia Italiana, 1929.
Voci correlate
- Castel del Rio
- Imola
- Stato Pontificio
- Repubblica di Firenze
- Federico Barbarossa
- Ottone IV di Brunswick
- Diocesi di Imola
- Visconti
- Ordelaffi
- Manfredi (famiglia)
- Pio
- Cattedrale di San Cassiano
- Ponte degli Alidosi
- Palazzo Alidosi
- Battaglia di Maclodio
- Tavole genealogiche della famiglia Alidosi
- Dispense della prima serie delle Famiglie celebri italiane
Altri progetti
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Collegamenti esterni
- Alidòsi, su sapere.it, De Agostini.
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