Angelo Gabriel
Angelo Gabriel (Gabrielli) (Venezia, 1470 – Venezia, 11 febbraio 1533) è stato un nobile, politico e umanista italiano, amico di Pietro Bembo.
Biografia

Nato da Silvestro e Agnese Pesaro, Angelo Gabriel faceva parte di una famiglia del patriziato veneziano di remota origine eugubina[1][2][3].
Dotato di una vivace intelligenza, partì insieme all'amico Pietro Bembo alla volta di Messina nel 1492 per ascoltare le lezioni di greco tenute da Costantino Lascaris. Al ritorno in patria il Bembo pubblicò per i tipi di Aldo Manuzio la sua prima opera, denominata De Aetna (1496), dedicandola all'amico in ricordo dell'ascesa al vulcano che avevano compiuto insieme. L'anno precedente (1495), anche Aldo Manuzio aveva dedicato ad Angelo una nuova versione della Grammatica greca del Lascaris, basata sulla versione portata con sé da Messina e con testo latino a fronte, intitolata Erotémata, che fu la prima edizione aldina pubblicata in assoluto (il testo in greco, già pubblicato a Milano da Dionigi Parravicino nel 1476, aveva costituito il primo libro interamente in lingua e caratteri greci stampato in Europa)[3].

Nell'ultimo decennio del Quattrocento perfezionò i suoi studi presso l'università di Padova, acquisendo una profonda erudizione umanistica che lo mise presto in luce tra l'élite culturale veneziana, soprattutto per le spiccate capacità oratorie. Accolto nell'Accademia Aldina sin dalla sua istituzione (1494), entrò in contatto con tutti i personaggi di spicco della sua epoca, tra cui Egnazio, Andrea Navagero, Daniele Renier, Marin Sanudo il Giovane, Giovanni Battista Ramusio, Giovanni Aurelio Augurelli, che gli dedicò il Carmen XVII del suo Iambicus Liber, intitolato Vivendum esse, et amandum, e con il cugino Trifone Gabriel, il Socrate di Venezia[3].
Eletto senatore già nel 1500, nel 1501 tenne, davanti al doge e ai massimi rappresentanti della Repubblica, l'orazione per la morte del cardinale Giovanni Battista Zeno, pubblicata poi nel 1502. Nello stesso anno diede alle stampe il Libellus hospitalis munificentiae Venetorum in excipienda Anna Regina Hungariae, in cui è riportato il discorso che Angelo pronunciò, a nome del Senato veneziano, in onore di Anna di Foix-Candale, durante il suo soggiorno veneziano (1502), mentre si recava, sposa promessa, da Ladislao Jagellone, re di Ungheria e di Boemia. In quegli anni fu autore di altre opere letterarie (come l'Epistola Aristotelis ad Alexandrum Macedonem regem, e greco in latinum versa per Angelum Kabrielem) o d'occasione, dedicate alla morte della madre e a vari amici e personalità[3].
Eletto nel 1501 auditor vecchio, nei primi anni del Cinquecento partecipò alla guerra che vide la Lega di Cambrai contro Venezia, distinguendosi come comandante in varie imprese, tra cui l'assedio di Serravalle e la riconquista di Belluno (1509), la difesa di Padova (1513) e altre operazioni militari nella Patria del Friuli (1514). A partire dagli anni '10 partecipò attivamente alla vita pubblica ricoprendo l'incarico di avogadore, cosa che lo mise in luce presso l'élite pubblica della sua città[3].
Nel 1503 Angelo si unì in matrimonio a Vittoria Mauruzi da Tolentino, figlia di Lancillotto di Cristoforo di Niccolò da Tolentino, celebre condottiero della Rinascenza, e di Laura di Francesco Brandolini conte di Valmareno. Vittoria e la sorella Bortola (sposa a sua volta di Cristoforo Gabriel, fratello di Angelo) erano le ultime della loro famiglia, per cui Lancillotto ottenne dal Senato della Repubblica di poter trasmettere alle figlie e alla loro discendenza i feudi e i relativi titoli, purché queste sposassero membri del patriziato veneziano. Nel 1506, alla morte di Lancillotto, i titoli di conte di Aviano, San Polo e San Giorgio (concessi dalla Serenissima a Cristoforo Mauruzi nel 1451–1452) passarono così ai Gabriel, che li mantennero fino al 1805[4][5].

Visse nel palazzo di famiglia in Riva degli Schiavoni, oggi noto come Hotel Gabrielli. Devoto, per tradizione familiare, all'arcangelo Gabriele, nel 1513 finanziò la realizzazione della prima statua dell'arcangelo posta in cima al campanile di San Marco (1513). Sostenne inoltre le spese di varie opere di abbellimento della chiesa di San Giovanni in Bragora, nella cui parrocchia si trovava la residenza della sua famiglia, in particolare alcuni dipinti di Cima da Conegliano e Alvise Vivarini. Un suo ritratto fu identificato nel Giovane gentiluomo di Bartolomeo Veneto, oggi conservato alle Gallerie nazionali d'arte antica di Palazzo Barberini, anche in virtù dell'abito a scacchi di nero e d'oro, che riprenderebbe il disegno e i colori dell'arme di famiglia[6][7][8].
Morì nel 1533 e fu sepolto nella chiesa di San Giovanni in Bràgora. La discendenza continuò nei figli Silvio (1527–1533), morto giovane e sepolto nella chiesa della Celestia; Giulio, sposo nel 1541 di una donna della famiglia Priuli e l'anno successivo, rimasto vedovo, di una donna della famiglia Badoer, sepolto a San Giovanni in Bràgora; e Silvestro, che sposò nel 1524 una figlia sel senatore Carlo Contarini degli Scrigni[5].
Note
- ↑ Casimiro Freschot. La Nobilta Veneta O' sia Tutte le Famiglie Patrizie con le figure de suoi Scudi & Arme. Venezia: Appresso Gio: Gabriel Hertz, 1707.
- ↑ Giuseppe Tassini. Curiosità veneziane, ovvero Origini delle denominazioni stradali di Venezia. Venezia: Grimaldo, 1872.
- 1 2 3 4 5 Michela Dal Borgo. Gabriel, Angelo. Dizionario Biografico degli italiani. Roma: Istituto dell'Enciclopedia Italiana, 1988.
- ↑ Pompeo Litta, Mauruzi di Tolentino, in Famiglie celebri italiane, tav. 3, 1841.
- 1 2 Luigi Dall'Oste, in San Polo nel Trevigiano. Cenni storici, aggiuntavi la genealogia dei Gabrieli, Venezia, 1874.
- ↑ Saggio sulla Storia Civile, Politica, Ecclesiastica e sulla Corografia e Topografia degli Stati della Reppublica di Venezia ad uso della Nobile e Civile Gioventù, Ab. D. Cristoforo Tentori Spagnuolo, Venezia. Per Giacomo Storti, 1785.
- ↑ Francesco Schröder. Repertorio Genealogico delle Famiglie confermate nobili e dei titolati nobili esistenti nelle provincie Venete, Venezia, Tipografia Alvisopoli, 1830.
- ↑ Joseph Archer Crowe, Giovanni Battista Cavalcaselle. A History of Painting in North Italy: Venice, Padua, Vicenza, Verona, Ferrara, Milan, Friuli, Brescia, from the Fourteenth to the Sixteenth Century. London: John Murray, 1912.
Bibliografia
- Michela Dal Borgo, Gabriel, Angelo, in Dizionario biografico degli italiani, vol. 51, Roma, Istituto dell'Enciclopedia Italiana, 1988. URL consultato il 30 marzo 2020.
Voci correlate
| Controllo di autorità | VIAF (EN) 320159474328327662852 · ISNI (EN) 0000 0004 2521 6510 · SBN VEAV483899 · BAV 495/63920 · CERL cnp01234947 · GND (DE) 129020826 |
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